Lo specchio ...

Stato
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POTERE&POTERI
Festini patriottici

di Piero Ignazi
C'è un collettivo riconoscersi, come in uno specchio, nel profilo del premier





Perché il caso Berlusconi riempie le pagine dei giornali stranieri e da noi viene ignorato dalle televisioni di regime e declassato dalla stragrande maggioranza della stampa a materiale di scarto, gossip di quarto livello, indegno dei commenti delle migliori penne in circolazione?

Scartiamo l'ipotesi del tradizionale servilismo italico, adulatore dei potenti quanto sferzante verso i deboli (e comunque tracce se ne vedono in strabici commenti che cantano le lodi del governo mentre mordono le carni del Partito democratico), e pensiamo piuttosto che ci sia una ratio nella nonchalance con cui sono trattati festini, scappatelle e menzogne del presidente del Consiglio.

Una prima ragione rimanda a un malinteso sentimento patriottico. Il ragionamento è più o meno questo: per difendere l'onore patrio, facciamo quadrato intorno a chi rappresenta il Paese e cerchiamo di limitare i danni. Se ne sono viste tracce in occasione del G8.

Un'altra si connette con il machiavellismo in salsa maoista: non importa di che colore sia il gatto purché prenda i topi. E qui ci sono due sotto-categorie. Una sostiene che oggi l'imperativo categorico è portare il Paese fuori dalla crisi e quindi il governo va tenuto al riparo da problemi altri, e poi giudicato sui risultati ottenuti; l'altra è che Silvio Berlusconi vada comunque salvato perché si è dimostrato l'arma più efficace per 'metter sotto i rossi' .

Una terza ragione, sottolineata da molti, porta diritti alla coscienza morale di questo Paese. Con toni diversi, dalla denuncia del silenzio delle donne fatta da Daniela Del Boca e Nadia Urbinati all'antropologia del maschio italiano, tutti individuano nel berlusconismo una summa di tratti caratterizzanti il nostro costume nazionale: furbesco e gaglioffo, seduttore e bugiardo, tronfio e rodomonte. C'è un collettivo riconoscersi, come in uno specchio, nel profilo del presidente del Consiglio. Ed è quindi difficile parlar male della propria immagine riflessa.



La compiacenza ha però un limite, connesso alle rapidissime e vertiginose ascese dei 'parvenu'. Finché costoro sono vincenti, il processo di identificazione coinvolge moltitudini. Ma non appena la loro stella si offusca emerge la sindrome del 26 luglio, dell''antifascismo del giorno dopo'. Prima del G8, nel centrodestra si notavano silenzi, borbottii, riunioni clandestine ma non troppo, tutto un lavorìo insomma per prepararsi alla caduta. Il normale svolgimento del meeting dell'Aquila ha rimesso tutti in riga.

Del resto, solo degli sprovveduti potevano pensare che in una riunione internazionale tra alleati (Russia esclusa, ma non sarebbe stato certo il materassaio Vladimir Putin a creare problemi), e per di più in un contesto drammatico come quello dell'Aquila, qualcuno venisse meno ai propri doveri di ospite.

Tuttavia il martellamento della stampa e delle televisioni internazionali continua imperterrito e non sembra concedere pausa. Per il semplice fatto che nelle democrazie mature si ritiene implausibile che un uomo di governo, già appesantito da molti gravami - leggasi conflitto di interessi e pendenze giudiziarie - possa continuare a occupare la sua carica dopo aver dato così miserevole prova del suo standard morale e, soprattutto, dopo aver ingolfato il sistema mediatico di falsità e menzogne: "Non ho mai conosciuto la signora D'Addario", "Ho frequentato la minorenne Noemi Letizia sempre in presenza dei genitori", e così via.

Il presidente americano Bill Clinton venne trascinato all'impeachment non per i suoi giochi erotici con la stagista Monica Lewinsky, bensì perché aveva crassamente mentito in pubblico, dichiarando di non aver avuto nessun 'affair' con la signorina in questione. Agli occhi degli osservatori internazionali il combinato disposto di vecchi problemi irrisolti e di nuovi comportamenti tutt'altro che commendevoli rende Silvio Berlusconi una volta di più inadeguato, 'unfit', come scrisse già nel 2001 l''Economist', alla sua carica. Perché nei loro paesi così sarebbe.

Certo, in tutto questo, il balbettio dell'opposizione che nemmeno una volta ha osato chiedere le dimissioni del premier, come faceva il centrodestra contro il governo Prodi ad ogni stormir di fronde, riflette in pieno la crisi politica del Pd, dove anche Dario Franceschini ha perso l'iniziale baldanza . (31 luglio 2009)

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Io non credo che negli altri Paesi i cittadini siano migliori, ma si vergognano di quel che sono, aspirano a migliorarsi e soprattutto, in maggioranza, pretendono di essere governati da chi ritengono migliore, più onesto, più serio e responsabile di quanto loro sappiano fare nella propria vita.
La diffusa indignazione contro la casta ha prodotto uno sconforto e un qualunquismo che non fa sperare che possa esserci di meglio.
E i sostenitori del silvio costantemente operano in questo senso, sia nella sostanza, insinuando la presenza scheletri negli armadi di tutti, sia nella pratica attuando un medodo di dibattito basato sull'insulto e con "l'informazione" sui media ( di proprietà di chi?).
Sconfortante che gli oppositori fatichino a non cadere nella trappola.
Chi evita di caderci, come di pietro, viene sbeffeggiato e fatto passare per matto.
E gli altri fanno di tutto per non esserne accomunati...

Riflessione triste
 
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Nobody

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Berlusconi lo abbiamo creato noi... quando i tempi sono maturi, arriva sempre il maestro.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Berlusconi lo abbiamo creato noi... quando i tempi sono maturi, arriva sempre il maestro.
Noi ...quelli che lo votano.
L'ultima sua uscita (non sarà l'ultima perché ne saranno seguite altre che mi sono sfuggite) in cui si lamentava che esistesse una rete RAI che lo attacca (caspita una su sei che controlla!!!), a suo parere, motivando l'intollerabilità che una rete di Stato attaccasse il governo è davvero inquietante.
Se pure lui avesse raccolto il 40% dei consensi (che non è perché li ha raccolti con gli alleati e su i voti validi) esiste comunque una maggioranza del 60% che avrebbe il diritto di essere rappresentata.
Se chi dice di essere dalla parte delle libertà avesse un minimo di coerenza dovrebbe notare la sconcertante idea di libertà espressa secondo la quale nessuna critica dovrebbe essere avanzata verso chicchesia sulla tv di Stato, cosa che implicitamente porterebbe a un'esaltazione del governo perché verrebbero solo elecante le cose fatte come positive e non potrebbe essere riportata la voce dell'opposizione, perché critica.
Ma quello che è ancor più sconvolgente e da mentalità da dittatura è (ancora una volta implicita) l'identificazione tra il Governo e lo Stato che ha più volte ribadito in occasione del terremoto o del G8 (che ha valutato con criteri di accoglienza da direttore di albergo e da intrattenitore).
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Esempio di tecnica di dibattito di cui dicevo più sopra. Tecnica che prevede di rispondere a ogni osservazione, opinione o denuncia con "ma anche lui...", come i bambini.
Notare che nello specifico le accuse fatte a di pietro sono state materia di un processo da cui è uscito assolto, mentre craxi è stato condannato.
Ma la verità, nemmeno la parziale verità processuale, ha alcuna importanza.
Notare che le diverse misure di carattere sono del sito.
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Fondazione Craxi, Bobo
a Di Pietro: guardi in casa sua


| 14/08/2009 |

«Antonio Di Pietro predica bene e razzola male». Attraverso libero-news Bobo Craxi risponde così al bla bla bla di Antonio Di Pietro. Il quale, nonostante sia estate, tutti o quasi siano in vacanza e faccia un caldo esagerato, riesce comunque a trovare le forze per parlare e soprattutto per criticare. Questa volta, a parte con il Parlamento che 'ospita' persone corrotte (ma quante volte l'ha detto?), ce l'ha con il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi e con i finanziamenti concessi anche per il 2009 alla Fondazione Craxi. L'ex pm tuona così dal suo blog: «Una porcata estiva». Diretto, senza troppi giri di parole, è il solito disco ormai rotto del leader dell'Idv: «Fin qui, sapendo che il PdL accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell'Utri». Ma a mandare letteralmente in bestia Di Pietro, scrive, è stato «apprendere che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio non riceveranno un euro. Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia ******** è presidente?».
«È un cancro della politica» - Apriti cielo: e la reazione della presidentessa della Fandazione, ******** Craxi, non si è fatta attendere. Il sottosegretario agli Esteri nonché figlia di Bettino Craxi lancia il suo strale: «Di Pietro non è certo nelle condizioni di ergersi a moralizzatore. È un cancro della politica italiana e come tale va isolato. Quando indossava la toga - sottolinea ancora la Craxi - Di Pietro ha chiesto e ricevuto favori, ha viaggiato in lungo e in largo, dall’Austria ad Hong Kong, ha esercitato il suo mandato con l'amico avvocato Lucibello in maniera tale da far dire ad un suo imputato: 'mi hanno sbancato’. Le sentenze con cui sono stati archiviati i procedimenti contro Di Pietro - chiosa - sono altrettanti documenti d'accusa».


Attacco a Craxi - Citando Wikipedia, Tonino si chiede se nel patrimonio politico lasciato da Craxi «siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico. Craxi non era uno statista, è stato solo il fondatore del sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace. Una fondazione, quella Craxi, che scioglierei oggi stesso, poiché - incalza Di Pietro - rifinanziata attraverso il medesimo sistema creato dall'individuo a cui è dedicata: quello del clientelismo. Propongo altre fondazioni ai politici e sodali del Bettino d'Hammamet, dispersi nei maggiori partiti politici italiani: quella dedicata a Mangano o a Rocco Muscari». L’attacco dell'ex pm si chiude con un affondo a un altro protagonista della vita economica e politica che non c’è più: «Nei prossimi giorni darò spazio ad un'altra fondazione all'altezza della precedente: la Fondazione Agnelli, dedicata all'omonimo corruttore, meglio conosciuto dai politici sotto le spoglie di senatore a vita Gianni Agnelli».
«Di Pietro razzola male» - Difende i finanziamenti da parte dello Stato alle Fondazioni, Bobo Craxi, compresa quella nata in onore del padre, «anche se l'attività svolta nell'ultimo periodo ha purtroppo deviato dai suoi obiettivi principali, fiancheggiando la destra e perdendo lo spirito originale», dice sempre a libero-news, e proprio non riesce a digerire le parole dell'ex pm: «Teniamo presente che Antonio Di Pietro, quando era al Ministero dei Lavori pubblici, si finanziava il partito con il contributo di ricchi imprenditori. Per cui basta fare moralismi». Quindi chiude: «Non mi sembra proprio nella posizione di poter scagliare la prima pietra».


http://www.libero-news.it/pills/view/18370
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Questo articolo è da non perdere.
Soprattutto perché è il blog che nel sito di Libero è intitolato Etica & società. E' sì c'è proprio scritto ETICA


Questo è il servizio de l'Espresso a cui si riferisce il commento "etico"
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sesso-senza-segreti/2106676&ref=hpsp
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Per accusare Silvio l'Espresso tarocca anche i sogni degli italiani



| 14/08/2009 | Blog di Luigi Santambrogio |


Dite (e niente furbate): se Papi vi offre una vacanza full immersion a Villa Certosa (dopo la partenza di figlie e nipoti) insieme al desnudo Topolanek e un mazzo di parapettate topolone, voi che fate? Un ola solenne con messa cantata? Vi tuffate da Genova per raggiungere a nuoto la Costa Smeralda senza passare per la Tirrenia? Oppure rifiutate sdegnati il vergognoso invito e correte a denunciare il premier alla Buoncostume? O perché no: abbozzate e ci andate con camera digitale, microspie e super registratori per poi rivendere il tutto al commissario Davanzone di Repubblica?
Stiamo esagerando? Mica tanto, anzi: la cosa è più seria di quella che sembra. Prendete l’Espresso in edizione ferragostana in edicola da oggi: la cover story del sciccoso settimanale debenedettiano è davvero da notte bollente di mezza estate: primo piano su rosse labbra femminili che cercano bramose quelle di un irsuto maschio, barba da finto sciattone e occhi chiusi in attesa dell’estasi. Potrebbe essere la sequenza rubata di un pornazzo, invece è la prima pagina del settimanale della sinistra patinata e perbene.
Noemi con gli stivali
Sotto la foto bollente, il titolo: “Happy Sex”, con tre righe di spiega: “Come e quante volte lo fanno gli italiani? Un’inchiesta esclusiva ne svela sogni, passioni, giochi e fantasie. E mostra una realtà agli antipodi delle ossessioni berlusconiane”. Insomma, sondaggio canta e l’Espresso suona: alla mignottocrazia arcoriana l’italico popolo preferisce castità e astinenza, come predica monsignor Franceschini, capataz del convento Pd.
Parrebbe, ma non è così. Nelle pagine interne, i dati su gusti, pratiche e fantasie erotiche del Belpaese dicono tutt’altro dalla tesi urlata in copertina. Vero è che 3 italiani su 4 affermano di apprezzare la fedeltà al partner e l’amore disinteressato, ma poi, due righe dopo, confessano di fare sesso senza sentimento e tradire senza rimorsi. Alla domanda: quante volte figliolo?, il sondaggio rivela che in media son 5 amplessi al mese. Però, se si scava meglio tra le lenzuola si scopre che 1 uomo su 3 lo fa più volte la settimana e 15 donne su 100 non l’hanno mai fatto nell’ultimo mese. Mettete voi a posto queste cifre, ma se la matematica non è un’opinione, qui c’è qualcuno che bara.
Avanti: il sesso orale, dice l’Espresso, è un piacere a maggioranza maschile: lo “ricevono” 71 uomini contro 50 donne. Commento del solito professore esperto in sociologia prêt-à-porter: «il velinismo, il modello dell’harem sono entrati nella psiche collettiva. Così per le ragazze oggi il sesso è sottomissione». Vabbè, abbiam capito; anche qui c’è lo zampino, pardon, il fallo di Berlusconi.
Infine, sul consumo di film porno, giocattoli erotici e club di scambisti, le cifre sono da Sodoma e Gomorra. Ma allora, al dispetto di quel che si strilla in copertina, gli italiani fanno (o sognano di fare) esattamente quello che Super Silvio (si dice) ha fatto alla Certosa o nel lettone di Palazzo Grazioli. Altro che «agli antipodi», come furfanteggiano in copertina.
La controprova? La troviamo su un altro settimanale, la mitica Novella 2000, un piccolo Espresso depurato però delle pippate politiche. Questa settimana, la rivista del cafonal gossip spara pure lei un sondaggione sui desideri erotici degli italiani. Leggiamo: «Ferragosto a Villa Certosa. 7 italiani su 10 sognano vacanze con Papi Silvio. Per fare che?». «Se pensate male», è la fulminante anticipazione di Novella, «fate bene…». Eh vai, sei grande cara Bibbia di impiegati guardoni e trippose casalinghe: per dire certe banalità mica bisogna avere il sopracciò di sinistra, basta un pizzico di realtà. Così, alla domanda se accettereste un invito a Villa Certosa, il 79% dei maschiacci risponde subito sì (le donne sono il 71%) e solo l’8% afferma di voler prima consultare l’avvocato di fiducia. E il 49% degli intervistati incoraggia Berlusconi a fare «in quella casa la vita di sempre, senza preoccuparsi del gossip». E poi, tutti, appena arrivati si aspettano di trovare le ballerine di flamenco (61%) e giocare con loro sulle giostrine del parco (32%). Il 74% sogna di incontrare Noemi in minigonna e stivaloni e spaccherebbero volentieri la faccia al reporter Antonello Zappadu. Ma non così le donne: il 64% vuol mettersi in posa sperando nel book (fotografico) della vita. Poi, alla vista dell’ex premier ceco Topolanek nudo, gli ospiti dichiarano che si leverebbero anche loro il costume (43%). Infine, se tra i cespugli scovassero l’escort D’Addario con un registratore, la consegnerebbero subito alla security (42%). Meglio questa allegra realtà che le panzane snob dell’Espresso della scioretta Hamanui che vuol metterci i mutandoni come ai nudi della Sistina.
Le notti cristiane
A chi, tuttavia non sopportasse le fanfaronate del premier e, come il direttore di Avvenire, lo giudicasse «tracotante» e «sfacciato», consigliamo di acquistare subito l’ultimo numero di Famiglia Cristiana. A prima vista, pare che il sobrio e timido settimanale dei paolini si sia consegnato pure lui al torrido andazzo metro-sexual-papista (nel senso di Papi Silvio) perché in copertina ci regala un titolo da brividi: «Notti torride». Ma la sorpresa dura un attimo e subito frana la speranza che don Sciortino si sia sbottonato il colletto del clergyman per regalare ai pii lettori un fuori-onda estivo. Il seguito del titolo è una secchiata gelida. Spiega: «I consigli per evitare l’insonnia di mezza estate».
Ah ecco. Lo sapevamo: per i cattolici vale sempre la vecchia ricetta: bagni caldi la sera e una bella tisana prima di spegnere la luce. Senza dimenticare che, come recita il 5 comandamento del decalogo di Fc, bisogna «usare il letto soltanto per dormire».
Mah, sempre controcorrente ’sti paolini.

http://www.libero-news.it/blogs/view/696
 
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