Alphonse02
Utente di lunga data
L'altra sera vado a cena fuori con vecchi amici. All'uscita dal ristorante, quando ci si saluta prima di andarsene a casa rimango un po' a chiacchierare con un amico (più giovane di me) che non incontravo da prima della crisi COVID.
Una parola tira l'altra e scopro che è andato ad abitare appena fuori città. Poi, mi precisa, che vive da solo da un anno ed ha lasciato la casa familiare dopo una separazione consensuale dalla moglie.
La sua storia di tradito la sapevo, uguale a tante altre.
Coppia apparentemente solida, ormai hanno superato i 50 (lui più grande di 3 anni rispetto a lei) dopo un fidanzamento di circa tre anni e poi matrimonio in corso per circa 20 anni, un figlio che ora avrebbe quasi 18 anni. Lui lo conoscevo da molto tempo, lei incontrata solo un paio di volte in tutto in qualche occasione celebrativa.
Circa 5 anni fa lui scoprì - sempre per il solito caso (cellulare lasciato a casa dalla moglie) - il tradimento di lei, che è impiegata da molti anni nel settore amministrativo di un'università. Manco a dirlo, con un professore che veniva e viene da fuori a tenere annualmente due corsi monografici di un mese e mezzo. Lui sposato, apparentemente in crisi con la propria moglie (come da manuale), solo nella Città Eterna, per alcuni giorni alla settimana.
Insomma, era venuto sempre in trasferta, lei si occupava di trovargli alloggio per la durata della permanenza di ogni corso, ad un certo punto, il concetto di accoglienza si è esteso al di là del prevedibile, fino a stabilire una relazione extra matrimonio (che si svolgeva attraverso incontri durante il giorno).
Clamore in famiglia, litigate, lei che ammette (di fronte all'evidenza), i suoceri di lui (che avevano aiutato a crescere il figlio, mentre loro genitori lavoravano) imbarazzati che fanno pressione sulla figlia traditrice, insistono perché lui non se ne vada da casa. Alla fine, lei chiede scusa al marito (accusato sottilmente di averla trascurata, oltre all'emozione di sentirsi desiderata, insomma il solito menù di pseudo giustificazioni del partner traditore) , chiude la relazione e cerca di farsi perdonare. Lui che era rimasto malissimo, mezzo caduto in depressione, si dispone volentieri a cercare di recuperare il rapporto di coppia e tenere unita la famiglia convinto di amarla.
All'inizio ci provano, sembra riuscire il tentativo (le solite alternanze umorali, all'inizio ritorno di entusiasmo sessuale, alti e bassi, ecc.) e questa storia si trascina per quasi quattro anni, quando lui scopre di non farcela più - anche lui ossessionato dal pensiero di possibili riprese della relazione extra, visto che il professore continua a tenere i corsi universitari due volte l'anno per sei settimane - e finalmente, dopo averle provate tutte (compreso il sostegno psicologico di coppia) prende la decisione di andarsene di casa e va a vivere in una casetta fuori Roma, diventando pendolare. Frequenta il figlio, che la prende abbastanza bene e sembra adesso più rilassato.
A distanza di un anno dall'uscita di casa, sembra aver recuperato una certa pace interiore e sta impostando una nuova vita (riprendendo a coltivare i suoi hobbies, frequentando amici single, ecc.).
Ma adesso è la moglie separata che, trovandosi sola (evidentemente l'ex amante è scomparso dall'orizzonte) è entrata in crisi, dopo aver consentito alla separazione (su consiglio del terapeuta di coppia) e tenacemente preme perché lui rientri in famiglia. Insomma, lei lo accusa di non essersi impegnato abbastanza nel recupero della coppia, mentre lei lo avrebbe fatto convintamente. Progetta occasioni di incontro (anche viaggi) ma lui declina ogni offerta e cerca di tenersi lontano da lei.
Lui non prova più fiducia e non ce la fa a riprendere la vita insieme, come se il suo perdono dovesse essere un passaggio automatico, un atto praticamente dovuto, visto che lei i suoi "sacrifici" li avrebbe fatti e pretenderebbe il risultato.
Mi sono venuti in mente i brutti tempi che, ormai più di venticinque anni fa, avevo attraversato io. Il superamento di un tradimento è difficilissimo da superare, per quanto si faccia non si dimentica, ritornano periodicamente alla mente brutti pensieri e ci si avvelena la vita.
Per cosa, poi ? Aspettare che i figli "crescano" e poi imboccare strade diverse per manifesta insopportabilità all'interno della coppia ? Ne vale davvero la pena ?
Gli ho espresso la mia solidarietà, ci faremo qualche sera fuori a prendere una birra e scambieremo qualche considerazione.
Una parola tira l'altra e scopro che è andato ad abitare appena fuori città. Poi, mi precisa, che vive da solo da un anno ed ha lasciato la casa familiare dopo una separazione consensuale dalla moglie.
La sua storia di tradito la sapevo, uguale a tante altre.
Coppia apparentemente solida, ormai hanno superato i 50 (lui più grande di 3 anni rispetto a lei) dopo un fidanzamento di circa tre anni e poi matrimonio in corso per circa 20 anni, un figlio che ora avrebbe quasi 18 anni. Lui lo conoscevo da molto tempo, lei incontrata solo un paio di volte in tutto in qualche occasione celebrativa.
Circa 5 anni fa lui scoprì - sempre per il solito caso (cellulare lasciato a casa dalla moglie) - il tradimento di lei, che è impiegata da molti anni nel settore amministrativo di un'università. Manco a dirlo, con un professore che veniva e viene da fuori a tenere annualmente due corsi monografici di un mese e mezzo. Lui sposato, apparentemente in crisi con la propria moglie (come da manuale), solo nella Città Eterna, per alcuni giorni alla settimana.
Insomma, era venuto sempre in trasferta, lei si occupava di trovargli alloggio per la durata della permanenza di ogni corso, ad un certo punto, il concetto di accoglienza si è esteso al di là del prevedibile, fino a stabilire una relazione extra matrimonio (che si svolgeva attraverso incontri durante il giorno).
Clamore in famiglia, litigate, lei che ammette (di fronte all'evidenza), i suoceri di lui (che avevano aiutato a crescere il figlio, mentre loro genitori lavoravano) imbarazzati che fanno pressione sulla figlia traditrice, insistono perché lui non se ne vada da casa. Alla fine, lei chiede scusa al marito (accusato sottilmente di averla trascurata, oltre all'emozione di sentirsi desiderata, insomma il solito menù di pseudo giustificazioni del partner traditore) , chiude la relazione e cerca di farsi perdonare. Lui che era rimasto malissimo, mezzo caduto in depressione, si dispone volentieri a cercare di recuperare il rapporto di coppia e tenere unita la famiglia convinto di amarla.
All'inizio ci provano, sembra riuscire il tentativo (le solite alternanze umorali, all'inizio ritorno di entusiasmo sessuale, alti e bassi, ecc.) e questa storia si trascina per quasi quattro anni, quando lui scopre di non farcela più - anche lui ossessionato dal pensiero di possibili riprese della relazione extra, visto che il professore continua a tenere i corsi universitari due volte l'anno per sei settimane - e finalmente, dopo averle provate tutte (compreso il sostegno psicologico di coppia) prende la decisione di andarsene di casa e va a vivere in una casetta fuori Roma, diventando pendolare. Frequenta il figlio, che la prende abbastanza bene e sembra adesso più rilassato.
A distanza di un anno dall'uscita di casa, sembra aver recuperato una certa pace interiore e sta impostando una nuova vita (riprendendo a coltivare i suoi hobbies, frequentando amici single, ecc.).
Ma adesso è la moglie separata che, trovandosi sola (evidentemente l'ex amante è scomparso dall'orizzonte) è entrata in crisi, dopo aver consentito alla separazione (su consiglio del terapeuta di coppia) e tenacemente preme perché lui rientri in famiglia. Insomma, lei lo accusa di non essersi impegnato abbastanza nel recupero della coppia, mentre lei lo avrebbe fatto convintamente. Progetta occasioni di incontro (anche viaggi) ma lui declina ogni offerta e cerca di tenersi lontano da lei.
Lui non prova più fiducia e non ce la fa a riprendere la vita insieme, come se il suo perdono dovesse essere un passaggio automatico, un atto praticamente dovuto, visto che lei i suoi "sacrifici" li avrebbe fatti e pretenderebbe il risultato.
Mi sono venuti in mente i brutti tempi che, ormai più di venticinque anni fa, avevo attraversato io. Il superamento di un tradimento è difficilissimo da superare, per quanto si faccia non si dimentica, ritornano periodicamente alla mente brutti pensieri e ci si avvelena la vita.
Per cosa, poi ? Aspettare che i figli "crescano" e poi imboccare strade diverse per manifesta insopportabilità all'interno della coppia ? Ne vale davvero la pena ?
Gli ho espresso la mia solidarietà, ci faremo qualche sera fuori a prendere una birra e scambieremo qualche considerazione.