Anche il fagiano viene a nausea
Si racconta che l’abate Celestino Galiani, Abate Maggiore alla corte di Napoli, una sorta di ministro dell’istruzione, ammonisse re Carlo I di Borbone per le sue frequenti scappatelle extraconiugali richiamandolo alla fedeltà del talamo e mettendo in risalto come la regina Maria Amalia fosse oltretutto una donna eccellente, di gran virtù, giovane ed affascinante, al cui confronto le altre non reggevano.
Il Re, imbarazzato, ascoltava e non rispondeva né aveva modo di giustificarsi, così la cosa andava avanti.
Un giorno, dopo un ennesimo rimbrotto dai toni alquanto accesi, il Re, forse nel tentativo di rabbonire alquanto il Prelato, si risolse di invitarlo alla sua mensa.
A conclusione del pranzo l’Ospite, compiaciuto, espresse un giudizio lusinghiero su tutto il cibo, che definì eccellente, di qualità squisita, ottimamente cucinato, gustoso al palato, gradevole all’olfatto, piacevole alla vista, degno della mensa del Re, ben diverso dai suoi soliti pasti costituiti da legumi e verdure; ma soprattutto lodò il fagiano che gli era stato servito, eccezionale, prelibato, sublime, divino, una delizia per il palato.
Colpito dall’entusiasmo e dalle proclamate qualità del cibo, il Sovrano dispose che il Religioso fosse commensale fisso a tavola e diede ordine che gli somministrassero sempre fagiani.
Dopo un certo tempo però l’Abate pregò il Monarca di dispensarlo dalla frequenza della mensa non riuscendogli più gradito il pranzo, per quanto ottimo, desiderando egli cambiare, anche se con pietanze meno nobili, e concluse la supplica: “ Maestà, sempre fagiano, sempre fagiano, mi è venuto a nausea”.
Il Re accolse la richiesta e nel congedarlo gli disse: “ Abà! sempre Maria Amalia, sempre Maria Amalia, sempre Maria Amalia …”.