Ovviamente le variabili sono tante, ma credo che un paio di anni ci vogliano tutti per tornare appieno nella propria vita con la consapevolezza che il tradimento è stato uno degli inciampi che occorrono camminando nella propria esistenza.
Gli accessi di rabbia, dopo aver sviscerato e ripetuto e considerato e analizzato fino allo sfinimento, tentano sempre di aggredire, ma dopo un po' li si guarda con un misto di compassione e perfino di gentilezza, senza dar loro la possibilità di ferire ancora. Perchè il proprio centro si ritrova in se stessi dopo averlo smarrito nel tradimento.
Rimane un sottofondo amaro quando qualcosa riporta alla mente quanto è stato, e sono migliaia gli elementi in una giornata che possono richiamarlo, ma si arriva perfino a sorriderne. Io ho attraversato anche il periodo in cui prendevo per il culo (nulla di più facile viste le caratteristiche di quella relazione), e non mi serviva granchè perchè lui si impietriva, rimanendoci malissimo e umiliato, e a me non appartiene, in condizioni normali, la derisione di altri esseri umani; dunque ho smesso, se non qualche battutaccia molto di rado.
Il tempo serve per consumare l'idea, ma altrettanto serve darsi da fare per capire cosa si vuole dalla propria vita ora e, per quanto possibile, per il proprio futuro, in che qualità intendiamo impostarlo. Aggrapparsi al male ha il suo perchè; liberarsi anche. La "normalità", quella normalità di prima, è morta e sepolta, on tornerà mai più, ma non guardarla, quella nuova, in un'accezione negativa. Meno male, dico io. La nuova "prassi" cammina su orme vergini, rivoluzionarie se vogliamo; faticose a volte e con certi contorni ancora da scoprire. Il tipo di incedere è soggettivo: ognuno si sceglie la qualità della vita che gli è concesso di vivere e cosa fare dei propri giorni. Personalmente ho dato in termini di energie, sofferenza e tempo, tanto tempo; ora scelgo di soggiornare in questo pezzetto di Terra al meglio per le mie possibilità senza sprecare più risorse. La mia vita è solo mia, sono io la padrona