Morto dentro.

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giorgiocan

Utente prolisso
Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 10 anni. Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo cattivo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo. Mi sentivo sbagliato io. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per un po', prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato concreto delle cose. Abbiamo cominciato a vederci anche da soli, senza troppa malizia, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, verso un nuovo coinvolgimento emotivo. Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, che entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro sentirci nuovamente bene assieme ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo perchè lì era il nostro posto, anche se doloroso, e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) se necessario, per rimanerci. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire meglio cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità credevo ormai non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, in un disperato tentativo di redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, perchè tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando persone che non mi sono simpatiche, traslocando in una casa costata troppo e che mi fa schifo, rinunciando al tentativo di condividere passioni ed interessi. Ora, non mi sto commiserando: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di fare un passo avanti come coppia (qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che per la prima volta qualcosa ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese sono cominciati gli attacchi di panico, e ho smesso di mangiare. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a fare comunque buon viso. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie enormi lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io allora i problemi li ho probabilmente alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto sicuramente fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che lei sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, lo scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai conoscere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.
 
Ultima modifica:
Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 9 anni, dopo un breve "fidanzamento". Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e QUASI sempre la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo, a ferirla. Mi sentivo sbagliato. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per qualche settimana subito prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma più concreta, più scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato immediatamente positivo delle cose. Abbiamo cominciato a vederci da soli, abbastanza innocentemente, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, insomma di stare innamorandoci. Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, ma entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro benessere ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) sui sospetti che chiaramente i nostri rispettivi compagni cominciarono ad elaborare. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, come in una personale redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, eh, tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando amici che non mi sono simpatici, traslocando in una casa troppo costosa e che mi fa schifo, rinunciando a condividere passioni ed interessi (tranne film e serie TV la sera, che sono un cimento facile per tutti, via). Ora, non mi sto commiserando, eh: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di prendere una certa decisione e di osare fare un passo avanti come coppia (no, non un figlio, ma qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che abbiamo avuto un recente motivo di gioia comune, che per la prima volta ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese ho smesso di mangiare, ovviamente destando gran preoccupazione nella mia compagna. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a riprendere qualche chilo nell'attesa di capire cosa fare. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io i problemi li ho alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Pulisco casa, cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, uno scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai ricevere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.
Insomma sei giorgiocan
hai fatto il porcocan
e vedi di non finirmi come un porocan
Sappi che questo post l'ho stampato in 5 copie
e infilato subito nei cassetti di mia moglie
che poi non dica che non ha avuto modo di leggerlo.

In gran parte io ti capisco.
La mia non è uscita dal bozzolo.
Ossia vi è uscita per affrontare il cancro.
Poi visto che per ora l'ha superato a vieppiù ispessito il suo guscietto.

Ma ora ti rimetto in rosso le cose in cui mi ritrovo in prima persona!
 
un breve "fidanzamento". Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli.

Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media.

Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto. .

Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.

Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).

Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa.

Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati.

Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla.

Mi sentivo sbagliato.

Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per qualche settimana subito prima di incontrare la mia attuale partner.

Abbiamo cominciato a vederci da soli, abbastanza innocentemente, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, insomma di stare innamorandoci.

Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, ma entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro benessere ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) sui sospetti che chiaramente i nostri rispettivi compagni cominciarono ad elaborare. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto.

Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, come in una personale redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai).


E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio

Ora, non mi sto commiserando, eh: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Invece io sulla ultima tua parte ho emesso la mia sentenza su di lei.
Chi è causa del suo mal pianga sè stesso.
Ti farò sapere se quando si aprirà il bozzolo mi sentirò come te.

Io l'ho vista diventare affettuosa solo con sua figlia.
E mi odia perchè io non amo e scuso nostra figlia come fa lei.
Mi detesta perchè vede che giorno dopo giorno, lei non sa tenere a testa sua figlia, MA IO SI.

Laonde per cui....

Ma sulla prima parte: quella storia potevo scriverla io.

Il mio problema è questo giorgiocan...

Prima ti vengo dietro in mille modi, poi se fallisco, inveisco contro di te e ti dico...
Ma vai a fare in culo brutta stronza.
 

dimmidinò

utente tranciante
non penso tu sia nello stato d'animo adatto per parlarle. cosa pensi di risolvere dicendole tutto? perchè devi ferirla? è successo sette anni fa! ormai è tardi per dirle tutto. tieniti i tuoi sensi di colpa nel cassetto dove li hai tenuti per tutti questi sette anni. la distruggi se le dici una cosa del genere. penserà di aver vissuto nella finzione per tutto questo tempo. metti in dubbio sette anni di vita in cui lei ha fatto un percorso di crescita non indifferente anche, a quanto dici. perchè devi essere così egoista da smontarle tutto questo lavoro? lascia perdere!
 

giorgiocan

Utente prolisso
non penso tu sia nello stato d'animo adatto per parlarle.
Su questo ti do assolutamente ragione, ma non so quando e se questo parametro potrà cambiare.

cosa pensi di risolvere dicendole tutto? perchè devi ferirla? è successo sette anni fa! ormai è tardi per dirle tutto. tieniti i tuoi sensi di colpa nel cassetto dove li hai tenuti per tutti questi sette anni. la distruggi se le dici una cosa del genere. penserà di aver vissuto nella finzione per tutto questo tempo. metti in dubbio sette anni di vita in cui lei ha fatto un percorso di crescita non indifferente anche, a quanto dici. perchè devi essere così egoista da smontarle tutto questo lavoro? lascia perdere!
Il fatto è che credo il cassetto si sia sfasciato. Ho cercato di rimetterlo a posto, ma se prima si trattava semplicemente di mentire trattenendo fiato e lacrime, ora il corpo non mi segue più. Non so spiegartelo, e d'altra parte al momento ho esaurito il budget consultorio/psicologo.

La tua opinione rispecchia il punto di vista di un buon 60/70% degli utenti di forum con argomento analogo a questo, e razionalmente lo capisco. Cercherò dunque di ritrovarla, la razionalità, e vedere se in qualche modo riesco a reggere il peso della "colpa", come tu la definisci.

Ma sto cominciando a credere ci sia altro. E più che egoismo forse parlerei di vigliaccheria e ingenuità. Sono stato un ingenuo dall'inizio, probabilmente. E so di essere debole, soprattutto ora. Inoltre, ora non mi sento più nemmeno all'altezza. Come se avessi visto la mia vera immagine riflessa allo specchio. Ed è una creatura che vorrei tenere lontano da lei.
Comunque capisco il tuo punto di vista, e in ogni caso, non sarà stasera.
 
Ultima modifica:
Ti invidio questa chiarezza. In questo caso, però, il male sento d'essere io. Lei ci si è solo seduta accanto.
Fidati si è in coppia no?
Non a caso si dice mal comune mezzo gaudio.
 

dimmidinò

utente tranciante
Su questo ti do assolutamente ragione, ma non so quando e se questo parametro potrà cambiare.



Il fatto è che credo il cassetto si sia sfasciato. Ho cercato di rimetterlo a posto, ma se prima si trattava semplicemente di giocare al furbetto, ora il corpo non mi segue più. Non so spiegartelo, e d'altra parte al momento ho esaurito il budget consultorio/psicologo.

La tua opinione rispecchia il punto di vista di un buon 60/70% degli utenti di forum con argomento analogo a questo, e razionalmente lo capisco. Cercherò dunque di ritrovarla, la razionalità, e vedere se in qualche modo riesco a reggere il peso della "colpa", come tu la definisci.

Ma sto cominciando a credere ci sia altro. E più che egoismo forse parlerei di vigliaccheria e ingenuità. Sono stato un ingenuo dall'inizio, probabilmente. E so di essere debole, soprattutto ora. Inoltre, ora non mi sento più nemmeno all'altezza. Come se avessi visto la mia vera immagine riflessa allo specchio. Ed è una creatura che vorrei tenere lontano da lei.
Comunque capisco il tuo punto di vista, e in ogni caso, non sarà stasera.
più che altro devi riuscire a reggere il peso per amore di lei! perchè se volevi dirglielo per essere sincero, glielo dovevi dire sette anni fa. ora dirglielo risulta una cattiveria, non un atto di sincerità. sarebbe semplicemente un "alleggerire" te stesso. e alleggerire è tra virgolette perchè poi in verità non ti sentirai più leggero.. praticamente le dici che per sette anni le hai mentito spudoratamente! piuttosto dille che non la ami più e lasciala.. ma perchè distruggerla così?
 
più che altro devi riuscire a reggere il peso per amore di lei! perchè se volevi dirglielo per essere sincero, glielo dovevi dire sette anni fa. ora dirglielo risulta una cattiveria, non un atto di sincerità. sarebbe semplicemente un "alleggerire" te stesso. e alleggerire è tra virgolette perchè poi in verità non ti sentirai più leggero.. praticamente le dici che per sette anni le hai mentito spudoratamente! piuttosto dille che non la ami più e lasciala.. ma perchè distruggerla così?
No spetta sette anni fa è successa una cosa che poi è stata chiusa.
Ma appunto pensiamo ad una cosa.
Noi andiamo a confessarci dalla moglie ?

Ok...

Ma occhio lei non è una santa.
 

dimmidinò

utente tranciante
No spetta sette anni fa è successa una cosa che poi è stata chiusa.
Ma appunto pensiamo ad una cosa.
Noi andiamo a confessarci dalla moglie ?

Ok...

Ma occhio lei non è una santa.
beh certo, nessuno è santo! ma perchè dare per scontato che anche lei abbia fatto qualcosa di grave in questi sette anni. insomma, per me tutti sono innocenti fino a prova contraria. certo, lui in quel periodo aveva dei problemi che lo hanno portato a compiere l'atto in questione. ma è vero che lo ha fatto 3-4 volte.. quindi non è stato un episodio isolato dettato dal malessere che poteva provocargli la situazione poco soddisfacente con la compagna..

ma quindi tu al posto di giorgiocan, confesseresti il fattaccio di sette anni fa?
 

free

Escluso
Su questo ti do assolutamente ragione, ma non so quando e se questo parametro potrà cambiare.



Il fatto è che credo il cassetto si sia sfasciato. Ho cercato di rimetterlo a posto, ma se prima si trattava semplicemente di giocare al furbetto, ora il corpo non mi segue più. Non so spiegartelo, e d'altra parte al momento ho esaurito il budget consultorio/psicologo.

La tua opinione rispecchia il punto di vista di un buon 60/70% degli utenti di forum con argomento analogo a questo, e razionalmente lo capisco. Cercherò dunque di ritrovarla, la razionalità, e vedere se in qualche modo riesco a reggere il peso della "colpa", come tu la definisci.

Ma sto cominciando a credere ci sia altro. E più che egoismo forse parlerei di vigliaccheria e ingenuità. Sono stato un ingenuo dall'inizio, probabilmente. E so di essere debole, soprattutto ora. Inoltre, ora non mi sento più nemmeno all'altezza. Come se avessi visto la mia vera immagine riflessa allo specchio. Ed è una creatura che vorrei tenere lontano da lei.
Comunque capisco il tuo punto di vista, e in ogni caso, non sarà stasera.
ok, tu non ti ritieni all'altezza...ma lei in te ha visto qualcosa, anzi, tanto, ed infatti è con te, siete assieme
tu, e non noi, sai se lei sta bene con te
se sì, non dirle nulla e pensa piuttosto alla vita insieme che avete davanti
il bello del passato è che è...passato!
 

Nordica

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Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 10 anni. Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo, a ferirla. Mi sentivo sbagliato io. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per un po', prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma più concreta, più scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato immediatamente positivo delle cose. Abbiamo cominciato a vederci anche da soli, abbastanza innocentemente, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, insomma di stare innamorandoci (davvero, stavolta). Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, ma entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro benessere ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) sui sospetti che chiaramente i nostri rispettivi compagni cominciarono ad elaborare. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, come in una personale redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, eh, tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando amici che non mi sono simpatici, traslocando in una casa costata troppo e che mi fa schifo, rinunciando a condividere passioni ed interessi (tranne qualche film la sera, che sono un cimento facile per tutti, via). Ora, non mi sto commiserando, eh: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di osare fare un passo avanti come coppia (no, non un figlio, ma qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che per la prima volta qualcosa ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese sono cominciati gli attacchi di panico, ho smesso di mangiare. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a fare comunque buon viso. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io i problemi li ho alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che lei sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, uno scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai ricevere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.
Secondo me il fatto che tu abbia capito cancella tutte le colpe!

Tante persone tradiscono senza che gli importa nulla!

Non rovinarti la vita, vivi quello che hai capito di volere!

Vedilà così, che grazie al passo falso hai capito quello che volevi veramente!

Poche persone sanno cosa vogliono!

Vorrei tanto che mio marito facesse un passo falso, se poi pentendosi capisce quello che ha!
 
beh certo, nessuno è santo! ma perchè dare per scontato che anche lei abbia fatto qualcosa di grave in questi sette anni. insomma, per me tutti sono innocenti fino a prova contraria. certo, lui in quel periodo aveva dei problemi che lo hanno portato a compiere l'atto in questione. ma è vero che lo ha fatto 3-4 volte.. quindi non è stato un episodio isolato dettato dal malessere che poteva provocargli la situazione poco soddisfacente con la compagna..

ma quindi tu al posto di giorgiocan, confesseresti il fattaccio di sette anni fa?
Vedi...io ehm...
Sincerissimamente
manco mi ricordo di ieri
figurati di sette anni fa...:p:p:p:p
 

Zod

Escluso
Su questo ti do assolutamente ragione, ma non so quando e se questo parametro potrà cambiare.



Il fatto è che credo il cassetto si sia sfasciato. Ho cercato di rimetterlo a posto, ma se prima si trattava semplicemente di giocare al furbetto, ora il corpo non mi segue più. Non so spiegartelo, e d'altra parte al momento ho esaurito il budget consultorio/psicologo.

La tua opinione rispecchia il punto di vista di un buon 60/70% degli utenti di forum con argomento analogo a questo, e razionalmente lo capisco. Cercherò dunque di ritrovarla, la razionalità, e vedere se in qualche modo riesco a reggere il peso della "colpa", come tu la definisci.

Ma sto cominciando a credere ci sia altro. E più che egoismo forse parlerei di vigliaccheria e ingenuità. Sono stato un ingenuo dall'inizio, probabilmente. E so di essere debole, soprattutto ora. Inoltre, ora non mi sento più nemmeno all'altezza. Come se avessi visto la mia vera immagine riflessa allo specchio. Ed è una creatura che vorrei tenere lontano da lei.
Comunque capisco il tuo punto di vista, e in ogni caso, non sarà stasera.
Non penso risolverai confessando. Ti senti inadeguato a lei, dicendole di sette anni fa non cambierai questo tuo stato. Prova a ragionare in questo modo: paghi il conto del tuo errore portandoti il segreto nella tomba, lo fai per lei, il peso resterà su di te.

Se lei è una persona straordinaria e sta con te significa che sei alla sua altezza.

Oppure falle leggere il tuo post di apertura, ma penso sia inutile, il problema non è che lei non sa, il problema è che tu disprezzi te stesso. Lavora sulla tua autostima, tutti possono sbagliare, l'importante è capire e assumersene le responsabilità, che nel tuo caso significa fare felice la tua compagna e quindi fare felice anche te stesso.
 

sienne

lucida-confusa
Ciao

non so ... ho come l'impressione, che non è neanche il tradimento di sette anni fa, il problema.

non ti senti all'altezza di affrontare il bello?
hai paura di affrontare concretamente ciò che ti sta regalando la vita?

i tradimenti ... lungo discorso ... hanno tante facce ...

prendilo, come un tuo insegnamento ... una cosa, che hai fatto e che ti ha portato a capire cosa vuoi.
Ti ha portato a non mollare ... a restare ... a guardare ... a crescere con e senza lei ...

Si, certo si è in coppia ... ma si è anche due singole persone. Hai sbagliato ...
Ma da uno sbaglio s'impara, si tirano delle conclusioni, si cresce!

Se lo dici ... non lo fai per lei, ne per il voi ... lo fai, perché ti nascondi ... da non so cosa.

ognuno di noi, porta dei segreti dentro di se ... segreti, che hanno sussurrato ...

Quando l'amore ... la persona che segui annusando tutto di lei, l'hai a canto ...

è da cretini ... infliggerle del dolore, che con il oggi, non centra più nulla!

svegliati! e riprenditi! ... apprezza quello che hai! e va a tutto vapore! ama e basta!

soprattutto inizia ad amare anche te ...

sienne
 

giorgiocan

Utente prolisso
sarebbe semplicemente un "alleggerire" te stesso. e alleggerire è tra virgolette perchè poi in verità non ti sentirai più leggero.. praticamente le dici che per sette anni le hai mentito spudoratamente! piuttosto dille che non la ami più e lasciala.. ma perchè distruggerla così?
Sul sentirsi più leggero so già che è come dici, anzi credo sarà peggio. Al mio si aggiungerà il suo dolore. Lo so.

Per il resto, per quanto mi risulti chiaro di essere meno lucido di te in questo momento, sul mentire spudoratamente immagino tu voglia dire che è quello che lei si sentirà legittimata a pensare. Perchè ti assicuro - e non avrei ragioni per mentirti - che credo (leggi: sono dannatamente certo) di averla amata molto più di quanto si sia amata lei.

Poi ci sarebbe da parlare della vigliaccheria. Anche la psicologa me l'ha detto: "rifletti e decidi, è più vigliacco dirglielo o andare avanti temendo che lo scopra da sè?". Ecco, io a questo proprio non saprei risponderti, in questo momento. Va da sè che non credo di essere in condizione di mentire ulteriormente.
 
Ultima modifica:

giorgiocan

Utente prolisso
il bello del passato è che è...passato!
Quanto hai ragione nei fatti. Quanto hai torto nella mia mente che mi ripropone non tanto l'accaduto in sè, quanto la mia inadeguatezza passata, presente e futura. Intendiamoci, vorrei poter stare dove sono, al suo fianco, per sempre. E' l'unica cosa che desidero. Ma c'è una parte buona, ingenua, che crede alle favole probabilmente, che ha deciso che l'oscurità non ha posto qui. Che crede ancora nella sincerità. Anche se sa bene che il mondo funziona diversamente, e che la verità non ha volto.
 

giorgiocan

Utente prolisso
ma è vero che lo ha fatto 3-4 volte.. quindi non è stato un episodio isolato dettato dal malessere
Per come la vedo adesso, e non è un'arringa difensiva, la cosa è durata quanto necessario a cercare di convincermi con la forza (ma invano) che la felicità non era a casa mia. Sottolineo, mia. In modo da sentirmene veramente certo. E magari se non mi fossi reso conto che stavo delirando avrei cercato di accumulare ulteriori elementi. Avete senza dubbio ragione quando dite che il problema è per la maggior parte nella mia testa, se non altro perchè se 10 persone ti dicono la stessa cosa, è ragionevole pensare che possano aver capito qualcosa che a te invece sfugge. Ripeto, ora nei miei ricordi non c'è una serie numerata di eventi, ma una specie di sogno drogato in cui si sono svolti mesi di storia personale tutti insieme, tenuti assieme da un livore che ora non riesco a collegare a chi credevo di essere. E a ripensarci, in questo sogno non vedo l'immagine di me. E' come se fosse il sogno di un altro, è come se allo specchio ci fosse un altro. E' quello che devo aver pensato in questi anni, e ora che i fatti mi indicano che quello allo specchio sono davvero io, non reggo la paura. Perchè in questo momento ne ho tanta, di paura.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 10 anni. Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo, a ferirla. Mi sentivo sbagliato io. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per un po', prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma più concreta, più scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato immediatamente positivo delle cose. Abbiamo cominciato a vederci anche da soli, abbastanza innocentemente, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, insomma di stare innamorandoci (davvero, stavolta). Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, ma entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro benessere ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) sui sospetti che chiaramente i nostri rispettivi compagni cominciarono ad elaborare. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, come in una personale redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, eh, tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando amici che non mi sono simpatici, traslocando in una casa costata troppo e che mi fa schifo, rinunciando a condividere passioni ed interessi (tranne qualche film la sera, che sono un cimento facile per tutti, via). Ora, non mi sto commiserando, eh: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di osare fare un passo avanti come coppia (no, non un figlio, ma qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che per la prima volta qualcosa ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese sono cominciati gli attacchi di panico, ho smesso di mangiare. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a fare comunque buon viso. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io i problemi li ho alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che lei sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, uno scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai ricevere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.
Dunque non ti sentì all'altezza ... Non più almeno... Vorresti alleggerire il tuo rimorso (?) nonostante prevedi che significherà la fine del vostro amore ... In tutta onestà non mi viene in mente nessuno che abbia provato rimorso a distanza di tanto tempo ...peraltro mi par di capire che quel l'antico tradimento non ha lasciato in te nessun ricordo degno di esser rammentato ...quindi , cosa è successo mesi fa? Perché qualcosa che ti ha preoccupato secondo me è successo ... Comunque prima di parlarle rifletti attentamente e scegli le parole giuste ... Sarà difficile per te, durissima per lei che potrebbe accusarti di aver mentito ( nei sentimenti ) da sempre , in bocca al lupo
 

dimmidinò

utente tranciante
Sul sentirsi più leggero so già che è come dici, anzi credo sarà peggio. Al mio si aggiungerà il suo dolore. Lo so.

Per il resto, per quanto mi risulti chiaro di essere meno lucido di te in questo momento, sul mentire spudoratamente immagino tu voglia dire che è quello che lei si sentirà legittimata a pensare. Perchè ti assicuro - e non avrei ragioni per mentirti - che credo (leggi: sono dannatamente certo) di averla amata molto più di quanto si sia amata lei.

Poi ci sarebbe da parlare della vigliaccheria. Anche la psicologa me l'ha detto: "rifletti e decidi, è più vigliacco dirglielo o andare avanti temendo che lo scopra da sè?". Ecco, io a questo proprio non saprei risponderti, in questo momento. Va da sè che non credo di essere in condizione di mentire ulteriormente. Qualsiasi cosa volesse chiedermi, gliela concederei. Ma ipotizziamo che, ora che si è rimessa in ordine con se stessa, mi chiedesse un figlio: tu che faresti?
la parte in rosso è esattamente quello che volevo dire, perchè si vede bene che la ami davvero.

ed è proprio perchè la ami davvero che devi avere la forza di continuare e darle il futuro che si merita vicino a l'uomo che ama, anche se hai sbagliato in passato. dovresti perdonare te stesso e come ti hanno già detto altri qui sopra, usare questa cosa come esperienza che ti ha insegnato qualcosa. se abbandoni questo senso di inadeguatezza starai meglio, e lei non scoprirà proprio niente, come negli ultimi sette anni. anche perchè, se non a causa del tuo comportamento, per cosa altro potrebbe venirlo a sapere? la tua lei conosce la donna di sette anni fa? ha contatti con lei? temi possa dirglielo?
 
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