arieccolo
Piccolo aggiornamento dopo un po' di silenzio.
Il giorno del suo compleanno (ormai due settimane fa), è stato una specie di spartiacque.
Da lì in poi sono stato sempre meglio pur portandomi appresso un pesante fardello di delusione.
Immaginarla con l'altro non mi fa più nemmeno particolarmente male, anche se ho la sensazione che non ci siano grandi frequentazioni, ma è un pensiero che mi sfiora pochissimo ormai. Non ci penso quasi più e questa cosa mi piace.
Di contro, lei si sta accorgendo che anche senza me non sta meglio e che dunque ha un problema SUO che tuttavia non vuole affrontare né tanto meno sviscerare (certo non con me).
Fatto sta che improvvisamente alcune sue sovrastrutture sapientemente costruite, stanno cedendo.
Ha ammesso che il fatto che io fossi "poco presente" o "poco disponibile" era una sua fisima che è stata smentita in primo luogo dal fatto che i bambini si sono attaccati a me il triplo da quando me ne sono andato, nonché dal fatto che il mio modo di fare le cose non è minimamente cambiato e tuttavia le sembro "presentissimo".
Ha dichiarato che...no, attualmente la mia presenza quando vado a trovare i bambini la sera o nel fine settimana, non le pesa affatto e comunque non le pesava neppure prima.
Sembra un po' rattristata dal fatto che quasi quasi andiamo d'accordo come non mai da quando me ne sono andato.
E' molto spiazzata dal fatto che non l'abbia più attaccata ma nemmeno cercata al di fuori dei bambini, che mi sia trovato una casa e abbia mantenuto gesti di gentilezza nei suoi confronti.
In qualche modo sto acquistando una sorta di consapevolezza di me stesso e del rapporto che c'è stato.
OGGI, in queste condizioni, non tornerei mai con lei, nemmeno per i bambini. Anche perché loro avevano capito che qualcosa non andava molto prima che lo capissi io, e anche se è dura per loro abituarsi al cambiamento, prima c'era qualcosa di stonato anche per loro.
Permane un grandissimo affetto reciproco. Già questo è importante.
Anzi, al netto delle porcate che mi ha fatto, mi rendo conto che il suo affetto è sincero, sebbene "malato".