Sbriciolata
Escluso
mah che dire
non è che poi bisogna dire per forza qualcosa.
Come va?
Come stai?
...
bene grazie e tu?
la famiglia?
ah no, quella ... non va bene tirarla fuori.
Il tempo?
Parliamo del tempo?
Il lavoro?
Chettifrega?
Chemmifrega?
e quindi?
quindi è finita e in modo pacato ed urbano si condivide la cosa.
Ci si riduce ad essere educati?
Camminando sulle uova per non disturbare, per non dare adito a discussioni.
E poi un imbarazzato silenzio.
Le stesse domande che sono nella testa di entrambe.
Meglio non farle.
E ci si guarda negli occhi digerendo la sconfitta, deglutendo saliva e lacrime.
Poi si abbassano gli occhi e si fa finta di nulla.
Ci si saluta e si girano le spalle... ci si avvia ognun per sè.
Ma un pezzo è rimasto lì, incollato sul marciapiede.
E dentro un senso di lacerazione e perdita.
Allora velocemente ci si gira... per scoprire che l'altro ha avuto la stessa idea.
Il fiato trattenuto, lo stomaco in un pugno, la gola strozzata.
Si stringono i denti, si accenna un sorriso e porco cane dritto fino alla macchina senza
fermarti.
Inali aria dal naso e la butti fuori dalla bocca velocemente, ti concentri sul respiro,
mordi la lingua per non cedere. E parti, guardando solo la strada.
Dentro hai un incendio che ti sta arrostendo viva, in gola un urlo che trattieni a fatica, le mani tremano.
La prima traversa sulla destra, giri.
Ti fermi.
E fai uscire tutto: lacrime, urla e intanto calci come un'ossessa il pianale della macchina.
Alla cieca cerchi un fazzoletto nella borsa.
Continuando a farfugliare cose insensate.
Non c'è mai un senso a queste cose, ci sono decisioni che sono da prendere e basta.
Ti ricomponi, scendi dalla macchina e ti fumi una sigaretta... facciamo due.
Esamini i danni alla facciata, frughi nelle pieghe della fodera per trovare qualcosa per rimediare,
con le dita ricomponi un attimo i capelli e verifichi, fredda: sì, può andare...
e poi c'è ancora mezz'ora di strada da fare.
Guardi il cielo che naturalmente è rimasto indifferente alla tua piccola,
penosa e insignificante tragedia.
E riparti, a casa ti aspettano, ti vieti di pensare e alzi il volume dello stereo.
Delle lacrime degli amanti non deve restare traccia.
non è che poi bisogna dire per forza qualcosa.
Come va?
Come stai?
...
bene grazie e tu?
la famiglia?
ah no, quella ... non va bene tirarla fuori.
Il tempo?
Parliamo del tempo?
Il lavoro?
Chettifrega?
Chemmifrega?
e quindi?
quindi è finita e in modo pacato ed urbano si condivide la cosa.
Ci si riduce ad essere educati?
Camminando sulle uova per non disturbare, per non dare adito a discussioni.
E poi un imbarazzato silenzio.
Le stesse domande che sono nella testa di entrambe.
Meglio non farle.
E ci si guarda negli occhi digerendo la sconfitta, deglutendo saliva e lacrime.
Poi si abbassano gli occhi e si fa finta di nulla.
Ci si saluta e si girano le spalle... ci si avvia ognun per sè.
Ma un pezzo è rimasto lì, incollato sul marciapiede.
E dentro un senso di lacerazione e perdita.
Allora velocemente ci si gira... per scoprire che l'altro ha avuto la stessa idea.
Il fiato trattenuto, lo stomaco in un pugno, la gola strozzata.
Si stringono i denti, si accenna un sorriso e porco cane dritto fino alla macchina senza
fermarti.
Inali aria dal naso e la butti fuori dalla bocca velocemente, ti concentri sul respiro,
mordi la lingua per non cedere. E parti, guardando solo la strada.
Dentro hai un incendio che ti sta arrostendo viva, in gola un urlo che trattieni a fatica, le mani tremano.
La prima traversa sulla destra, giri.
Ti fermi.
E fai uscire tutto: lacrime, urla e intanto calci come un'ossessa il pianale della macchina.
Alla cieca cerchi un fazzoletto nella borsa.
Continuando a farfugliare cose insensate.
Non c'è mai un senso a queste cose, ci sono decisioni che sono da prendere e basta.
Ti ricomponi, scendi dalla macchina e ti fumi una sigaretta... facciamo due.
Esamini i danni alla facciata, frughi nelle pieghe della fodera per trovare qualcosa per rimediare,
con le dita ricomponi un attimo i capelli e verifichi, fredda: sì, può andare...
e poi c'è ancora mezz'ora di strada da fare.
Guardi il cielo che naturalmente è rimasto indifferente alla tua piccola,
penosa e insignificante tragedia.
E riparti, a casa ti aspettano, ti vieti di pensare e alzi il volume dello stereo.
Delle lacrime degli amanti non deve restare traccia.