Me l'ha spiegato @
stany.
E io mi sono spiegata a lui.
Faticosamente. Entrambi. Niente amore fra noi.
E più ci spieghiamo uno all'altro più ci rendiamo conto di quanto è profondo ancora l'inesplorato.
Ed è una bella consapevolezza.
Inesplorato proprio eh...non dell'altro.
Ma d'altra parte è proprio l'inesplorato che ci si offre reciprocamente.
Con le farfalle nella pancia viene quasi spontaneo...noi siamo stati fortunati. Niente farfalle.
Era solo la curiosità per lo strano fenomeno in cui ci siamo trovati coinvolti: il rifiuto razionale reciproco e l'attrazione istintiva reciproca. In compresenza.
La fortuna del fatto che non ci siano state e non ci siano farfalle, è che nessuno dei due ha rivestito l'altro di immagini amorevoli o affini.
Io sono subito emersa come quella che sono. Nel peggio forse.
E lui anche.
Niente sconti. Pochissima dolcezza.
Tenendo conto che io mi offendevo per ogni complimento il suo sarcasmo gli era necessario per potermi incontrare. E ciò che mi offendeva era la mia immagine riflessa, non lui. Ma ci ho impiegato mesi e mesi per capirlo. E lui per capire cosa lo offendeva di sè nell'immagine che si specchiava in me e gli ritornava addosso. A volte bruscamente e duramente. O anche minacciosamente.
La curiosità, il patto iniziale di esplorare insieme quello in cui eravamo coinvolti e l'intenzione di ognuno di non dare nulla di più di quello che riteneva giusto dare. Niente accomodamenti. Niente gentilezze formali.
Eravamo e siamo due alleati. Entrambi alla ricerca di pace e curiosi di vedere se mettendo insieme le risorse avremmo potuto trovarla. Ognuno in se stesso prima di tutto.
Il patto era ed è che l'altro viene dopo.
Lui non mi ha fermata e non mi fermerebbe se andassi io lo lascerei andare se lo facesse.
E' un percorso di conoscenza che abbiamo concordato.
Uno a disposizione dell'altro per conoscere meglio se stesso dopo esserci accorti che come specchi e attivatori funzionavamo bene. Chiari i limiti da non oltrepassare.
Razionale? direi di no...è emerso presto che per entrambi la mentalizzazione era una difesa. E non dall'altro. Ma da se stesso.
L'altro è diventato strumento per allenarsi ad esporre quello che la mentalizzazione proteggeva e teneva chiuso.
Dal sarcasmo suo. Alla sua delicatezza.
La mia durezza. E la mia fragilità.
La sua fatica alla condivisione del dolore.
Il mio desiderio del dolore di cui aver cura.
La mia rabbia che coartava le mie emozioni.
La sua capacità di arrendersi senza arretrare di un passo.
Non lo so...c'è qualcosa che non mi torna in quello che scrivi...come una sorta di rassegnazione. E non a lei. Ma a te.
Come se essere rompicoglioni possa essere solo una debolezza. E non una semplice caratteristica di cui aver (e chiedere) cura insieme al resto. Per esempio.
Il sarcasmo...dubito possa essere inutile una tua caratteristica. Perchè compone quel che sei.
La questione è quanto di te vuoi dare e quanto vuoi prendere e essere preso.
Il discorso del sole e della terra...non è semplicemente romanticismo...è riconoscimento di chi si è. Dei bisogni.
Ma sopra a tutto è il non aver vergogna di vergognarsi di essere tutti in fondo essere bisognosi e ancor di più non vergognarsi di chiedere e anche pretendere ciò di cui si ha bisogno.
Certo..questo implica saperlo spiegare e motivare.
Che pretendere significa affermare se stessi nella chiarezza di sè...e non imporre il proprio volere.