L’unico mio eccepire potrebbe riguardare il termine “pulzella”; ma, siccome Rabarbaro non sbaglia mai neanche quando potrebbe sbagliarsi, decido che il termine può ben attagliarmisi. E per quanto riguarda il problema delle anagrafi in esso profilato, l’anagrafe e i numeri in essa compresi non sono mai stati un problema per Innominata.
In termini meno profusi, quello a cui allude il musicante che sta tra Satie e Milhaude si chiama pervicace e irridente disincanto poetato, e non è male come munizione per andare alla guerra!
Non è che io mi rotrovi a scrivere in un impeto di invidia per la millantata infallibilità di codesto Rabarbaro, ma un certo qual sentimento di disgusto unito a pietà per chi non prova la gioia dell'errare, pur restando nello stesso posto, non riesco proprio a non provarlo.
Che è la sintomatologia di certe esperienze a valere ben maggiormente del loro eventuale decorso, ivi s'insinua la paralellanza con l'errazione, l'amicalità benefica con la deriva dalla rotta sicura e l'affratellamento col sentiero periglioso e ispido che allontana, tanto più lo si percorre, dalla buona fine.
Egli è Rabarbaro tale ad un garzone che vorrebbe sbagliarsi tante volte quante non fa e s'acconcia al malvivere per ben morire in preferenza al ben vivere pel malmorir.
E la pulzellanza, io stimo, è immagiune ch'egli gradisce, perchè l'attanaglia alla freschezza dell'anima che nulla à da spartire colla diligenza ottusa de'calendari sdegnosi!
Capisco, infine, la certa difficoltà nel paragonare certi orribili arrangiamenti dodecafonici con li mirabili interpreti di musica tonale.
Parvemi esser Rabarbaro piuttosto uno strimpellatore di theremin.