cito te horny perché mi sa che è da questo tuo che è partita un po' tutta la questione. non mi offendo qualcuno definisce l'amore che provavo per il mio ex marito come "malato". in effetti lo era eccome. e anche il mio vivere nella pia illusione che remando come i fratelli Abbagnale avrei sistemato un matrimonio a dir poco cigolante. diciamo sull'orlo del baratro. Sono grata a quell'uomo perché forse proprio lasciandomi mi ha messa alla prova, e ho, sembrerebbe, vinto. che poi sapete tutti e lo avete anche detto, che le cose non accadono mai un giorno per l'altro, che certi equilibri si sbilanciano un grammo per volta, e che ti ritrovi infognata senza sapere bene come sia potuto accadere. allo stesso tempo, non respirare, lacrime a gavettone, erano immagini pittoresche per farvi appunto capire il clima di fiaba in cui mi piaceva immaginare di essere. lungi da me dire che le cose non siano precipitate anche per una mia responsabilità, anzi. è stato un enorme sollievo poter trovare la mia fetta di colpa, almeno su quella fetta avevo possibilità di intervenire, e correggermi, e migliorare! la colpa non è mai da una parte sola, né sta scritto da nessuna parete che sia divisa al cinquanta per cento tra i coniugi.
la sensibilità e l'eroismo (presunto) mio di cui qualcuno parla ho imparato a mie spese essere addirittura una forma di vittimismo. ci si sente buoni, tanto buoni e poverini, come tante piccole madonne, e questo ti mette in una situazione di vantaggio rispetto agli altri. e no, so perfettamente che neanche questo non va bene.
tutto ciò premesso, va da sé che chi ha un temperamento saturnino non è che possa cambiare del tutto, chi nasce tondo non muore quadro, appunto. l'autostima si conquista un centimetro al giorno, si guadagna terreno e si pèrdono anche tante battaglie per vincere la guerra. di sicuro una che ha il fiato mozzo, che piange gavettoni e che ottiene in risposta dei grugniti è abbastanza indietro nel cammino dell'autostima. una poi che si rifugia in una favola rock, anche peggio, perché mimetizza il tutto da grande surreale amore.
quando la secchiata è arrivata però ho deciso di combattere e mi ha aiutato. ho usato il termine "perdono" forse in modo impreciso, come impreciso è suonato a qualcuno il termine "malato" per definire i miei sentimenti verso l'ex marito.
con il verbo perdonare intendevo semplicemente accettare che avevo amato. apprezzarmi anche, per questo. perdonare lui per avere la libertà di ripensare al nostro amore con un sorriso sulle labbra e non con la voce spezzata dal rancore. non è dimenticare, non è neanche mettersi a novanta. forse fa parte dell'elaborazione di un lutto, non so. non sono troppo brava, probabilmente, a spiegarmi.
sono invece molto grata a voi, siamo arrivati a sette pagine e davvero non me lo aspettavo! qua lasciatemi mettere un emoticon che ci sta tutta