Ecco, quando leggo di una discussione del genere, il mio istinto mi consiglia di pensarci un po' su.
Io, ovviamente, non gli darò retta e scriverò la prima cosa che mi passa per la testa, come al solito.
A me sembra che tutta l'istintività, tutta quella che mi viene in mente almeno, sia una sorta di mostro con quattro teste.
La prima ha il colore di un pregiudizio della vita stessa, una sorta di tesoro triste, come la verginità in un uomo, che ammicca senza soluzione di continuità prima alla propria dissolvenza in un mare pieno di meduse urticanti, poi alla propria permanenza in una gipsoteca, proprio in mezzo al busto di ciò che si sarebbe potuto fare ed all'erma di ciò che non si farà mai.
Nel primo caso i pruriti e le vescicolazioni sono il premio di ciò che è stato compiuto troppo presto e nel secondo la polvere ricoprirà l'eterno rimpianto.
Una tinta aberrante quindi, che disdegna le alterazioni del non-ancora-esperito, e ne onora le sorti con un'etichettatura subitanea e senza necessità di profilassi, per poi archiviarla nel disdegno o fra gli allori.
La seconda ha la forza di un vangelo della nuova genesi, è l'urlo di un wundertäter nel deserto che annuncia il secondo avvento di un'età dell'oro che, a ben vedere, non è mai esistita.
E' l'eco perenne di un suono che non è mai stato emesso in nessun tempo e da nessuna bocca, eppure sembra sempre essere il consiglio serpentino, che gatteggia più di un occhio di tigre, allorquando i nervi vengono attorcigliati da una tenaglia rovente o la testa bolle come una pentola di fagioli.
E' il 'come' le cose devono essere fatte e subite, come lo percepisce un io che non è mai esistito vantando un successo che non è mai stato ottenuto, indicando -con fare sicuro- delle prove invisibili.
La terza si incasella come uno zeugma dentro al quale esso è il verbo unico delle molteplici frasi che sono le circostanze, ed i casi, dell'umana esistenza.
Un passepartout grezzo e lesto come un piede di porco ed un furfante quando essi sono l'unico mezzo e protagonista dell'apertura di un lucchetto e della pulizia del viso dal trucco.
E' la fiamma ossidrica nelle mani di un barbitonsore il cui unico e ripetuto cliente è il nostro quotidiano indaffararsi spaurito ed ipertricotico.
Istromento malagevolante spropositato e lagnoso per qualsiasi fine da gentiluomini ed azione che non voglia risultare infelice nello svolgersi così come nell'esito.
La quarta ha la sedimentazione dell'ignavia nel predicatore che va cuculiando gli avventori e i passeggeri dovendo scrostare a costoro la buona fede e procurare per sè stesso un misero pasto per non morire di stenti.
E' egli stesso un errore acuto che impigrisce il suo intestino prima ed il suo respiro poi.
Va vendendosi ai rammolliti ed agli imberbi cospargendo i loro capi vuoti di due gocce di lozione magica che sembra un senapismo rubefacente, ma che non arrossa davvero, se non per le mani callose che frullano sulla cute mentre si trastulla cantando 'Mi chiamani Mimì...', e fingendo che il suo operato abbia qualche effetto oltre a favorire il surriscaldamento del cranio ed ad anestetizzare il cervello.
Per queste ragioni scalza persino l'Idra nella mia personale classifica dei mostri pluricefali!
E scusate se è poco!