Morto dentro.

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giorgiocan

Utente prolisso
Ci sono eventi che semplicemente non possono essere perdonati.
Non c'è altra via che prenderli per quello che sono e assumersi le conseguenze che portano.
Non c'è via alternativa.
In questo momento sono calmo. Capisco quello che scrivi. In questo momento, lo accetto.

E non per discolparsi, ma per "riparare" con azioni concrete e rivolte al futuro, per se stessi e poi anche per gli altri.
In questo riesco a spendere qualche buona parola per me. Cosa rara, ma posso dire di avere sempre cercato di fare il mio dovere, accanto a lei. Coi miei limiti, ovvero coi miei difetti.

Accettare è smettere di combattere.
Quanto coraggio, ci vuole. Probabilmente, fino all'inizio di tutto questo casino, fino quindi al riaffiorare dei ricordi, più che coraggio la mia è stata incoscienza. Come quella di un adolescente che cammina sui cornicioni senza avere davvero paura di cadere. Ora, invece, devo trovare proprio il coraggio. E devo decidere che cos'è, il coraggio.

Tu dici che accettarsi è un compito esclusivamente proprio, che nessuno in questo ci può aiutare. La cosa ha senso, ma qui si torna al significato che ognuno dà al vivere in coppia. Io so, che quando sono a pezzi, una sua parola ha un valore enorme. Perchè lei è anche il mio specchio. Io ci credo davvero, e forse sbaglio, alla possibilità che lei possa aiutarmi a salvare me stesso. Mi viene da pensare che se sapesse come sto davvero, farebbe quanto in suo potere, per aiutarmi. Quante volte mi ha incoraggiato a riconoscere il mio valore, le mie capacità. Quante volte mi ha ispirato, e incoraggiato a credere in me. Certo, il lavoro principale è un fatto personale, non si può prescindere dal proprio stato, dal proprio atteggiamento. Ma esserci per l'altro è il significato principale di stare assieme, per come la vedo io.
Se non fosse per il dolore che le darei, sarei corso immediatamente tra le sue braccia. E non perchè sono una femminuccia (e magari lo sono, eh), ma perchè il suo abbraccio mi dà pace. Vedi, io so che lei è l'unica persona che potrebbe davvero aiutarmi ad accettarmi. Finora ho scelto di non chiederle questo perchè mi sembrerebbe di torturarla, ed è ovvio che anche voi concordiate su questo perchè credo sia oggettivo. Ma è per questo che in me è ancora residua l'idea di una confessione: perchè se devo morire, è il suo abbraccio il posto in cui vorrei farlo. E so che anche per lei sarebbe lo stesso. Soltanto, in questo caso l'assassino sarei io.

Ipazia, scusami se ti faccio una domanda che non c'entra un tubo, e alla quale sei liberissima di non rispondere. Te la faccio solo perchè sono incuriosito dalla tua sensibilità e dalla tua visione del mondo: quanti anni hai?
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
In questo momento sono calmo. Capisco quello che scrivi. In questo momento, lo accetto.



In questo riesco a spendere qualche buona parola per me. Cosa rara, ma posso dire di avere sempre cercato di fare il mio dovere, accanto a lei. Coi miei limiti, ovvero coi miei difetti.



Quanto coraggio, ci vuole. Probabilmente, fino all'inizio di tutto questo casino, fino quindi al riaffiorare dei ricordi, più che coraggio la mia è stata incoscienza. Come quella di un adolescente che cammina sui cornicioni senza avere davvero paura di cadere. Ora, invece, devo trovare proprio il coraggio. E devo decidere che cos'è, il coraggio.

Tu dici che accettarsi è un compito esclusivamente proprio, che nessuno in questo ci può aiutare. La cosa ha senso, ma qui si torna al significato che ognuno dà al vivere in coppia. Io so, che quando sono a pezzi, una sua parola ha un valore enorme. Perchè lei è anche il mio specchio. Io ci credo davvero, e forse sbaglio, alla possibilità che lei possa aiutarmi a salvare me stesso. Mi viene da pensare che se sapesse come sto davvero, farebbe quanto in suo potere, per aiutarmi. Quante volte mi ha incoraggiato a riconoscere il mio valore, le mie capacità. Quante volte mi ha ispirato, e incoraggiato a credere in me. Certo, il lavoro principale è un fatto personale, non si può prescindere dal proprio stato, dal proprio atteggiamento. Ma esserci per l'altro è il significato principale di stare assieme, per come la vedo io.
Se non fosse per il dolore che le darei, sarei corso immediatamente tra le sue braccia. E non perchè sono una femminuccia (e magari lo sono, eh), ma perchè il suo abbraccio mi dà pace. Vedi, io so che lei è l'unica persona che potrebbe davvero aiutarmi ad accettarmi. Finora ho scelto di non chiederle questo perchè mi sembrerebbe di torturarla, ed è ovvio che anche voi concordiate su questo perchè credo sia oggettivo. Ma è per questo che in me è ancora residua l'idea di una confessione: perchè se devo morire, è il suo abbraccio il posto in cui vorrei farlo. E so che anche per lei sarebbe lo stesso. Soltanto, in questo caso l'assassino sarei io.

Ipazia, scusami se ti faccio una domanda che non c'entra un tubo, e alla quale sei liberissima di non rispondere. Te la faccio solo perchè sono incuriosito dalla tua sensibilità e dalla tua visione del mondo: quanti anni hai?

Appunto:smile:



..certo, il supporto è importante, ma è come camminare in salita: l'altro può incoraggiarti, aspettarti e cazziarti anche...ma non può camminare al tuo posto e non può riposare al tuo posto, non può trovare il passo al posto tuo, perchè ognuno ha il suo e non sono intercambiabili.

L'altro, a mio parere, può fare compagnia, nel senso più ampio del termine.

In questi termini intendo solo.

L'esperienza mi ha però insegnato che se la spinta motivazionale è esterna, e resta tale fino alla fine del percorso senza che la si trasformi in interna...si corre il rischio molto concreto di crollare appena lo stimolo esterno viene meno.

E lì il crollo è devastante.
Perché non è più un semplice crollo, ma una potenza del crollo stesso.

Poi ogni individuo è un mondo...e ricette non ce n'è...per fortuna:)
 

JON

Utente di lunga data
Hai tracciato un profilo sensato, mi ci ritrovo. Cosa mi spaventa? Scegliere. Ho paura che qualsiasi cosa io scelga ora (o domani, o la settimana prossima e così via) si riveli la scelta sbagliata. Ho paura che tutto possa crollare comunque come un castello di carte. La paura genera paura, sono certo che lo sai bene. E io adesso ne sono accecato.
Ho paura perchè avere un tale segreto con lei mi sembra non possa durare per sempre, per un motivo o per l'altro. Ho paura perchè se per miracolo il destino avesse ancora un'occasione da regalarmi, operando adesso la scelta sbagliata la perderei per sempre.
Dopo che Nate ti ha chiesto il link, mi sono ricordato che avevo partecipato a questa tua discussione e ho visto questa risposta.

E' come se tu ti sia convinto del fatto che in base alle tue azioni si possano verificare eventi distruttivi di un contesto che ritieni sereno e gratificante. Mi pare tu abbia delegato lei di una gravosa responsabilità, ovvero quella per cui la sua approvazione siano fondamentali per la tua autostima.

Se è la favola quella che vuoi salvaguardare allora devi alleggerire lei di questo peso e te di questo assurdo bisogno di conferme. Dato che le favole non esistono devi accettare che la perfezione non esiste ed accettare te stesso anche.

Devi farlo per te, a te sta trovare il modo per ritenerti valido. L'evento tradimento devi sotterrarlo, perchè se vai in fondo il suo scopo era teso alla distruzione del vostro rapporto in quanto in qualche modo volevi sfuggirvi.

In altre parole, mentre pensi di fare il contrario, in realtà rischi di ledere definitivamente la stima della tua donna nei tuoi confronti. Allora si che avrai perso una buona occasione riservata dal destino.

Inizia a pensare che il destino non è scritto, lo stai scrivendo tu. Scegli quello che ti pare, ma allo stesso tempo devi avere la consapevolezza che il risultato del tuo destino sarà dipendente dalle tue azioni.

Sei degno di stima, smettila di affossarti. Lascia che lei veda il tuo lato migliore, lascia che lei ti trovi sufficientemente forte per affrontare il futuro.
 

giorgiocan

Utente prolisso
In altre parole, mentre pensi di fare il contrario, in realtà rischi di ledere definitivamente la stima della tua donna nei tuoi confronti. Allora si che avrai perso una buona occasione riservata dal destino.

Inizia a pensare che il destino non è scritto, lo stai scrivendo tu. Scegli quello che ti pare, ma allo stesso tempo devi avere la consapevolezza che il risultato del tuo destino sarà dipendente dalle tue azioni.
Sì, è tutto qui. Per questo vorrei comunque arrivare a decidere quale strada prendere. Ma voglio sia una mia decisione, stavolta, e non un lasciare semplicemente tutto com'è restando nascosto e sperando non succeda nulla. Anche se alla fine decidessi di stare zitto.
 

lolapal

Utente reloaded
In questo momento sono calmo. Capisco quello che scrivi. In questo momento, lo accetto.



In questo riesco a spendere qualche buona parola per me. Cosa rara, ma posso dire di avere sempre cercato di fare il mio dovere, accanto a lei. Coi miei limiti, ovvero coi miei difetti.



Quanto coraggio, ci vuole. Probabilmente, fino all'inizio di tutto questo casino, fino quindi al riaffiorare dei ricordi, più che coraggio la mia è stata incoscienza. Come quella di un adolescente che cammina sui cornicioni senza avere davvero paura di cadere. Ora, invece, devo trovare proprio il coraggio. E devo decidere che cos'è, il coraggio.

Tu dici che accettarsi è un compito esclusivamente proprio, che nessuno in questo ci può aiutare. La cosa ha senso, ma qui si torna al significato che ognuno dà al vivere in coppia. Io so, che quando sono a pezzi, una sua parola ha un valore enorme. Perchè lei è anche il mio specchio. Io ci credo davvero, e forse sbaglio, alla possibilità che lei possa aiutarmi a salvare me stesso. Mi viene da pensare che se sapesse come sto davvero, farebbe quanto in suo potere, per aiutarmi. Quante volte mi ha incoraggiato a riconoscere il mio valore, le mie capacità. Quante volte mi ha ispirato, e incoraggiato a credere in me. Certo, il lavoro principale è un fatto personale, non si può prescindere dal proprio stato, dal proprio atteggiamento. Ma esserci per l'altro è il significato principale di stare assieme, per come la vedo io.
Se non fosse per il dolore che le darei, sarei corso immediatamente tra le sue braccia. E non perchè sono una femminuccia (e magari lo sono, eh), ma perchè il suo abbraccio mi dà pace. Vedi, io so che lei è l'unica persona che potrebbe davvero aiutarmi ad accettarmi. Finora ho scelto di non chiederle questo perchè mi sembrerebbe di torturarla, ed è ovvio che anche voi concordiate su questo perchè credo sia oggettivo. Ma è per questo che in me è ancora residua l'idea di una confessione: perchè se devo morire, è il suo abbraccio il posto in cui vorrei farlo. E so che anche per lei sarebbe lo stesso. Soltanto, in questo caso l'assassino sarei io.
Giorgio per me è tutto il contrario: finché ho cercato la conferma di esistere negli altri (prima i miei genitori, poi mio marito) non l'ho mai trovata, perché nessun'altra che me stessa può darmi questa conferma! Ora sto nella fase: non solo esisto, ma me lo merito pure di esistere... ma ci devo lavorare ancora un po' su...

:smile:
 

giorgiocan

Utente prolisso
Giorgio per me è tutto il contrario: finché ho cercato la conferma di esistere negli altri (prima i miei genitori, poi mio marito) non l'ho mai trovata, perché nessun'altra che me stessa può darmi questa conferma! Ora sto nella fase: non solo esisto, ma me lo merito pure di esistere... ma ci devo lavorare ancora un po' su...

:smile:
Io invece è da quando avevo 12 anni che ho costruito la mia vita e la mia immagine in modo molto indipendente. E tutto funzionava, con qualche malinconia ma senza grosse lacune. Quando poi ho incontrato lei, all'inizio si sono scontrate due anime: una, la solita, che fa dell'indipendenza e a volte della solitudine il proprio asso nella manica; l'altra, che non conoscevo, che ha deciso di voler metter radici con lei. Dopo i primi casini iniziali che ormai tutti conoscete, ha prevalso questa nuova faccia di me: perchè ne valeva la pena, perchè era giunto il momento e l'occasione era la migliore mai presentatasi. Ed eccoci qui.

Sono tanto contento per te, lola. Te lo confermo, che te lo meriti. E mi sembri anche una brava persona.
 

JON

Utente di lunga data
Sì, è tutto qui. Per questo vorrei comunque arrivare a decidere quale strada prendere. Ma voglio sia una mia decisione, stavolta, e non un lasciare semplicemente tutto com'è restando nascosto e sperando non succeda nulla. Anche se alla fine decidessi di stare zitto.
Ricordati però anche di non essere troppo drastico con te stesso o chicchessia. Ricordati che la mediazione è la scelta migliore. Non rischiare di farti terra bruciata intorno.
 

lolapal

Utente reloaded
Io invece è da quando avevo 12 anni che ho costruito la mia vita e la mia immagine in modo molto indipendente. E tutto funzionava, con qualche malinconia ma senza grosse lacune. Quando poi ho incontrato lei, all'inizio si sono scontrate due anime: una, la solita, che fa dell'indipendenza e a volte della solitudine il proprio asso nella manica; l'altra, che non conoscevo, che ha deciso di voler metter radici con lei. Dopo i primi casini iniziali che ormai tutti conoscete, ha prevalso questa nuova faccia di me: perchè ne valeva la pena, perchè era giunto il momento e l'occasione era la migliore mai presentatasi. Ed eccoci qui.

Sono tanto contento per te, lola. Te lo confermo, che te lo meriti. E mi sembri anche una brava persona.
Tu hai scritto: "io so che lei è l'unica persona che potrebbe davvero aiutarmi ad accettarmi".
E' facile crearsi un'immagine di se stessi quando le cose vanno bene, ma quando non siamo sicuri di noi e di quello che stiamo facendo cerchiamo conferme nell'altro, nella persona che amiamo più di tutto e tutti.
Per come ti leggo io, e mi sembra di averlo detto anche all'inizio del tuo 3D, tu hai qualcosa di irrisolto che va al di là della paranoia che tua moglie scopra che sette anni fa l'hai tradita e questo qualcosa lo puoi trovare solo tu (magari con l'aiuto di un esperto) e solo tu puoi sciogliere quel nodo, solo tu sai chi sei veramente...

Ti ringrazio per la stima, che ricambio sinceramente... :)
 

giorgiocan

Utente prolisso
E' facile crearsi un'immagine di se stessi quando le cose vanno bene, ma quando non siamo sicuri di noi e di quello che stiamo facendo cerchiamo conferme nell'altro, nella persona che amiamo più di tutto e tutti.
Vedi, da quando ho cominciato a scrivere qui - e spesso lo faccio principalmente per me stesso - credo sia cominciato un percorso. Finora è stato per lo più un girare in tondo disorientato dall'ansia e dalla paura, ma qualche piccola cosa la sto imparando, e qualcosa credo stia cambiando nella mia testa.
In un certo modo, sto relazionandomi con la mia vita in maniera differente rispetto a prima, nell'angoscia di questo periodo sto sperimentando dei bassi allucinanti, ma sto anche comprendendo - forse per la prima volta così bene - quali sono le cose davvero importanti.
Il mio disagio per quello che ho fatto non è ancora del tutto chiaro nemmeno a me, e certo conto sull'aiuto della terapia per andare più a fondo. Se non percepissi che tutto quello che ho è appeso a un filo, forse sarei anche contento di ciò che mi sta succedendo: in altri periodi della mia vita non ho mai trovato il coraggio di chiedere aiuto - credo che trovarmi senza altra scelta mi abbia costretto a ritrovarmi umano, una persona come le altre. E' vero, rimane molta oscurità da dissipare, per capire cosa c'è nascosto dentro, ma a prescindere da come finirà tutta questa storia, ho imparato una lezione per il futuro.
 

lolapal

Utente reloaded
Vedi, da quando ho cominciato a scrivere qui - e spesso lo faccio principalmente per me stesso - credo sia cominciato un percorso. Finora è stato per lo più un girare in tondo disorientato dall'ansia e dalla paura, ma qualche piccola cosa la sto imparando, e qualcosa credo stia cambiando nella mia testa.
In un certo modo, sto relazionandomi con la mia vita in maniera differente rispetto a prima, nell'angoscia di questo periodo sto sperimentando dei bassi allucinanti, ma sto anche comprendendo - forse per la prima volta così bene - quali sono le cose davvero importanti.
Il mio disagio per quello che ho fatto non è ancora del tutto chiaro nemmeno a me, e certo conto sull'aiuto della terapia per andare più a fondo. Se non percepissi che tutto quello che ho è appeso a un filo, forse sarei anche contento di ciò che mi sta succedendo: in altri periodi della mia vita non ho mai trovato il coraggio di chiedere aiuto - credo che trovarmi senza altra scelta mi abbia costretto a ritrovarmi umano, una persona come le altre. E' vero, rimane molta oscurità da dissipare, per capire cosa c'è nascosto dentro, ma a prescindere da come finirà tutta questa storia, ho imparato una lezione per il futuro.
Bisogna toccare il fondo prima di poter tornare su! E c'è anche chi non riesce e continua a scavare! :eek:
Ma sono convinta che non è il tuo caso, sono convinta che stai già ricominciando a salire... :)
 
Stato
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