Io sarò strana, ma se uno mi dicesse che mi ha scelto perchè mi ha visto come una ragazza seria, che non apre le gambe, andrei con il primo che bussa alla porta, perchè un discorso così antiquato mi irriterebbe e mi farebbe sentire scelta per un motivo stupido, che nulla ha a che fare con ciò che voglio che gli altri sentano per me.
In realtà è un discorso un po’ più complesso di così.
Il messaggio “ti ho scelto perché sei una ragazza seria” non è una frase vuota: dentro ha un mondo di significati, tutti estremamente codificati. È un linguaggio che arriva da un sistema valoriale preciso, quello in cui siamo cresciuti tutti, volenti o nolenti.
E quello che non capisco è perché, quando qualcuno si muove dentro quegli stessi codici, vi sembri così strano. Non sono invenzioni casuali: anche le categorie dei nostri nonni avevano una loro funzione, una loro logica.
Per millenni abbiamo vissuto dentro un sistema che sacrificava la felicità individuale in cambio della sicurezza collettiva. È da lì che arrivano certi criteri di scelta, certi giudizi, certi automatismi.
Mi è tornata in mente una cosa leggendo la presentazione di
@Artemis, quando dice che al primo ragazzo ha “concesso” la verginità. Ma concessa cosa? È un premio? Essere il primo ha senso solo per uno insicuro che ha bisogno di una medaglia, non per uno che sa quello che fa.
Perché poi la realtà è molto più terra terra: quando una donna parla bene di un uomo a letto, parla di uno che ci sa fare. Quando un uomo parla di una donna, spesso parla di una che lo colpisce fisicamente. Questo è il sistema in cui sono cresciute intere generazioni.
Quindi offendersi perché uno ti sceglie con un criterio che, sì, può essere antiquato, ma è coerente con quel sistema, mi sembra un po’ eccessivo. Non è un insulto, è un parametro.
La vera fregatura, semmai, è un’altra: l’idea che siamo tutti uguali e che tutto valga allo stesso modo. Non è così. Ci sono persone che valgono di più e persone che valgono di meno, e per anni non c’è stato nulla di scandaloso nel selezionare socialmente, culturalmente, o in base alla genetica o alla resistenza alle malattie, in base a certi criteri.
Oggi invece pretendiamo di essere scelti per la “bellezza interiore”, come se il resto non contasse. Ma non funziona così. Chiedilo a chiunque abbia un figlio problematico perché si è fatta mettere incinta da qualcuno con una genetica di merda.
Io, per dire, non mi sono mai fatto problemi se una donna è venuta a letto con me perché mi vedeva come una bistecca. E le donne che ho scelto le ho sempre scelte, prima di tutto, perché mi colpivano fisicamente.
È un parametro. Esattamente come l’esperienza o l’inesperienza: dice semplicemente qualcosa di chi lo usa.
Per fortuna mia, sono un superficiale.
