Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
Tornare insieme non è un lieto fine
T.
Ho 35 anni lui 33, insieme da 6 anni, 5 di convivenza. Adesso è un mese che viviamo separati su sua richiesta visto che sentiva «che non stavamo più bene insieme». Questo invito mi è piombato addosso come una bomba nonostante sia stato preannunciato da un «è finita...forse solo stando separati c’è ancora una possibilità». Ho dedicato al mio lui tutte le mie energie, mi sono impegnata come una donna d’altri tempi, ho anteposto i suoi bisogni ai miei, l’ho incoraggiato e sostenuto quando ha cambiato lavoro e ora che sono in stand-by mi sento persa. Amici e parenti vedevano in noi la coppia complementare e simbiotica.
Ho sperato che questo annuncio restasse tale, ma ho dovuto accettare la realtà del distacco. Ho «ubbidito» e portato via tutte (o quasi) le mie cose dalla nostra nuova casa in cui eravamo entrati solo il dicembre scorso.
Siccome le crisi non nascono improvvise, ho analizzato il passato e credo che le prime avvisaglie risalgano a 2 anni fa quando il lavoro che svolgevamo nella stessa azienda, senza che nessuno sapesse della nostra relazione, ci stava deludendo.
Lui è decollato, sta facendo carriera, gira il mondo ed è preso oltre ogni limite comprensibile ai più. Sta all’estero anche 15-20 giorni al mese e sembra che niente sia più importante del suo lavoro. Anch’io ho lasciato quell’azienda, non senza avergli fatto presente che ci sarei rimasta se ci fosse stato il PROGETTO di un figlio o di un matrimonio. A suo dire non era il momento. E così la nostra relazione è andata avanti su una sorta di piano inclinato dove nonostante tutti gli sforzi, compreso l’acquisto e la sistemazione di una splendida casa, si è sperato che i problemi si potessero aggiustare da soli. Andiamo d’accordo, siamo sempre stati in sintonia e non ci manca la confidenza, ma non facciamo più l’amore. Questo è l’unico problema che abbiamo: io ardo per lui come all’inizio e vengo respinta, lui non prova più attrazione.
Ho cercato di fargli capire che forse il suo lavoro si è preso anche lo spazio e il tempo per il NOI. Lui è convinto di no. Lo amo moltissimo, gli ho detto svariate volte che non sono sua madre e neanche la baby sitter, ci sentiamo qualche volta per sms o per telefono, mi sono imposta di non cercarlo e di rispettare il suo bisogno di stare solo. Sono sicura che lui mi ama e che si rende conto di cosa mi sta facendo passare. Vorrei tanto si ritrovasse e capisse quanto forti erano e sono le basi del nostro rapporto (che dovrebbe a questo punto essere adulto!) Ho fiducia nel sacrificio e nell’amore ma non è facile accettare di essere stata messa (magari per l’estate) da parte. Sono uscita da quella casa come estremo gesto d’amore e l’ho invitato a non essere orgoglioso, a non avere paura, a guardarsi dentro e ad avere coraggio. Siccome chi mi sta vicino ha perso la fiducia negli uomini o semplicemente ha vissuto esperienze analoghe (dove la pausa di riflessione è stata sinonimo di non decisione) e vede in questo stand-by una specie di capriccio, chiedo a lei. Magari c’è un’altra prospettiva.
Risposta
Reduci da un’estate di amori letterari, ma non per questo meno veri, i Cuori riatterrano sulla nuda realtà a bordo di un aereo Amitalia, l’unica compagnia di bandiera che non fallirà mai, perché di amore gli italiani continuano a pascersi persino oltre l’evidenza. E' il nostro caso, cara T. Mi spiace che le sue amiche siano rimaste così sul vago, lasciando a me il lavoro sporco. Altro che «capriccio»: il suo uomo non l’ama più da un sacco di tempo e ha utilizzato il classico artificio dialettico dei fuggitivi, la «pausa di riflessione», per riguadagnare totale libertà di movimento.
Ragioniamo sui fatti, almeno su quelli elencati nella lettera. Dopo un rapporto pluriennale, lei gli propone di concretizzare la vostra passione in un progetto. Riceve in cambio un imbarazzato rinvio. E purtroppo lo sottovaluta, perché gli innamorati sottovalutano sempre gli indizi che condannano a morte il loro amore. Ma è il primo segnale di un disagio di coppia, a cui lui reagisce con tecniche dilatorie. Lei no. Lei, se possibile, accelera ancora: nuova casa in comune, disponibilità totale, sacrifici e comprensione massima per un uomo che nel frattempo si realizza nel lavoro senza di lei. Lui contraccambia con la frigidità sessuale, per la quale non sente alcun imbarazzo e, a quanto pare, neppure la necessità di una spiegazione. Delle due l’una: o è un esaurito cronico e allora dovrebbe avere l’umiltà di lasciarsi curare, oppure non è più attratto da lei. Succede, non è una colpa. Purché si sia onesti nell’ammetterlo. Lui non lo è. In fondo gli sta bene tenere in piedi un rapporto che lo gratifica emotivamente e gli risolve parecchi problemi pratici. Fin quando un giorno succede qualcosa - magari un incontro, non coronato per forza dal tradimento - che gli fa scattare una molla e gli rende insopportabile la prosecuzione del vostro rapporto sterile. Allora passa all’azione. Non ha la forza di rompere. Così rompicchia. Le dice: l’unica speranza di tornare insieme è restare separati per un po’. Ma, di grazia, cosa dovrebbe succedere in questo frangente per ribaltare un esito scontato? Un’illuminazione che gli restituisca il desiderio perduto? Un salto di qualità interiore che gli faccia capire cosa sta perdendo? Ecco, questa già mi sembra un’ipotesi meno peregrina. Ma le percentuali che si realizzi sono statisticamente minime. Lei si è congedata con stile e finora non ha sbagliato una mossa. Deve continuare a fargli sentire il peso dell’assenza. Però potrebbe non bastare. Da troppo tempo viaggiavate staccati. Nelle storie adoro il lieto fine, ma stavolta mi chiedo e le chiedo: tornare con lui, il lui di questi ultimi anni, sarebbe davvero un lieto fine?
MASSIMO GRAMELLINI
http://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463
T.
Ho 35 anni lui 33, insieme da 6 anni, 5 di convivenza. Adesso è un mese che viviamo separati su sua richiesta visto che sentiva «che non stavamo più bene insieme». Questo invito mi è piombato addosso come una bomba nonostante sia stato preannunciato da un «è finita...forse solo stando separati c’è ancora una possibilità». Ho dedicato al mio lui tutte le mie energie, mi sono impegnata come una donna d’altri tempi, ho anteposto i suoi bisogni ai miei, l’ho incoraggiato e sostenuto quando ha cambiato lavoro e ora che sono in stand-by mi sento persa. Amici e parenti vedevano in noi la coppia complementare e simbiotica.
Ho sperato che questo annuncio restasse tale, ma ho dovuto accettare la realtà del distacco. Ho «ubbidito» e portato via tutte (o quasi) le mie cose dalla nostra nuova casa in cui eravamo entrati solo il dicembre scorso.
Siccome le crisi non nascono improvvise, ho analizzato il passato e credo che le prime avvisaglie risalgano a 2 anni fa quando il lavoro che svolgevamo nella stessa azienda, senza che nessuno sapesse della nostra relazione, ci stava deludendo.
Lui è decollato, sta facendo carriera, gira il mondo ed è preso oltre ogni limite comprensibile ai più. Sta all’estero anche 15-20 giorni al mese e sembra che niente sia più importante del suo lavoro. Anch’io ho lasciato quell’azienda, non senza avergli fatto presente che ci sarei rimasta se ci fosse stato il PROGETTO di un figlio o di un matrimonio. A suo dire non era il momento. E così la nostra relazione è andata avanti su una sorta di piano inclinato dove nonostante tutti gli sforzi, compreso l’acquisto e la sistemazione di una splendida casa, si è sperato che i problemi si potessero aggiustare da soli. Andiamo d’accordo, siamo sempre stati in sintonia e non ci manca la confidenza, ma non facciamo più l’amore. Questo è l’unico problema che abbiamo: io ardo per lui come all’inizio e vengo respinta, lui non prova più attrazione.
Ho cercato di fargli capire che forse il suo lavoro si è preso anche lo spazio e il tempo per il NOI. Lui è convinto di no. Lo amo moltissimo, gli ho detto svariate volte che non sono sua madre e neanche la baby sitter, ci sentiamo qualche volta per sms o per telefono, mi sono imposta di non cercarlo e di rispettare il suo bisogno di stare solo. Sono sicura che lui mi ama e che si rende conto di cosa mi sta facendo passare. Vorrei tanto si ritrovasse e capisse quanto forti erano e sono le basi del nostro rapporto (che dovrebbe a questo punto essere adulto!) Ho fiducia nel sacrificio e nell’amore ma non è facile accettare di essere stata messa (magari per l’estate) da parte. Sono uscita da quella casa come estremo gesto d’amore e l’ho invitato a non essere orgoglioso, a non avere paura, a guardarsi dentro e ad avere coraggio. Siccome chi mi sta vicino ha perso la fiducia negli uomini o semplicemente ha vissuto esperienze analoghe (dove la pausa di riflessione è stata sinonimo di non decisione) e vede in questo stand-by una specie di capriccio, chiedo a lei. Magari c’è un’altra prospettiva.
Risposta
Reduci da un’estate di amori letterari, ma non per questo meno veri, i Cuori riatterrano sulla nuda realtà a bordo di un aereo Amitalia, l’unica compagnia di bandiera che non fallirà mai, perché di amore gli italiani continuano a pascersi persino oltre l’evidenza. E' il nostro caso, cara T. Mi spiace che le sue amiche siano rimaste così sul vago, lasciando a me il lavoro sporco. Altro che «capriccio»: il suo uomo non l’ama più da un sacco di tempo e ha utilizzato il classico artificio dialettico dei fuggitivi, la «pausa di riflessione», per riguadagnare totale libertà di movimento.
Ragioniamo sui fatti, almeno su quelli elencati nella lettera. Dopo un rapporto pluriennale, lei gli propone di concretizzare la vostra passione in un progetto. Riceve in cambio un imbarazzato rinvio. E purtroppo lo sottovaluta, perché gli innamorati sottovalutano sempre gli indizi che condannano a morte il loro amore. Ma è il primo segnale di un disagio di coppia, a cui lui reagisce con tecniche dilatorie. Lei no. Lei, se possibile, accelera ancora: nuova casa in comune, disponibilità totale, sacrifici e comprensione massima per un uomo che nel frattempo si realizza nel lavoro senza di lei. Lui contraccambia con la frigidità sessuale, per la quale non sente alcun imbarazzo e, a quanto pare, neppure la necessità di una spiegazione. Delle due l’una: o è un esaurito cronico e allora dovrebbe avere l’umiltà di lasciarsi curare, oppure non è più attratto da lei. Succede, non è una colpa. Purché si sia onesti nell’ammetterlo. Lui non lo è. In fondo gli sta bene tenere in piedi un rapporto che lo gratifica emotivamente e gli risolve parecchi problemi pratici. Fin quando un giorno succede qualcosa - magari un incontro, non coronato per forza dal tradimento - che gli fa scattare una molla e gli rende insopportabile la prosecuzione del vostro rapporto sterile. Allora passa all’azione. Non ha la forza di rompere. Così rompicchia. Le dice: l’unica speranza di tornare insieme è restare separati per un po’. Ma, di grazia, cosa dovrebbe succedere in questo frangente per ribaltare un esito scontato? Un’illuminazione che gli restituisca il desiderio perduto? Un salto di qualità interiore che gli faccia capire cosa sta perdendo? Ecco, questa già mi sembra un’ipotesi meno peregrina. Ma le percentuali che si realizzi sono statisticamente minime. Lei si è congedata con stile e finora non ha sbagliato una mossa. Deve continuare a fargli sentire il peso dell’assenza. Però potrebbe non bastare. Da troppo tempo viaggiavate staccati. Nelle storie adoro il lieto fine, ma stavolta mi chiedo e le chiedo: tornare con lui, il lui di questi ultimi anni, sarebbe davvero un lieto fine?
MASSIMO GRAMELLINI
http://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463
********************************************************
Mi stupiscono sempre la vigliaccheria di tanti uomini e la testardaggine di tante donne.