ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
:mrgreen::mrgreen::mrgreen:Pant ... pant ... per la barba fuente di minerva ...ld:
sappi che ho pensato anche a te per sostenere la motivazione all'impegno nella sintesi:mrgreen::mrgreen:
:mrgreen::mrgreen::mrgreen:Pant ... pant ... per la barba fuente di minerva ...ld:
Di quello che ha passato poi ne ha scritto lei. Poi non sto affatto parlando di te e non capisco tu cosa c'entri.ma te che ne sai? la conosci? mi conosci? ma chi cazzo sei? gesù?
ti faccio solo un appunto Ipa: io ho usato la parola BELVA, non bestia, appositamente. Per il resto quoto con assoluta convinzione e condivisione.stavo facendo alcune riflessioni fra me e me dopo aver letto quanto scritto. (quindi ormai un po' lo sapete, non sarò per niente breve...però mi sono impegnata per esserlo il più possibile:mrgreen
Riflettevo sul ruolo che gioca la mente nel tutelare attraverso lo spiegare. Mi pare fosse Sbriciolata che ha ben sottolineato che se guardi negli occhi il tuo violentatore te la puoi spiegare fin che vuoi, ma quelli sono contemporaneamente gli occhi di un qualcuno che conosci (spesso) e che contemporaneamente è uno straniero.
Non solo a te come individuo violato, ma è straniero alla sensazione di sicurezza e abbraccio che dal mondo dovrebbe venire.
Lei ha usato il termine bestie. Io non lo uso, perchè le bestie rispondono a istinti. Noi umani SCEGLIAMO.
Ed è un buon rifugio la mente, dopo. Non subito dopo. Dopo un po'.
E' calda, ti sa dire tante cose. Ti sa tranquillizzare, mettendo ordine nel disordine. Si sta bene nella mente. Ti abbraccia. Ti fa sentire di poter ancora dire la tua, ti fa sentire che esisti.
Siamo comunque figli del cogito ego sum..
Ma il sentire profondo è un altro discorso dal cogitare.
E quel sentire si innesta sulla percezione di sè nel mondo che si è precedentemente acquisita.
Ecco perchè diventa importante parlarne.
Una violenza scatena dei mostri che magari se ne sarebbero stati relativamente buoni per il resto della vita.
Una violenza arriva a colpire talmente a fondo l'intimità di un individuo da cambiarne davvero l'assetto.
E la relazione con se stesso e col mondo.
Cantare la storia, far sì che esistano testimoni in grado di ripeterla quando tu non riesci più a farlo è fondamentale in un processo di guarigione.
In questo la nostra cultura non aiuta chi denuncia.
La nostra cultura è più centrata al comprendere che al cantare e ripetere.
Come se il comprendere esorcizzasse la paura archetipa che un evento del genere scatena in chi lo ascolta.
Come se comprendere aiutasse ad andare oltre.
Io non mi stancherò mai e poi mai di ripetere che non si può andare oltre una violenza.
Una violenza è un sentire che definisce chi l'ha subita innanzitutto.
Ma anche chi l'ha agita e il contesto sociale in cui è avvenuta.
Non si va oltre.
Ci si immerge semplicemente nel nuovo sentire che è il risultato dell'aver incontrato la violenza nella sua esplicitazione più inspiegabile ed immotivata.
Comprendere è un bisogno di chi ascolta. Un bisogno collettivo di sicurezza.
Ma la vittima ha bisogno di qualcuno che canti per lei quando lei non può. La vittima ha bisogno di tante voci.
Perchè se anche lei riesce a cantare questo è un canto che non può essere fatto in solitudine.
Qualcuno che canti il sentire. Quello profondo. Pulito dai meccanismi del pensiero.
Non il comprendere, da cui derivano il perdono e tutte quelle storie che sono solo prodotti culturali.
I genitori dovrebbero essere i primi ripetitori, i primi ad unirsi al canto.
Perchè la figlia violentata viene dai genitori e il figlio che ha violentato viene da genitori.
Una figlia non è una monade.
Certe relazioni impediscono alle figlie di andare dalle madri.
Certe relazioni, a loro volta incentrate sulla fiducia tradita, diventano un brodo in cui la violenza vive e prolifera.
E sono quelle relazioni a mantenere la cultura della vergogna e del segreto.
Una figlia che non riesce a parlare con la madre, e la responsabilità relazionale è di entrambe perchè della dinamica si è coprotagoniste, rischia di rimanere invischiata con se stessa.
Manifestandolo in mille modi, nella relazione col cibo per dire. Ma anche con l'autolesionismo, con la "paura" dell'acqua del toccarsi nell'acqua per ripulirsi (e anche questo è un archetipo ben radicato, basta guardare i riti della chiesa legati all'acqua).
Penso sia ancora lungo il percorso da fare per riuscire a non dover perdonare.
E penso che sia ancora lungo il percorso da fare per non sentire l'esigenza di essere assolti.
Quando penso alla violenza, alla fatica che si fa a nominarla, chiamarla col suo nome, ai tentativi di ridurla ai minimi termini, di categorizzarla...mi viene una tristezza infinita.
Per chi la subisce. Per chi la agisce. Per chi suo malgrado è costretto ad ascoltare e vedere.
Parlo di figlie violentate. Ma anche dei figli violentati.
Parlo del violentatore. Ma anche delle violentatrici.
e allora perchè chiedi se la conosco da anni?ma pure io esprimevo un'opinione
Lo avevo immaginato ... anche se con risultati 'nsomma :mrgreen::mrgreen::mrgreen::mrgreen:
sappi che ho pensato anche a te per sostenere la motivazione all'impegno nella sintesi:mrgreen::mrgreen:
ah eccoti faccio solo un appunto Ipa: io ho usato la parola BELVA, non bestia, appositamente. Per il resto quoto con assoluta convinzione e condivisione.
'nsomma...ci provo...mi piacerebbe essere più sintetica...ma mi frullano i pensieri nella testa, non stanno mai fermi e mi escono quelle robe lì. :mrgreen::mrgreen:Lo avevo immaginato ... anche se con risultati 'nsomma :mrgreen:
P.S. Scusami per l'altro post ... ma non ho retto :nuke:
sembrava quasi che ne avessi parlato a lungo con leie allora perchè chiedi se la conosco da anni?
no, però ho espresso la mia opinione, come te...
Pure io comprendo la reazione e la interpreto così come ha scritto sbricciolata.ma non ti devi giustificare.
io quel 'ti amo' lo capisco benissimo.
era un dirgli 'ma sono io, ma hai fatto questo a me, ma io esisto e ho dei sentimenti'
è una reazione assolutamente comprensibile di fronte alla bestialità che non potevi comprendere.
Hai contrapposto la tua umanità alla sua scelleratezza.
Saro io la poco profonda ma non riesco a correlare nessun tipo di sentimento( simile al affetto ) con lo stupro..ma sono felice che Nicka è riuscita ad andare avanti serenamente.Probabilmente non era nelle condizioni di poterla lasciare ... ma questo lo può dire solo lui!
No non c'era bisogno della violenza ... ma ci sono dei momenti in cui la testa ci fa fare della hahate colossali ... non sempre ci che appare è ...
mi sembra che lei ne stia parlando con calma e tranquillitàDi quello che ha passato poi ne ha scritto lei. Poi non sto affatto parlando di te e non capisco tu cosa c'entri.
E come dovrebbe parlarne? E' roba successa sette anni fa, mica ieri.mi sembra che lei ne stia parlando con calma e tranquillità
mentre te no
sembrava quasi che ne avessi parlato a lungo con lei
ma è più probabile che abbia ragione minerva, sono stupida, nn capisco
nooo minerva non ti direbbe mai che sei stupida...proprio nosembrava quasi che ne avessi parlato a lungo con lei
ma è più probabile che abbia ragione minerva, sono stupida, nn capisco
sembrava quasi che ne avessi parlato a lungo con lei
ma è più probabile che abbia ragione minerva, sono stupida, nn capisco
non è che non l'abbia mai fatto eh?nooo minerva non ti direbbe mai che sei stupida...proprio no
minerva, suvvia, nn cercare di rigirare la frittatanon mettermi parole in tastiera: stupida mai detto...violenta sì:mrgreen:
e allora te che ti incazzi a fare?E come dovrebbe parlarne? E' roba successa sette anni fa, mica ieri.
ma pure io l'avrei rivistono, mi ha colpito il fatto di rivederlo, e quindi cercavo di dare una spiegazione
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