Morto dentro.

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lolapal

Utente reloaded
Il fatto è che ormai credo sia entrambe le cose, e che non ci sia un vero bilanciamento. Come mi ha ripetuto più volte la psicologa, credo ormai anch'io che una verità assoluta non esista. Esiste il modo in cui io mi relaziono alla mia verità, ed è su questo che sto cercando di lavorare, anche se mi rendo conto di essere ancora lontano da una risposta definitiva.

Dopo aver letto i vostri commenti sull'ipotesi di condividere con lei che sto seguendo un percorso di psicoterapia ho ridimensionato l'impellenza di cercare una terapia farmacologia contattando uno specialista (uno psichiatra puro intendo, senza affiancamento psicoterapeutico) di mia iniziativa (ovvero senza l'indicazione di una figura intermedia): credo sia una mia urgenza, ma da solo non riesco a capire se possa essere una soluzione. Ovvero, temo che affrontando la cosa così troverei probabilmente giovamento, ma la soluzione sarebbe solo temporanea.

Feather, le tue indicazioni mi hanno aiutato, hanno fatto scattare qualcosa, anche se è troppo presto per dire quali effetti porterà questa nuova piccola consapevolezza. In ogni caso ti ringrazio.

Il fatto è che ora sono finalmente sicuro che il quadro sia più ampio. L'inadeguatezza che percepisco è legata a una profonda (e con questo intendo dire anche "non visibile in superficie") insoddisfazione di me. Per questo mi sento inadatto a lei, pur essendo assolutamente consapevole di essere un punto di riferimento fondamentale nella sua vita.

Confesserei istantaneamente, se sapessi che questo non la priverà di me come strumento di crescita, oltre che come compagno. Ma questo io non lo posso sapere, e probabilmente nessuno me lo potrà dire.

Leggendo i giornali, lo schifo ed il male della nostra bella società, mi rendo conto che è da quello che voglio prendere le distanze, e per quanto possibile, senza cadere nel romanzesco, proteggere lei. Vorrei offrirle una vita sana, e non ultimo, vorrei vivere una vita sana anch'io. Sono stufo di quel che sono stato in passato, sto cominciando a capire da dove siano nati alcuni aspetti del mio mal di vivere, ma ancor di più sta diventando lampante che non è così che voglio continuare. E chiaramente anche in quest'ottica sento tanto bisogno di sincerità (non è solo l'alleggerimento che cerco, anche di questo ormai sono sicuro), di offrirmi a lei come persona nuova. Ma so che potrebbe non essere la via adatta.

Oggi sono più lucido del solito, ripeto, forse è scattato qualcosa. Sono ancora e più che mai certo che io ho bisogno di aiuto: del suo, di qualcuno del mestiere (che sia uno psicologo o un medico), di qualcuno che riesca a farmi vedere, volendo scegliere una strada, almeno qualche passettino più avanti. Non ho semplicemente paura del buio, ho paura di operare una scelta sbagliata per lei. Io sto cominciando finalmente a maturare la consapevolezza di essere cambiato, o di essere su una buona strada per accettare il cambiamento, finalmente. Ora devo capire come valutare le mie prossime azioni, nella consapevolezza - mi ripeto - che una ricetta pronta, o un metodo rigido non esistono.

Solo di una cosa rimango sicuro: quanto stamane l'ho salutata, prima di andare al lavoro, ho salutato la persona con cui voglio vivere, stare bene, stare male, affrontare la vita, arrivare fino in fondo. Mi aggrappo a lei non come un possesso, non come un destino, ma semplicemente con amore, con l'unico amore sincero che mi sembra di conoscere. Questo è tutto quello che so, oggi. Ed è l'unico bagaglio con cui posso affrontare il viaggio che ho davanti, ovunque porti.
Giorgio, mi è piaciuto tanto questo tuo sfogo! Credo che sei sulla strada giusta, non sai quanto mi ritrovo in quello che stai passando. Meno di un anno fa sono giunta all'incirca alle tue conclusioni.
Se ti può essere utile: io ho fatto, per i primi dieci mesi, sia terapia farmacologica, sotto supervisione della psichiatra, che, contemporaneamente, psicoterapia con la psicologa e credo che abbinare quest'ultima ai farmaci mi abbia aiutata a smettere prima di prenderli. Però ognuno di noi è diverso, soprattutto in queste cose, quindi affidati al medico, nel SSN ci sono tanti bravi professionisti. :)

:abbraccio:
 

Nausicaa

sfdcef
Chiaro che ognuno valuta di cosa ha bisogno.
Mi permetto però di dire la mia esperienza con gli psicofarmaci.

Mi sono stati estremamente utili, anzi fondamentali, in un periodo in cui non avrei potuto, altrimenti, occuparmi di mia figlia con sufficiente serenità per non causarle danni.
Quindi, li ringrazio di cuore.

Quando il periodo critico è passato, devo dire che hanno cominciato a farmi più male che bene.
Mi toglievano quel briciolo di vivacità che avrei potuto avere, annacquavano le mie emozioni, mi facevano galleggiare in un limbo di quiete innaturale.
Come giustamente dovevano fare quando, altrimenti, sarei stata fuori di testa.

Quando ho smesso, sono come rinata. E sono riuscita ad affrontare meglio le stesse cose che, con gli psicofarmaci ormai inutili, mi sembravano insormontabili, perchè non avevo lo spirito giusto e le energie giuste per affrontarle.

Per me gli psicofarmaci sono stati quei sedativi, quella stampella emotiva, che mi ha permesso di traghettarmi al di là di una crisi che oggettivamente mi impediva di occuparmi della mia vita.
Poi, sono diventati un ostacolo, e sono felice di averli smessi tanto quanto sono felice di averli presi quella volta.

Gli psicofarmaci non sono la soluzione a tutto. Non ti fanno vedere le cose con più lucidità.
Ti smorzano l'ansia, ti alleggeriscono l'angoscia, ti smussano le emozioni, quando i picchi violenti dell'emotività incontrollata diventano pericolosi.
Ma non forniscono saggezza nè una visione chiara delle cose.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Ma non forniscono saggezza nè una visione chiara delle cose.
Ti ringrazio molto di aver condiviso la tua esperienza. Ciò che mi lascia ancora qualche dubbio circa quella strada è proprio questo. Per quanto abbia sperimentato punte di confusione e angoscia che mi impedivano anche di nutrirmi, qualche tempo fa, il fatto è che io ho proprio bisogno di capire. E se ieri il mio stato mi faceva preoccupare per la mia salute, oggi sono più calmo, ho voglia di usare la testa. Non è il dolore in sè, ad annientarmi, sono le continue montagne russe di questi ultimi mesi.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Oppure è un modo di scaricarsi la coscienza? E dividere il peso del pietrone con la compagna che si trova a dover portare questo fardello che non ha scelto insieme a te?

Non voglio implicare una risposta.. È una domanda..
Penso che un tradimento vada confessato prima di compierlo :cool::singleeye:
Dopo averlo compiuto il traditore dovrebbe smazzarsi i sensi di colpa e riparare ricostruendo quei ponti che ha tagliato per poter tradire.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ti ringrazio molto di aver condiviso la tua esperienza. Ciò che mi lascia ancora qualche dubbio circa quella strada è proprio questo. Per quanto abbia sperimentato punte di confusione e angoscia che mi impedivano anche di nutrirmi, qualche tempo fa, il fatto è che io ho proprio bisogno di capire. E se ieri il mio stato mi faceva preoccupare per la mia salute, oggi sono più calmo, ho voglia di usare la testa. Non è il dolore in sè, ad annientarmi, sono le continue montagne russe di questi ultimi mesi.
Quoto questo ma mi riferisco anche al post precedente :abbraccio:

Il male dell'anima è male anche del corpo.
Se hai male a un alluce sei anche nervoso e insofferente.
Il male dell'anima è male del cervello, va curato per avere la serenità per ragionare.
 

Spider

Escluso
Penso che un tradimento vada confessato prima di compierlo :cool::singleeye:
Dopo averlo compiuto il traditore dovrebbe smazzarsi i sensi di colpa e riparare ricostruendo quei ponti che ha tagliato per poter tradire.
mi dai l'indirizzo del campo.. di "concentramento lavori forzati"?

la fate facile voi cornutazze, sempre a dare colpe solo ai traditori, ma cosi non vai da nessuna parte.
ad esempio quand'è l'ultima volta che ti sei messa la lingerie ...per il tuo maritozzo?:p
scommetto che non te lo ricordi...:eek:
 

Brunetta

Utente di lunga data
mi dai l'indirizzo del campo.. di "concentramento lavori forzati"?

la fate facile voi cornutazze, sempre a dare colpe solo ai traditori, ma cosi non vai da nessuna parte.
ad esempio quand'è l'ultima volta che ti sei messa la lingerie ...per il tuo maritozzo?:p
scommetto che non te lo ricordi...:eek:
Se vedessi i miei cassetti saresti stupito :rolleyes::eek:.
Se bastasse la lingerie!!!
 

Diletta

Utente di lunga data
Oppure è un modo di scaricarsi la coscienza? E dividere il peso del pietrone con la compagna che si trova a dover portare questo fardello che non ha scelto insieme a te?

Non voglio implicare una risposta.. È una domanda..


E' certamente un modo per scaricarsi la coscienza (e questo fa stare meglio anche se il rimorso sarà ancora presente) ma lo vedo come una dimostrazione di grande lealtà nei confronti di chi ti vive accanto e ti pensa in un certo modo.
La sincerità nelle cose importanti del rapporto, e questa lo è senza dubbio, dà a quella coppia che la pratica un valore aggiunto e la rende pura.
Questo, però, avviene solo dopo che la tempesta si è allontanata di parecchio...e neanche sempre.
Concordo che sia un rischio, ma quanti rischi bisogna correre nella vita?
Dipende da come uno è interiormente, dipende tutto dagli schemi mentali di ciascuno e dalla coscienza.
Io la vedo così perché sono fatta così e la mia coscienza mi indurrebbe a farlo, Giorgio deve prima far luce dentro se stesso per capirsi.
 

lolapal

Utente reloaded

lolapal

Utente reloaded
Chiaro che ognuno valuta di cosa ha bisogno.
Mi permetto però di dire la mia esperienza con gli psicofarmaci.

Mi sono stati estremamente utili, anzi fondamentali, in un periodo in cui non avrei potuto, altrimenti, occuparmi di mia figlia con sufficiente serenità per non causarle danni.
Quindi, li ringrazio di cuore.

Quando il periodo critico è passato, devo dire che hanno cominciato a farmi più male che bene.
Mi toglievano quel briciolo di vivacità che avrei potuto avere, annacquavano le mie emozioni, mi facevano galleggiare in un limbo di quiete innaturale.
Come giustamente dovevano fare quando, altrimenti, sarei stata fuori di testa.

Quando ho smesso, sono come rinata. E sono riuscita ad affrontare meglio le stesse cose che, con gli psicofarmaci ormai inutili, mi sembravano insormontabili, perchè non avevo lo spirito giusto e le energie giuste per affrontarle.

Per me gli psicofarmaci sono stati quei sedativi, quella stampella emotiva, che mi ha permesso di traghettarmi al di là di una crisi che oggettivamente mi impediva di occuparmi della mia vita.
Poi, sono diventati un ostacolo, e sono felice di averli smessi tanto quanto sono felice di averli presi quella volta.

Gli psicofarmaci non sono la soluzione a tutto. Non ti fanno vedere le cose con più lucidità.
Ti smorzano l'ansia, ti alleggeriscono l'angoscia, ti smussano le emozioni, quando i picchi violenti dell'emotività incontrollata diventano pericolosi.
Ma non forniscono saggezza nè una visione chiara delle cose.
:up: Quoto in pieno! Infatti, io li ho smessi un mese prima di quando aveva detto la dottoressa... :rolleyes:
 

lolapal

Utente reloaded

Sbriciolata

Escluso
... e comunque pure il tuo non è che invoglia molto... :p
Stai scherzando, vero?
cioè... quella è roba da intenditori.
Mica una roba banale... il tipico cascamorto, lo stereotipo... il maestro di tennis, il bagnino... ops:D
(lola, mica ti offendi, eh? sdrammatizzare per prima cosa;))
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
ciao:smile:

ho pensato a quella cosa che hai scritto sul non voler far male, sul voler proteggere lei da te...mi ha colpito, e mi tocca sotto diversi punti di vista, quindi se posso chiederti

perché la vuoi proteggere, da cosa?

sono curiosa, davvero, anche il compagno lo ripete, e anche lui assieme ci mette "con quel che ho fatto"..ma fatico a capire questa cosa.

Col compagno abbiamo vissuto brutti momenti, e oggettivamente guardando i fatti la responsabilità era sua, o meglio io ero lì vicina a lui mentre lui raccoglieva le conseguenze di tutta una serie di sue scelte nel passato e se ne assumeva la responsabilità.

Ma io avevo scelto di stare lì, e non per altruismo eh, ero dove volevo essere e vivevo cose che, è vero, conseguivano da lui, ma mi portavano in un qualche modo a me stessa..(anche se poi mi sono persa per strada o forse sono solo rimasta chiusa dentro, ma è un'altra storia:rolleyes:).

E avevo scelto non per amore, ma perché in lui avevo visto cose che sentivo utili anche per me.

Quindi non avevo bisogno di protezione, io c'ero e tutta intera e volevo partecipare.

Quindi, capisco che tu la voglia proteggere dal fatto del tradimento (e in un qualche modo lo condivido anche, anche se per motivi credo diversi dai tuoi), ma non capisco perché tu la voglia proteggere da te, che sei ben di più di un tradimento e dei tuoi errori.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Ciao, credo tu ti riferisca a una delle prime cose che ho scritto. All'inizio credevo di doverla proteggere soprattutto dalla mia oscurità, da quella parte di me che ai miei occhi ora non mi rende una persona a posto. Perchè quello che mi fa paura, che non mi lascia pace, è il timore che pure riuscendo (io) ad accettare di poter essere cambiato e lavorando soltanto su questo, il mio passato torni a farmi (e quindi a farci) visita. E ho paura che a quel punto io non le sembrerò più il suo riparo, ma un'estraneo, un falso custode che si rivela un carceriere. Credo che darle una delusione così profonda sia l'equivalente di uccidere una parte di lei.

Ma negli ultimi messaggi non intendevo questo: intendevo proteggere la sua sensibilità, che so essere simile e vicina alla mia. Non voglio dire che credo che lei sia una persona debole ed incapace di bastarsi o di affrontare il mondo. Ma conosco la sua emotività, e soprattutto conosco il suo amore. So che al suo benessere ha lavorato molto, ed è un lavoro tuttora in corso. So che le sono di conforto, nella sua crescita. Lei mi ha scelto esplicitamente come suo sostegno nel suo percorso. Ed io voglio esserle accanto, e non doverla abbandonare. Perchè una scelta sbagliata, ora, sarebbe l'equivalente di un abbandono.

Non so se questa è la risposta alla tua domanda. A me comunque sembra interessante quello che scrivi tu, quando dici che nel momento peggiore hai voluto esserci, perchè la cosa ti riguardava, e ti interessava. Avevi già deciso qualcosa sul vostro futuro, in quel momento?
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
...
Non voglio. Non voglio farle del male più di quanto non abbia già fatto. Sono disposto a tutto, per evitarlo. E intendo proprio tutto.
...
...
Leggendo i giornali, lo schifo ed il male della nostra bella società, mi rendo conto che è da quello che voglio prendere le distanze, e per quanto possibile, senza cadere nel romanzesco, proteggere lei. Vorrei offrirle una vita sana, e non ultimo, vorrei vivere una vita sana anch'io. Sono stufo di quel che sono stato in passato, sto cominciando a capire da dove siano nati alcuni aspetti del mio mal di vivere, ma ancor di più sta diventando lampante che non è così che voglio continuare. E chiaramente anche in quest'ottica sento tanto bisogno di sincerità (non è solo l'alleggerimento che cerco, anche di questo ormai sono sicuro), di offrirmi a lei come persona nuova. Ma so che potrebbe non essere la via adatta.
...
ciao:smile:
mi riferivo a questi due passaggi, mi hanno fatto riflettere perchè come ti ho scritto mi richiamano molto il compagno. Ed è qualcosa che non capisco.

Una parte di non comprensione è un problema mio, e cioè che pur volendo lasciarmi proteggere e, pur desiderandolo, raramente lascio ad altri lo spazio per farlo. di conseguenza quando sento che qualcuno prova a proteggermi mi offendo quasi, come se quell'offerta, per quanto mi commuova, possa in un qualche modo mettere a rischio il mio essere IO.
Ma ripeto, questa parte è un problema..che sto provando ad allentare..

L'altra però riguarda proprio il significato di "protezione": cioè, io scelgo, e decido di stare o di andare.
Possiamo contrattare le condizioni, possiamo chiederci aiuto reciprocamente, ma se resto è perché mi assumo la responsabilità di restare, e questo a mio parere significa prendere anche le bastonate, se ce ne sono.

E scambiarsi aiuto e sostegno è diverso da proteggere. Secondo me.
Scambiarsi aiuto e sostegno per come la vedo è l'opposto del proteggere: nel primo caso siamo alla pari e si scambia a momenti alterni, il secondo caso mi pare che implichi il fatto che uno dei due è in posizione di debolezza costante rispetto all'altro...

Non so se riesco a spiegare cosa intendo: io parto dal presupposto che incontrare l'altro è fonte di gioia, ma il rovescio della gioia è il dolore, quindi quando scelgo metto in preventivo entrambi. e se metto in preventivo il dolore è perchè so che, per quanto possa fare male, non mi abbatte.

Per me sostegno non è semplificare la vita dell'altro, ma fargli compagnia anche quando se la complica:D

Poi, boh...scusami, sono solo miei pensieri che le tue parole mi hanno fatto partire...non credo che qualcuno mi possa dare gioia e sicurezza, o sono dentro di me o quel qualcuno si può tagliare le vene a zig zag che poco cambia:mrgreen:

Rispetto alla tua domanda: no, niente futuro nella mia testa (anche perché in quel momento lo spazio per il futuro non c'era, c'era a malapena lo spazio per un presente zoppicante).

Ho voluto restare perché sentivo che avrei tollerato il dolore che ne sarebbe derivato. Perché sentivo che quel dolore sarebbe stato fonte di apprendimento e mi avrebbe permesso di elaborare il mio.

Non che non ci fosse gioia, eh, ma la mia variabile era la tolleranza del dolore che da quella gioia sarebbe potuto derivare.

Ho scelto di restare perché sentivo che dentro di lui c'erano parti di me che avrei voluto ri-conoscere. nonostante tutto con lui mi sentivo "a casa", nel senso che senza bisogno di spiegazioni lui aveva colto parti di me che io tenevo via...è stata semplicemente una forma di egoismo, forse anche un voler provare a ri-dare valore a parti di me che non volevo e che mi spaventavano attraverso lui. L'ho fatto per me, non per lui. E lo rifarei, sempre e solo per ME.

Io faccio per me, Giorgio..ho voluto rimanere per me. E questo è quello che condivido...alcune parti di me restano però SOLO MIE, e non le condivido..sono MIE e di nessun altro.
 

lolapal

Utente reloaded
Stai scherzando, vero?
cioè... quella è roba da intenditori.
Mica una roba banale... il tipico cascamorto, lo stereotipo... il maestro di tennis, il bagnino... ops:D
(lola, mica ti offendi, eh? sdrammatizzare per prima cosa;))
;)
...è per via dei troppi peli... :D
 

giorgiocan

Utente prolisso
L'altra però riguarda proprio il significato di "protezione": cioè, io scelgo, e decido di stare o di andare.
Possiamo contrattare le condizioni, possiamo chiederci aiuto reciprocamente, ma se resto è perché mi assumo la responsabilità di restare, e questo a mio parere significa prendere anche le bastonate, se ce ne sono.

E scambiarsi aiuto e sostegno è diverso da proteggere. Secondo me.
Scambiarsi aiuto e sostegno per come la vedo è l'opposto del proteggere: nel primo caso siamo alla pari e si scambia a momenti alterni, il secondo caso mi pare che implichi il fatto che uno dei due è in posizione di debolezza costante rispetto all'altro...

Non so se riesco a spiegare cosa intendo: io parto dal presupposto che incontrare l'altro è fonte di gioia, ma il rovescio della gioia è il dolore, quindi quando scelgo metto in preventivo entrambi. e se metto in preventivo il dolore è perchè so che, per quanto possa fare male, non mi abbatte.

Per me sostegno non è semplificare la vita dell'altro, ma fargli compagnia anche quando se la complica:D

Poi, boh...scusami, sono solo miei pensieri che le tue parole mi hanno fatto partire...non credo che qualcuno mi possa dare gioia e sicurezza, o sono dentro di me o quel qualcuno si può tagliare le vene a zig zag che poco cambia:mrgreen:

Rispetto alla tua domanda: no, niente futuro nella mia testa (anche perché in quel momento lo spazio per il futuro non c'era, c'era a malapena lo spazio per un presente zoppicante).

Ho voluto restare perché sentivo che avrei tollerato il dolore che ne sarebbe derivato. Perché sentivo che quel dolore sarebbe stato fonte di apprendimento e mi avrebbe permesso di elaborare il mio.

Non che non ci fosse gioia, eh, ma la mia variabile era la tolleranza del dolore che da quella gioia sarebbe potuto derivare.

Ho scelto di restare perché sentivo che dentro di lui c'erano parti di me che avrei voluto ri-conoscere. nonostante tutto con lui mi sentivo "a casa", nel senso che senza bisogno di spiegazioni lui aveva colto parti di me che io tenevo via...è stata semplicemente una forma di egoismo, forse anche un voler provare a ri-dare valore a parti di me che non volevo e che mi spaventavano attraverso lui. L'ho fatto per me, non per lui. E lo rifarei, sempre e solo per ME.

Io faccio per me, Giorgio..ho voluto rimanere per me. E questo è quello che condivido...alcune parti di me restano però SOLO MIE, e non le condivido..sono MIE e di nessun altro.
Mi è piaciuta la tua spiegazione, e la tua franchezza. Io non vedo una distanza siderale tra il sostenersi e il proteggersi. Sostenersi implica credere l'uno nell'altro, oltre a riconoscersi, a vederci qualcosa di importante, nell'altro. Proteggersi invece richiede di essere a disposizione reciproca - certo, anche egoisticamente - nella consapevolezza che siamo umani e non macchine. Non significa automaticamente che la posizione di debolezza sia di uno soltanto. Vero, ci possono essere differenze caratteriali tali da far pendere la bilancia più da una parte che dall'altra, ma io voglio proteggere lei perchè lei, magari senza far nulla di particolare, fa sentire protetto me. Non è una dichiarazione di forza o debolezza, è la consapevolezza che insieme siamo vivi, siamo forti, siamo una vita che vale la pena di vivere. Per farti capire: in coppia mi sento d'essere io a proteggere lei, da solo - in questo momento - rischio di infilarmi in un buco per non uscirne più per paura dei fantasmi: è LEI che mi dà la forza per proteggerla, e quindi per proteggersi. Ma posso farlo soltanto se godo della sua fiducia, che io ho tradito. E' così, che le ho fatto del male. Perchè se e quando lo saprà, non so se potrò essere ancora il suo appiglio, nel bisogno.
Quando tu parli di egoismo, o di qualcosa nella tua relazione che è solo tuo, ti capisco perfettamente. Ma come dici anche tu, quella sei tu in quel momento del tuo percorso, in cui non sei da sola. Magari il tuo carattere è ben delineato, sei una persona con molta fiducia in sè e ben attrezzata psicologicamente, ma come vedi anche tu, è in coppia che risiedono alcune parti della tua contemporaneità, di ciò che chiami "sentirsi a casa". Che poi non si possa, voglia, o debba condividere tutto di sè, siamo perfettamente d'accordo, altrimenti si vivrebbe probabilmente in una pubblicità.
Da questo punto di vista, la mia compagna ed io abbiamo una buona indipendenza "intellettuale", ognuno sta lavorando come può alla propria carriera ed ha i propri svaghi, non abbiamo paura di occuparci da soli di noi stessi. Questo continueremmo a farlo in qualsiasi caso. Ma la visione d'insieme implica entrambi, per essere completa. Senza la percezione di essere in debito o in credito, è semplicemente lo scopo e l'effetto di stare insieme, io credo.
Comunque sottoscrivo quello che dici, io voglio salvare questo amore anche, ovviamente, per me. Per sopravvivere, per non perdere la bellezza di quello che ho, anche se l'abbiamo conquistato in due. Perchè con lei la MIA vita mi piace, mi ci ritrovo.
Mi sembri una persona forte, auguro a me e alla mia compagna di esserlo altrettanto. Non so a che punto sia la tua storia ma ti auguro ogni fortuna, e di stare bene, e di trovare la tua pace dentro.
 
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