Figurati se mi sembra accettabile.
Ma mi sembra più strano che non voglia parlarle e capire.
Lei lo ha tradito, ma lui rifiutando qualunque dialogo sta facendo una cosa simile. Trent'anni insieme valgono per tutti e due.
Non solo questo.
Il rifiuto di qualsiasi dialogo può essere comprensibile quando si vuole chiudere.
Rifiuti allora tutto, anche la ricerca della verità.
Che te ne fai se è per non sapere?
Perché sapere implica anche una messa in discussione delle convinzioni di ogni elemento della coppia.
Il confronto serve a questo.
Ma tu puoi rifiutarlo. Puoi pensare che tutto il torto stia da una parte sola, che lei ha fatto una cosa sbagliata, che non può essere perdonabile in alcun modo e si chiude con questa idea, ergendo la solita palizzata difensiva.
Qui però emerge un qualcosa che contrasta.
Lui la verità la vuole cercare e da solo.
E potrebbe anche essere comprensibile anche questo: sapere la verità - o semplicemente qualche informazione in più - significa avere qualche arma in più in un confronto-scontro, significa potersi difendere di fronte alle menzogne che ci aspettiamo di sentirci raccontare.
Disporre di queste informazioni è propedeutico al confronto.
Ma dopo 20 e più giorni di negazione dello stesso, cosa ci si può aspettare?
Anche i sentimenti di lei si sono raffreddati: 20 giorni abituano un poco a qualsiasi rinuncia, se una persona si è già staccata. E se hai un amante non è affatto raro che ci sia del distacco che con la distanza aumenti.
Tutta questa situazione ha una sua logica solo se
1) Consideriamo la scelta della moglie di lasciar andare il marito restando con l'amante effettivamente una scelta che indichi la strada da percorrere alla coppia
2) Di fronte a questa scelta la nostra reazione è di semplice accettazione.
E si chiude lì.
Ci si mette d'accordo per una separazione il meno possibile conflittuale. Nient'altro.
Oramai parenti e figli e sicuramente amici sanno già tutto.
E' una strada che si è già imboccato. Che altro si pretende di fare, di diverso?