Morto dentro.

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

Brunetta

Utente di lunga data
Non sto paragonando le due cose ma sto risalendo alle scuole di pensiero che sono alla base di certe linee di condotta.
Negli USA, almeno vedendo film e telefilm, si ritiene che l'individualità e la libertà di scelta individuale e la verità siano prioritarie a ogni costo, al punto che a un malato terminale si dice spietatamente la verità.
Da noi si ritiene che il benessere psicologico sia prioritario e che più che l'individuo coinvolto siano le persone a lui vicino in grado di valutare se metterlo a conoscenza della verità e quasi nessuno dei malati terminali viene messo a conoscenza del suo stato.
Io ho sempre pensato di voler sapere e che avrei vissuto come un tradimento, ancor più doloroso della malattia, essere tenuta all'oscuro del mio stato di salute.
Cosa sta alla base del tacere? Il pensiero che tanto non ci si può fare nulla e quindi perché amareggiare quel che tocca vivere? Quindi si parla se si sa che il malato potrebbe utilizzare diversamente il suo tempo se avesse la certezza che è limitato.
Eppure ci sono persone che hanno tutti gli elementi per capire e non capiscono, non vogliono capire e persone che riescono ad attivarsi e a conoscere la verità anche se ben occultata.
Già la posizione di tua moglie su questa questione può darti degli elementi per valutare come potrebbe prenderla.
Cosa potrebbe fare ora tua moglie dopo sette anni?
Forse solo soffrire.
La tua esigenza è di costruire una nuova relazione basata sulla sincerità e la trasparenza. Ma costruiresti o distruggeresti?
 
Ultima modifica:

devastata

Utente di lunga data
Chi è stato tradito vede la cosa dal punto di vista di lei.
Ma io non credo che questo aiuti Giorgio.
Giorgio deve innanzitutto occuparsi di sé, ridimensionare ciò che ha fatto e lenire il dolore che si porta dentro.
La sua donna è una persona adulta e vaccinata e saprà fare i conti con quello che le riserva la vita. Come abbiamo fatto in tanti qui dentro. Come è costretto a fare chi è tradito.
Resta il fatto che qui non c'è lei, ma Giorgio. E penso sia lui ad aver bisogno d'aiuto, innanzitutto. E io sono convinta che abbia bisogno in primis di capire cosa possa farlo stare meglio, per sé e per la sua donna.
Non è detto però che, quello che farà stare meglio lui, varrà anche per la sua compagna, anzi, lui confessando potrà forse stare meglio, ma potrebbe ritrovarsi solo.
 

Nicole

Utente di lunga data
Giorgio
Se una cosa successa sette anni fa ti ha segnato così a fondo dev'essere stata un'esperienza terrificante per te...


Vorrei un attimo riflettere sulle verità scandalose.

A volte noi possiamo dire la verità con l'unico intento di ferire l'altro.
Difficile dire una verità oggettiva.

Senza cadere nell'ideologia.

Quel l'uomo che disse al giudice gobbo...lei ha una gobba...finì dentro per insulto alla corte....

Insomma verità...

Io posso dire a mia moglie senti anche se gli anni passano tuttavia hai ancora un fisico invidiabile...
Ma posso anche dire...ben cara che culo pieno di cellulite che hai eh?
Posso dire quando ti ho conosciuto pesavi venti kili in meno eh?

Sono tutte verità...

TI ho tradito perchè sei poco porca in leto...
Verità no?

Mi spiace ma a casa mia condividere è tutta un'altra faccenda...
Dobbiamo sempre chiederci a chi ci rivolgiamo e come ci rivolgiamo...
Quoto
Ciao Giorgio, secondo me devi capire se per te una relazione sincera e onesta è una relazione in cui ci si dice tutto oppure è una relazione in cui si lavora verso la stessa direzione, con onestà, ma come esseri separati e autonomi ognuno con i propri mostri e scheletri. Chiederti se tu hai bisogno, per sentirti limpido davanti ai suoi occhi, di dirle tutto, oppure se puoi sentirti limpido per il fatto che stai lavorando con lei nella stessa direzione, non hai secondi fini, non la manipoli per ottenere cose che non dichiari.
Se tu capisci questo, se tu capisci per cosa sei portato o in cosa credi, la decisione verrà da se ... e non avrai molte alternative
 

Diletta

Utente di lunga data
Quoto
Ciao Giorgio, secondo me devi capire se per te una relazione sincera e onesta è una relazione in cui ci si dice tutto oppure è una relazione in cui si lavora verso la stessa direzione, con onestà, ma come esseri separati e autonomi ognuno con i propri mostri e scheletri. Chiederti se tu hai bisogno, per sentirti limpido davanti ai suoi occhi, di dirle tutto, oppure se puoi sentirti limpido per il fatto che stai lavorando con lei nella stessa direzione, non hai secondi fini, non la manipoli per ottenere cose che non dichiari.
Se tu capisci questo, se tu capisci per cosa sei portato o in cosa credi, la decisione verrà da se ... e non avrai molte alternative


Quoto tutto!!:up::up:
 

Sole

Escluso
Non è detto però che, quello che farà stare meglio lui, varrà anche per la sua compagna, anzi, lui confessando potrà forse stare meglio, ma potrebbe ritrovarsi solo.
Certo. Infatti io credo che prima di fare un passo del genere Giorgio debba pacificarsi innanzitutto con se stesso.

Poi, se desidera davvero confessare, deve prepararsi ad assumersi ogni responsabilità del caso.

Vedere la sofferenza del proprio partner e sapere di esserne la causa può essere devastante e non fa svanire i rimorsi, anzi. A volte li moltiplica.

Solo se si è armati di una solida e lucida consapevolezza e si sa esattamente dove si vuole andare, allora si può sopportare tutto. Perché si è sicuri di ciò che si vuole. E si è disposti a sopportare ogni conseguenza, anche la più pesante.
 

Sbriciolata

Escluso
non so se Giorgiocan legge ancora...

... nel caso: fatti i fatti tuoi.
Ti pesa quello che hai fatto? Fatti tuoi.
Ti pesa adesso perchè hai pensato che se avessi avuto maggior fiducia nella tua compagna magari lei sarebbe uscita dal bozzolo pure prima? fatti tuoi.
Ti pesa perchè ti senti la coscienza sporca? Ti senti in difetto verso di lei? Anche questi sono fatti tuoi.
Se hai sbagliato il problema è tuo, non è facendolo diventare anche di qualcun altro che rimedierai o che verrà cancellato.
Tu vuoi un'assoluzione: te la dò io, ne ho facoltà come chiunque.
Vai in pace e fai tesoro della tua esperienza.
Non è grave commettere un errore: è grave non aver imparato un accidente dall'errore commesso.
 

Brunetta

Utente di lunga data

giorgiocan

Utente prolisso
Sì, vi leggo ancora. Solo che per motivi pratici riesco a rispondervi soltanto quando mi trovo da solo. Da qualche giorno sono un po' più calmo, ovvero mi sono reso conto che come dite l'emergenza non è tanto decidere subito il da farsi, ma cercare di capire qualcosa di più.
Quindi, durante la settimana, mi sono concentrato solo sulla costruttività della nostra relazione. Nella mia testa sto cercando di mettere a fuoco ed isolare tutti gli aspetti su cui vorrei migliorare io e su cui vorrei lavorassimo come coppia. Non è facile, perchè naturalmente rimango molto tormentato, e continuo a dover affrontare le giornate "a pezzettini". Dopo il panico, quello che sto sperimentando ora assomiglia di più alla tristezza, o alla malinconia. Sento il bisogno di comprendermi, in parte di consolarmi. D'altra parte, non credo riuscirò a sentirmi in pace con questi pensieri in testa.
Sono un po' perplesso sull'argomento lucidità: si dice che i pazzi non sanno di esserlo; io per la prima volta mi accorgo di non essere razionale solo a causa dei miei crolli, quando mediamente mi sembrerebbe di essere "presente". Quindi mi rendo conto che qualcosa ancora non va, anche se non ho ancora capito cosa posso farci. Quando dite - giustamente - che non è il caso di prendere decisioni, prima di aver recuperato saldamente il controllo, non so bene cosa immaginare. Temo che sulla questione non lo recupererò mai, un completo stato di lucidità. E questo mi dà da pensare che non sono nemmeno pronto alle conseguenze di una scelta, in questo momento, benchè mi sia sforzato di immaginare tutti gli scenari possibili. Quindi sospendo questo lavoro per un po', altrimenti vado via di testa. Cerco invece di concentrarmi sul presente, sull'immediato. Cerco di guardare al presente con oggettività, anche se mi sento un po' un robot. Ma credo sia naturale, a questo punto, sentirsi un po' "staccati" dalla realtà.
Se non do fastidio, continuerò ad usare questo spazio per fare il punto, per rivolgermi a me stesso oltre che a voi. So che, qualsiasi cosa accada, devo recuperare: sarebbe inutile cercare di salvare la mia relazione se poi non avessi risorse personali da investire. Quindi, cerco di concentrarmi sul mio recupero, prima di fare qualsiasi altra mossa.

Nel frattempo, ancora grazie.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sì, vi leggo ancora. Solo che per motivi pratici riesco a rispondervi soltanto quando mi trovo da solo. Da qualche giorno sono un po' più calmo, ovvero mi sono reso conto che come dite l'emergenza non è tanto decidere subito il da farsi, ma cercare di capire qualcosa di più.
Quindi, durante la settimana, mi sono concentrato solo sulla costruttività della nostra relazione. Nella mia testa sto cercando di mettere a fuoco ed isolare tutti gli aspetti su cui vorrei migliorare io e su cui vorrei lavorassimo come coppia. Non è facile, perchè naturalmente rimango molto tormentato, e continuo a dover affrontare le giornate "a pezzettini". Dopo il panico, quello che sto sperimentando ora assomiglia di più alla tristezza, o alla malinconia. Sento il bisogno di comprendermi, in parte di consolarmi. D'altra parte, non credo riuscirò a sentirmi in pace con questi pensieri in testa.
Sono un po' perplesso sull'argomento lucidità: si dice che i pazzi non sanno di esserlo; io per la prima volta mi accorgo di non essere razionale solo a causa dei miei crolli, quando mediamente mi sembrerebbe di essere "presente". Quindi mi rendo conto che qualcosa ancora non va, anche se non ho ancora capito cosa posso farci. Quando dite - giustamente - che non è il caso di prendere decisioni, prima di aver recuperato saldamente il controllo, non so bene cosa immaginare. Temo che sulla questione non lo recupererò mai, un completo stato di lucidità. E questo mi dà da pensare che non sono nemmeno pronto alle conseguenze di una scelta, in questo momento, benchè mi sia sforzato di immaginare tutti gli scenari possibili. Quindi sospendo questo lavoro per un po', altrimenti vado via di testa. Cerco invece di concentrarmi sul presente, sull'immediato. Cerco di guardare al presente con oggettività, anche se mi sento un po' un robot. Ma credo sia naturale, a questo punto, sentirsi un po' "staccati" dalla realtà.
Se non do fastidio, continuerò ad usare questo spazio per fare il punto, per rivolgermi a me stesso oltre che a voi. So che, qualsiasi cosa accada, devo recuperare: sarebbe inutile cercare di salvare la mia relazione se poi non avessi risorse personali da investire. Quindi, cerco di concentrarmi sul mio recupero, prima di fare qualsiasi altra mossa.

Nel frattempo, ancora grazie.
:up:
 

giorgiocan

Utente prolisso
Continua il mio piccolo diario, che spero mi farà bene. Nell'irrealtà di questa situazione ho pensieri in ogni direzione: su di me, su di lei, sui miei genitori e la mia educazione, sulle convenzioni, sulle regole e le loro eccezioni, più o meno taciute, più o meno comuni. Provo a fissarli, a processarli, ad accettarli e poi lasciarli scorrere via.

Uno dei problemi che ancora non so come superare è la programmazione a medio-lungo termine. Diciamo che evito il problema, mi dà ancora troppa ansia immaginare la mia relazione, le nostre personalità e le nostre storie personali in un futuro più o meno lontano. Non è ancora il momento.

Sono sempre stato perplesso sui farmaci, ma ho cominciato ad assumere un leggero sedativo e se non altro gli attacchi di panico rimangono fuori dalla porta. Il tempo è ancora scandito ad ore, ci sono giornate buone e giornate cattive (oggi è una di queste). In genere sto cercando di lasciar sfogare la tempesta in questo mio rifugio nascosto, che non è una sistemazione permanente per l'anima, ma mi consente di andare avanti ed attendere un tempo più adatto all'azione o alla comprensione.

L'affetto è una risorsa importante, i piccoli gesti, i rituali di ogni giorno ritrovano intimità, profondità e significato. In parte sto recuperando attenzione per me stesso, ed è un aspetto di questo periodo che apprezzo. Cerco di non isolarmi, ma percepisco come misurarmi con me stesso sia adesso più importante (e più semplice) che cercare punti di riferimento esterni.

Qualcuno di voi, indirettamente, ha suggerito che esiste anche in situazioni come queste la possibilità di migliorarsi: di farne un modo per imparare qualcosa in più, per maturare forse. Sicuramente è uno dei momenti più impegnativi che io ricordi, sul piano personale, e cerco di affrontarlo come un'esperienza da fare mia, come un evento profondo. Come una piccola guerra, da cui immaginare di uscire vivi. Da cui imparare qualcosa di più sulla vita.

Torno a darmi da fare, a far lavorare la testa su qualcosa. Un saluto a tutti.
 
Ultima modifica:

Ultimo

Escluso
Ho letto la prima pagina e la penultima, mi sembra di capire che ancora non hai detto nulla a tua moglie.

Io non direi nulla a tua moglie, da quello che ho letto non hai la capacità di reggere ad una situazione che potrebbe sfuggirti di mano, se tua moglie la prende male, ma male male, a parere mio tu non saresti in grado di sostenere una determinata situazione.

Io mi concentrerei su me stesso per ritrovare un certo equilibrio, lo farei in primis per me stesso e in secundus ( grazie google) per quell'amore di cui parli e sembra esserci per tua moglie.

Ritrovare se stessi sarebbe la migliore azione d'amore per tua moglie. Se non per te, cosa che ritengo essenziale, fallo anche per la persona che dici di amare. Forse mi sono ripetuto.
 

Diletta

Utente di lunga data
Continua il mio piccolo diario, che spero mi farà bene. Nell'irrealtà di questa situazione ho pensieri in ogni direzione: su di me, su di lei, sui miei genitori e la mia educazione, sulle convenzioni, sulle regole e le loro eccezioni, più o meno taciute, più o meno comuni. Provo a fissarli, a processarli, ad accettarli e poi lasciarli scorrere via.

Uno dei problemi che ancora non so come superare è la programmazione a medio-lungo termine. Diciamo che evito il problema, mi dà ancora troppa ansia immaginare la mia relazione, le nostre personalità e le nostre storie personali in un futuro più o meno lontano. Non è ancora il momento.

Sono sempre stato perplesso sui farmaci, ma ho cominciato ad assumere un leggero sedativo e se non altro gli attacchi di panico rimangono fuori dalla porta. Il tempo è ancora scandito ad ore, ci sono giornate buone e giornate cattive (oggi è una di queste). In genere sto cercando di lasciar sfogare la tempesta in questo mio rifugio nascosto, che non è una sistemazione permanente per l'anima, ma mi consente di andare avanti ed attendere un tempo più adatto all'azione o alla comprensione.

L'affetto è una risorsa importante, i piccoli gesti, i rituali di ogni giorno ritrovano intimità, profondità e significato. In parte sto recuperando attenzione per me stesso, ed è un aspetto di questo periodo che apprezzo. Cerco di non isolarmi, ma percepisco come misurarmi con me stesso sia adesso più importante (e più semplice) che cercare punti di riferimento esterni.

Qualcuno di voi, indirettamente, ha suggerito che esiste anche in situazioni come queste la possibilità di migliorarsi: di farne un modo per imparare qualcosa in più, per maturare forse. Sicuramente è uno dei momenti più impegnativi che io ricordi, sul piano personale, e cerco di affrontarlo come un'esperienza da fare mia, come un evento profondo. Come una piccola guerra, da cui immaginare di uscire vivi. Da cui imparare qualcosa di più sulla vita.

Torno a darmi da fare, a far lavorare la testa su qualcosa. Un saluto a tutti.


Il lavoro che fai su te stesso è indice di una personalità profonda, ma te l'ho già detto vero?
E' vero, questa esperienza ti insegnerà qualcosa come tutti gli eventi che segnano l'animo, ti accrescerà come individuo, diverrai una persona migliore.
Siamo tutti in divenire...
Sbalorditivo come l'educazione e l'ambiente dove si cresce ci plasmi e ci faccia diventare individui unici.
A me sarebbe piaciuto molto essere una persona più leggera, non superficiale, ma meno incline a rendere sempre e comunque conto a me stessa con severità e rigore, lo stesso rigore che non richiedo agli altri che mi circondano.
Pensa che se io fossi al posto di mio marito (ipotesi assurda), che me ne ha combinate di tutti i colori in gioventù, quando ero al culmine dell'innamoramento, non avrei più pace fino alla fine della mia vita e dico sempre che mai vorrei essere al suo posto, ma lui non comprende poiché ha un concetto diverso di coppia e di rapporto affettivo e non prova rimorsi.
Lui ha assorbito in pieno un'altra cultura che vedeva il maschio legittimato a fare certe cose considerate normali e, anzi, esperienze formative per un uomo e lui ha maturato di conseguenza una forma mentale completamente diversa dalla mia. Il fatto che lui abbia deciso, ad un certo punto, di sposarsi e di mettere la testa a posto lo fa inorgoglire e gli ha permesso di costruirsi uno schema mentale autoreferenziale inespugnabile.
Continua a misurarti con te stesso, col tempo ti si aprirà la via da seguire più consona a te, ma non volerti troppo male...hai imparato che il tradimento non è per tutti e che a te ha fatto molto male.
Non ci puoi fare nulla perché sei fatto così, devi imparare ad accettarti come io so che certe cose non me le posso permettere, anche se volessi, perché non fanno parte di me stessa.
Quando ti vorrai più bene la soluzione verrà da sola.
:):)
 

Sole

Escluso
Il lavoro che fai su te stesso è indice di una personalità profonda, ma te l'ho già detto vero?
E' vero, questa esperienza ti insegnerà qualcosa come tutti gli eventi che segnano l'animo, ti accrescerà come individuo, diverrai una persona migliore.
Siamo tutti in divenire...
Sbalorditivo come l'educazione e l'ambiente dove si cresce ci plasmi e ci faccia diventare individui unici.
A me sarebbe piaciuto molto essere una persona più leggera, non superficiale, ma meno incline a rendere sempre e comunque conto a me stessa con severità e rigore, lo stesso rigore che non richiedo agli altri che mi circondano.
Pensa che se io fossi al posto di mio marito (ipotesi assurda), che me ne ha combinate di tutti i colori in gioventù, quando ero al culmine dell'innamoramento, non avrei più pace fino alla fine della mia vita e dico sempre che mai vorrei essere al suo posto, ma lui non comprende poiché ha un concetto diverso di coppia e di rapporto affettivo e non prova rimorsi.
Lui ha assorbito in pieno un'altra cultura che vedeva il maschio legittimato a fare certe cose considerate normali e, anzi, esperienze formative per un uomo e lui ha maturato di conseguenza una forma mentale completamente diversa dalla mia. Il fatto che lui abbia deciso, ad un certo punto, di sposarsi e di mettere la testa a posto lo fa inorgoglire e gli ha permesso di costruirsi uno schema mentale autoreferenziale inespugnabile.
Continua a misurarti con te stesso, col tempo ti si aprirà la via da seguire più consona a te, ma non volerti troppo male...hai imparato che il tradimento non è per tutti e che a te ha fatto molto male.
Non ci puoi fare nulla perché sei fatto così, devi imparare ad accettarti come io so che certe cose non me le posso permettere, anche se volessi, perché non fanno parte di me stessa.
Quando ti vorrai più bene la soluzione verrà da sola.
:):)
Grande verità.

Su alcuni tradire ha effetti più devastanti dell'essere traditi.
 

Sole

Escluso
Ho letto la prima pagina e la penultima, mi sembra di capire che ancora non hai detto nulla a tua moglie.

Io non direi nulla a tua moglie, da quello che ho letto non hai la capacità di reggere ad una situazione che potrebbe sfuggirti di mano, se tua moglie la prende male, ma male male, a parere mio tu non saresti in grado di sostenere una determinata situazione.

Io mi concentrerei su me stesso per ritrovare un certo equilibrio, lo farei in primis per me stesso e in secundus ( grazie google) per quell'amore di cui parli e sembra esserci per tua moglie.

Ritrovare se stessi sarebbe la migliore azione d'amore per tua moglie. Se non per te, cosa che ritengo essenziale, fallo anche per la persona che dici di amare. Forse mi sono ripetuto.
Penso anch'io.
 

Leda

utente Olimpi(c)a
Il lavoro che fai su te stesso è indice di una personalità profonda, ma te l'ho già detto vero?
E' vero, questa esperienza ti insegnerà qualcosa come tutti gli eventi che segnano l'animo, ti accrescerà come individuo, diverrai una persona migliore.
Siamo tutti in divenire...
Sbalorditivo come l'educazione e l'ambiente dove si cresce ci plasmi e ci faccia diventare individui unici.
A me sarebbe piaciuto molto essere una persona più leggera, non superficiale, ma meno incline a rendere sempre e comunque conto a me stessa con severità e rigore, lo stesso rigore che non richiedo agli altri che mi circondano.
Pensa che se io fossi al posto di mio marito (ipotesi assurda), che me ne ha combinate di tutti i colori in gioventù, quando ero al culmine dell'innamoramento, non avrei più pace fino alla fine della mia vita e dico sempre che mai vorrei essere al suo posto, ma lui non comprende poiché ha un concetto diverso di coppia e di rapporto affettivo e non prova rimorsi.
Lui ha assorbito in pieno un'altra cultura che vedeva il maschio legittimato a fare certe cose considerate normali e, anzi, esperienze formative per un uomo e lui ha maturato di conseguenza una forma mentale completamente diversa dalla mia. Il fatto che lui abbia deciso, ad un certo punto, di sposarsi e di mettere la testa a posto lo fa inorgoglire e gli ha permesso di costruirsi uno schema mentale autoreferenziale inespugnabile.
Continua a misurarti con te stesso, col tempo ti si aprirà la via da seguire più consona a te, ma non volerti troppo male...hai imparato che il tradimento non è per tutti e che a te ha fatto molto male.
Non ci puoi fare nulla perché sei fatto così, devi imparare ad accettarti come io so che certe cose non me le posso permettere, anche se volessi, perché non fanno parte di me stessa.
Quando ti vorrai più bene la soluzione verrà da sola.
:):)
Quoto e approvo.
Hai cambiato marcia, Diletta ;)
 

tesla

Utente di lunga data
sintetizzo il mio pensiero:

non dire niente, distruggeresti inutilmente quello che hai.
spegni un attimino il cervello, perchè va bene pianificare, ma la tua riflessione sembra una masturbazione ossessiva (di cervello).
mamma mia.
siediti un minuto senza pensare e goditi la vita, sei da 10 anni con una persona molto in gamba.
goditelo, santo cielo
 

Diletta

Utente di lunga data
sintetizzo il mio pensiero:

non dire niente, distruggeresti inutilmente quello che hai.
spegni un attimino il cervello, perchè va bene pianificare, ma la tua riflessione sembra una masturbazione ossessiva (di cervello).
mamma mia.
siediti un minuto senza pensare e goditi la vita, sei da 10 anni con una persona molto in gamba.
goditelo, santo cielo

Tesla,
i pensieri invasivi si chiamano ossessioni e quando, per un meccanismo che si inceppa nel cervello, entrano a forza, forse andrebbe considerato un aiuto farmacologico.
E' come se il cervello fosse in loop, difficile spegnerlo con la sola forza di volontà.
Giorgio lo vorrebbe tanto fare...
 

Annuccia

Utente di lunga data
Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 10 anni. Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo cattivo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo. Mi sentivo sbagliato io. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per un po', prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato concreto delle cose. Abbiamo cominciato a vederci anche da soli, senza troppa malizia, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, verso un nuovo coinvolgimento emotivo. Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, che entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro sentirci nuovamente bene assieme ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo perchè lì era il nostro posto, anche se doloroso, e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) se necessario, per rimanerci. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire meglio cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità credevo ormai non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, in un disperato tentativo di redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, perchè tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando persone che non mi sono simpatiche, traslocando in una casa costata troppo e che mi fa schifo, rinunciando al tentativo di condividere passioni ed interessi. Ora, non mi sto commiserando: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di fare un passo avanti come coppia (qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che per la prima volta qualcosa ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese sono cominciati gli attacchi di panico, e ho smesso di mangiare. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a fare comunque buon viso. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie enormi lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io allora i problemi li ho probabilmente alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto sicuramente fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che lei sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, lo scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai conoscere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.


scusa troppo lungo....:blank:

minchia quanto scrivete...

qualcuno con il dono della sintesi(simy, conte, gas...)
può aiutarmi?
baci
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
Top