Presentazione, LUNGA. Avvertiti, tutti.

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

AnnaBlume

capziosina random
Salve a tutta la tribù.

E’ un pò che vi leggo, che spulcio, che convengo o dissento, che rimugino e imparo e rifletto. Alla fine, eccomi qui, farlo di nascosto mi pare brutto.

Il fatto è che non sono sintetica: mi par sempre che la sintesi tolga la sostanza, perché le cose non sono lineari e le storie umane ancor meno. Cercherò, però, di esserlo, altrimenti scappa fuori un guerra e pace di una noia mortale. Che, giustamente, mi tirereste in testa.

Io, grosse cicatrici alle spalle, per lo più familiari, talmente autonoma emotivamente –all’apparenza- da sembrare anodina, case in affitto a mia immagine e somiglianza da quando avevo 19 anni. E studio e lavoro, studio e lavoro, studio e lavoro. E poi, per caso, l’incontro. Il raggio di sole. Uno sguardo pulito, la luce negli occhi, e rideva. Mi sembrava libero, non impastoiato. La pelle integra, senza segni di colpi antichi. In gamba: uno che pensa prima di agire, uno dai comportamenti etici prima e oltre il proprio tornaconto. E poi, uno di tutto: lo stesso mio sport –outdoor estremo- ma lettore; alla fine delle uscite, invece di blaterare con gli altri maschietti che fanno quello sport a chi ce l’ha più lungo, parlava di libri, di cinema, di musica, d’arte. Come me, che tali palate di testosterone mi annoiano da morire e spesso mi imbarazzano, ma se si vuole fare quello sport, pare essere il prezzo da pagare. E brillante e divertente. E una competenza simile alla mia, ma diversa quel tanto che basta da essere stimolante, tanto. E vegetariano, come me, per gli stessi identici motivi. Sembravamo, io lo credevo, due extraterrestri in pianeta alieno, due uguali ma diversi. Stessa lingua. E il seme cresceva.

Vivere insieme è stato veloce, facile. Deporre le mie difese, la mia incredulità, è stato quasi immediato. Crederci un nettare.

Poi, le sue crisi. Depressione. Quella seria, pesante. Quella che non capisci. Era altro dalla mia disperazione di anni. Era più di infelicità. Era un veleno. Ciclotimia. Lunghi periodi nei quali moriva. Si spegneva lo sguardo, niente più sonno, niente più fame, niente più amore, niente più gesti, niente più parole. Si trascinava al lavoro come un automa -dio solo sa come riuscisse- e poi niente. Il tempo che sgocciolava. Io non capivo. Ho provato a capire, ho provato ad esserci comunque. Credevo che la normalità (brutta parola) fosse la sua felicità, e la depressione fosse la malattia. Bastava trovare la cura, io l’avrei cercata. Avrei camminato nel fuoco per lui.

E poi, risaliva la china, attaccato alla mia mano. E tornava tutto. L’amore e i sorrisi, i gesti e i viaggi, i salti nel fiume e l’azzurro delle montagne, i tornanti in moto. E poi di nuovo il buio e il baratro. Sempre più lungo, sempre più profondo. Lui era nel pozzo, ed io c’ero scesa perché potesse trovarci la mano quando si risvegliava. E tira, e spingi, e parla e taci, e rispetta e aspetta e cerca di capire. E cerca di dimenticarti: lui sta male, tu ce la fai da sola. A caro prezzo, ma ce la fai. Ma poi, lo corroboravo –a prezzo di me- perché ritrovasse l’uscita, sempre più a fatica, ogni volta scivolava più giù, e quando riemergeva, cominciava ad andarsene da solo. Uscite sportive senza di me, viaggi da solo. Da una parte capivo: io avevo sempre viaggiato da sola, in posti decisamente inaccessibili, sapevo bene che adrenalina dà. Dall’altra no. Spendevo tutto ciò che avevo e anche quello che non credevo di avere per ridargli forza e lui poi volava via. Non sempre, ovviamente, ma e’ stato feroce. E poi, anni avvelenati a sprazzi, un amore che sbatteva contro il muro, io non potevo più. Non avevo il controllo, tutto era giocato sulla sua depressione. E avevo visto, finalmente, qualcosa che prima non mi pareva ci fosse. Che per caso lui mi tradiva? Talmente pulita, io, da sentirmi in colpa per solo averlo pensato. E da brava pulita, idiota pulita, l’ho chiesto. La reazione è stata inattesa. Parole veloci, troppo. Offesa da parte sua, troppa e troppo immediata. Violenza nel rispondere. Attaccare per non esserlo. Non mi tornava.

E beh, la discesa nell’inferno per me. Qualcosa che non avevo mai fatto e che ritenevo assolutamente sbagliato. Da non fare mai. L’ho controllato. Spiato. Hackerato le psw. Tutto. E ho trovato un mondo. Inabitabile, per me. Irrespirabile. Sesso come droga pesante, sesso per ottenebrarsi. Sesso con chiunque, senza selezione alcuna, anche non protetto, a casa nostra, per anni. Pompini da giovanissime filmati via web-cam perché una terza ne godesse. Partner di una coppia in un sito, con tanto di foto di incontri avvenuti. Sesso con sconosciuti/e, e sesso con conosciuti/e.

E ho chiesto tempo senza dire perché, e tempo ho ottenuto, una settimana di follia. Ho usato le mie competenze professionali – se una cosa esiste, io la trovo, non c’è storia- per risalire a ritroso, morire per interposte persone. Ho trovato numeri, ho parlato con gente, mi sono sentita raccontare come io non sono stata mai, mai, mai, da un paio di donne che lo volevano per sé –all’oscuro come me delle altre sue attività- e gli chiedevano perché stesse con me, perché non mi lasciasse. Le sue risposte, nelle quali mi svendeva, mi riduceva a una che per pietà lui non poteva lasciare. Tutto stravolto: una mia malattia di anni prima, risolta brillantemente grazie alla mia sola forza di volontà che invece, nelle sue parole, mi aveva trasformata in una sorta di disabile cognitiva. Io che ero nel post-dottorato –pagato- dell’università più selettiva e prestigiosa nel mio campo.Il cancro – stadio terminale- di mia madre che io gestivo senza chiedergli nulla per non appesantirlo visto che stava già tanto male, tutto, tutto buttato nel mucchio a giustificare perché rimanesse con me. Perfino che non ero in grado di mantenermi. Io che lo avevo –che torda- aiutato, e non poco, a ristrutturare casa SUA. Io, che dell’autonomia ho fatto un bandiera. Io che non avevo mai, nemmeno per un giorno, usato il suo reddito o il suo denaro. Tutto buttato nel cassonetto per avere indietro, negli occhi di semisconosciute, un’immagine di sé magnificata, aumentata di decine di volte. Ho amato perdutamente una truffa.

E poi, e poi, sapete come vanno queste cose.

Sepolta da schifezze e menzogne.
Franata in 3 loops silenziosi, solo miei, uno dietro l’altro.

Il primo: “non TU. Tutti, ma non TU”. Durato 2 giorni. Non riuscivo a formulare altro pensiero. Non riuscivo a crederci.
Il secondo: “come cazzo hai fatto ad arrivare a questo. Come. Cazzo. Hai. Potuto.” Un altro paio di giorni, più o meno. Non riuscivo a respirare.
Il terzo: “chi cazzo sei, tu”. Gli ho mollato all’improvviso uno schiaffo a mano aperta, con tutta la forza, non me lo perdonerò mai.

Ho pulito casa come fosse uno specchio, non ho mai capito perché. Tirato fuori il trolley, preso 4 cose, infilato la porta.

Sono passati quasi 3 anni. 2 li ho spesi tra la vita e la morte, non vedevo niente, non sentivo niente se non sordo dolore che azzannava e bruciava ogni fibra. Non lasciava niente. Lavoro, lavoro, lavoro. Poi mi sono risvegliata, una mia amica mi ha detto: “meglio vedova che male accompagnata”. Le prime risate a crepapelle. Ora respiro di nuovo, ora rido. Un riso un pò amaro, ma meglio di niente. Insomma, sono sopravvissuta. Non posso dire di aver capito. Non posso dire di sapere come si fa. Ma ho ritrovato il mio passo elastico, le falcate da gazzella anche con i tacchi alti, il mio essere leggera, ossa e vento. Grazie a tutti, mi ha fatto bene leggere alcuni di voi, altri mi hanno fatto incazzare. Ma siete stati – chi più, chi meno- preziosi.

PS: ve l’avevo detto, che non ero sintetica. Non lapidatemi, o perlomeno non per questo.
:eek:
 

Simy

WWF
...ciao,

al di là del dono della sintesi che ti manca (sono ironica).. benvenuta.

Sono felice di aver letto fino alla fine e di sapere che almeno in parte ora sta bene.
è davvero una brutta storia.

ti abbraccio virtualmente
:abbraccio:
 

Eretteo

Utente di lunga data
Dispiace che tu c'abbia messo anni a dimenticare un miserabile.
Ma e' pur vero che non siamo tutti uguali.
Spero che tu ti sia fatta un'analisi del sangue.
 

AnnaBlume

capziosina random
Simy

E io me lo prendo tutto, questo abbraccio! Grazie
 

AnnaBlume

capziosina random

lunaiena

Scemo chi legge
Ciao...

Il passato è passato quando di esso ne rimane solo il ricordo...:smile:
 

valorizzatore

Utente di lunga data
sono esperienze che ti cambiano sicuramente e ti insegnano ad amarti ancor di più di quello che già fai.
purtroppo nella società moderna sembra di prassi che accadano queste cose e si sorvola sopra ai sentimenti della gente cadendo in un mondo che più basso non si può caratterizzato da EGOISMO e FALSITà.
per fortuna non tutti sono così e ce qualcuno che si sente extraterrestre...MA PER FORTUNA!!!
quello che non uccide fortifica anche se fa moooolto male!!!!
sei davvero forte!!!
 

Simy

WWF
T

Tebina

Guest
Salve a tutta la tribù.

E’ un pò che vi leggo, che spulcio, che convengo o dissento, che rimugino e imparo e rifletto. Alla fine, eccomi qui, farlo di nascosto mi pare brutto.

Il fatto è che non sono sintetica: mi par sempre che la sintesi tolga la sostanza, perché le cose non sono lineari e le storie umane ancor meno. Cercherò, però, di esserlo, altrimenti scappa fuori un guerra e pace di una noia mortale. Che, giustamente, mi tirereste in testa.

Io, grosse cicatrici alle spalle, per lo più familiari, talmente autonoma emotivamente –all’apparenza- da sembrare anodina, case in affitto a mia immagine e somiglianza da quando avevo 19 anni. E studio e lavoro, studio e lavoro, studio e lavoro. E poi, per caso, l’incontro. Il raggio di sole. Uno sguardo pulito, la luce negli occhi, e rideva. Mi sembrava libero, non impastoiato. La pelle integra, senza segni di colpi antichi. In gamba: uno che pensa prima di agire, uno dai comportamenti etici prima e oltre il proprio tornaconto. E poi, uno di tutto: lo stesso mio sport –outdoor estremo- ma lettore; alla fine delle uscite, invece di blaterare con gli altri maschietti che fanno quello sport a chi ce l’ha più lungo, parlava di libri, di cinema, di musica, d’arte. Come me, che tali palate di testosterone mi annoiano da morire e spesso mi imbarazzano, ma se si vuole fare quello sport, pare essere il prezzo da pagare. E brillante e divertente. E una competenza simile alla mia, ma diversa quel tanto che basta da essere stimolante, tanto. E vegetariano, come me, per gli stessi identici motivi. Sembravamo, io lo credevo, due extraterrestri in pianeta alieno, due uguali ma diversi. Stessa lingua. E il seme cresceva.

Vivere insieme è stato veloce, facile. Deporre le mie difese, la mia incredulità, è stato quasi immediato. Crederci un nettare.

Poi, le sue crisi. Depressione. Quella seria, pesante. Quella che non capisci. Era altro dalla mia disperazione di anni. Era più di infelicità. Era un veleno. Ciclotimia. Lunghi periodi nei quali moriva. Si spegneva lo sguardo, niente più sonno, niente più fame, niente più amore, niente più gesti, niente più parole. Si trascinava al lavoro come un automa -dio solo sa come riuscisse- e poi niente. Il tempo che sgocciolava. Io non capivo. Ho provato a capire, ho provato ad esserci comunque. Credevo che la normalità (brutta parola) fosse la sua felicità, e la depressione fosse la malattia. Bastava trovare la cura, io l’avrei cercata. Avrei camminato nel fuoco per lui.

E poi, risaliva la china, attaccato alla mia mano. E tornava tutto. L’amore e i sorrisi, i gesti e i viaggi, i salti nel fiume e l’azzurro delle montagne, i tornanti in moto. E poi di nuovo il buio e il baratro. Sempre più lungo, sempre più profondo. Lui era nel pozzo, ed io c’ero scesa perché potesse trovarci la mano quando si risvegliava. E tira, e spingi, e parla e taci, e rispetta e aspetta e cerca di capire. E cerca di dimenticarti: lui sta male, tu ce la fai da sola. A caro prezzo, ma ce la fai. Ma poi, lo corroboravo –a prezzo di me- perché ritrovasse l’uscita, sempre più a fatica, ogni volta scivolava più giù, e quando riemergeva, cominciava ad andarsene da solo. Uscite sportive senza di me, viaggi da solo. Da una parte capivo: io avevo sempre viaggiato da sola, in posti decisamente inaccessibili, sapevo bene che adrenalina dà. Dall’altra no. Spendevo tutto ciò che avevo e anche quello che non credevo di avere per ridargli forza e lui poi volava via. Non sempre, ovviamente, ma e’ stato feroce. E poi, anni avvelenati a sprazzi, un amore che sbatteva contro il muro, io non potevo più. Non avevo il controllo, tutto era giocato sulla sua depressione. E avevo visto, finalmente, qualcosa che prima non mi pareva ci fosse. Che per caso lui mi tradiva? Talmente pulita, io, da sentirmi in colpa per solo averlo pensato. E da brava pulita, idiota pulita, l’ho chiesto. La reazione è stata inattesa. Parole veloci, troppo. Offesa da parte sua, troppa e troppo immediata. Violenza nel rispondere. Attaccare per non esserlo. Non mi tornava.

E beh, la discesa nell’inferno per me. Qualcosa che non avevo mai fatto e che ritenevo assolutamente sbagliato. Da non fare mai. L’ho controllato. Spiato. Hackerato le psw. Tutto. E ho trovato un mondo. Inabitabile, per me. Irrespirabile. Sesso come droga pesante, sesso per ottenebrarsi. Sesso con chiunque, senza selezione alcuna, anche non protetto, a casa nostra, per anni. Pompini da giovanissime filmati via web-cam perché una terza ne godesse. Partner di una coppia in un sito, con tanto di foto di incontri avvenuti. Sesso con sconosciuti/e, e sesso con conosciuti/e.

E ho chiesto tempo senza dire perché, e tempo ho ottenuto, una settimana di follia. Ho usato le mie competenze professionali – se una cosa esiste, io la trovo, non c’è storia- per risalire a ritroso, morire per interposte persone. Ho trovato numeri, ho parlato con gente, mi sono sentita raccontare come io non sono stata mai, mai, mai, da un paio di donne che lo volevano per sé –all’oscuro come me delle altre sue attività- e gli chiedevano perché stesse con me, perché non mi lasciasse. Le sue risposte, nelle quali mi svendeva, mi riduceva a una che per pietà lui non poteva lasciare. Tutto stravolto: una mia malattia di anni prima, risolta brillantemente grazie alla mia sola forza di volontà che invece, nelle sue parole, mi aveva trasformata in una sorta di disabile cognitiva. Io che ero nel post-dottorato –pagato- dell’università più selettiva e prestigiosa nel mio campo.Il cancro – stadio terminale- di mia madre che io gestivo senza chiedergli nulla per non appesantirlo visto che stava già tanto male, tutto, tutto buttato nel mucchio a giustificare perché rimanesse con me. Perfino che non ero in grado di mantenermi. Io che lo avevo –che torda- aiutato, e non poco, a ristrutturare casa SUA. Io, che dell’autonomia ho fatto un bandiera. Io che non avevo mai, nemmeno per un giorno, usato il suo reddito o il suo denaro. Tutto buttato nel cassonetto per avere indietro, negli occhi di semisconosciute, un’immagine di sé magnificata, aumentata di decine di volte. Ho amato perdutamente una truffa.

E poi, e poi, sapete come vanno queste cose.

Sepolta da schifezze e menzogne.
Franata in 3 loops silenziosi, solo miei, uno dietro l’altro.

Il primo: “non TU. Tutti, ma non TU”. Durato 2 giorni. Non riuscivo a formulare altro pensiero. Non riuscivo a crederci.
Il secondo: “come cazzo hai fatto ad arrivare a questo. Come. Cazzo. Hai. Potuto.” Un altro paio di giorni, più o meno. Non riuscivo a respirare.
Il terzo: “chi cazzo sei, tu”. Gli ho mollato all’improvviso uno schiaffo a mano aperta, con tutta la forza, non me lo perdonerò mai.

Ho pulito casa come fosse uno specchio, non ho mai capito perché. Tirato fuori il trolley, preso 4 cose, infilato la porta.

Sono passati quasi 3 anni. 2 li ho spesi tra la vita e la morte, non vedevo niente, non sentivo niente se non sordo dolore che azzannava e bruciava ogni fibra. Non lasciava niente. Lavoro, lavoro, lavoro. Poi mi sono risvegliata, una mia amica mi ha detto: “meglio vedova che male accompagnata”. Le prime risate a crepapelle. Ora respiro di nuovo, ora rido. Un riso un pò amaro, ma meglio di niente. Insomma, sono sopravvissuta. Non posso dire di aver capito. Non posso dire di sapere come si fa. Ma ho ritrovato il mio passo elastico, le falcate da gazzella anche con i tacchi alti, il mio essere leggera, ossa e vento. Grazie a tutti, mi ha fatto bene leggere alcuni di voi, altri mi hanno fatto incazzare. Ma siete stati – chi più, chi meno- preziosi.

PS: ve l’avevo detto, che non ero sintetica. Non lapidatemi, o perlomeno non per questo.
:eek:


Accidenti che storia Anna.
Felice che tu stia meglio. ma veramente.

E...di nuovo benvenuta.


:)
 

Angelica

Utente di lunga data
Ciao AnnaBlume, un abbraccio anche da me. Non è vero che non sei sintetica, anzi, direi il contrario, considerando l'intensità della storia che hai vissuto. Sono contenta che tu sia riuscita ad uscirne. Come dice giustamente Valorizzatore, quel che non uccide fortifica. Come una malattia grave: se non ti uccide ti lascia gli anticorpi. Ti auguro tanta felicità per il futuro.
 
D

Danielona

Guest
invece la sberla a piene mani se l'è meritata tutta

Cara AnnaBlume, non devi sentirti in colpa per la sberla a piene mani, le ho date anch'io al mio ex-marito quando l'ho scoperto, ed era una sola, l'altra, ma lui negava negava negava, ed io che avevo le prove non ci ho più visto. Lo rifarei. E se le è prese in silenzio.

Mai fatto prima in vita mia e mai avrei pensato di esserne capace.


Magari il male che mi ha fatto, e che tu hai provato, fosse quello di sberle a piene mani, è un male che ti soffoca, che non ti fa venire voglia di niente e nessuno, che, come dici tu, ti fa pensare di 'aver sposato una truffa', una truffa piena di bugie.

Spero di poter ridere di nuovo, e, come ti ha detto la tua amica, di certi elementi è bello rimanere vedove.
 

free

Escluso
ciao AnnaBlume
quello che mi ha colpita di più è: nessuna mancanza da parte tua
possibile?
forse perchè io ad es. mica mi comporto sempre al meglio, lo ammetto

comunque sia, sono contenta che ora stai bene:smile:
 

Nausicaa

sfdcef
Mi spiace per la tua storia ma.... bello leggerla. Bello leggere di come sei stata in gamba.

Grazie. Mi sento incoraggiata (non per una storia simile alla tua).
 
E

exStermy

Guest
Salve a tutta la tribù.

E’ un pò che vi leggo, che spulcio, che convengo o dissento, che rimugino e imparo e rifletto. Alla fine, eccomi qui, farlo di nascosto mi pare brutto.

Il fatto è che non sono sintetica: mi par sempre che la sintesi tolga la sostanza, perché le cose non sono lineari e le storie umane ancor meno. Cercherò, però, di esserlo, altrimenti scappa fuori un guerra e pace di una noia mortale. Che, giustamente, mi tirereste in testa.

Io, grosse cicatrici alle spalle, per lo più familiari, talmente autonoma emotivamente –all’apparenza- da sembrare anodina, case in affitto a mia immagine e somiglianza da quando avevo 19 anni. E studio e lavoro, studio e lavoro, studio e lavoro. E poi, per caso, l’incontro. Il raggio di sole. Uno sguardo pulito, la luce negli occhi, e rideva. Mi sembrava libero, non impastoiato. La pelle integra, senza segni di colpi antichi. In gamba: uno che pensa prima di agire, uno dai comportamenti etici prima e oltre il proprio tornaconto. E poi, uno di tutto: lo stesso mio sport –outdoor estremo- ma lettore; alla fine delle uscite, invece di blaterare con gli altri maschietti che fanno quello sport a chi ce l’ha più lungo, parlava di libri, di cinema, di musica, d’arte. Come me, che tali palate di testosterone mi annoiano da morire e spesso mi imbarazzano, ma se si vuole fare quello sport, pare essere il prezzo da pagare. E brillante e divertente. E una competenza simile alla mia, ma diversa quel tanto che basta da essere stimolante, tanto. E vegetariano, come me, per gli stessi identici motivi. Sembravamo, io lo credevo, due extraterrestri in pianeta alieno, due uguali ma diversi. Stessa lingua. E il seme cresceva.

Vivere insieme è stato veloce, facile. Deporre le mie difese, la mia incredulità, è stato quasi immediato. Crederci un nettare.

Poi, le sue crisi. Depressione. Quella seria, pesante. Quella che non capisci. Era altro dalla mia disperazione di anni. Era più di infelicità. Era un veleno. Ciclotimia. Lunghi periodi nei quali moriva. Si spegneva lo sguardo, niente più sonno, niente più fame, niente più amore, niente più gesti, niente più parole. Si trascinava al lavoro come un automa -dio solo sa come riuscisse- e poi niente. Il tempo che sgocciolava. Io non capivo. Ho provato a capire, ho provato ad esserci comunque. Credevo che la normalità (brutta parola) fosse la sua felicità, e la depressione fosse la malattia. Bastava trovare la cura, io l’avrei cercata. Avrei camminato nel fuoco per lui.

E poi, risaliva la china, attaccato alla mia mano. E tornava tutto. L’amore e i sorrisi, i gesti e i viaggi, i salti nel fiume e l’azzurro delle montagne, i tornanti in moto. E poi di nuovo il buio e il baratro. Sempre più lungo, sempre più profondo. Lui era nel pozzo, ed io c’ero scesa perché potesse trovarci la mano quando si risvegliava. E tira, e spingi, e parla e taci, e rispetta e aspetta e cerca di capire. E cerca di dimenticarti: lui sta male, tu ce la fai da sola. A caro prezzo, ma ce la fai. Ma poi, lo corroboravo –a prezzo di me- perché ritrovasse l’uscita, sempre più a fatica, ogni volta scivolava più giù, e quando riemergeva, cominciava ad andarsene da solo. Uscite sportive senza di me, viaggi da solo. Da una parte capivo: io avevo sempre viaggiato da sola, in posti decisamente inaccessibili, sapevo bene che adrenalina dà. Dall’altra no. Spendevo tutto ciò che avevo e anche quello che non credevo di avere per ridargli forza e lui poi volava via. Non sempre, ovviamente, ma e’ stato feroce. E poi, anni avvelenati a sprazzi, un amore che sbatteva contro il muro, io non potevo più. Non avevo il controllo, tutto era giocato sulla sua depressione. E avevo visto, finalmente, qualcosa che prima non mi pareva ci fosse. Che per caso lui mi tradiva? Talmente pulita, io, da sentirmi in colpa per solo averlo pensato. E da brava pulita, idiota pulita, l’ho chiesto. La reazione è stata inattesa. Parole veloci, troppo. Offesa da parte sua, troppa e troppo immediata. Violenza nel rispondere. Attaccare per non esserlo. Non mi tornava.

E beh, la discesa nell’inferno per me. Qualcosa che non avevo mai fatto e che ritenevo assolutamente sbagliato. Da non fare mai. L’ho controllato. Spiato. Hackerato le psw. Tutto. E ho trovato un mondo. Inabitabile, per me. Irrespirabile. Sesso come droga pesante, sesso per ottenebrarsi. Sesso con chiunque, senza selezione alcuna, anche non protetto, a casa nostra, per anni. Pompini da giovanissime filmati via web-cam perché una terza ne godesse. Partner di una coppia in un sito, con tanto di foto di incontri avvenuti. Sesso con sconosciuti/e, e sesso con conosciuti/e.

E ho chiesto tempo senza dire perché, e tempo ho ottenuto, una settimana di follia. Ho usato le mie competenze professionali – se una cosa esiste, io la trovo, non c’è storia- per risalire a ritroso, morire per interposte persone. Ho trovato numeri, ho parlato con gente, mi sono sentita raccontare come io non sono stata mai, mai, mai, da un paio di donne che lo volevano per sé –all’oscuro come me delle altre sue attività- e gli chiedevano perché stesse con me, perché non mi lasciasse. Le sue risposte, nelle quali mi svendeva, mi riduceva a una che per pietà lui non poteva lasciare. Tutto stravolto: una mia malattia di anni prima, risolta brillantemente grazie alla mia sola forza di volontà che invece, nelle sue parole, mi aveva trasformata in una sorta di disabile cognitiva. Io che ero nel post-dottorato –pagato- dell’università più selettiva e prestigiosa nel mio campo.Il cancro – stadio terminale- di mia madre che io gestivo senza chiedergli nulla per non appesantirlo visto che stava già tanto male, tutto, tutto buttato nel mucchio a giustificare perché rimanesse con me. Perfino che non ero in grado di mantenermi. Io che lo avevo –che torda- aiutato, e non poco, a ristrutturare casa SUA. Io, che dell’autonomia ho fatto un bandiera. Io che non avevo mai, nemmeno per un giorno, usato il suo reddito o il suo denaro. Tutto buttato nel cassonetto per avere indietro, negli occhi di semisconosciute, un’immagine di sé magnificata, aumentata di decine di volte. Ho amato perdutamente una truffa.

E poi, e poi, sapete come vanno queste cose.

Sepolta da schifezze e menzogne.
Franata in 3 loops silenziosi, solo miei, uno dietro l’altro.

Il primo: “non TU. Tutti, ma non TU”. Durato 2 giorni. Non riuscivo a formulare altro pensiero. Non riuscivo a crederci.
Il secondo: “come cazzo hai fatto ad arrivare a questo. Come. Cazzo. Hai. Potuto.” Un altro paio di giorni, più o meno. Non riuscivo a respirare.
Il terzo: “chi cazzo sei, tu”. Gli ho mollato all’improvviso uno schiaffo a mano aperta, con tutta la forza, non me lo perdonerò mai.

Ho pulito casa come fosse uno specchio, non ho mai capito perché. Tirato fuori il trolley, preso 4 cose, infilato la porta.

Sono passati quasi 3 anni. 2 li ho spesi tra la vita e la morte, non vedevo niente, non sentivo niente se non sordo dolore che azzannava e bruciava ogni fibra. Non lasciava niente. Lavoro, lavoro, lavoro. Poi mi sono risvegliata, una mia amica mi ha detto: “meglio vedova che male accompagnata”. Le prime risate a crepapelle. Ora respiro di nuovo, ora rido. Un riso un pò amaro, ma meglio di niente. Insomma, sono sopravvissuta. Non posso dire di aver capito. Non posso dire di sapere come si fa. Ma ho ritrovato il mio passo elastico, le falcate da gazzella anche con i tacchi alti, il mio essere leggera, ossa e vento. Grazie a tutti, mi ha fatto bene leggere alcuni di voi, altri mi hanno fatto incazzare. Ma siete stati – chi più, chi meno- preziosi.

PS: ve l’avevo detto, che non ero sintetica. Non lapidatemi, o perlomeno non per questo.
:eek:
ma in soldoni per la ristrutturasiun, quanto t'ha inkulato questo pezzo di merda?

e poi, quante primavere c'hai?...

(spero sulla capoccia e non sui fianchi)...

ahahahahah
 

oscuro

Utente di lunga data
Ecco

Ecco!Trovo questo 3d interessante e in parte sconvolgente!Anna per anni è vissuta amando un idea,l'idea di una persona,ma quella persona con quella idea non c'entrava nulla!Passo per uno critico,critico con i traditori...perchè spesso non danno la possibilità di scegliere la persona ,fra bugie e mensogne si nascondono dietro l'idea dell'amato,approfittando della sua ingenuità,della sua buona fede...!Poi possiamo raccontarci le cazzate che vi pare,i diversamente,e le tante frivolezze che si leggono quotiniamente qui dentro...., questo 3d credo sia emblematico della sofferenza e del buio nel quale si può sprofondare.....questa è la realtà,amara e spietata!!
 

Nausicaa

sfdcef
Ecco!Trovo questo 3d interessante e in parte sconvolgente!Anna per anni è vissuta amando un idea,l'idea di una persona,ma quella persona con quella idea non c'entrava nulla!Passo per uno critico,critico con i traditori...perchè spesso non danno la possibilità di scegliere la persona ,fra bugie e mensogne si nascondono dietro l'idea dell'amato,approfittando della sua ingenuità,della sua buona fede...!Poi possiamo raccontarci le cazzate che vi pare,i diversamente,e le tante frivolezze che si leggono quotiniamente qui dentro...., questo 3d credo sia emblematico della sofferenza e del buio nel quale si può sprofondare.....questa è la realtà,amara e spietata!!
Ok.
Cmq questo qui sembra malato forte. Traditore sì, ma ben peggio.
Direi che il tradimento è addirittura il meno... questo qua ha tradito tutto, tutto.
 

AnnaBlume

capziosina random
@Nausicaa: grazie per le parole. Non so quanto sia vero, ma grazie

@Tebe, Angelica: grazie!!!

@Danielona: direi che l'acido muriatico, si meritava, altro che schiaffo. Ma io non dovevo darglielo, su questo non ci piove. Aborro la violenza, sempre. Ma poi al dunque, con violenza ho risposto. Bene non è.

@Free: mancanze mie? Quante ne vuoi. Non è facile gestire una depressione, quella vera, non quella tanto per dire, se non sei uno specialista. L'ho pungolato per farlo uscire dal suo stato, al volte, tanto, troppo. Nei primi anni l'ho messo di fronte al niente che aveva se continuava così, cosa che deve averlo annichilito. Ho fatto pressioni per riaverlo con me corpo e spirito, si deve essere sentito una merda visto che non si riusciva. In alcuni momenti devo averlo fatto sentire un carnefice. Ho tentato tutto e più di tutto, dalla dolcezza alla minaccia, vuoi che non abbia avuto mancanze? E poi, e poi, col senno del poi, il mio sesso non gli sarebbe bastato mai. Non mi ha mai chiesto niente di diverso dall'amore che facevamo (nei momenti nei quali capiva dove era e che giorno era, ovviamente), ma decisamente io sono un pochino Bambi, per lui. Col senno del poi. Di hard e sconosciuti, in me, c'è ben poco.

@Alex/Stermy: 30k circa e migliaia d'ore a restaurare (era un altana del Quattrocento). Hm, quante primavere? Di testa ne ho 167, dopo questa discesa all'inferno. Anagraficamente ne ho 40, dei quali 9 spesi/risucchiati con lui. Fisicamente ne ho 30 (attraverso lo sport ho sempre curato la scatola. Se poi riesco a smettere di fumare...)
Se faccio una media viene...boh?
 
Stato
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