Finale
Un'ultima cosa.
Potrei aver dato l'impressione di provare del risentimento per la persona con cui ho vissuto questa storia di breve durata ma di contenuto intenso, andato ben oltre il suo banale significato apparente, perché intrecciatosi con malesseri ed insoddisfazioni preesistenti e mai risolti, da entrambe le parti.
Ciò è in parte vero, ma occorre operare una distinzione.
Sul piano emotivo - ahinoi, sempre così maledettamente complicato da gestire -, l'impatto è stato forte, e pertanto anche le sensazioni che ne sono scaturite (dall'invaghimento iniziale, all'innamoramento da me desiderato, sino al dolore conseguente al rifiuto ed alla rabbia per la frustazione patita) sono state assolutamente reali e cause di un piacere, prima, e di una sofferenza, poi, di cui porto tuttora i segni nel bene e nel male.
Segni non indelebili, forse, ma tali da avermi rammentato - perché anni di vita matrimoniale e familiare mi avevano da questo punto di vista anestetizzato -, che le emozioni vanno senz'altro provate e non represse, ma anche gestite e, ove foriere di malessere, senza indugi dominate. Se lo si sa fare.
E questo mi resta: aprirsi, anche darsi, ma mai completamente, mai mettere in gioco le proprie poche certezze, i propri valori (per quanto risibile possa apparire questo sostantivo agli occhi di molti), la propria dignità personale. Mai.
Ora, in concreto, con quanta buona volontà ci si voglia mettere, è impossibile scindere il ricordo di questa donna dalle sofferenze che ella, volente o nolente, mi ha comunque inflitto.
Come si fa a non pensare come minimo con antipatia ed una discreta dose di risentimento a chi ci ha procurato un forte dolore, un grande disagio, anche familiare, un'indicibile impotenza per non aver potuto restituire i colpi subiti, così come la più antica, spaventosa ed immorale delle leggi degli uomini - quella del taglione - reclamava a gran voce?
Ma non possiamo permetterci di essere preda delle emozioni sino al punto di mettere in gioco non solo noi stessi ma anche le persone che ci circondano e che circondano l'altro, anch'esse incolpevoli, in uno spaventoso crescendo che rischierebbe di fare danni incalcolabili e che non sarebbe degno di persone civili, dotate di un minimo di raziocino e buon senso.
Di questo, grazie a Dio, mi sono reso conto per tempo e soprattutto mi sono intimamente convinto col tempo, parlandone, parlandone, parlandone sempre, sputando fuori tutto il micidiale veleno che si formava dentro di me.
Sul piano razionale, viceversa, la risposta è ben diversa.
Non vedo altri grandi responsabili in questa tragicomica situazione al di fuori di me stesso.
Quando ho raccontato a mia moglie, ai miei cari e ai miei amici più veri questa storia la loro reazione è stata di meraviglia. Erano tutti non tanto colpiti dalla cosa in se quanto dalla mia disarmante ingenuità mista ad infantilità.
Che cosa potevo mai aspettarmi da un'avventura extraconiugale nata su un sito per cuori solitari, con una persona sconosciuta, peraltro dichiaratamente infedele al marito, e che sin dall'inizio (ebbene si, perché da subito lei mi aveva chiaramente posto le sue condizioni, che io peraltro trovavo assolutamente ragionevoli) non aveva nascosto di avere già una famiglia ed una vita sociale alle quali non intendeva affatto rinunziare?
Come potevo io, che in quel momento stavo tradendo mia moglie, arrogarmi il diritto di pretendere che questa estranea, che senza difficoltà tradiva il coniuge con me, non facesse lo stesso anche col sottoscritto, con cui non aveva alcun tipo di rapporto se non quello "ludico" col quale avevamo iniziato?
Chi diavolo ero io per arrogarmi diritti su di lei e sulla sua vita?
Se io sono stato usato e mi sono fatto usare perché all'inizio mi piaceva esserlo, non posso mica prendermela con gli altri.
Era la cosa più antica del mondo: giocare al corteggiamento, alla seduzione, al sesso, ma io, affettivamente ed emozionalmente irrisolto e fermo all'adolescenza, non ho saputo giocare perchè non so maneggiare i sentimenti.
Colpa sua? Onestamente: no. Altre le sue colpe (bugie, bugie, bugie, peraltro inutili e facilmente sbugiardabili, pronta anche a distruggere la serenità altrui per salvare la propria) ma questo proprio no.
Cercava un Dr Jekyll con cui trastullarsi, e s'è beccata invece il Mr Hyde del sottoscritto.
Per chiudere: doveva essere una storiella destinata a risolversi in poche sedute ginniche in posizione orizzontale, ma grazie alla personalità quanto meno fantasiosa del sottoscritto, accoppiata alle tresche da aspirante Madame Bovary della signora s'è trasformata in una sintesi demenziale di Via col vento, Shining e Giovannona Coscialunga.
Una cosa che quando ci penso non so se ridere o piangere. Di vergogna.