L'attesa

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Magenta

Utente di lunga data
Stavo scrivendo un mp e visto che è notte e non c'è nessuno ho pensato di aprire un thread.
Stavo pensando a...l'attesa.
Nello specifico pensavo a quando si crea un nuovo sms, si mette il destinatario, si preme "invia" e ...si aspetta.
Si aspetta che il destinatario lo legga, e ci risponda.
Che lo faccia dopo pochi secondi o dopo ore,quello che c'è nel mezzo è bellissimo, e logorante.
Nell'attesa c'è tutto.
Si pensa di tutto.
Il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.
Ci si immaginano possibili risposte, con diversi toni, di scherzo, di scherno, serie, dichiarazioni...
si vaglia ogni possibilità.
Perchè l'attesa ci rende un pò così, insicuri, volubili...
E' bella l'attesa.
 

Amarax

Utente di lunga data
Stavo scrivendo un mp e visto che è notte e non c'è nessuno ho pensato di aprire un thread.
Stavo pensando a...l'attesa.
Nello specifico pensavo a quando si crea un nuovo sms, si mette il destinatario, si preme "invia" e ...si aspetta.
Si aspetta che il destinatario lo legga, e ci risponda.
Che lo faccia dopo pochi secondi o dopo ore,quello che c'è nel mezzo è bellissimo, e logorante.
Nell'attesa c'è tutto.
Si pensa di tutto.
Il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.
Ci si immaginano possibili risposte, con diversi toni, di scherzo, di scherno, serie, dichiarazioni...
si vaglia ogni possibilità.
Perchè l'attesa ci rende un pò così, insicuri, volubili...
E' bella l'attesa.


Leggo in te uno stato d'animo di ansia positiva . Mi fa piacere :eek:
La conosco come emozione e a me fa bruciare le calorie meglio di qualunque dieta :mrgreen:
Ma tu? sei magra?? se sì attenta che ti sciogli come neve al sole :up:
 

Verena67

Utente di lunga data
Magenta, tu mi lasci sempre un po' basita.
Non so quanti anni hai, e ci sta in un rapporto nuovo l'attesa, l'ansia, quel che vuoi, ma alla nostra età, e con le batoste che abbiamo preso, un pizzico di serenità - saldezza emotiva l'abbiamo, no?! O mettiamo ancora tutte noi stesse in balia di relazioni non chiare?!

Dai, suvvia!
 

Magenta

Utente di lunga data
Magenta, tu mi lasci sempre un po' basita.
Non so quanti anni hai, e ci sta in un rapporto nuovo l'attesa, l'ansia, quel che vuoi, ma alla nostra età, e con le batoste che abbiamo preso, un pizzico di serenità - saldezza emotiva l'abbiamo, no?! O mettiamo ancora tutte noi stesse in balia di relazioni non chiare?!

Dai, suvvia!
E non mi hai mai conosciuta di persona...:mexican:sono molto peggio, faccia a faccia:mexican:
sono una romantica,che ci vuoi fare...le batoste mi spaventano, ma le so affrontare ormai. La serenità con me stessa arriverà,dopo quello che è successo. So che arriverà perchè io sto bene, da sola.
Ma la saldezza emotiva...non credo.
Non fa parte di me.
Potrei cadere mille volte, e mille volte ci riproverei.
E' un tratto di me che spero di non perdere mai.

questo post sull'attesa ne è la prova.
Per quanto posso essere stata ferita, c'è ancora chi riesce a suscitare in me quel pò di ...(chiamiamola) ansia, in positivo, che mi fa sentire ...viva...
perchè vuol dire che non avrei paura ad innamorarmi ancora...

Ah, tanto per chiarezza: non ho ASSOLUTAMENTE una nuova storia. Ho 31 anni e sono single.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Mi pare la tua Magenta un focalizzare uno degli aspetti che creano il rapporto. Non mi pare che l'ansia e la paura di perdere il contatto con l'altro siano estranei alla "creazione di un amore".
Sto leggendo (consigliata da una cara amica un tempo qui) "Esercizi d'amore" di Alain de Botton, che analizza i meccanismi psicologici, prevalentemente irrazionali, che concorrono a costruire il legame.

Forse molti di noi sono così romantici (o superficiali o immaturi) da annoiarsi o perdere interesse quando vengono meno appunto questi elementi di insicurezza.
 

Buscopann

Utente non raggiungibile
Stavo scrivendo un mp e visto che è notte e non c'è nessuno ho pensato di aprire un thread.
Stavo pensando a...l'attesa.
Nello specifico pensavo a quando si crea un nuovo sms, si mette il destinatario, si preme "invia" e ...si aspetta.
Si aspetta che il destinatario lo legga, e ci risponda.
Che lo faccia dopo pochi secondi o dopo ore,quello che c'è nel mezzo è bellissimo, e logorante.
Nell'attesa c'è tutto.
Si pensa di tutto.
Il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.
Ci si immaginano possibili risposte, con diversi toni, di scherzo, di scherno, serie, dichiarazioni...
si vaglia ogni possibilità.
Perchè l'attesa ci rende un pò così, insicuri, volubili...
E' bella l'attesa.
L'attesa del piacere è essa stessa piacere. Non mi ricordo chi lo disse, ma in un certo senso sono d'accordo.

Buscopann
 

Verena67

Utente di lunga data
E non mi hai mai conosciuta di persona...:mexican:sono molto peggio, faccia a faccia:mexican:
sono una romantica,che ci vuoi fare...le batoste mi spaventano, ma le so affrontare ormai. La serenità con me stessa arriverà,dopo quello che è successo. So che arriverà perchè io sto bene, da sola.
Ma la saldezza emotiva...non credo.
Non fa parte di me.
Potrei cadere mille volte, e mille volte ci riproverei.
E' un tratto di me che spero di non perdere mai.

questo post sull'attesa ne è la prova.
Per quanto posso essere stata ferita, c'è ancora chi riesce a suscitare in me quel pò di ...(chiamiamola) ansia, in positivo, che mi fa sentire ...viva...
perchè vuol dire che non avrei paura ad innamorarmi ancora...

Ah, tanto per chiarezza: non ho ASSOLUTAMENTE una nuova storia. Ho 31 anni e sono single.
da un lato ne sono contenta per te, io non so se avrei "paura" o meno, ma di fatto mi pare impossibile ri - lasciarmi andare "del tutto" e smaniare davanti a sms o chat. Impossibile e improbabile.

Secondo me ad una certa età, dopo certe esperienze, uno diventa sicuro di sé al punto che non trema (tremerebbe) piu' per un sms... o no?! Chiedo ai compagni di forum "veci" come me:mexican:
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
da un lato ne sono contenta per te, io non so se avrei "paura" o meno, ma di fatto mi pare impossibile ri - lasciarmi andare "del tutto" e smaniare davanti a sms o chat. Impossibile e improbabile.

Secondo me ad una certa età, dopo certe esperienze, uno diventa sicuro di sé al punto che non trema (tremerebbe) piu' per un sms... o no?! Chiedo ai compagni di forum "veci" come me:mexican:
Il bello è non sentirsi sempre tanto sicuri... :rolleyes:
 

Amarax

Utente di lunga data
da un lato ne sono contenta per te, io non so se avrei "paura" o meno, ma di fatto mi pare impossibile ri - lasciarmi andare "del tutto" e smaniare davanti a sms o chat. Impossibile e improbabile.

Secondo me ad una certa età, dopo certe esperienze, uno diventa sicuro di sé al punto che non trema (tremerebbe) piu' per un sms... o no?! Chiedo ai compagni di forum "veci" come me:mexican:

Io lo sono di più, e ti dico di sì :p
 

Fedifrago

Utente di lunga data
da vecio a vecia..

da un lato ne sono contenta per te, io non so se avrei "paura" o meno, ma di fatto mi pare impossibile ri - lasciarmi andare "del tutto" e smaniare davanti a sms o chat. Impossibile e improbabile.

Secondo me ad una certa età, dopo certe esperienze, uno diventa sicuro di sé al punto che non trema (tremerebbe) piu' per un sms... o no?! Chiedo ai compagni di forum "veci" come me:mexican:
Sicuro x sicuro...ma so che qualche sms potrebbe ancora procurarmi, se non tremore,almeno qualche brivido....:eek:







Ps. Vere, hai ancora il mio cell vero? ;):mrgreen::carneval:
 

Magenta

Utente di lunga data
Io quel brivido lo voglio sentire sempre, per sempre!
Senza quello come posso dire di essere viva?
Io sono quel brivido...

Forse è per questo che fallisco tanto spesso. Se se ne va lo za-za-zum, io non ho più stimoli...:confused:
 

lorelai

Utente di lunga data
Mi hai fatto tornare in mente il capitolo di "Frammenti di un discorso amoroso" di Barthes che, nelle mie attese, ho letto e riletto. Te lo copio.
Buonanotte.

ATTESA: Tumulto d'angoscia suscitato dall'attesa dell'essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, ritorni).​
1. Sto aspettando un arrivo, un ritorno, un segnale promesso. Ciò può essere futile o infinitamente patetico: in Erwartung (attesa), una donna aspetta, nella foresta, di notte, il suo amante; io sto aspettando solamente una telefonata, ma è la stessa angoscia. Tutto è solenne: non ho il senso delle proporzioni.
2. Vi è una scenografia dell'attesa: io la organizzo, la manipolo, ritaglio un pezzo di tempo in cui mimerò la perdita dell'oggetto amato e provocherò tutti gli effetti di un piccolo lutto. Tutto questo avviene dunque come in una recita.
La scena rappresenta l'interno di un caffè; abbiamo appuntamento e io sto aspettando. Nel Prologo, unico attore della commedia (e a ragione), io constato, registro il ritardo dell'altro; questo ritardo è ancora soltanto un'entità matematica, computabile (guardo il mio orologio diverse volte); il Prologo finisce quando, con un colpo di testa, decido di «farmi venire il sangue cattivo», di dare libero sfogo all'angoscia dell'attesa. Qui ha inizio il I atto; esso passa in congetture: e se per caso non ci fossimo capiti circa l'ora, il posto? Cerco di ricordarmi il momento in cui è stato fissato l'appuntamento, le indicazioni che ci siamo scambiati. Che fare (angoscia di comportamento)? Andare in un altro caffè? Telefonare? Ma se l'altro arriva mentre io non ci sono? Non vedendomi, c'è il rischio che se ne vada, ecc. Il II atto è quello dell'ira; rimprovero violentemente l'assente: «Però lui (o lei) avrebbe ben potuto...», «Lui (lei) sa benissimo...» Ah! se lei (lui) fosse qui, potrei rimproverarle(-gli) di non essere qui! Nel III atto, raggiungo (ottengo?) l'angoscia pura: quella dell'abbandono: in un attimo, io sono passato dall'assenza alla morte; l'altro è come morto: esplosione di lutto: io sono interiormente livido. Questa è la recita; essa può essere abbreviata dall'arrivo dell'altro; se arriva in I, l'accoglienza è calma; se arriva in II, avviene una «scenata»; se arriva in III, vi è la riconoscenza, l'atto di grazia: io respiro nuovamente a pieni polmoni, come Pelléas allorché, uscendo dal sotterraneo, ritrova la vita, il profumo delle rose.
(L'angoscia dell'attesa non è continuamente violenta; essa ha i suoi momenti di stanca; io aspetto, e tutto ciò che circonda la mia attesa è irreale: in questo caffè, io guardo gli altri che entrano, chiacchierano, scherzano, leggono tranquillamente: loro, non stanno aspettando).​
3. L'attesa è un incantesimo: io ho avuto l'ordine di non muovermi. L'attesa d'una telefonata si va cosi intessendo di una rete di piccoli divieti, all'infinito, fino alla vergogna: proibisco a me stesso di uscire dalla stanza, di andare al gabinetto, addirittura di telefonare (per non tenere occupato l'apparecchio); per la stessa ragione, io soffro se qualcuno mi telefona; l'idea che di lì a poco dovrò uscire, correndo così il rischio di essere assente al momento dell'eventuale chiamata riconfortante, del ritorno della Madre, mi tormenta. Tutti questi diversivi sono dei momenti perduti per l'attesa, delle impurità d'angoscia, poiché, nella sua purezza, l'angoscia dell'attesa esige che io me ne stia seduto in una poltrona con il telefono a portata di mano, senza far niente.
4. L'essere che io aspetto non è reale. Come il seno materno per il poppante, «io lo creo e lo ricreo continuamente a cominciare dalla mia capacità di amare, a cominciare dal bisogno che io ho di lui»: l'altro viene là dove io lo sto aspettando, là dove io l'ho già creato. E, se lui non viene, io lo allucino: l'attesa è un delirio.
Ancora il telefono: ad ogni squillo, sollevo precipitosamente la cornetta, immagino che a chiamarmi sia l'essere amato (dato che mi deve telefonare); ancora uno sforzo, e «riconosco» la sua voce, incomincio a dialogare, per poi volgermi con rabbia contro l'importuno che mi ha tratto dal mio delirio. Al caffè, ogni persona che entra, anche se appena vagamente rassomigliante, viene in tal modo, almeno in un primo momento, riconosciuta.
E ancora molto tempo dopo che la relazione amorosa si è acquietata, io conservo l'abitudine di allucinare l'essere che ho amato: talora, una telefonata che tarda a venire riesce ancora ad angosciarmi e, in ogni importuno, credo di riconoscere la voce che amavo: io sono un mutilato che continua ad avere male alla gamba amputata.
5. «Sono innamorato? - Si, poiché sto aspettando». L'altro, invece, non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo, La fatale identità dell'innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta.
(Nel transfert, si aspetta sempre - dal medico, dal professore, dall'analista. Ancora più evidentemente: se sto aspettando allo sportello d'una banca, o alla partenza d'un aereo, subito stabilisco un rapporto aggressivo con l'impiegato, con l'hostess, la cui indifferenza svela e irrita la mia sudditanza; si può così dire che, ove vi è attesa, vi è transfert: io dipendo da una persona che si fa a mezzo e che impiega del tempo a darsi - come se si trattasse di far scemare il mio desiderio, d'infiacchire il mio bisogno. Fare aspettare: prerogativa costante di qualsiasi potere, «passatempo millenario dell'umanità»).
6. Un mandarino era innamorato d'una cortigiana. «Sarò vostra, - disse lei, - solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra». Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se n'andò.
 

tinkerbell

Utente di lunga data
Io quel brivido lo voglio sentire sempre, per sempre!
Senza quello come posso dire di essere viva?
Io sono quel brivido...

Forse è per questo che fallisco tanto spesso. Se se ne va lo za-za-zum, io non ho più stimoli...:confused:
A me è successo... il trepidare e il tremare è per cose diverse, per scritti diversi, per aspettative diverse... ma c'è ancora... mi sono sorpresa on accelerazione cardiaca per frasi che non erano le solite frasi che la provocavano...per aspettative apparentemente più basse ma più concrete...per un frasario meno ricercato e meno sessualmenet connotato... per la naturalità di certe cose dette in momenti in cui non le si atteneva... quindi in parte ha ragione Vere... si modifica il tutto, si diventa più forti, più consapevoli... avrai stimoli nuovi per frasi e azioni diverse, questo sì... ma non escludo sempre il batticuore... dipende da te e dall'altro... dipende se sai cosa cerchi e se casualmente lo riconosci... non so, a me è successo... ma un esempio solo magari non fa testo, forse è stata pura fortuna...
 

Verena67

Utente di lunga data
A me è successo... il trepidare e il tremare è per cose diverse, per scritti diversi, per aspettative diverse... ma c'è ancora... mi sono sorpresa on accelerazione cardiaca per frasi che non erano le solite frasi che la provocavano...per aspettative apparentemente più basse ma più concrete...per un frasario meno ricercato e meno sessualmenet connotato... per la naturalità di certe cose dette in momenti in cui non le si atteneva... quindi in parte ha ragione Vere... si modifica il tutto, si diventa più forti, più consapevoli... avrai stimoli nuovi per frasi e azioni diverse, questo sì... ma non escludo sempre il batticuore... dipende da te e dall'altro... dipende se sai cosa cerchi e se casualmente lo riconosci... non so, a me è successo... ma un esempio solo magari non fa testo, forse è stata pura fortuna...

era esattamente quel che intendevo, brava Tinky!!!
 

tinkerbell

Utente di lunga data
era esattamente quel che intendevo, brava Tinky!!!
Ho imparato a ri-conoscerle... anche grazie all'esperienza che ho avuto qui dentro... si parte sempre dalle stesse sensazioni, sono le aspettative che cambiano... e quando le cambiamo non per volere nostro ma per adattarci ad una storia che invece - ragionandoci su - ci sta strettissima, andiamo modificando il gusto di certe sensazioni e quel che è peggio gli obiettivi... invece no, ogni volta si deve tronare vergini ma avendo imparato che è il nostro io che non va snaturato... io volevo questo per me... ora io ho riconosciuto questo... è la cos più semplice del mondo... quando stiamo dietro a cose che in realtà non rappresentano ciò chi siamo, ciò che desideriamo non siamo più in grado di riconoscere noi stessi e le nostre aspettative, tanto cozziamo ogni volta nel vetro dell'ampolla in cui ci hanno o ci siamo volontariamente rinchiusi/e... l'obiettivo sarebbe facile e naturale per tutti: la serenità, la buona salute, l'armonia con l'altro... invece cerchiamo la felicità (che è tanto labile, si spezza alla I malattia, al primo mutuo da pagare che dà pensieri, alla I comparsa di rughe per cui pensiamodi non esser ben accette al ns partner), la cura eccessiva del nostro corpo (tanto ci arriviamo tutti - e si spera - a certe età...età in cui nons iamo più appetibili, mancoper noi stessi davanti allo specchio!), la sessualità porta all'estremo (perchè se non si fa sesso per 2 h. di fila, o non si fan pensieri strani sul vicino/a di casa, o non si fan cesti di corna al proprio partner o non si diventa l'amante di qualcuno non si è sessualmente dotati....)...
La cosa più bella per me è stata accorgermi dopo qualche settimana che potevo alzare il telefono quando volevo...che non avevo necessità di farlo ad orari fissi o che non dovevo scriver cose sessualmente connotate per ricevere sms di risposta tenerissimi o senza senso....che non mi chiedevo più cosa stesse facendo l'altra persona se non rispondeva al II o III trillo..... che i cell. son sempre a vista, chiunque ci passa accanto può leggervi il nome che compare illuminato facendo l'uno all'altrpo da segretario (salve, sono la fidanzata/o...scusi è in bagno a farsi la doccia, devo dirgli/le qualcosa?)....ecco, son cose idiote...queste cose fanno bene...fanno meglio di farsi da bacio Perugina...

Quindi guarda, Magenta...il batticuore ci sarà...per cose che manco ti immagini potessero provocarlo... cose così banali, normali, a portata di te stessa che ti dirai "e tutto questo, perchè fingevo non mi interessasse prima?"...
 

Verena67

Utente di lunga data
All'alba dei tempi, come cita Gramellini, Parmenide diceva : Ciò che è, è, ciò che non è, non può essere.

Brava Tinky, finalmente l'hai capito!
 

megliosola

Utente di lunga data
da un lato ne sono contenta per te, io non so se avrei "paura" o meno, ma di fatto mi pare impossibile ri - lasciarmi andare "del tutto" e smaniare davanti a sms o chat. Impossibile e improbabile.

Secondo me ad una certa età, dopo certe esperienze, uno diventa sicuro di sé al punto che non trema (tremerebbe) piu' per un sms... o no?! Chiedo ai compagni di forum "veci" come me:mexican:

lo si spera almeno...il contrario mi preoccuperebbe un tantino

cmq per quel che mi riguarda...confermo :up:

ciao Vere
e ciao a tutte/i
 

Kid

Utente un corno
Stavo scrivendo un mp e visto che è notte e non c'è nessuno ho pensato di aprire un thread.
Stavo pensando a...l'attesa.
Nello specifico pensavo a quando si crea un nuovo sms, si mette il destinatario, si preme "invia" e ...si aspetta.
Si aspetta che il destinatario lo legga, e ci risponda.
Che lo faccia dopo pochi secondi o dopo ore,quello che c'è nel mezzo è bellissimo, e logorante.
Nell'attesa c'è tutto.
Si pensa di tutto.
Il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.
Ci si immaginano possibili risposte, con diversi toni, di scherzo, di scherno, serie, dichiarazioni...
si vaglia ogni possibilità.
Perchè l'attesa ci rende un pò così, insicuri, volubili...
E' bella l'attesa.

Ma che menate ti fai alle 2 di notte? :rotfl:

Vabbè dai, è risaputo che il momento più eccitante in ogni cosa positiva è proprio l'attesa. Ma che ci hai scritto in quel messaggio? Ora devi dircelo! :carneval:
 
Stato
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