Leggendo il forum ho notato una linea comune di voi tutti, nel quale consigliate di evitare, ove possibile, di tradire per vendicare un tradimento.
Perchè?
Quali dinamiche entrano in gioco per far si che il tradimento per vendetta sia più distruttivo (al livello di sentimenti verso il proprio partner traditore, che psicologici verso se stessi), che costruttivo?
Perchè poi ci si dovrebbe sentire più male e non soddisfatti?
Ho sempre pensato che un uomo tradito da una donna abbia un ancestrale desiderio di riappacificarsi col Karma dell'universo perpetrando esso stesso un tradimento.
Questo però dovrebbe essere un tradimento di natura perversa e scurrile, un'immondizia delicata come una tartina al caviale rigurgitato da un porco.
Perciò esso dovrebbe essere la negazione stessa del piacere naturale e familiare, a voler legare con cento corde la malevolenza stretta attorno al cuore della bugiarda e, medesimamente, svilirla nei propri amori sia di talamo che di ascendenza.
Sarebbe appropriato dunque che il marito, vittima di tradimento, si vendicasse costringendo un consangiuneo di lei, meglio se il padre od il nonno, a praticargli una sodomia in corpo al centro della piazza del paese natìo, previa distribuzione autorizzata di volantini ed affissione di megaposter annuncianti l'evento.
In tal modo egli, il marito, ne uscirebbe a testa alta, avendo umiliato in ogni modo possibile la moglie che gli aveva fatto un così grande torto e, nel contempo guadagnandosi la stima e l'affetto della cittadinanza.
La fedifraga diverrebbe una paria tra i paria ed il marito una nuova icona rosa alla pari di Raffaella Carrà!
Non credo che a sessi invertiti la cosa funzionerebbe.
Peccato!