Più che altro...
Io capisco il desiderio di fare esplodere la propria rabbia. Contro i responsabili. Contro tutto il mondo. Anche contro chi non c'entra. E' un desiderio di facile uscita che prende tutti prima o poi, anche solo per pochi secondi. E' umano. "Vorrei spaccare tutto"
Quando il dolore parla, talvolta urla troppo forte perchè il cervello possa ascoltare se stesso.
Solo che... quando il proprio scopo non è stare meglio, ma fare stare altri peggio, c'è qualcosa che non torna.
Sembra che nella propria vita non ci sia più possibilità di stare bene, se l'unico sollievo può venire dal dolore altrui, per quanto "meritato".
Se l'unico sollievo viene dal fatto di sapere che altri stanno male, allora c'è davvero, davvero qualcosa da cambiare nella propria vita. Perchè mi rifiuto di accettare che non si possa fare qualcosa per rendersi più felici, o sereni, in modo attivo, modificando la propria condizione, ma solo in modo passivo, facendo slittare gli altri in basso sulla scala della felicità.
Non c'entra molto, ma mi viene in mente u raccontino -non ricordo l'autore, scusate.
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Un ometto si reca dal Demonio per fare un patto con lui. Il Diavolo lo guarda nervosamente... c'è qualcosa che non gli torna.. ma si decide lo stesso a fare un patto con lui.
"Che cosa desideri uomo?"
"Desidero che, senza che in me avvenga alcun cambiamento, io diventi la persona più cattiva, infelice, povera, malata di tutto il mondo"
E il Diavolo venne così imprigionato per mille milioni di anni.
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Cercare sollievo nella vendetta -umano, ripeto- è il contrario.
Chiedere che, senza alcun cambiamento, noi si diventi le persone più felici etc etc.
Non funziona...