I costi del fotovoltaico sono anche oltre 10 volte superiori se consideriamo alcuni fattori:
- la produzione dei chip a silicio (wafer) richiedono altissime risorse e costano un occhio alla testa, perché si possono usare soltanto i sistemi con efficienza garantita a lungo termine
- grazie a questo costo, il prezzo per ogni Watt/ora è elevato. Vedi tabella in http://de.wikipedia.org/wiki/Solarzelle#Technische_Merkmale
- un sistema solare è utile soltanto in abbinamento delle batterie ricaricabili; dato che devono avere caratteristiche particolari, costano, in media €180 per ognuno, contro gli €60 delle batterie normali a piombo; queste batterie vanno sostituite ogni 3-5 anni
- lo smaltimento delle batterie ricaricabili è difficile, a meno che non siano prodotte apposta per un facile smantellamento, che poi però richiede impianti fotovoltaici speciali per garantire la sicurezza
- l'impianto richiede una centrale elettronica controllata da microchip e computer; inoltre sono necessari convertitori per 220V/50Hz efficienti; la perdita media è del 15%
- gli impianti grossi sono calamite per i fulmini grazie alla massa mettallica molto superiore alla media
- gli pannelli devono essere raffreddati di estate e scaldati di inverno
- i pannelli devono seguire la luce per un'efficienza ottimale durante la giornata
Insomma gente, il fotovoltaico non rende. 1 kW/ora costa di materiale circa €2000 ogni 25 anni, più €600 ogni 5 anni per la sostituzione delle batterie, più il costo della costruzione dei pannelli, più il costo della centrale elettronica, antifulmini, meccanismi di inseguimento della luce oppure guida degli specchi.
Unica reale soluzione, a livello fotovoltaico, è l'utilizzo di specchi a inseguimento, sistema ultraefficiente di raffreddamento e utilizzo diretto della corrente. Ma a questo punto non c'è corrente quando piove e di notte.
E' un settore i cui costi sono abbattibili con l'economia di scala e con la ricerca di nuovi materiali....secondo me parlare di costi e' relativo e da guardare in prospettiva...
comunque che un problema ad un impianto anche casalingo, non dia effetti nucleari, anche ammesso che i costi siano superiori pero' si e' in una fase iniziale, sono soldi ben spesi....
calcola anche che adesso i costi in Giappone sono a carico della collettivita' e non della Tepco.....
calcolate tutto, costo di costruzione delle centrali con smaltimento scorie e decommisioning a carico completo della collettivita'....
per me e' da pirla spendere cifre stellari con rogne simili...
comunque qua c'e' una lampadina accesa sul costo in bolletta e dirada la nebbia della propaganda alzata ad arte...
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Quanto incidono veramente le rinnovabili nella nostra bolletta?
Si è visto che il provvedimento Cip 6 del 1992 promuove la realizzazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili e assimilate attraverso la remunerazione dell'energia a un prezzo garantito. In sostanza il privato cittadino ha devoluto, a partire dal 1992, parte della sua bolletta ENEL, allo scopo enemerito di finanziare risorse energetiche non inquinanti.
In conseguenza di questo il 76% dei quasi 40 mld di euro di questi fondi è andato a finanziare le energie da fonti “assimilate” lasciando quasi “ferme” le rinnovabili. Il valore del CIP6 viene aggiornato trimestralmente dal GSE e rappresenta, mediamente, un valore di 60-70 euro/anno nella bolletta degli italiani.
Se si vuole ridurre la bolletta degli italiani (o farne usi migliori) basta tagliare le “assimilate” alle energie rinnovabili in quanto con quanto introdotto in bolletta nel 1992 si continua a dare soldi per l’incenerimento dei rifiuti assimilandoli alle rinnovabili. Una critica costante apparsa sulla stampa è relativa agli oneri che la collettività deve sostenere per coprire gli incentivi erogati alle fonti rinnovabili. APER è andata a fare un calcolo preciso degli impatti in bolletta delle sovvenzioni alle rinnovabili.
Considerando una bolletta media di 425 €/anno si può vedere come 31 € siano destinati alle voci A3 (per la promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili), A2 (componente per lo smantellamento delle centrali nucleari) e MCT (ulteriore componente a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, fino al definitivo smantellamento degli impianti (anche se in realtà ora non si parla più di smantellare ma di ricostruire centrali nucleari). Dietro queste sigle si nascondono varie spese che nulla hanno a che vedere con le fonti rinnovabili:
- 5,2 € sono destinati allo smantellamento delle centrali nucleari. Considerato che le 3 centrali italiane sono state “spente” nel lontano 1987, si può facilmente intuire quale sia l’enorme spreco di denaro anno dopo anno per la messa in sicurezza e la gestione (impossibile) del problema scorie;
- 2,8 € vengono regalati alla grandi imprese energivore, come cementifici e acciaierie, per fornire loro energia a basso prezzo. L’Unione Europea ha già multato varie volte il nostro Paese perché questa è una pratica di concorrenza sleale;
- 8,4 € vengono destinati alle cosiddette “assimilabili” ovvero all’energia prodotta bruciando i rifiuti (inceneritori) e gli scarti dei processi di raffinazione del petrolio. In 9 anni sono stati spesi 33 Miliardi di € per sovvenzionare questa energia, altamente inquinante e fonte di gravissime patologie.
Rimangono quindi meno di 15 € all’anno, pari a 1.25 €/mese, di fondi realmente spesi per le rinnovabili e solo parte di questi fondi vanno al fotovoltaico.
Asso Energie Future ha presentato a febbraio 2011 in una conferenza stampa al Senato un calcolo preciso di quanto impattano in bolletta i finanziamenti alle rinnovabili: dal 2011 costano circa 1,70 € al mese nella bolletta elettrica (0,60 fino al 2010). Il costo è questo e “viene sostenuto dalla collettività”:
•a fronte di un taglio di emissioni di gas serra del 5 per cento entro il 2020,
•a fronte di 15 mila nuovi posti di lavoro già creati ad oggi,
•a fronte di 110 miliardi di euro in termini di ricchezza generale prodotta da oggi al 2020,
•a fronte di 50 miliardi di euro nelle casse dell’erario per i prossimi 30 anni.