marietto
Heisenberg
Premessa
Stephen King ha sempre espresso l'opinione che, quando ci si dedica all'arte della scrittura, è sempre bene scrivere di ciò di cui si conosce.
E' un buon consiglio... Spesso mi è capitato di concepire trame per racconti che si discostavano, e tanto, dalle mie esperienze dirette, e mi sono trovato. per ore, bloccato davanti alla pagina bianca.
Quando ho deciso di scrivere la mia storia,legandola alla passione per i fumetti, è stato come aprire un tunnel che collegava direttamente il mondo di oggi con quello di 40 o 45 anni fa (e, successivamente, qualche anno in meno).
Sono riemersi odori, sensazioni e stati d'animo ai quali non pensavo più da tanto tempo, talmente dimenticati da far sembrare che non fossero mai stati vissuti.
Se stai scrivendo sull'ispirazione del momento, non sai per quanto tempo proseguirai, e quindi si rende necessario decidere cosa si vuole includere e cosa no.
Sul pavimento della sala di montaggio restano quindi cose anche importanti, per certi versi, forse, fondamentali, ma quel particolare avrebbe appesantito il racconto e reso la storia troppo tragica e strappalacrime, quasi da far pensare qualcosa di inventato, anche se tu sai che è la verità e quanto è costato...
Oppure quell'altra situazione, assolutamente vera ma talmente assurda da fare sembrare quel passaggio una roba da feouilleton, completamente inventato come solo le cose vere possono suonare. E d'altra parte non menzionarlo non intralcia la storia, anzi, la fa scorrere più liscia, quindi: perchè includerlo?
E poi ci sono almeno un paio di personaggi che sono fondamentali per me, la mia storia e la mia vita, eppure la loro presenza, seppur costante negli anni, non sembra determinante per nessuno degli eventi narrati, quindi sono rimasti fuori dal racconto.
Qualcuno sembra avere apprezzato quello che ho scritto nei mesi scorsi, e, appena prima che il mondo crollasse un'altra volta, avevo accennato a trovare un modo per proseguire in qualche modo quegli scritti.
Raccontare quegli spazi vuoti, recuperando i ritagli della sala di montaggio, è il modo che ho scelto per continuare a raccontarmi, dalla corda da equilibrista tesa nel vuoto sulla quale mi trovo al momento...
Stephen King ha sempre espresso l'opinione che, quando ci si dedica all'arte della scrittura, è sempre bene scrivere di ciò di cui si conosce.
E' un buon consiglio... Spesso mi è capitato di concepire trame per racconti che si discostavano, e tanto, dalle mie esperienze dirette, e mi sono trovato. per ore, bloccato davanti alla pagina bianca.
Quando ho deciso di scrivere la mia storia,legandola alla passione per i fumetti, è stato come aprire un tunnel che collegava direttamente il mondo di oggi con quello di 40 o 45 anni fa (e, successivamente, qualche anno in meno).
Sono riemersi odori, sensazioni e stati d'animo ai quali non pensavo più da tanto tempo, talmente dimenticati da far sembrare che non fossero mai stati vissuti.
Se stai scrivendo sull'ispirazione del momento, non sai per quanto tempo proseguirai, e quindi si rende necessario decidere cosa si vuole includere e cosa no.
Sul pavimento della sala di montaggio restano quindi cose anche importanti, per certi versi, forse, fondamentali, ma quel particolare avrebbe appesantito il racconto e reso la storia troppo tragica e strappalacrime, quasi da far pensare qualcosa di inventato, anche se tu sai che è la verità e quanto è costato...
Oppure quell'altra situazione, assolutamente vera ma talmente assurda da fare sembrare quel passaggio una roba da feouilleton, completamente inventato come solo le cose vere possono suonare. E d'altra parte non menzionarlo non intralcia la storia, anzi, la fa scorrere più liscia, quindi: perchè includerlo?
E poi ci sono almeno un paio di personaggi che sono fondamentali per me, la mia storia e la mia vita, eppure la loro presenza, seppur costante negli anni, non sembra determinante per nessuno degli eventi narrati, quindi sono rimasti fuori dal racconto.
Qualcuno sembra avere apprezzato quello che ho scritto nei mesi scorsi, e, appena prima che il mondo crollasse un'altra volta, avevo accennato a trovare un modo per proseguire in qualche modo quegli scritti.
Raccontare quegli spazi vuoti, recuperando i ritagli della sala di montaggio, è il modo che ho scelto per continuare a raccontarmi, dalla corda da equilibrista tesa nel vuoto sulla quale mi trovo al momento...