Ehm non è una giustificazione :mrgreen:Anzi ....
Il mio docente di fisica alla prima lezione disse una cosa che ancora ricordo...
la risposta corretta a ogni domanda è "dipende".
Questo perché la scienza non è una fede, e bisogna sempre tener conto delle variabili.
La divulgazione dei dati scientifici o statistici nei media di larga diffusione invece si basa unicamente sulle costanti.
Ti faccio un esempio...
La questione delle pensioni legata alla speranza di vita.
La speranza di vita credo che sia in Italia (tutta l'Italia...) di 76 anni.
Io andrò in pensione a 70 anni, secondo i calcoli attuali, quindi utilizzando un mero dato statistico mi troverò a "godere" di 6 anni circa di pensione a fronte di 47 di contributi.
Già così, non sembra una gran cosa.
Se però introduciamo qualche variabili, il risultato cambia profondamente.
Per esempio:
riuscirò a lavorare fino a 70 anni?
riuscirà la mia ditta a sopravvivere per altri 24 anni?
Di conseguenza, riuscirò a pagare tutti i contributi necessari?
Riuscirò a restare in salute fino al termine consentito?
Riuscirò a sopravvivere fino ad allora o all'anno limite della speranza di vita?
Il sistema pensionistico reggerà nei prossimi 24 anni?
Ci saranno altre riforme?
Già solo considerando queste variabili, abbiamo una forte riduzione delle probabilità di percepire la pensione, e quindi di vedere parzialmente restituiti i soldi versati...
Ma se parli con le persone di questa questione, tanti sono portati a rispondere
"Sì, ma è inutile pensarci ora. Chissà quante cose cambieranno..." e da lì concludendo con un atto fideistico, ovvero che in qualunque caso trovano impossibile rimanere senza reddito (e quindi senza pensione) nella terza età, in quanto "qualcuno ci penserà".
Questo è un atto fideistico: si pensa che poiché le generazioni precedenti hanno avuto la pensione, questa debba essere automaticamente percepita anche dalla nostra e dalle successive.
Quindi si assolutizza la pensione vista come "costante", piuttosto che introdurre delle variabili che dovrebbero far riflettere sulle difficoltà che si avranno per la nostra generazione in età avanzata e pretendere delle soluzioni ora.
Questo spiegato brutalmente.
Se è quindi vero che nella stragrande maggioranza dei casi l'allattamento naturale è preferibile a quello artificiale vi sono anche delle situazioni in cui è vero il contrario, e questa scelta o necessità non deve essere fatta oggetto di sensi di colpa a carico della madre. Così come in passato vi era chi ricorreva alla balia, oggi per analoghe ragioni vi è chi ricorre al latte artificiale, nella più totale libertà e consapevolezza di scelta, senza assolutizzare un ruolo a discapito di un altro.