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Cuori allo Specchio

La rubrica "Cuori allo Specchio" di Massimo Gramellini si trova ogni fine settimana in questo forum, dove vengono pubblicati tutti i vostri messaggi.
Ancora tu, sogno d'amore che ti farà volare
BERTUCCIA 09
Non so se lui sarà d’accordo, ma la canzone che meglio rappresenta la nostra storia è: «Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?».

E no, lasciarci non è possibile. Disperazione e gioia mia, e sua. Sono sei anni che ciclicamente ritornano gli addii, le promesse di rinunciare uno all’altra, provare a fingere che è finita, o che non è mai stata. Non si può non si deve, se mi lasci ti cancello, non chiamarmi più, non ti telefono più, stai lontano da me, maledetto/benedetto il giorno che t’ho incontrato, là, alla stazione di Bologna.

Lui vive a Roma, io a Milano. Ci siamo conosciuti per caso. La nostra storia (in)finita è piena di chilometri, treni, aerei, telefonate. Io vivo con la valigia sul letto, mentre gli altri si fanno domande sulla mia sanità di mente. Io me ne frego e attendo, anche senza speranza. In fondo lo so che torna. Tornerà e sarà bellissimo, andrà via e sarà bruttissimo, mi parlerà d’amore e poi mi lascerà. Fino alla prossima. E tutto si ripeterà, salvo colpi di scena.

Ah, a tutti quelli che: «Dimenticalo», guardate che ci ho provato. Ma non è servito. (Mai creduto alla storia del chiodo, ma alla mezza mela, imperfetta e pure con il verme, sì. E lui è la mia mezza mela ed io la sua). E a tutti quelli che: «Stavolta non tornerà», bè, è tornato, una settimana fa. Dopo così tanto. Scusate se non ve l’ho fatto sapere, ma non volevo rogne nel mio locale. E il nostro tempo insieme è stato bellissimo e pieno. Di amore, di sesso, di risate e lacrime silenziose. Di mani nelle mani e abbracci talmente stretti da sembrare dei tentativi di soffocamento.
«Ma noi, quand’è che ci lasciamo?».
«Quando io non ti amerò più e tu non mi amerai più, non prima, direi». «Già. Ma che domande faccio?».
Nessuna promessa stavolta, e il dolore mentre lo vedevo camminare verso l’imbarco senza voltarsi indietro, è stato più leggero. Tornerà.
«Perché non ti sei voltato?».
«Perché sapevo che eri ancora lì a guardarmi. Se mi voltavo... vabbé, basta, ti devo salutare adesso».
«Scusa... Ma... Ti chiamo amore».
«Basta che non mi chiami papi».
«Ok. Allora ciao, amore mio».
Risposta
Nella nostra colonna sonora estiva non potevano certo mancare Battisti e Mogol. «Ancora tu» è sempre stata una delle mie preferite, anche se nel mio caso è legata al ricordo abbastanza stupido di una vacanza-studio in Inghilterra. Era la prima volta che andavo all’estero senza genitori. Ci ritrovammo in una decina di adolescenti italiani dentro una discoteca e avevamo una voglia matta di far sapere a tutte le ragazze presenti che non eravamo inglesini slavati come i loro accompagnatori, ma playboy latini (ehm, ehm). Così, quando il disc jockey mise sul piatto «Ancora tu» ci lanciammo in pista a cantarla. Tutta. Intorno a noi si fece il vuoto, non ho mai capito perché. Eravamo stonati? O soltanto irrimediabilmente scemi? Un giorno o l’altro scriverò a qualche posta del cuore per farmelo spiegare.



Venendo a cose più serie, ho letto due volte la tua storia, e anche purgandola di un certo compiacimento letterario, la considero abbastanza plausibile. Sei dentro un amore in cui «lasciarsi non è possibile» e ti sei convinta con qualche ragione che lui sia l’uomo della tua vita o comunque di una parte molto importante della medesima. La mia affermazione sembrerebbe contrastare con quanto andiamo dicendo da anni in questa rubrica circa le differenze fra emozione e sentimento, storie di passione e storie di costruzione. Ma in realtà, se l’amore ha una regola, essa consiste nell’equilibrio. Durano nel tempo solo gli amori nei quali i protagonisti si muovono in armonia. Un’armonia assurda e bislacca, magari, ma in grado di reggere. Immagina che alle caviglie di ogni coppia che si innamora venga legato un cordino invisibile. Perché non si ingarbugli e non li faccia inciampare è necessario che i due coordinino i loro passi. Non importa in che modo. C’è chi lo farà correndo, chi camminando in avanti, chi all’indietro.

Chi, come voi, procedendo a strattoni e alternando i movimenti frenetici alle pause. L’importante è che entrambi facciano la stessa cosa e nutrano le stesse aspettative. E se dopo sei anni siete ancora lì, significa che il cordino regge.

È dunque lui la tua «metà della mela»? Della mela che credi di essere, sì. Sei entrata e rimasta in una storia del genere perché inconsciamente la ritenevi la più adatta al tuo carattere. Forse temevi un rapporto regolare, come lo teme lui. Vuoi vivere a cavallo delle emozioni, spaventata dall’idea di non riuscire a gestire un sentimento che si nutra di presenza, pace, tranquillità e anche di un po’ di sacrosanta noia. Tu vuoi un amore che ti faccia volare e per averlo sei disposta a passare la maggior parte del tuo tempo a terra, da sola, «sperando che non sia follia, ma sia quel che sia». Quando vorrai un uomo con cui costruire qualcosa di concreto, sgancerai il cordino invisibile e andrai a cercare un altro genere di caviglia a cui stringerlo.

Già quanti trovano semplicemente quel che cercano?
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
è vecchia questa, oggi cita invece l'Africa in una vicenda analoga alla mia...(22 anni fa...!)
Non lo trovo on line...


Comunque è interessante questa risposta perché può valere per tante situazioni (tra loro molto diverse) che leggiamo qui.
 
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