Primo neretto: sono più giovani di me. Non si può sentir parlare di disillusione a 30 anni. Non la giustifico.
In ogni caso,
è qualcosa che senti dentro. Se non ce l'hai, non fai.
Secondo neretto: la paura è diffusa, di tante cose e a diversi livelli.
La gente ha sì paura, che può voler dire che ha paura di mettersi in gioco (e lascia il ruolo attivo agli altri, evitando di metterci la propria faccia) in alcuni casi, in altri passando per una scala di livelli intermedi, che ha sviluppato la presunzione dell'inutilità del confronto delle proprie idee con quelle degli altri.
Questa paura c'è sempre stata. C'era ai tempi del buon Dante, c'è ancora. Fa parte dell'uomo.
Forse oggi questa paura è maggiormente diffusa, la sua parte la fa lo stile di vita individualista - molto teso all'ipervalutazione del proprio io - che si è imposto.
Poi ci sono altre paure. Quella di non essere conformi, per esempio, ai valori dominanti.
Possibile che a scegliere per l'ora di lezione alternativa a quella di religione alla scuola dell'infanzia fossimo solo noi insieme a un'altra famiglia italiana, più tre musulmani?
Gli altri… a parte qualcuno non li vedi mai in chiesa. Però… non hanno saputo o voluto scegliere.
Io non pretendo che si sia tutti lupi contro i lupi. Ma almeno un gregge di pecore compatto con i montoni ai lati pronti a difenderlo. Così abbiamo solo pecore in ordine sparso. Sai che banchetto facile per i lupi...
La paura del diverso, anche qui attraverso diverse gradazioni. Fino a quello massima che sfocia nel razzismo, che spesso è solo paura di ciò che apparentemente non riconosciamo simile a noi.
Non ci vuole molto a perdere una serata per frequentare un'assemblea condominiale soprattutto quando all'ordine del giorno vi sono questioni economiche non da poco. Ancora meno a firmare una delega e portarla dal vicino di casa che si conosce. Gente che ha il coraggio di chiederti in regalo delle piastrelle (valore complessivo superiore a 100 euro) poi ha davvero paura a portarti una delega firmata per validare un'assemblea?
Certo, il vicino di casa lo devi conoscere. Non è obbligatorio diventarne amico (e ancora peggio diventarne amante, ma vabbè

), però almeno… sapere chi è. Sapere con chi condividi spazi e problemi, e con chi devi se necessario trovare soluzioni.
Tieni conto che in occasione dell'incendio delle tre vetture davanti a casa nostra io ho provveduto a svegliare i vicini che erano prossimi. Il rischio era che il fuoco si propagasse alle abitazioni e alle tubazioni del gas. Io con una mia vicina che ha cambiato casa siamo rimasti con la canna del giardino a bagnare siepi, terreno e alberi, per evitare il propagarsi delle fiamme fino all'arrivo dei pompieri.
A volte anche i vicini servono. Bisognerebbe pensare almeno in termini utilitaristici, qualche volta.:carneval: