Ehi mela...
Leggi...si chiama Yuja Wang...
YUJA WANG: «SONO LA PIANISTA PIÙ SEXY DEL MONDO»
Indossa scarpe altissime (e super griffate), adora Rihanna, legge i libri di Italo Calvino. Yuja Wang è la nuova star della musica classica. Con un soprannome super: “Dita volanti”.
Adesso perde l’equilibrio. Penso così, quando Yuja Wang entra sul palcoscenico dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma e si avvicina con passo esitante al pianoforte. Immaginate una ragazzina alta poco più di un metro e 40 in tubino nero, che cammina su tacchi vertiginosi.
Yuja Wang è la nuova star della musica classica che fa parlare di sé non solo per come esegue (magistralmente) Rachmaninov o Beethoven, ma anche per il suo look decisamente sexy. Di lei si dice che rappresenta la versione femmile di Lang Lang, il pianista cinese di fama planetaria che fa concerti a Central Park, firma colonne sonore di videogame e sbanca le classifiche come una star del rock.
«Ma a parte l’origine cinese e qualche maestro in comune, siamo molto diversi. Lui, per esempio, non può indossare le gonne!», dice ridendo Yuja. In America la chiamano Flying Fingers (“dita volanti”) per la sua tecnica prodigiosa.
Qui in Italia si esibirà il 15 al teatro la Fenice a Venezia, il 19 a Treviso, il 20 a Modena e il 23 a Trento. Quando la incontro in camerino, prima del concerto all’Auditorium di Roma, è in jeans e sneaker. Ha 24 anni, ma ne dimostra non più di 18. Noto che, sotto la sedia, ha un paio di scarpe altissime di Christian Louboutin.
Ha una passione per le décolletée?
«Le adoro. Praticamente metà del mio appartamento di New York è occupato da un gigantesco armadio pieno di scarpe e vestiti. A parte i tacchi, ho una passione per i little dress: vivo con la valigia in mano e sono i più comodi da portare».
Nei concerti non ha paura di osare: invece di lunghi, seri abiti, sfoggia minidress spesso colorati.
«Li scelgo in base a quello che suono. Se il brano è vivace, il vestito è più sobrio. Se invece è serio, gioco con i contrasti. La musica trasmette emozioni e il look può esaltarle».
Quando si esibisce il pubblico rimane incantato per la sua tecnica e precisione. Ma non è solo virtuosismo: come i pianisti più maturi, lei riesce a trasmettere poesia, spontaneità, sentimento. Qual è il segreto?
«È un po’ come nella moda: per diventare un grande stilista devi avere gusto, precisione, perfezione, ma anche immaginazione e fantasia. Per essere al top nella musica, ci devono essere tutte queste qualità».
Nella sua playlist c’è solo Mozart o anche la pop music?
(Ride) «Essere artista non vuol dire vivere fuori dal mondo e fare solo sacrifici. Adoro Rihanna e la sua voce piena di energia. All’inizio mi piaceva molto Lady Gaga, un esempio di donna libera e indipendente, che non si cura dei giudizi altrui. L’arte deve scioccare il pubblico per evolversi, e mi sembrava che lei lo facesse. Ma ora ho un’altra opinione: il suo obiettivo è solo attirare l’attenzione su di sé».
Anche lei vuole scioccare il pubblico, magari con le sue bizzarre extension e le piume colorate con cui ama acconciarsi i capelli?
«Le ha viste? Le piacciono? Sono l’ultima moda a New York. Bisogna stare solo attente a pettinarsi. Sa che il mio nome, Yuja, in cinese significa “piume carine”?».
Lei è una “macchina” da concerti. L’anno scorso ne ha fatti ben 115. Prende un aereo dietro l’altro: dove si sente a casa?
«Sono molto flessibile: credo di potermi sentire a casa ovunque, tranne che negli aeroporti. Li odio!».
(Sul tavolino del camerino, oltre al cellulare e alla trousse per il maquillage, vedo due libri: Le città invisibili di Italo Calvino e un volume su Kandinsky, in francese).
Legge molto?
«Ho molto tempo libero quando viaggio. Avevo già letto Le cosmicomiche di Calvino, e un ragazzo dell’orchestra Santa Cecilia mi ha consigliato anche questo».
Vive negli Stati Uniti da quando aveva 14 anni. Si sente più americana o cinese?
«Mi sento più vicina agli americani. Da loro ho imparato il valore dell’indipendenza. In Cina vado raramente, diciamo ogni tre anni. E quando sono lì, è come se mi sentissi una straniera in patria».
Tutti i geni che arrivano dal suo Paese provengono da un’educazione basata sulla disciplina...
«Ma io non sono molto disciplinata… Forse lo ero quando ho iniziato a suonare, da bambina, a 6 anni. Ora mi esercito solo tre ore al giorno. Ma lavorare duro è la parte più semplice. La parte più complicata è mantenere una mente libera, aperta, piena di ispirazione e pensieri originali. E non sempre ci si riesce».
I suoi genitori vivono a Pechino: suo papà è un batterista jazz, sua mamma una ballerina.
«Mia mamma è stata la mia prima insegnante: suonava un po’ il pianoforte. Ho anche tentato di imparare a ballare. Poi ho scelto: quando suoni stai ferma, quando balli devi muoverti sempre, troppo faticoso per me».
Non mi dica che appartiene all’invidiato (e sparuto) gruppo delle magre che non fanno sport e mangiano senza limite...
«Mangio molto, ma mai prima di un concerto perché devo concentrarmi. Adoro la cucina cinese e quella italiana. Del vostro Paese mi piace tutto: il rumore, l’atmosfera, l’ottimo vino e il cibo, le belle macchine, i vestiti…».
E gli uomini?
(Ride) «Non li ho ancora provati. Solo i francesi... Ma per ora sto pensando di comprarmi un cane. Mi sembra meno impegnativo di un fidanzato!».