drusilla
Drama Queen
Avrò avuto 21 anni. Un mix assurdo di timidezza, poca consapevolezza e disinibizione. L’amica mia ancora peggio, ma bona. Cioè, non bona, angelica (aveva il sorriso di Joan Smalls) molto dolce. Perché parlo dell’amica bella? Per far capire che non mi mangiavo un grissino, ecco J)
Lei si mette con uno figo, questo ha l’amico. Brutto ma brutto, alto e poco aggraziato nei movimenti, naso moooolto importante, sui 26 e già cranio con inizio di chiericchetta. Ha il colpo di fulmine con me, è molto gradevole vedere che ho fatto colpo (poi scema come ero che fosse fuoricorso nella Facoltà di Legge mi avrebbe dovuto bastare… cioè io letterina questo wanabee notaio, il giorno e la notte) mi ci metto per provare, mi scarrozza in giro, alla festa dell’equatore (vi rendete conto, lui ancora a metà laurea, io ero a metà laurea nei tempi, gesù devi fare poco più che imparare i decreti a memoria) che poi senza spendere una peseta nella mise – cucito da mia sorella- ho fatto colpo tra tutta la massa vestita da provincia bene, da candidate spose di notai, e ha fatto pure il geloso, o forse ha capito che non ero il tipo per lui...
Boh... Poi, improvvisa, la svolta. Questo guidava, forse perché il codice della strada ce l’aveva fatta a memorizzarlo. Avevo notato la sua difficoltà nella parte pratica, in particolare il parcheggio. Quel giorno si infila in una strada stretta a un solo senso, trova un buco per parcheggiare. Io, che so delle sue difficoltà, taccio, per non innervosirlo. Una macchina dietro gli fa pressing psicologico. Questo fenomeno di fidanzato che mi ero cercata si scoraggia prima di provarci e rinuncia al parcheggio. Comincia a sbuffare: “certo, che se fai così mi innervosisci, come vuoi che ce la faccia”… e io: ma se ero zitta! E lui: appunto… Protesto lievemente (si, lo so, ero scema)
Da allora, fa scendere il gelo tra di noi… io incredula che possa passare da così a colà, lo scalzo un po. Questo qua alla fine mi sfancula per telefono. Notare che vivendo con i miei, il telefono era in casa. Mi faccio il pianto disperato, mia madre (miticaaaa) che entra nella stanza e grida forte affinché il cretino la senta: ma che mi stai a piangere per quello bruttooo! Ma che sei scemaaaaa!!
Epilogo: si offende pure, io provo a comunque vederlo per parlarci (e si, me lo dico io da sola: scema come la merda) questo mi si nega, lo trovo nei soliti bar, quasi nemmeno mi saluta, lo vedo che fa gli occhi dolci a una bionda tinta con aspetto di essere quarantenne (non lo era, solo lo pareva, la sindrome Tatangelo, per intenderci) Piango mi dispero per un mesetto.
Poi passa (grazie a un americano, ma è un’altra storia…)
Mille mila anni dopo, secolo nuovo, millennio nuovo, vita nuova: vado alla presentazione di un libro della mamma della mia amica più pariolina. Mi dicono: guarda quello non è Emilio, un tuo ex? Penso: eccoci, giusto questo ex ho beccato, non il belloccio di Carlos, no, questo proprio. E poi, oggi sono vestita come una suorina, cioè, niente scollatura, niente gonna sopra il ginocchio, niente jeans attillati aoh, oggi non sono uno schianto porca pupazza. Mi mimetizzo dietro alla gente. Lui uguale, brutto come prima ma non di più, i capelli li sono rimasti i pochi che aveva, non invecchiatissimo.
Mi raccontano: si è lasciato con la moglie (si, la bionda tinta simil finta vecchia) che è sempre stata una stronza, adesso è separato con due figli. E mi sono rallegrata tanto ma tanto tanto: tiè ho pensato meschinamente. Poi siccome in fondo sono buona ho chiesto come stesse adesso, e sta con un’altra e va meglio, e ho pensato: ti perdono figliolo, tanto l’hai capito da solo che sei un cretino.
In una nuova puntata le riflessioni serie che questo incontro mi ha fatto fare.
Lei si mette con uno figo, questo ha l’amico. Brutto ma brutto, alto e poco aggraziato nei movimenti, naso moooolto importante, sui 26 e già cranio con inizio di chiericchetta. Ha il colpo di fulmine con me, è molto gradevole vedere che ho fatto colpo (poi scema come ero che fosse fuoricorso nella Facoltà di Legge mi avrebbe dovuto bastare… cioè io letterina questo wanabee notaio, il giorno e la notte) mi ci metto per provare, mi scarrozza in giro, alla festa dell’equatore (vi rendete conto, lui ancora a metà laurea, io ero a metà laurea nei tempi, gesù devi fare poco più che imparare i decreti a memoria) che poi senza spendere una peseta nella mise – cucito da mia sorella- ho fatto colpo tra tutta la massa vestita da provincia bene, da candidate spose di notai, e ha fatto pure il geloso, o forse ha capito che non ero il tipo per lui...
Boh... Poi, improvvisa, la svolta. Questo guidava, forse perché il codice della strada ce l’aveva fatta a memorizzarlo. Avevo notato la sua difficoltà nella parte pratica, in particolare il parcheggio. Quel giorno si infila in una strada stretta a un solo senso, trova un buco per parcheggiare. Io, che so delle sue difficoltà, taccio, per non innervosirlo. Una macchina dietro gli fa pressing psicologico. Questo fenomeno di fidanzato che mi ero cercata si scoraggia prima di provarci e rinuncia al parcheggio. Comincia a sbuffare: “certo, che se fai così mi innervosisci, come vuoi che ce la faccia”… e io: ma se ero zitta! E lui: appunto… Protesto lievemente (si, lo so, ero scema)
Da allora, fa scendere il gelo tra di noi… io incredula che possa passare da così a colà, lo scalzo un po. Questo qua alla fine mi sfancula per telefono. Notare che vivendo con i miei, il telefono era in casa. Mi faccio il pianto disperato, mia madre (miticaaaa) che entra nella stanza e grida forte affinché il cretino la senta: ma che mi stai a piangere per quello bruttooo! Ma che sei scemaaaaa!!
Epilogo: si offende pure, io provo a comunque vederlo per parlarci (e si, me lo dico io da sola: scema come la merda) questo mi si nega, lo trovo nei soliti bar, quasi nemmeno mi saluta, lo vedo che fa gli occhi dolci a una bionda tinta con aspetto di essere quarantenne (non lo era, solo lo pareva, la sindrome Tatangelo, per intenderci) Piango mi dispero per un mesetto.
Poi passa (grazie a un americano, ma è un’altra storia…)
Mille mila anni dopo, secolo nuovo, millennio nuovo, vita nuova: vado alla presentazione di un libro della mamma della mia amica più pariolina. Mi dicono: guarda quello non è Emilio, un tuo ex? Penso: eccoci, giusto questo ex ho beccato, non il belloccio di Carlos, no, questo proprio. E poi, oggi sono vestita come una suorina, cioè, niente scollatura, niente gonna sopra il ginocchio, niente jeans attillati aoh, oggi non sono uno schianto porca pupazza. Mi mimetizzo dietro alla gente. Lui uguale, brutto come prima ma non di più, i capelli li sono rimasti i pochi che aveva, non invecchiatissimo.
Mi raccontano: si è lasciato con la moglie (si, la bionda tinta simil finta vecchia) che è sempre stata una stronza, adesso è separato con due figli. E mi sono rallegrata tanto ma tanto tanto: tiè ho pensato meschinamente. Poi siccome in fondo sono buona ho chiesto come stesse adesso, e sta con un’altra e va meglio, e ho pensato: ti perdono figliolo, tanto l’hai capito da solo che sei un cretino.
In una nuova puntata le riflessioni serie che questo incontro mi ha fatto fare.