giorgiocan
Utente prolisso
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
--
Anche io vorrei proporre una citazione deandreiana, che oggi mi sento tanto cucita addosso. Ieri parlavo con un amico - coetaneo, siamo più verso i 35 che i 40 - che osservando l'ecatombe delle relazioni di larga parte dei nostri comuni conoscenti, mi chiedeva "che razza di generazione siamo, che uomini e donne sperduti, vulnerabili e insufficienti a sè". Le parole non sono testuali, ma il senso di fatalismo e inadeguatezza sì. Ora, probabilmente vivendo in prima persona un'esistenza problematica, o per lo meno un'esistenza di coppia, qui dentro non siamo propriamente oggettivi sul tema, ma ammetto che ho dovuto riconoscerglielo: mi sento anche io un debole, in questo periodo. E se mi guardo intorno, una grandissima fetta dei miei conoscenti viene da una separazione, da un'implosione di coppia, da quotidiana frustrazione. E mi trovo ad invidiare la stolta solidità dei miei genitori. Mi direte che il tradimento, il sotterfugio e la disonestà non sono un'invenzione recente, e che una volta semplicemente non si portavano in piazza i propri problemi, ma la sensazione di sconfitta oggi mi si è appiccicata addosso. Eppure io continuo a crederci in una qualche redenzione, o semplicemente salvezza dell'anima.
Pomeriggio di nebbia, qui.
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
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Anche io vorrei proporre una citazione deandreiana, che oggi mi sento tanto cucita addosso. Ieri parlavo con un amico - coetaneo, siamo più verso i 35 che i 40 - che osservando l'ecatombe delle relazioni di larga parte dei nostri comuni conoscenti, mi chiedeva "che razza di generazione siamo, che uomini e donne sperduti, vulnerabili e insufficienti a sè". Le parole non sono testuali, ma il senso di fatalismo e inadeguatezza sì. Ora, probabilmente vivendo in prima persona un'esistenza problematica, o per lo meno un'esistenza di coppia, qui dentro non siamo propriamente oggettivi sul tema, ma ammetto che ho dovuto riconoscerglielo: mi sento anche io un debole, in questo periodo. E se mi guardo intorno, una grandissima fetta dei miei conoscenti viene da una separazione, da un'implosione di coppia, da quotidiana frustrazione. E mi trovo ad invidiare la stolta solidità dei miei genitori. Mi direte che il tradimento, il sotterfugio e la disonestà non sono un'invenzione recente, e che una volta semplicemente non si portavano in piazza i propri problemi, ma la sensazione di sconfitta oggi mi si è appiccicata addosso. Eppure io continuo a crederci in una qualche redenzione, o semplicemente salvezza dell'anima.
Pomeriggio di nebbia, qui.
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