L'apprendimento nella scuola primaria non funziona come avviene negli ordini di scuola successivi (soprattutto a livello superiore dove un insegnamento teorico può essere utile in una prima fase perché già si possiedono le regole della propria lingua). Già da qualche tempo (uhm ...sessantina d'anni dalla riforma di Dewey negli USA) si è compreso che i bambini imparano facendo e che, in particolar modo la lingua, può essere imparata più efficacemente se è strumento per esprimere quel che si fa e si vive piuttosto che attraverso l'insegnamento formale delle strutture. Questo insegnamento deve essere successivo e dev'essere una riflessione sulla lingua usata e non una trasmissione di regole rigide da applicare (grammatica, analisi logica, ecc).
Esistono molte sperimentazioni, infatti, che hanno ottenuto risultati sorprendenti di insegnamento dell'inglese utilizzandola come lingua veicolare per determinati apprendimenti. Ad esempio si insegna scienze in inglese, ovvio a livello di base, quando scienze significa fare, sperimentare, osservare, imparare il metodo scientifico e verbalizzare le esperienze e comunicarle.
Risulta quindi evidente che l'esperienza di classe (in un contesto ricco e stimolante quale è quello del tempo pieno) è la migliore situazione per acquisire anche la lingua italiana.
Del resto i bambini che si trovassero isolati dai loro coetanei italiani non potrebbero instaurare con loro le relazioni amicali che consentono anche fuori di sperimentare l'uso della lingua. Mi sembra evidente che frequenterebbero spontaneamente coloro che hanno conosciuto nelle classi "speciali" utilizzando tra loro, giocoforza, un linguaggio ridotto.
Le eventuali difficoltà di alunni non di madre lingua italiana (poi non so quanti italiani siano ancor oggi di madre lingua italiana e non dialetto in molte parti d'Italia...) non possono che stimolare la riflessione sulla nostra lingua più motivata per la naturale curiosità a comprendere le "singolari" caratteristiche nella nostra lingua rispetto, ad esempio, al maschile e femminile e alle concordanze con gli aggettivi o alla costruzione sintattica.
Le classi omogenee, ovvero composte da alunni con le stesse caratteristiche, alte o basse (che si presume di poter valutare oggettivamente?), sono state sperimentate e sono state superate da ormai molti decenni perché demotivanti per tutti.
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