La mia fine ...

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Brunetta

Utente di lunga data
ma quindi tu metti sullo stesso piano il tradimento e lo stupro?
No.
Non metto sullo stesso piano nulla nemmeno un borseggio e un borseggio perché ogni atto è diverso dall'altro.
Però ho compreso quanto il tradimento possa essere un atto di violenza. Spiegherò.
 

Fantastica

Utente di lunga data
E' pieno di donne che non giustificano un atto di annullamento dell'altro con una mera giustificazione di coglionaggine.


Lui è un uomo di cui avevo fiducia che ha preso il mio corpo e mi ha annullata dentro di esso.

Lui è un uomo che potendo scegliere HA SCELTO di iniziare e non fermarsi.



Concedersi di non doversi innalzare sopra a nessuno per ESSERE e ESSERCI.


Fino a quando la questione della violenza verrà trattata come mera dimostrazione di forza, a corrente alternata fra una parte e l'altra, la questione della violenza non può essere affrontata per quella che è.

Fino a quando non si spezza il gioco fra chi è più forte di chi, la violenza avrà nutrimento.
Mi permetto di aggiungere a questo splendido post di ipazia, che si blatera tanto di rispetto, quando la base del rispetto sta nel non giudicare mai nessun essere dotato di ragione come un essere incapace di intendere e di volere; significa pretendere, esigere, e non deflettere dalla convinzione di avere dinanzi un pari.

Credo che se educassimo i figli a questo e non dicessimo mai in loro presenza frasi tipo "lascia perdere, non capisce, lascia perdere, è uno stupido, lascia perdere, è solo invidioso, è solo un poveretto, lascia perdere, non merita risposta" e cose così che inficiano la fiducia nella razionalità e nella dignità alla pari di chiunque sia si razza umana, cadremo sempre in dinamiche di sopraffazione, cioè di mancanza di rispetto, nelle piccole cose come nelle grandi.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma per favore non mi si venga a parlare di pianti assolutori, d'incapacità di comunicare, d'incapacità d'intendere e di volere: per spingere un cazzo dentro la figa di una donna che stringe le gambe e piange come una ragazzina chiedendoti di fermarti ci vuole (a) la VOGLIA di farlo (b) la VOGLIA di continuare a farlo (c) la premeditazione a farlo.
Quello che sconvolge dello stupro non è la violenza in sé, picchiare o sparare è violento ma in qualche modo la capiamo, ma nello stupro è necessaria l'eccitazione e l'eiaculazione è legata indissolubilmente al piacere.
Come si può eccitarsi e provare piacere facendo del male?
Gli uomini possono spiegare se è possibile. E se è possibile avere erezione e arrivare all'eiaculazione senza eccitazione e piacere.
 

JON

Utente di lunga data
Ci sono molti modi per finire una relazione, che sia d’amore, d’amicizia o clandestina.
Si può parlare, si può discutere e lanciare piatti, ci si può semplicemente allontanare pian piano fino a perdersi totalmente.
Chi mi conosce bene sa come è finita la mia storia da amante, non è una cosa che ho mai raccontato pubblicamente, ma non so…magari può essere di qualche aiuto, di qualche conforto per qualche donna che potrebbe leggere qualcosa che conosce nel suo intimo, semplicemente per dire che si supera...

La mia storia è finita in un pomeriggio di metà settembre.
Già da qualche mese le cose non andavano bene, si vedeva che c’era qualcosa che non andava, del resto dopo anni e anni di uscite quasi quotidiane ci si conosce molto bene e noi prima che amanti eravamo amici.


E prima di iniziare sottolineo che amici siamo rimasti.


Certo, è passato un po’ di tempo, ho dovuto metabolizzare, ha dovuto metabolizzare, ma abbiamo trovato un nostro equilibrio amichevole e di affetto. Gli voglio ancora oggi molto bene e so che la cosa è ricambiata…
Quando ci vediamo non è più per salire in casa sua, è per prendere un caffè e parlare come vecchi tonni (come si dice qui!) di lavoro, di salute, di stronzate…


La mia storia è finita con il peggior tradimento che una donna possa subire.
Quando una donna si mette letteralmente nelle mani di un uomo spera che la fiducia sia ben riposta, spera di essere al sicuro, spera che le urla siano di piacere e non di dolore.

Era un pomeriggio di metà settembre quando mi ha invitata a casa e io come sempre sono andata.
Lo sapevo cosa avremmo fatto, sapevo che avremmo scherzato…anche se meno rispetto al passato, sapevo che lui sarebbe stato sulla soglia di camera sua e io in corridoio e giocare col gatto e lo avrei guardato come a dirgli “eh bè, mò che vuoi!?”, sapevo che mi si sarebbe avvicinato e mi avrebbe presa per mano oppure mi avrebbe abbracciata e baciata lì prima di prendermi in braccio per portarmi sul letto. C’erano giorni in cui ci si divertiva col solletico e giorni in cui giocavamo a fare la lotta, le solite schermaglie di due cretini.
Quel pomeriggio ho suonato e sono entrata in casa ed era seduto sul letto.
Non ha detto molto, mi sono seduta accanto a lui e vedevo che era strano…qualche giorno prima mi aveva detto che dovevamo parlare e già sapevo cosa voleva dirmi. Quando una persona ti dice che ti vuole parlare non è mai per una cosa bella.
Ero lì accanto a lui come sempre e non mi ha guardata in faccia, mi ha solo spogliata velocemente strappandomi di dosso le cose…gli ho detto di fermarsi, gliel’ho urlato di fermarsi, non mi sentiva.
Mi sono trovata sotto di lui senza che riuscissi a divincolarmi e cominciavo a piangere, cercavo di guardarlo negli occhi per farlo smettere. Di tutta risposta mi ha girata di peso e mi ha spinto la faccia sul cuscino, così da soffocare le mie urla, mi teneva stretta per i capelli, non riuscivo a respirare, cercavo di serrare le gambe, ma lui è entrato con forza e in quel momento ho sentito solo una lama che mi trafiggeva.
Una delle cose più piacevoli sulla faccia della terra era diventata all’improvviso un dolore indescrivibile.
Non riesco a spiegarlo in altro modo, è stata una vera e propria coltellata, fisicamente e psicologicamente.
Il coltello lo ha girato nella piaga quando per la prima volta in 6 anni, mentre mi nascondeva la faccia contro il cuscino e sentivo i capelli tirati mi ha chiamata amore, rendendosi conto all’improvviso di cosa aveva detto e dicendo “ma che cazzo ti chiamo amore”. E allo stesso modo per la prima volta in 6 anni mi è venuto dentro, quasi con disprezzo. E per la prima volta non è stato accanto a me a farmi le coccole, ma mi ha lasciata lì sul letto con dolori ovunque, la faccia impiastricciata di lacrime e quella cosa che distingue una donna da un uomo completamente violata ed è andato a farsi una doccia dicendo solo “rivestiti”.
Quando è tornato ha continuato a non guardarmi, si è seduto di fianco a me che continuavo a piangere e ha detto che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo toccati.

L’unica cosa che ho avuto il coraggio di chiedergli è stata se avesse mai provato qualcosa per me, mi ha risposto semplicemente “no”. Mi ha detto che amava la sua ragazza e l'avrebbe sposata.
Ed è stata la prima volta che guardandolo in faccia gli ho detto che lo amavo. Con un sorriso, nonostante continuassi a piangere.
Lo sguardo a quelle parole lo ricorderò finchè campo. Probabilmente in quel momento gli ho fatto male io.
Sapevo che lo avevo perdonato in quello stesso momento, sapevo che forse non aveva mai avuto il coraggio di chiudere con me e nella sua debolezza e incapacità ha pensato che fosse l’unico modo per mettere la parola fine, non mettendo in conto che non era mai stato il sesso a legarci.

A 25 anni sono stata violentata dalla persona che amavo, che quello stesso giorno ha scelto definitivamente un’altra.


A 25 anni ho smesso di giocare.
Ti ha fatto violenza, si. Dopotutto, pur con tutta la confidenza che si era creata, lui ha fatto qualcosa contro la tua volontà. Eppure quell'evento a me non pare cosi grave, non quanto il fatto che quell'atto fosse più indirizzato a lui che a te. Cioè, era mirato al tuo allontanamento dato che i suoi progetti erano ben altri. Cosi ti rigetta, come un corpo estraneo.

Evidentemente in quel momento iniziavi a diventare un problema per lui. E lui che fa? Ti chiama amore. Se la poteva risparmiare, perché mi pare chiaro che quel tipo d'amore sia stato del tutto autoreferenziale. Ah già, doveva sposarsi.

Per cui, immagino, si sia sposato per una qualche sorta di interesse personale. Magari tu, giustamente, non puoi raccontare tutto e la storia risulta quasi surreale, ma a me è questa l'impressione che da.

Effettivamente, a 25 anni, non poteva che essere un gioco. E forse a quell'età si è più in grado di accettare certe situazioni. Lui giocava di certo, e quando non era più il caso di giocare, per i SUOI motivi, ha deciso che era arrivato il momento di smettere altrimenti l'altro progetto era a rischio. Si è concesso anche un modo pittoresco per affrontare la situazione. Forse troppo facile farlo con una ragazza di 25 anni, forse era troppo il controllo che aveva su di te.

Ti ha tradito due volte, la prima perché non eri il suo progetto principale, la seconda perché ha scelto, non un'altra, ma quella che era GIA' sua moglie. Possiamo parlare pure di violenza carnale, ma secondo me non ti ha fatto violenza, ti ha solo usata come era già abituato a fare.

Sinceramente, dopo che la situazione si è palesata, non so come fate a restare amici in senso stretto.
 

lolapal

Utente reloaded
I dati vengono usati e uso e consumo dei media.
Posso dire con certezza che la stragrande maggioranza di donne ha subito in qualche modo un abuso, una violenza...
Sia perpetrato da sconosciuti, che (soprattutto) da persone molto vicine.
Nella mia cerchia sono diverse le ragazze costrette a un rapporto senza che ne avessero voglia.

Non bisogna chiudere gli occhi e stupirsi, perchè se non è capitato a noi è capitato alla nostra vicina...
E bisogna prendere coscienza di questo ed educare le future generazioni che il modello che c'è stato fino ad oggi è assolutamente sbagliato.

Lo stupratore viene visto come il tizio nascosto nell'androne di casa che ti salta alle spalle.

E' pieno di donne che vengono costrette ai rapporti da parte del marito o fidanzato. Queste non vengono mai viste come violenza, venivano chiamati obblighi famigliari e se non ci stavi ci dovevi stare per forza...
E' pieno di donne che subiscono pesanti molestie da parte di un parente.
E' pieno di donne che vengono picchiate costantemente.
E' pieno di donne che non hanno il coraggio e la forza di rialzarsi...
E' pieno di donne che non perdoneranno mai e ci sono anche donne che avendo capito che razza di coglioni sono certi uomini perdonano. Perchè il perdono alla fine non è nei loro confronti, ma nei nostri...
Io non so se ho capito bene... una donna stuprata non dovrebbe doversi perdonare niente, per questo non so come possa perdonare il suo stupratore... Molte donne stuprate, invece, proprio per questo ragionamento, non riescono a uscirne illese, se lo portano dietro per sempre...
Io non devo capire. Io posso capire, ma potrei anche non volerlo fare, non sono obbligata a farlo. Non mi sento "superiore": siccome capisco cose che tu non capisci, allora ti perdono. No. Mi dispiace. Non sono d'accordo.
Potrei anche aver interpretato male le tue parole...
 

disincantata

Utente di lunga data
Quello che sconvolge dello stupro non è la violenza in sé, picchiare o sparare è violento ma in qualche modo la capiamo, ma nello stupro è necessaria l'eccitazione e l'eiaculazione è legata indissolubilmente al piacere.
Come si può eccitarsi e provare piacere facendo del male?
Gli uomini possono spiegare se è possibile. E se è possibile avere erezione e arrivare all'eiaculazione senza eccitazione e piacere.

Penso proprio di si, nell'ex jugoslavia durante la guerra suore violentate rimasero incinta.
 

JON

Utente di lunga data
Mi permetto di aggiungere a questo splendido post di ipazia, che si blatera tanto di rispetto, quando la base del rispetto sta nel non giudicare mai nessun essere dotato di ragione come un essere incapace di intendere e di volere; significa pretendere, esigere, e non deflettere dalla convinzione di avere dinanzi un pari.

Credo che se educassimo i figli a questo e non dicessimo mai in loro presenza frasi tipo "lascia perdere, non capisce, lascia perdere, è uno stupido, lascia perdere, è solo invidioso, è solo un poveretto, lascia perdere, non merita risposta" e cose così che inficiano la fiducia nella razionalità e nella dignità alla pari di chiunque sia si razza umana, cadremo sempre in dinamiche di sopraffazione, cioè di mancanza di rispetto, nelle piccole cose come nelle grandi.
Ma siamo sicuri di essere tutti belli e appaiati? Io credo che ha volte le differenze siano tali da far si che veramente convenga lasciar perdere, o quantomeno di non sprecare il proprio tempo.

A meno che, per quieto vivere, per collaborazione o quello che vuoi, non siamo tenuti dal dovere o dalla responsabilità a dover interagire con chi non ci piace. Insomma, scendo dalle mie posizioni molto facilmente a volte, ma non è detto che sia giusto cosi e magari solo perché le circostanze lo richiedono. Cosi si diventa assertivi, perché si fa uno sforzo in più, uno sforzo che magari non faresti se non ti trovassi nella posizione di doverlo fare.

Oddio, che ho detto? Fuori tema, fuori tutto.
 

JON

Utente di lunga data
Io non so se ho capito bene... una donna stuprata non dovrebbe doversi perdonare niente, per questo non so come possa perdonare il suo stupratore... Molte donne stuprate, invece, proprio per questo ragionamento, non riescono a uscirne illese, se lo portano dietro per sempre...
Io non devo capire. Io posso capire, ma potrei anche non volerlo fare, non sono obbligata a farlo. Non mi sento "superiore": siccome capisco cose che tu non capisci, allora ti perdono. No. Mi dispiace. Non sono d'accordo.
Potrei anche aver interpretato male le tue parole...
Non avevo letto prima, sono d'accordo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
I bambini hanno un dna.
Puoi amplificare o sopire certe pulsioni, ma alla fine sono solo nascoste.
Fu un bambino a tirare fuori un coltello con me e a dirmi di tirare giù le mutande.
La cattiveria purtroppo esiste.
E cosa aveva subito quel bambino?
Tu da bambino sei stato vittima.
Tu adulto e padre dovresti capire che anche l'altro era una vittima di qualcun altro.
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ma siamo sicuri di essere tutti belli e appaiati? Io credo che ha volte le differenze siano tali da far si che veramente convenga lasciar perdere, o quantomeno di non sprecare il proprio tempo.

A meno che, per quieto vivere, per collaborazione o quello che vuoi, non siamo tenuti dal dovere o dalla responsabilità a dover interagire con chi non ci piace. Insomma, scendo dalle mie posizioni molto facilmente a volte, ma non è detto che sia giusto cosi e magari solo perché le circostanze lo richiedono. Cosi si diventa assertivi, perché si fa uno sforzo in più, uno sforzo che magari non faresti se non ti trovassi nella posizione di doverlo fare.

Oddio, che ho detto? Fuori tema, fuori tutto.
Veramente io non pensavo al quieto vivere, anzi..!
Pensavo che se uno ti offende, in qualsiais modo lo faccia, tu non puoi pensare mai che l'ha fatto perché è un decerebrato.
Io sono assoutamente a favore della conflittualità quando c'è di mezzo un comportamento che avvicina l'uomo alla belva, anche solo per un centimetro. A un bambino che subisce una prepotenza non direi mai "lascia perdere, quel bambino lì è uno stupido", ma gli direi "vai e rispondi a tono! e se non sei capace di ripondere, menalo". Tra bambini è salute per quando diverranno adulti.
Viviamo in una società malmessa perché abbiamo scambiato per rispetto le formalità della corrrettezza. E infatti subiamo ogni violenza, e votiamo, poi, Grillo.

Scusa, nicka, l'OT.
 

JON

Utente di lunga data
E cosa aveva subito quel bambino?
Tu da bambino sei stato vittima.
Tu adulto e padre dovresti capire che anche l'altro era una vittima di qualcun altro.
Lo capisci, ma puoi non accettarlo.

Perché colui che diventa violento per violenze subite è solo un prolungamento di chi gliele ha perpetrate. Ma non tutti reagiscono cosi, c'è chi violento in questo modo non lo diventa. Non siamo tutti uguali.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
@fantastica, il verde è mio. E permettiti pure. Concordo proprio con l'aggiunta. :smile:


Ma siamo sicuri di essere tutti belli e appaiati? Io credo che ha volte le differenze siano tali da far si che veramente convenga lasciar perdere, o quantomeno di non sprecare il proprio tempo.

A meno che, per quieto vivere, per collaborazione o quello che vuoi, non siamo tenuti dal dovere o dalla responsabilità a dover interagire con chi non ci piace. Insomma, scendo dalle mie posizioni molto facilmente a volte, ma non è detto che sia giusto cosi e magari solo perché le circostanze lo richiedono. Cosi si diventa assertivi, perché si fa uno sforzo in più, uno sforzo che magari non faresti se non ti trovassi nella posizione di doverlo fare.

Oddio, che ho detto? Fuori tema, fuori tutto.
Io non penso che siamo tutti belli appaiati, anzi.
Ma penso che si possa pretendere da ognuno quello che può.
Niente di più e niente di meno.

In considerazione proprio del fatto che esser pari non significa essere uguali, ma significa invece vedere proprio la disparità e la diseguaglianza e in questa accezione la parità è considerazione di ognuno per quello che è.

E a volte forse, per convenienza, si lascia perdere.
Ma è proprio come dici. Per convenienza.
Non per altre motivazioni.

Lascio perdere e dichiaro, almeno a me, che lo faccio per convenienza.

Diverso è lasciar perdere "parandosi" nella non considerazione dell'altro.

Credo che la differenza stia tutta nell'assunzione della scelta: "decido di lasciar perdere perchè non ho tempo, non ho voglia, non ho energia...".

Che è diverso da "siccome tu..., allora io...".

Credo sia la differenza sottile che corre fra azione e reazione.

Nella prima sono in balia di di me, giusto o sbagliato che sia.
Nella seconda sono in balia di te, giusto o sbagliato che sia.

Secondo me. :smile:
 
Ultima modifica:

Fantastica

Utente di lunga data
Penso proprio di si, nell'ex jugoslavia durante la guerra suore violentate rimasero incinta.
I massacratori di una giornata sola in un villaggio rastrellato nel '42 in Polonia, che ammazzarono in un giorno 1500 persone tra vecchi, donne e bambini affermano negli atti processuali che MENTRE lo facevano cresceva la loro convinzione nel farlo; non avevano agito per fanatismo, ma per CONFORMISMO e però il loro piacere cresceva per ogni crudeltà in più che infliggevano. La violenza è adrenalinica. Come anche emerge dai racconti del massacro degli Hutu.
Questo è l'uomo. Questi siamo noi.
 

JON

Utente di lunga data
Veramente io non pensavo al quieto vivere, anzi..!
Pensavo che se uno ti offende, in qualsiais modo lo faccia, tu non puoi pensare mai che l'ha fatto perché è un decerebrato.
Io sono assoutamente a favore della conflittualità quando c'è di mezzo un comportamento che avvicina l'uomo alla belva, anche solo per un centimetro. A un bambino che subisce una prepotenza non direi mai "lascia perdere, quel bambino lì è uno stupido", ma gli direi "vai e rispondi a tono! e se non sei capace di ripondere, menalo". Tra bambini è salute per quando diverranno adulti.
Viviamo in una società malmessa perché abbiamo scambiato per rispetto le formalità della corrrettezza. E infatti subiamo ogni violenza, e votiamo, poi, Grillo.

Scusa, nicka, l'OT.
Ma vedi, il fatto è che se chi ti offende fosse "superiore" con molta probabilità non ti insulterebbe. Io me lo chiederei il perché, e temo che molto spesso i motivi sono molto ma molto meno nobili di quanto si creda.

Ariscusate l'ot.
 

Brunetta

Utente di lunga data
E' una componente caratteriale.
E come componente caratteriale... è nel dna.
Questo non significa che automaticamente un figlio di assassini diventi assassino.
Il rimescolamento genetico evita certe facili associazioni.
Ma il carattere è predeterminato.
Lo comprendi quando hai figli e osservi quelli degli altri.
Oltre a dire una cosa inesatta scientificamente è grave "politicamente".
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ma vedi, il fatto è che se chi ti offende fosse "superiore" con molta probabilità non ti insulterebbe. Io me lo chiederei il perché, e temo che molto spesso i motivi sono molto ma molto meno nobili di quanto si creda.

Ariscusate l'ot.
Ma guai a pensarlo! Finisce che lo giustifichi e magari lo capisci pure e poi te lo fai andare bene! Non l'uomo, l'atto compiuto dall'uomo. E' l'atto che non deve essere accettabile. Non lo devi accettare per te, indipendentemente dalla statura morale, forza interiore, intelligenza, padronanza di sé o meno di chi lo compie verso di te.

Infatti anche la legge punisce chi compie i reati, per i reati che compie e non valuta le persone in sé.
 

JON

Utente di lunga data
@fantastica, il verde è mio. E permettiti pure. Concordo proprio con l'aggiunta. :smile:




Io non penso che siamo tutti belli appaiati, anzi.
Ma penso che si possa pretendere da ognuno quello che può.
Niente di più e niente di meno.

In considerazione proprio del fatto che esser pari non significa essere uguali, ma significa invece vedere proprio la disparità e la diseguaglianza e in questa accezione la parità è considerazione di ognuno per quello che è.

E a volte forse, per convenienza, si lascia perdere.
Ma è proprio come dici. Per convenienza.
Non per altre motivazioni.

Lascio perdere e dichiaro, almeno a me, che lo faccio per convenienza.

Diverso è lasciar perdere "parandosi" nella non considerazione dell'altro.

Credo che la differenza stia tutta nell'assunzione della scelta: "decido di lasciar perdere perchè non ho tempo, non ho voglia, non ho energia...".

Che è diverso da "siccome tu..., allora io...".

Credo sia la differenza sottile che corre fra azione e reazione.

Nella prima sono in balia di di me, giusto o sbagliato che sia.
Nella seconda sono in balia di te, giusto o sbagliato che sia.

Secondo me. :smile:
Che altro non è, il tuo, che il concetto di assertività.

Parlo per me, credo di essere molto assertivo e riesco a far convivere modi e concetti ben diversi dai miei. Ma certe volte, credimi, sarebbe proprio da lasciar perdere, perché veramente non serve. Insomma non è che debbano piacermi tutti, e penso che per convenienza a volte facciamo pure il contrario di quello che hai detto tu, cioè ci rendiamo accomodanti. Ma sinceramente, quando posso, evito tutto quello che non mi aggrada.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Ma guai a pensarlo! Finisce che lo giustifichi e magari lo capisci pure e poi te lo fai andare bene! Non l'uomo, l'atto compiuto dall'uomo. E' l'atto che non deve essere accettabile. Non lo devi accettare per te, indipendentemente dalla statura morale, forza interiore, intelligenza, padronanza di sé o meno di chi lo compie verso di te.

Infatti anche la legge punisce chi compie i reati, per i reati che compie e non valuta le persone in sé.
permettimi di dubitare dell'ultima tua frase
 

JON

Utente di lunga data
Ma guai a pensarlo! Finisce che lo giustifichi e magari lo capisci pure e poi te lo fai andare bene! Non l'uomo, l'atto compiuto dall'uomo. E' l'atto che non deve essere accettabile. Non lo devi accettare per te, indipendentemente dalla statura morale, forza interiore, intelligenza, padronanza di sé o meno di chi lo compie verso di te.

Infatti anche la legge punisce chi compie i reati, per i reati che compie e non valuta le persone in sé.
Ah guarda, d'accordissimo.

Ma non tutte le offese vengono trattate nel modo giusto. In ogni caso, se la legge fa il suo lavoro per me non c'è bisogno d'altro. Eppure, siamo sicuri che moralmente qualche pensierino non lo faremmo?

Giudicare magari no, ma evitare qualcuno che non ci piace, magari, volentieri.
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ah guarda, d'accordissimo.

Ma non tutte le offese vengono trattate nel modo giusto. In ogni caso, se la legge fa il suo lavoro per me non c'è bisogno d'altro. Eppure, siamo sicuri che moralmente qualche pensierino non lo faremmo?

Giudicare magari no, ma evitare qualcuno che non ci piace, magari, volentieri.
Ma certo! Mica siamo vocati alla missione, eh! :smile:
 
Stato
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