Se è l'uomo ad esser "sbagliato" qualunque sia l'ipotesi non funzionaCapito,quindi altra domanda:esiste la donna sbagliata nel momento giusto,o la donna giusta nel momento sbagliato?
Se è l'uomo ad esser "sbagliato" qualunque sia l'ipotesi non funzionaCapito,quindi altra domanda:esiste la donna sbagliata nel momento giusto,o la donna giusta nel momento sbagliato?
Cerca di capire:sono 23 anni che sto cercando certe risposte...e cazzo ancora non le ho trovate!ti spiego te mè poi capìì:mrgreen:!Perchè allora la donna giusta non potrebbe far diventare giusto il mio momento di vita?Perchè il mio momento giusto non potrebbe far diventare giusta la donna sbagliata?Vedi tuba io qui dentro scherzo perchè il livello intellettuale di questo post non è proprio eccelso,parlo di vita vissuta capisci?
:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:Io ho una mezza idea che tu ti faccia una sacco di problemi alla cazzo di cane.
:rotfl::rotfl::rotfl:Io ho una mezza idea che tu ti faccia una sacco di problemi alla cazzo di cane.
Non so Jon. Io intendevo quello che hai scritto. La cura è fondamentale e condizione necessaria non sufficiente in sé. Ma in parte sì perché senza la spinta dell'eros (non come quello iniziale ma sempre necessariamente presente) non può essere esercitata. L'intesa intima è un obiettivo che va perseguito tutta una vita e raramente raggiunto. Ci fosse solo la vera cura l'uno dell'altro (con quel che la alimenta già detto) ci sarebbe già da essere più che fortunati. Per me.Io penso che ci sia un baco nel ragionamento consequenziale: sembra che si parta dal presupposto che inizialmente ci si ami solo passionalmente e che poi sopraggiunga, all'estinguersi della passione, un sentimento più caldo e più piano, quello che Jon identifica con il 'prendersi cura dell'altro' e che questa sia l'evoluzione dell'amore.
Alla base il difetto è identificare nell'amore solo l'una o l'altra delle componenti. I Greci, che erano molto più avanti di noi, davano nomi diversi a questi aspetti: eros, philia e agape.
Io in realtà credo che ognuno di noi senta come più congeniale a sè uno o più d'uno di questi modi d'amare e che sia sempre un rischio sottovalutare che ognuno dà un contributo essenziale alla relazione. Così esistono coppie molto solidali e sollecite che si sono perse il piacere di sperimentarsi sessualmente, quelle in cui l'importante è scopare tanto e la confidenza è un optional, quelle spirituali, quelle di comodo. Secondo me quel che conta è saper valutare se ci si trova realmente in sintonia in due, non su che cosa nello specifico ci si trovi in accordo.
E può anche essere duro confrontarsi a cuore aperto con qualcuno su aspetti della nostra realtà interiore che a volte sono talmente scomode da non volerle guardare nemmeno noi stessi, figuriamoci poi se sentiamo di correre il rischio di perdere amore e protezione e tutto quello che abbiamo costruito fino a quel punto con qualcuno.
Mi resta la sensazione che essere realmente autentici in due sia una sfida che pochi raccolgono.
Ed è qui che il conformismo e le regole sociali attecchiscono così bene e vengono prese al volo come occasione per sentirsi nel giusto e non perdere il consenso generale. E' la solita dicotomia tra identificazione e affiliazione.
Per quello che mi riguarda, comunque, un amore di coppia che non contenga ingredienti di forte intesa sessuale E di prendersi cura l'uno dell'altra (e viceversa) E di grande curiosità intellettuale manca di qualcosa di fondamentale. Anche se fosse il meglio che sono riuscita a costruire fino a quel momento, non direi per questo che sono arrivata al traguardo sperato.
Parli della perfezione Leda. Esiste?Io penso che ci sia un baco nel ragionamento consequenziale: sembra che si parta dal presupposto che inizialmente ci si ami solo passionalmente e che poi sopraggiunga, all'estinguersi della passione, un sentimento più caldo e più piano, quello che Jon identifica con il 'prendersi cura dell'altro' e che questa sia l'evoluzione dell'amore.
Alla base il difetto è identificare nell'amore solo l'una o l'altra delle componenti. I Greci, che erano molto più avanti di noi, davano nomi diversi a questi aspetti: eros, philia e agape.
Io in realtà credo che ognuno di noi senta come più congeniale a sè uno o più d'uno di questi modi d'amare e che sia sempre un rischio sottovalutare che ognuno dà un contributo essenziale alla relazione. Così esistono coppie molto solidali e sollecite che si sono perse il piacere di sperimentarsi sessualmente, quelle in cui l'importante è scopare tanto e la confidenza è un optional, quelle spirituali, quelle di comodo. Secondo me quel che conta è saper valutare se ci si trova realmente in sintonia in due, non su che cosa nello specifico ci si trovi in accordo.
E può anche essere duro confrontarsi a cuore aperto con qualcuno su aspetti della nostra realtà interiore che a volte sono talmente scomode da non volerle guardare nemmeno noi stessi, figuriamoci poi se sentiamo di correre il rischio di perdere amore e protezione e tutto quello che abbiamo costruito fino a quel punto con qualcuno.
Mi resta la sensazione che essere realmente autentici in due sia una sfida che pochi raccolgono.
Ed è qui che il conformismo e le regole sociali attecchiscono così bene e vengono prese al volo come occasione per sentirsi nel giusto e non perdere il consenso generale. E' la solita dicotomia tra identificazione e affiliazione.
Per quello che mi riguarda, comunque, un amore di coppia che non contenga ingredienti di forte intesa sessuale E di prendersi cura l'uno dell'altra (e viceversa) E di grande curiosità intellettuale manca di qualcosa di fondamentale. Anche se fosse il meglio che sono riuscita a costruire fino a quel momento, non direi per questo che sono arrivata al traguardo sperato.
sì. Tutto molto bello e non sto facendo ironia. Ma... applicarlo nel reale poi è un pochino più problematico. A me darebbe anche un po' di ansia. Troppe richieste da soddisfare.Io penso che ci sia un baco nel ragionamento consequenziale: sembra che si parta dal presupposto che inizialmente ci si ami solo passionalmente e che poi sopraggiunga, all'estinguersi della passione, un sentimento più caldo e più piano, quello che Jon identifica con il 'prendersi cura dell'altro' e che questa sia l'evoluzione dell'amore.
Alla base il difetto è identificare nell'amore solo l'una o l'altra delle componenti. I Greci, che erano molto più avanti di noi, davano nomi diversi a questi aspetti: eros, philia e agape.
Io in realtà credo che ognuno di noi senta come più congeniale a sè uno o più d'uno di questi modi d'amare e che sia sempre un rischio sottovalutare che ognuno dà un contributo essenziale alla relazione. Così esistono coppie molto solidali e sollecite che si sono perse il piacere di sperimentarsi sessualmente, quelle in cui l'importante è scopare tanto e la confidenza è un optional, quelle spirituali, quelle di comodo. Secondo me quel che conta è saper valutare se ci si trova realmente in sintonia in due, non su che cosa nello specifico ci si trovi in accordo.
E può anche essere duro confrontarsi a cuore aperto con qualcuno su aspetti della nostra realtà interiore che a volte sono talmente scomode da non volerle guardare nemmeno noi stessi, figuriamoci poi se sentiamo di correre il rischio di perdere amore e protezione e tutto quello che abbiamo costruito fino a quel punto con qualcuno.
Mi resta la sensazione che essere realmente autentici in due sia una sfida che pochi raccolgono.
Ed è qui che il conformismo e le regole sociali attecchiscono così bene e vengono prese al volo come occasione per sentirsi nel giusto e non perdere il consenso generale. E' la solita dicotomia tra identificazione e affiliazione.
Per quello che mi riguarda, comunque, un amore di coppia che non contenga ingredienti di forte intesa sessuale E di prendersi cura l'uno dell'altra (e viceversa) E di grande curiosità intellettuale manca di qualcosa di fondamentale. Anche se fosse il meglio che sono riuscita a costruire fino a quel momento, non direi per questo che sono arrivata al traguardo sperato.
No, parlavo dell'ambizioneParli della perfezione Leda. Esiste?
Per fortuna Tubarao parlava di casi. Tempo fa Chiara invece di mezzi da amministrare nel migliore dei modi.
E' questa la sfida, altro che perfezione.
Probabile... ma chi si ferma è perdutosì. Tutto molto bello e non sto facendo ironia. Ma... applicarlo nel reale poi è un pochino più problematico. A me darebbe anche un po' di ansia. Troppe richieste da soddisfare.
e chi non si ferma in tempo...No, parlavo dell'ambizione
Probabile... ma chi si ferma è perduto![]()
Ma che ti frega, tanto alla fine si muore comunque :rotfl:e chi non si ferma in tempo...
gaudeamus igitur:mrgreen:Ma che ti frega, tanto alla fine si muore comunque :rotfl:
leda,Io penso che ci sia un baco nel ragionamento consequenziale: sembra che si parta dal presupposto che inizialmente ci si ami solo passionalmente e che poi sopraggiunga, all'estinguersi della passione, un sentimento più caldo e più piano, quello che Jon identifica con il 'prendersi cura dell'altro' e che questa sia l'evoluzione dell'amore.
Alla base il difetto è identificare nell'amore solo l'una o l'altra delle componenti. I Greci, che erano molto più avanti di noi, davano nomi diversi a questi aspetti: eros, philia e agape.
Io in realtà credo che ognuno di noi senta come più congeniale a sè uno o più d'uno di questi modi d'amare e che sia sempre un rischio sottovalutare che ognuno dà un contributo essenziale alla relazione. Così esistono coppie molto solidali e sollecite che si sono perse il piacere di sperimentarsi sessualmente, quelle in cui l'importante è scopare tanto e la confidenza è un optional, quelle spirituali, quelle di comodo. Secondo me quel che conta è saper valutare se ci si trova realmente in sintonia in due, non su che cosa nello specifico ci si trovi in accordo.
E può anche essere duro confrontarsi a cuore aperto con qualcuno su aspetti della nostra realtà interiore che a volte sono talmente scomode da non volerle guardare nemmeno noi stessi, figuriamoci poi se sentiamo di correre il rischio di perdere amore e protezione e tutto quello che abbiamo costruito fino a quel punto con qualcuno.
Mi resta la sensazione che essere realmente autentici in due sia una sfida che pochi raccolgono.
Ed è qui che il conformismo e le regole sociali attecchiscono così bene e vengono prese al volo come occasione per sentirsi nel giusto e non perdere il consenso generale. E' la solita dicotomia tra identificazione e affiliazione.
Per quello che mi riguarda, comunque, un amore di coppia che non contenga ingredienti di forte intesa sessuale E di prendersi cura l'uno dell'altra (e viceversa) E di grande curiosità intellettuale manca di qualcosa di fondamentale. Anche se fosse il meglio che sono riuscita a costruire fino a quel momento, non direi per questo che sono arrivata al traguardo sperato.
Quotone! :up:
Se non ci fosse stata mia figlia, mi sarei buttata dalla finestra in un paio di occasioni
Idem per gli amici o per le mie passioni.
Però il punto è che si può vivere senza un sacco di cose, volendo, solo che non ci si sente completi quando manca qualcosa in cui ci realizziamo![]()
Per me è andata così.Vi sapreste rassegnare ad una vita senza amore?
Domanda semplice:
non amare e non essere amati.
C'è chi ci riesce. Si può morire emotivamente e sessualmente a volte...
SO che sei scarsa a sesso...E' la trama di un porno? :carneval::carneval::carneval::carneval::carneval::carneval:
E' quello l'abbraccio dell'angelo? :sonar:SO che sei scarsa a sesso...
Ti ricordi la faccenda dell'ultimo tango a parigi?:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
no.E' quello l'abbraccio dell'angelo? :sonar::carneval::carneval::carneval::carneval::carneval::carneval::carneval::carneval:
no.
E' un altro.
Che fu usato per capire il mio titolo di studio no?:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
Ciao ContePer me è andata così.
Sono stato terrorizzato per una vita di non essere amato.
Poi sono stato davvero amato.
E non me ne è più importato na mazza.
Ma ho fatto mie queste parole:
Solo l’amare, solo il conoscere/
conta, non l’aver amato,
/non l’aver conosciuto.
Dà angoscia
Il vivere di un consumato/
amore. L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato
Della notte che piena quaggiù/
tra le curve del fiume e le sopite/
visioni della città sparsa di luci,
echeggia ancora di mille vite, /
disamore, mistero e miseria/
dei sensi, mi rendono nemiche
Le forme del mondo, che fino a ieri/
erano la mia ragione di esistere.
Il pianto della scavatrice-Pier Paolo Pasolini
“Ma tu ci credi nei colpi di fulmine?” La piccola principessa Ecila lo domandava a stallieri e cortigiani, a suo padre re e a sua madre regina e tutti gli rispondevano scrollando le spalle “…e poi sei piccola cosa potrebbe importartene?” adducendo come scua alla loro scetticità.. Quella domanda dopo un po’ passò dalla testa di Ecila,e quando venne il bel tempo non penso a nulla se non a godersi il sole e le onde del mare. E fu prorpio sulla riva dalla candida sabbia che cadde ai piedi di uno splendido Giaguaro e cadde nel senso più letterale del termine. Fu così che per la prima volta vide i suoi occhi verdi e da allora divennero amici. E non ci fu più bisogno di cadere ai suoi piedi per essere abbracciata. “E’ forse così che ci si innamora?” e prima ancora che le giungesse una risposta i due si rifugiarono su una torre d’avorio e lì Ecila era felice ma il Giaguaro era troppo bello, troppo forte e troppo grande per lei, non avrebbe mai voluto farle del male ma le sue unghie la graffiavano e la mordeva fino a farla sanguinare senza accorgersene. Ecila crebbe insicura devota al suo Giaguaro, come solo una principessa innamorata sa esserlo.
Un giorno ritornò al mare, corse sulla riva e bagno i suoi piedi, inseguì un gabbiano su uno scoglio e quando torno inidietro disse al Giaguaro che voleva crescere e voleva farlo da sola. “Se non ti avrò io non ti avrà nessuno. Sarai tanto amata ma tu non amerai nessuno, è questa la punizione per te!” ma Ecila non credeva alle magie e scappo via alla ricerca della sua libertà. Si tolse i panni da principessa, si vestì da ballerina e nel bosco buio attirò la sua attenzione il carretto festante del Giullare. Lui la portò un po’ con se, a lei piaceva tanto ballare per lui edera felice. Qunado una sera si addormentò lui rubo le chinchaglierie preziose di Ecila, nulla di particolarmente prezioso ma a lei fece male. Non vale la pena piangere, disse a sé stessa la principessa e così continuò a camminare nel bosco. Neanche Cappuccetto Rosso quando la fermò il lupo aveva fatto qualcosa per attirare l’attenzione, e allo stesso modo Ecila trovò i Giganti Senzaregole. “Sì, mi piace, mi piacciono, sto bene qui, voglio restare con loro!” disse la piccola convinta ed entusiasta del nuovo incontro, ricominciò a ballare e a seguire il ritmo assordante delle loro danze. I Giganti però presto la stancarono, non era vciò che voleva, a lungo andare cominciò a perdere entusiasmo. Una sera scappò anche da loro e i Giganti si accorsero che in realtà era una principessa solo quando se ne fù andata e per vendicarsi mandarono un araldo alla corte affinchè informasse il re e la regine che la loro figliuola vagava nei boschi vestita da ballerina. Loro la cercarono a lungo mentre Ecila girava di contrada in contrada, di città in città di sagra in sagra, convinta che in ogni uomo da lei conosciuto fosse l’amore tanto atteso ma ogni volta, in ogni abbraccio che dava, in ogni danza, c’erano le parole del Giaguaro “Sarai tanto amata ma tu non amerai nessuno”.
Quella sera allora pianse tanto e quella sera a fare da eco alle sue lacrime c’erano le campane suonate a luttoin tutto il regno per l’anziana mamma del re. E quella sera quando si sentì completamente sola l’anziano angelo le comparì in sogno “Non è il maleficio a doverti crucciare, è nel tuo cuore che devi cercare! Hai nel sangue il valore di italici guerrieri, spezia ellenica è la pelle come Elena la bella , gli occhi di armenti i capelli brunito miele, non versan lacrime le principesse, su coraggio, coltiva la tua messe…” Ecila si senti abbracciare come mai nessuno aveva fatto…
Corse verso il mare e chiuse gli occhi, senti i profumi che aveva amato rivide i paesaggi che aveva visto, accarezzò i corpi che aveva accarezzato, ridanzò felice per chi aveva incontrato. Rimase a guardare il mare con lo sguardo teso come una piccola Didone. Ma lei non aspetta nessuno, lei è li perché ama guardare il mare.
Solo l'amare solo il conoscere conta.
CiaoCiao Conte![]()