Il femminismo non ha liberato le donne

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

Lettrice

Utente di lunga data
E' comunque nella corrente degli "intellettuali" di destra, come Marcello Veneziani, che fanno una lettura del '68...nuova, con la stessa "correttezza".

Ognuno legge quello che vuole leggere... o quello che interessa leggere.

Per me tutto serve a farsi un'opinione. Io non sono una femminista accanita eppure partecipavo ai vari Women's forum
 

Nobody

Utente di lunga data
Ognuno legge quello che vuole leggere... o quello che interessa leggere.

Per me tutto serve a farsi un'opinione. Io non sono una femminista accanita eppure partecipavo ai vari Women's forum
Quello è certo! Questi intellettuali di destra comunque, non riesco a reggerli. Non che quelli di sinistra....:rotfl:
 

Lettrice

Utente di lunga data
Quello è certo! Questi intellettuali di destra comunque, non riesco a reggerli. Non che quelli di sinistra....:rotfl:

E' la parola intellettuale che non reggo proprio... mi sembra quasi un'offesa:carneval:
 

Anna A

Utente di lunga data
quello che mi lascia basita è che poi il risultato è sempre pessimo...
se devo sembrare la maschera di me stessa allora mi tengo le rughe ;)
che poi ad un certo punto bisogna pur rassegnarsi ad affidare il proprio fascino a qualcosa che non sia fisico:
sempre in ordine, sempre al meglio...ma con la roba fornita dalla nascita
ma sai, sono cose che viaggiano più unite di quel che si crede.
perché, come diceva chanel: la natura ti dà la faccia che hai a 20 anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a 50 anni.:santarellina:
 

Nobody

Utente di lunga data
Comunque, il femminismo è stata una fase storica necessaria... direi inevitabile. Il vero problema delle donne è evitare di "mascolinizzarsi". Mantenere le proprie caratteristiche peculiari, conquistando contemporanemante sempre più diritti. E non appiattirsi su modelli maschili, in fasulle imitazioni.
Gli uomini d'altronde, dovrebbero evitare di "femminilizzarsi".
 
trovo che femminismo sia un termine improprio: come nel caso di maschilismo siamo nell'integralismo ottuso che, oggi ,non ha più senso.
 

Lettrice

Utente di lunga data
trovo che femminismo sia un termine improprio: come nel caso di maschilismo siamo nell'integralismo ottuso che, oggi ,non ha più senso.

Quoto, alcune tematiche non dovrebbero essere considerati "diritto delle donne" perche' giustamente tocca piu' o meno direttamente anche gli uomini.
 

Lettrice

Utente di lunga data
Comunque, il femminismo è stata una fase storica necessaria... direi inevitabile. Il vero problema delle donne è evitare di "mascolinizzarsi". Mantenere le proprie caratteristiche peculiari, conquistando contemporanemante sempre più diritti. E non appiattirsi su modelli maschili, in fasulle imitazioni.
Gli uomini d'altronde, dovrebbero evitare di "femminilizzarsi".

Certe volte non si ha altra scelta
 

Insonne di Seattle

Utente di lunga data
Preferisco il burqa
di Massimo Fini, 26.10.2009
Sono d’accordo con l’appello pubblicato da Repubblica (”Quell’uomo ci offende, fermiamolo”) lanciato da Michela Marzano, Barbara Spinelli, Nadia Urbinati contro l’uso che Silvio Berlusconi fa del corpo della donna e della donna stessa. E come non esserlo? Ma Marzano and company sorvolano pudicamente sul “lato B” della questione. Che ha due aspetti. Il primo è che non ci sarebbero corruttori se non ci fosse chi è disposto a farsi corrompere. Il secondo trascende lo squallore di Berlusconi e delle sue girls ed è più generale.
In questi decenni il femminismo ha battuto sempre e solo il chiodo del ricatto maschile sui luoghi di lavoro, che c’è, naturalmente, ma non si è mai occupato di quello che nel mio “Dizionario erotico” ho chiamato il “Fica Power”, cioè del potere di cui molte donne (che nelle relazioni sessuali, a parità di condizioni, si trovano in una posizione di grande vantaggio perché il maschio, per ragioni antropologiche poi diventate culturali, si trova dalla parte della domanda) fanno uso, strumentalizzando il proprio corpo, per fare carriera e ottenere altri inammissibili vantaggi, nelle aziende, nello spettacolo, in TV, nel giornalismo e in ogni luogo di lavoro (forse solo il teatro fa eccezione, perché in teatro la prima attrice può essere anche l’amante del regista ma se è una cagna le sale sono vuote).
Ma del “Fica Power” non si può parlare. È il tabù dei tabù.
Un’intollerabile offesa all’immagine della donna che nel nostro mondo è ridiventata, come nell’Ottocento ma per motivi diversi, un essere angelicato, mondo da ogni zuzzura. La donna è sempre vittima. Invece è anche carnefice. E quelle che utilizzano il “Fica Power” lo sono innanzitutto nei conforonti di tutte le altre donne che sui luoghi di lavoro si comportano con correttezza, perché ne ledono i diritti (alle pari opportunità) e ne mortificano le legittime ambizioni. Le professioniste del “Fica Power” sono di gran lunga peggiori delle prostitute da strada e persino delle escort. Perché mentre queste sono dichiarate e si assumono la responsabilità di essere ciò che sono, le prime, oltre a trarre vantaggi ben più consistenti di 300 o 1000 euro, agiscono in modo occulto, subdolo, indimostrabile. Sono puttane che non possono nemmeno essere chiamate tali. E abbiamo anche l’improntitudine di indignarci, di scandalizzarci, di fare il ponte isterico, di gridare alla lesa democrazia quando, presso altri popoli, di cultura diversa dalla nostra, che hanno un’altra concezione della dignità della donna, si vietano show che strumentalizzano il corpo femminile. Preferisco il burqa.
di Massimo Fini - 26/10/2009
 

Insonne di Seattle

Utente di lunga data
di Icarus.10 - Cara redazione di “Repubblica”, sono venuto a sapere della vostra inziativa a tutela della “dignità delle donne” a seguito degli insulti del premier Berlusconi nei confronti dell’ on. Rosi Bindi in merito ad una sua presunta bruttezza esteriore.Premetto che non sono nè maschilista, nè femminista, e che sono contro ogni discriminazione tra sessi. Proprio questi miei ideali di uguaglianza(in dignità, diritti e doveri) e di giustizia tra sessi mi fanno assumere una posizione di netta e profonda ostilità nei confronti della cultura femminista, in quanto essa promuove un profondo odio antimaschile e auspica privilegi femminili a senso unico, mascherandosi truffaldinamente dietro le giuste parole d’ordine sulla pari opportunità dei sessi.
Quella del premier è stata una battutaccia incivile che ogni persona civile dovrebbe stigmatizzare, e che la dicono lunga sullla mancanza di tatto e di eleganza del personaggio in questione, il quale, per altro, non è nuovo a simili battute e non solo nei confronti dei suo avversari politici di sesso femminile, ma anche e sopratutto di sesso maschile.Berlusconi è molto vicino alle istanze femminili, tant’è che il suo governo ha formulato le attuali leggi sullo Stalking e Decreto Anti Stupri, molto gradite dalle femministe(e dagli uomini pro-feminist, i quali rappresentano la maggioranza dei maschi occidentali). Non concepisco, quindi, il motivo per cui la giusta e doverosa riprovazione per questi insulti del premier nei confronti di una persona(la Bindy), la trasformate invece in una mobilitazione vittimistica di genere(quello femminile). Berlusconi non ha offeso le donne, ma una singola e specifica persona, e non certo per la sua appartenenza al genere femminile, ma bensì per le sue opinioni politiche opposte che hanno ingenerato la battutaccia volgare del premier sull’aspetto fisico della sua interlocutrice.Se Berlusconi avesse ravvisato un presunto difetto esteriore in suo avversario politico uomo, lo avrebbe insultato comunque. Il problema, quindi, per voi, non sta tanto nell’ insulto in sè quanto, invece, nel sesso di chi l’ insulto lo ha subito. “Le donne non si toccano nemmeno con un fiore“. Ecco rispolverato, quindi, proprio dal femminismo, la stereotipata figura della donna-bambola di patriarcale memoria. Il concetto patriarcale sulla figura della donna viene attaccato fin tanto che si vuole promuovere l’immagine della donna che comanda comoda dietro una scrivania e che divorzia e distrugge la vita all’ex marito, ma lo si invoca tranquillamente quando si vogliono concedere alle donne privilegi, precedenze ed esenzioni, in nome del “sesso debole” e del “prima le donne e i bambini“. Viene ad emergere,così, con la compiacenza o passività di tutti, un profondo solco nel genere umano: una suddivisione della dignità e diritti degli esseri umani basata sul genere sessuale: la Donna, essere sempre buono in quanto Donna, appartenente alla categoria Alpha. I “maschietti”, cioè gli esseri umani di sesso maschile, appartenenti, invece, alla categoria Beta. Tale suddivisione, implica, a sua volta, altre suddivisioni. Ovvio, quindi, il motivo per cui la gravità di una violenza, di un insulto o altro, viene valutata in base al sesso di chi la subisce e non in base al dolo di chi la commette e agli effetti oggettivi che provoca nella vittima; nasce quindi l’espressione “Violenza contro le donne” proprio per distinguerla da quella con la lettera piccola, di serie B, che subiscono gli uomini. Così, per il sentire comune, un omicidio, un insulto, un ingiustizia contro una donna, diventano più gravi rispetto a quelli nei confronti di un uomo; lo stupro diviene addirittura più grave di omicidio; l’infanticidio materno quasi viene giustificato e le loro autrici compatite come “povere donne depresse“, e così via.
Tale suddivione in due caste di genere, l’una superiore e l’altra inferiore, influenza e governa, quindi, il sentire e il parlare comune, nonchè le regole di base nelle convenzioni sociali e comportamentali(oltre che legislative, vediamo dopo). Così, mentre solamente per una singola donna insultata-per altro non certamente per la sua appartenenza al genere femminile-si scatena un vero e proprio putiferio, vaneggiando su una presunta “questione femminile” e dando vita ad una autentica caccia al “maschilista”, invece si può tranquillamente insultare e denigrare l’intero genere maschile, senza che ciò venga stigmatizzato e condannato da alcunchè, ma addirittura diviene quasi un “biglietto da visita” per poter acquisire la buona reputazione di persona per bene. “Le donne sono più brave”, “più intelligenti”..rispetto ai “maschi”..; “i maschi sono violenti”, “i maschi sono un disastro”, “i maschi sono mammoni”, “i maschi uccidono le donne;questi sono solo alcune delle tante e interminabili affermazioni e luoghi comuni sessisti antimaschili(1) che ci vengono riproposti continuamente non solo nel parlare comune di tutti i giorni, ma anche e soprattutto a livello culturale, mediatico e politico, dove il maschio viene invariabilmente, presentato come un idiota,un imbecille,inaffidabile, incapace, infantile e/o violento, cui invece si contrappone la figura aulica e immacolata della Donna sempre buona a prescindere, incapace di compiere il male proprio in quanto Donna,e quindi più capace, più intelligente dei “maschi”, ma ahimè, “vittima della sopraffazione maschile“.
Mi fa ancora male ricordare un vostro spregevole articolo(e sto usando un eufemismo, un termine meno duro non riesco a trovarlo) intitolato “La Fatica è donna“, in cui si insinuava che le donne lavorano più degli uomini, i quali invece sarebbero degli scansafatiche e ritardari al posto di lavoro; ma voi, cari signori e signore di “Repubblica” che state così comodi dietro le vostre pulite scrivanie a sparare amenità femministe, non sapete che i lavori più usuranti, umilianti e rischiosi, li compiono gli uomini? Non sapete che le opere di soccorso in emergenze o in situazioni di calamità naturali sono condotte da uomini?Non sapete che, quindi, la stragrande maggioranza dei morti sul lavoro sono uomini? Voi le chiamate “morti bianche”, invece le dovreste chiamare “morti azzurre”! Eppure gli uomini-nonostante ciò e nonostante campino in media sette anni in meno delle donne-vanno in pensione cinque anni più tardi. Vergognoso, vergognatevi. E questa sarebbe la “discriminazione antifemminile”? In effetti, la discriminazione c’è, ma all’ incontrario. Tant’è che voi femministi non avete vergogna di definirle “discriminazioni positive“[sic!!]. Quindi, la discriminazione va condannata solo quando ad esserne colpita è una categoria gradita(in questo caso, le donne), ma la si approva tranquillamente quando a finire nella sua morsa, vi sono categorie sgradite o di cui nessuno si cura(gli uomini eterosessuali non femministi, i rom, i palestinesi, i detenuti per violenza sessuale, ecc).
Oramai si è perso il conto di tutte le agevolazioni e privilegi di cui godono le donne(2) in tutti gli ambiti della società: dal campo pensionistico, assicurativo(assicurazioni agevolate per le donne) a quello lavorativo(”quote rose” e privilegi femminili nei concorsi, alla stregua di come si fa con gli invalidi), da quello imprenditoriale(agevolazioni varie per le imprenditrici), a quello scolastico e universitario(borse di studio femminili, corsi solo femminili, agevolazioni nelle tasse in alcuni casi, corpo docente quasi esclusivamente femminile), da quello familiare(figli e casa, in caso di divorzio, assegnati sempre alla moglie, moglie considerata sempre come parte “debole” a prescindere) a quello giudiziario(anche se per ora non è previsto dalla legge, a parità di reato gli uomini vengono condannati a pene superiori rispetto alle donne),da quello mediatico(la figura femminile deve essere salvaguardata per legge, quella maschile no) fino a quello delle fruizioni di beni e servizi(accessi gratuiti o scontati per donne negli spettacoli e manifestazini sportive e culturali e altro) e precedenze nelle convenzioni sociali(in caso di emergenze, le donne hanno la precedenza sugli uomini). In Spagna, si è andati ancora oltre: Zapatero ha diversificato le leggi nell’ambito penale e altrove, in base al sesso. Tali leggi disciminatorie a favore delle donne, le definite “vittoria della civilità”, mentre se applicate alle razze ed etnie, invece, le condannate come “razziste”. Facciamo un “esperimento”: togliete dai destinatari di tali leggi e provvedimenti i termini “donne” e “uomini” e sostituitele rispettivamente con “bianchi ariani” e “esseri inferiori”. Cosa vi viene in mente? A me vengono in mente le leggi di Norimberga del 1935 e il Sud Africa dell’ Apartheid. Il razzismo che è così tanto e giustamente vituperato quando è applicato in termini di razze(di alcune razze), lo si invoca e approva tranquillamente per i generi sessuali. E così, mentre voi non esitereste a condannare(giustamente) il libro “Il mito del ventesimo secolo” del gerarca nazista Alfred Rosenberg in cui si teorizzava la superità della razza nordica, pubblicate orgogliosamente sul vostro giornale le farneticazioni di un eminente oncologo(Umberto Veronesi) attestanti la “superiorità biologica della donna nei confronti dell’ uomo” . Ma,signori di “Repubblica”, siete provvisti del senso della vergogna e del pudore?
Tornando alla questione degli insulti alla Bindy,si dice che Berlusconi giudica le donne solo in base all’aspetto esteriore. Il fatto è che ciò non riguarda solo Berlusconi.Quello di valutare una persona in base e soltanto al suo aspetto fisico(i cui falsi canoni sono dettati dai Media) è purtroppo un connotato di questa società consumistica occidentale. E ciò non riguarda solo gli uomini, ma anche le donne. Anche le donne,infatti, valutano, giudicano, idolatrano o scherniscono uomini in base al loro aspetto esteriore. E infatti, anche politici di sesso maschile vengono insultati e denigrati per loro presunti inestetismi. Emblematico fu l’episodio in cui la Guzzanti apostrofò ripetutamente con il termine “ciccione” un suo avversario politico ,Giuliano Ferrara(personaggio, per altro, verso cui provo la più netta e totale avversione politica). Anche altri politici di sesso maschile, vengono continuamente oltraggiati per il loro aspetto fisico: Fassino viene ridicolizzato come “scheletro”(anche da avversari politici donne)alludendo ad una sua presunta eccessiva magrezza; il ministro Brunetta viene continuamente schernito per la sua bassa statura, e lo stesso Berlusconi viene apostrofato con il termine “nanetto”. E si può continuare con questi esempi. In tutti questi casi, però a nessuno viene in mente di condannare questi insulti e nè tantomeno di mettere in mezzo una dignità maschile. Ma, invece, si ride. Quando capitano alle donne, invece, si piange e si urla. Questo perchè le donne appartengono alla categoria Alpha, mentre gli uomini a quella Beta.
Sempre in merito all’aspetto esteriore e la dignità femminile e maschile, vi ripropongo un vostro articolo(del 27 giugno 2009), spacciato come “scientifico”, redatto da una vostra giornalista(donna), Laura Gusatto, intitolato “I maschi migliori? sono cattivi papà”. Così esordiva la vostra redattrice:
“Alto, biondo, occhi azzurri, fisico prestante e in salute. Sicuramente un uomo con un corredo genetico di alto livello, che qualsiasi donna vorrebbe trasmettere ai propri figli.”
Quindi per la vostra giornalista, le qualità genetiche di un vero uomo che “ogni donna vorrebbe” vanno identificate necessariamente con il suo aspetto fisico e a particolari connotati somatici(”biondo, occhi azzurri”).Mi sembra di leggere i manuali nazisti degli anni trenta, nei quali veniva descritto e raffigurato il prototipo di “uomo ariano” ideale del Terzo Reich.Ci mancava solo che l’articolo della signorina terminasse con un “Heil Hitler”. Se non altro, però, ora sappiamo cosa ne pensano “Repubblica” e le femministe sulla dignità maschile.
Parlate delle veline e dell’ uso che ne fa il premier Berlusconi, farneticando su un presunto “maschilismo”, ma omettete di dire che quello di diventare veline è il sogno di una sempre più vasta fascia della popolazione femminile. La velina è una donna che ha realizzato questo sogno, frutto della sua autonoma volontà.Lo dimostrano le lunghissime e sterminate file di ragazze sorridenti, prive di scrupoli, narcisiste ed esibizioniste che partecipano ai concorsi e ai provini per diventare veline.Soprattutto dimostrano il vestire sempre più esibizionista e succinto di una parte sempre più consistente di donne. Perchè, quindi, affermate che le veline esistono per colpa del maschilismo? Prima dite che le donne sono superiori e più intelligenti degli uomini, e poi fate capire implicitamente che le donne non sono capaci di intendere e di volere(dal momento che affermate che le donne diventano veline non per colpa loro ma dei “maschilisti”). Se tante, tantissime donne vogliono diventare veline, è solo e soltanto perchè esse vogliono così. Il “maschilismo” non c’entra un tubo, nessun “maschilista” o “padre-padrone” vorrebbe mai vedere una propria figlia ad andare a smutandarsi pubblicamente. Lo vuole,invece, la cultura femminista, in nome della “libertà sessuale” della donna.Il “velinismo”, quindi, è il chiaro ed evidente prodotto della cultura femminista. Difatti, il Femminismo, da sempre, ha criminalizzato la sobrietà sessuale del corpo femminile in nome di una presunta “libertà sessuale” femminile. Ogni richiamo o tentativo ad un un briciolo di maggiore contenimento nei costumi è stato sempre bollato come tentativo “maschilista” di limitare la “libertà della donna di esprimere la propria vita sessuale“. Topless, perizomi, e altri abbigliamenti succinti sono stati sempre rivendicati e difesi con le unghie e con i denti dalle femministe come espressione di “libertà”, facendo ribaltare nella tomba chi, in passato, ha versato il sangue per donarci la Libertà. Lo sanno bene quei tanti direttori scolastici e insegnanti che sono stati insultati e linciati solo perchè hanno “osato” richiamare le loro studentesse, affinchè capissero che perizomi e pantaloni a vita abbassata, pance scoperte, non sono portamenti adeguati alla vita scolastica e nè tantomeno alla dignità del corpo femminile. Siamo all’assurdità logica:se si incoraggia le donne ad esibire il corpo si viene bollati come “maschilisti” perchè si promuoverebbe l’immagine della “donna-oggetto“, se al contrario, invece, ci si oppone, ugualmente si viene tacciati come “maschilisti” in quanto si “limiterebbe alla libertà delle donne“. Ma, insomma, quando è che abbiamo a che fare con il maschilismo? Mettetevi d’accordo con il vostro cervello, per piacere!Il fatto è che le femministe hanno dovuto per forza difendere l’esibizionismo del corpo femminile, perchè attraverso di esso si possono ottenere vantaggi e precedenze nel campo lavorativo, sociale, politico, ecc, attraverso l’arma della seduzione e del ricatto sessuale(3).Quando poi esse stesse si rendono di come, in questo modo, si avvilisce la figura e la dignità femminili, ripiegano dando la colpa al genere maschile e ad un inesistente “maschilismo”. Dire tutto e il contrario di tutto pur di far valere i propri sporchi interessi è tipico dei sostenitori di ogni istanza arrogante, iniqua e criminale(4).
Inoltre, parlate a vanvera di presunte ingiustizie che subirebbe il genere femminile in Occidente, senza dimostrarle, ma facendo credere che siano vere inondando le menti impaurite e stolte del popolobue con i soliti piagnistei e vittimismi femministi. E queste bugie a furia di essere ripetute, finiscono per essere credute e assunte come verità rivelate, e riguardate, quindi, come dogmi ai quali nessuno può permettersi di obiettare, pena la scomunica e il rogo sociale come “maschilista”.
Vediamo solo alcune di queste imposture femministe, propagandate anche dal vostro quotidiano.
Le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini“. Quasta litania risuona ossessiva sui mezzi di informazione. Suona molto bene, ma è falsa. A parità di lavoro, uomini e donne guadagnano allo stesso modo.Nessuna legge permetterebbe un simile abominio sessista. E ciò non avviene solo sulla carta ma anche a livello pratico, infatti nessun ente, statale o privato, si azzarderebbe mai a correre il rischio di pagare di meno una donna rispetto ad un uomo, perchè verrebbe scoperto subito e gravemente sanzionato.Ammettiamo, per assurdo, che avviene ciò che dite voi; in un simile scenario la disoccupazione femminile cesserebbe completamente a discapito di un accrescimento a dismisura della disoccupazione maschile, in quanto nessun ente troverebbe conveniente dal punto di vista economico, assumere un uomo dal momento che gli costerebbe di più rispetto ad una donna.
Allora da dove nasce questa leggenda perversa e menzognevole? Nasce dal fatto che effettivamente, gli uomini, globalmente, guadagnano di più rispetto alle donne, e ciò perchè i mestieri più rischiosi, o professionalizanti e tecnici,e quindi maggiormente retribuiti, sono scelti dagli uomini e mentre lavori non tecnici oppure sottopagati, come i “call center” sono, invece, scelti dalle donne. Ma, a parità di lavoro, come detto prima, uomini e donne guadgnano allo stesso modo.Nè è vero che la disoccupazione colpisce più le donne che gli uomini, in quanto i lavori più richiesti sono quelli che richiedono più impegno tecnico oppure i più rischiosi ed usuranti; e come abbiamo visto prima, questi ultimi li scelgono solo gli uomini; e inoltre le facolta scientifiche, le quali danno sbocchi lavorativi maggiori, le scelgono in maggioranza gli studenti maschi.
Le donne sono più intelligenti degli uomini“. Strano, eppure le scoperte e i contributi nell’ambito scientifico, tecnico e culturale, sia nel passato che nel presente sono state fatte da uomini! Oggi che c’è la Parità, con il corpo docente a maggioranza femminile e quindi con i voti femminili più alti di quelli maschili, tali contributi avvengono ugualmente ad opera di uomini. Evidentemente,quando si tratta di cervello e di farlo ingranare, non c’è sesso o color della pelle che tenga, cari signori di “Repubblica”. Con questo non voglio assolutamente dire che gli uomini siano più intelligenti delle donne; noi antifemministi e antisessisti, non valutiamo una persona in base al sesso o alla razza, ma solo e soltanto in base a ciò che fa. Se però a voi piace la guerra tra i sessi e vi date tanto da fare per sminuire i meriti maschili, allora avete pane per i vostri denti e per voi si mettono davvero male le cose. La stessa cosa vale per quello slogan carico di invidia e di complessi di inferiorità -”dietro un grande uomo vi è una grande donna“- per adacquare e sminuire i meriti maschili del passato e del presente. Non funziona.
Le donne nello sport sono più brave degli uomini” perchè le donne italiane hanno vinto più medaglie rispetto agli uomini nelle ultime Olimpiadi. Cari signori di “Repubblica”,negli sport ,sia di squadra che individualistici, le competizioni sono suddivise per sessi,per ovvi motivi di disparità di prestanza fisica tra maschi e femmine a parità di competizione. Quindi, le donne vincono a discapito di altre donne e, viceversa perdono a vantaggio di altre donne. Ugualmente, gli uomini vincono a discapito di altri uomini e perdono a vantaggio di altre uomini.Quindi, il confronto non si può fare. E’ banale questo ragionamento, signori di “Repubblica”, afferrabile anche da un neonato, ma non da voi.
Le donne sopportano meglio il dolore“. Questa leggenda deriva dal fatto che il dolore innescato dal parto neonatale viene considerato il dolore più intenso riscontrabile in natura. A parte il fatto che non è detto che ciò sia vero, vi chiedo, signori di “Repubblica”: quanti sono gli uomini che partoriscono? Non credo che ve ne siano molti. Quindi, come prima a riguardo dello sport, state confrontando cose inconfrontabili. Facciamo prima partorire anche gli uomini, confrontiamo la loro reazione a tale dolore con quella femminile, e poi ne tiriamo le somme. Ma fino a quel momento, è bene che stiate zitti, se non altro per evitare di incorrere nel ridicolo, come del resto siete soliti incorrere.
La prima causa di morte delle donne italiane è la violenza maschile“. Una affermazione così banale nella sua mendacia e stupidità che dovrebbe far ridere anche le mosche, ma che invece,in questo sistema basato sulla Menzogna scientificamente organizzata, viene assunta come incontestabilie verità. La verità, però, è ben altra.Ogni anno, in Italia, muoniono circa 280mila donne, e di queste, in media, circa 150 per mano di uomini(dati Istat). Prendete la calcolatrice(ammesso che nella vostra vita l’abbiate mai utilizzata) e vedete quanto 150 sia più piccolo di 280mila, cioè fate una divisione(150/280000), poi moltiplicate il risultato per 100 e vedrete che vi viene 0,06. Cioè la violenza maschile rappresenta solamente lo 0,06% delle morti femminili.Altro che “prima causa di morte delle donne italiane”!Ma come diceva Goebbels: “prendete una bugia, ripetetela centinaia di volte, ed essa verrà creduta dalla gente“.
La verità è che la violenza domestica non è qualcosa di esclusivamente maschile, ma coinvolge equamente entrambi i sessi. Risponderete voi: “Ma come è possibile? gli uomini, fisicamente, sono più grossi delle donne“. La conosco troppo bene questa tiritera che da sempre è servita alle femministe e ai loro maschi zerbini come alibi per sollevare le donne da ogni responsabilità e colpa(tranne, poi, dimenticarsene, quando si tratta di farle entrare nelle forze armate…però nei posti di comando, mica al fronte in prima linea! s’ intende!). Sì, è vero, in media l’uomo è fisicamente e più prestante e grosso della donna. Ma ciò non significa che la donna sia meno violenta dell’ uomo. Del resto, la violenza spesso non viene esercitata a “mani nude”, ma attraverso l’uso di armi o di oggetti(ad es. posate, stoviglie, ferri da stiro, ecc, nel caso delle violenze domestiche), e in quel caso non c’è prestanza fisica che tenga. Ogni studio e ricerca, condotto nei vari paesi occidentali,ad opera di associazioni e gruppi di ricerca laici e indipendenti(5),ha sempre evidenziato risultati ben diversi da quelli mostrati dalla propaganda femminista: la violenza domestica è compiuta equamente dai due sessi, e con una netta prevalenza femminile per quanto concerne la violenza sui figli.Del resto, è ben risaputo-e ogni addetto ai lavori lo sa-che mentre gli uomini tendono ad esercitare i crimini al di fuori delle mura di casa, le donne, invece tendono ad esercitarli in ambiente domestico. Purtroppo in Italia le uniche “ricerche” in merito alla violenza domestica sono state condotte da organi dichiaratamente femministi(Telefoni rosa, ministero della “pari opportunità) della cui validità scientifica e garanzia di imparzialità, quindi, non solo è lecito, ma anche obbligatorio, dubitare. Ma ultimamente le associazioni dei genitori separati nel nostro paese hanno condotto ricerche indipendenti su questo fenomeno e sono giunte agli stessi risultati degli studi condotti negli altri paesi occidentali.
Fare affermazioni, tipo “la violenza maschile è la prima causa di morte delle donne italiane“, non significa solamente criminalizzare il genere maschile(infatti se la violenza maschile è la prima causa di morte, significa che la maggior parte degli uomini sono violenti, la matematica non è un’ opinione), ma anche il rischio di indurre molte donne ad assumere un atteggiamento di odio, diffidenza e paura nei confronti dell’ altro sesso e della società in generale, e quindi, di non farle rendere come potrebbero. Ne va dimenticato che la violenza non è solo quella fisica, visibile e quindi penalmente perseguibile. Vi è anche una forma di violenza non fisica, invisibile, e quindi più devastante perchè lascia segni permanenti: la violenza psicologica e morale. E di questa ne sono colpiti maggiormente gli uomini. Ogni anno milioni di uomini vengono lasciati dalle loro mogli(le unioni di coppia sono sfaldate quasio sempre per volontà della donna) e privati dei loro già magri stipendi, dei loro figli, e della loro casa, e costretti a vivere nei dormitori pubblici oppure nella propria automobile. Depressioni, alcol, e suicidi, sono la successiva tragica conseguenza di questa violenza psicologica femminile. E’ interessante, poi, considerare anche il tragico fenomeno dei padri di figli illegittimi; cioè milioni di uomini credono di essere padri a persone che in realtà non sono figli a loro. Oggi, in Italia, circa il 15-20% dei bambini e ragazzi sono figli illegittimi, perchè le loro crudeli adultere madri hanno truffaldinamente nascosto ai loro mariti il concepimento adulterino. Abbracciare e amare una persona credendo di esserne padre quando invece non lo si è, rappresenta la massima umiliazione e mortificazione cui può andare incontro un essere umano! Signori di “Repubblica”, questa non è violenza? Ce ne siamo dimenticati della dignità maschile? esiste solo quella femminile?
Le donne sono discriminate in politica“.Altra oltraggiosa falsità. La presenza di donne nel Parlamento è nettamente minore rispetto a quello degli uomini, perchè l’attivismo politico delle donne è nettamente minore rispetto a quello degli uomini. Basta dare un’ occhiata al percentuali di iscritti, di maschi e femmine, nei vari partiti politici e si nota subito come la percentuale di iscritti di militanti donne è molto più bassa di quella dei militanti maschili e inoltre date un’ occhiata a qualunque circolo di partito per notare subito come la partecipazione femminile è nettamente inferiore a quella maschile. In poche parole, le donne si interessano poco di politica. E ciò si traduce in una loro minore rappresentanza, rispetto agli uomini, in Parlamento. Questo è il principio naturale Causa/Effetto” che voi volete sovvertire, presentando solo l’Effetto, nascondendone la Causa, allo scopo di accreditare una tesi menzognevole e precostituita. Nasce così la frode delle “Quote Rosa”, cioè pari diritti a disparità di doveri. Una notizia positiva, però, è che sempre più donne stanno hanno smascherato tale frode e si oppongono tenacemente ad essa perchè preferiscono agire nella società, nel mondo del lavoro e della società, con i propri sforzi, nel rispetto degli altri e senza richiedere assurdi favoritismi di genere.
Le donne lavorano più degli uomini“. Si veda il commento il mio commento al vostro articolo “La fatica è donna”.
Queste frottole, prima enumerate, rappresentano solo una piccolissima parte di tutte le menzogne che ci vengono proposte tutti giorni e assunte dal popolobue come verità incontestabili. Del resto, ogni ideologia totalitaria e criminale basa sulla menzogna vittimistica la costruzione del proprio potere: se si vogliono privilegi e giustificare malefatte commesse, è necessario spacciarsi come vittime per potersi accreditare come legittimi destinatari di precedenze e privilegi , e più si ottengono tali favori e privilegi, tanto più è necessario fare la parte delle vittime per giustificare tale stato di cose.L’ importante è far credere agli altri l’impostura che si vuol diffondere, la quale si rende più o meno credibile, non tanto in base alla sua consistenza e logicità quanto invece al numero di volte che essa viene gridata al popolobue isterico, impaurito, stolto e ignorante. Goebbels docet.
La falsa “emancipazione” femminista consiste nell’aver abbattuto ogni regola, vincolo e senso della misura in campo familiare, sessuale e sociale. La famiglia su cui era imperniata la società, è stata distrutta perchè da sempre considerata dal femminismo come una forma “di schiavitù patriarcale nei confronti della donna“, con la figura del marito-padre giudicata come massimo strumento dell’ oppressione maschile, cui la donna è chiamata a liberarsi. Ovviamente tranne del suo portafoglio e conto in banco. Nasce così “l’uomo-Bancomat”, tradito e lasciato dalla sua moglie, ma obbligato a versare a quest’ ultima(che intanto vive nella casa dell’ ex marito cacciato con il suo amante) quasi tutti i suoi soldi e a vedersi sottratti i figli con la prospettiva, quindi, di finire a dormire sotto i ponti e mangiare alla mesa dei poveri. Il 70% dei barboni sono padri separati.Il tutto sotto la minaccia costante delle leggi femministe sullo Stalking, Molestie e Decreti Anti Stupri che hanno distrutto ogni principio giuridico basato sulla presunzione di innocenza e che servono, prima di tutto, come strumento terroristico di ricatto per potersi liberare senza troppe noie dell’ ex marito distrutto e tradito che chiede alla ex moglie di ristabilire la relazione, e che rivendica il suo sacrosanto di diritto di ripoter vedere i suoi figli sottratti dai giudici e da quegli squali chiamati “assistenti sociali”. Prima che inesorabilmente giunga il baratro della depressione, dell’alcolismo e purtroppo anche del suicidio. Quella dei padri separati è un’ autentitica tragedia umana collettiva che avviene con la compiacenza e indifferenza di questa società.E questa sarebbe la società “maschilista” di cui voi cianciate? Ma dove lo vedete questo “maschilismo”? Noi viviamo, invece, in una perfetta dittatura Femminista e Ginocratica, dove ogni ogni azione viene valutata in base al paragdigma femminista e sessista “donna sempre buona e onesta” prevaricata e oppressa da “maschio sempre cattivo“.
Concludo, facendovi presente che il massimo sonno della ragione lo si raggiunge quando si giudicano e valutano i comportamenti umani in base alla biologia(razza, sesso, ecc), e non, invece, come si dovrebbe, in base alle azioni commesse dai singoli individui. Quando voi di “Repubblica” , e sessuorazzisti femministi e femministe di ogni ordine e grado, lo capirete, ammesso che lo capirete,l’ Umanità ne trarrà vantaggio. Ma ciò non avverrà. Ovvio.
Cordialmente(ma senza stima)
 

Insonne di Seattle

Utente di lunga data
di AntiFeminist - Mi scrive Icarus, collaboratore di questo blog e autore di SonoAttila, che ha ricevuto questa email da un suo lettore:
Ciao sono un ragazzo di 23 anni che per ora non ha decisamente intenzione di sposarsi, ma dato che sento ogni giorno di padri mandati in sciagura da divorzi con figli, cioè casa persa auto etc etc… mi domandavo se ci fosse un metodo per far si che ciò non accada? e se questo che sto per proporvi sia un buon metodo:
prima del matrimonio dichiarare la casa in cui si andrà ad abitare(qualora fosse di mia proprietà) ad uso ufficio di una SRL e di prendere sempre prima del matrimonio un’auto aziendale sempre della stessa srl.
fissare come residenza della mia famiglia in una casa affittata oppure facendo una dichiarazione di ospitalità , anche se in teoria non ci abiterò.
so che è brutto pensare ciò prima del matrimonio, ma sentendo certi casi penso che vedermi sottratto le mie proprietà in modo quasi incondizionato mi faccia sentire usurpato. Addirittura in casi in cui la mia cara ex porta in casa un nuovo tizio e non lo sposa, pagando vitto e alloggio per tutti e due. Per non parlare di un senso di inferiorità che spesso gli uomini sono costretti a subire durante il matrimonio, dato che un passo falso gli potrebbe scoinvolgere la vita.Ciao“​
L’unico metodo certo per evitare di perdere casa, figli, soldi, auto e salute psicofisica è non sposarsi. Ogni strategia, piano d’azione e precauzioni varie, per quanto ben architettate possano essere, non risolvono i due problemi principali legati al matrimonio in una società femminista come la nostra.
Il primo di questi due problemi principali sorge appena ci si sposa: la moglie da quel preciso momento prende il coltello dalla parte del manico. Il secondo problema è che, in caso di separazione, nella stragrande maggioranza dei casi è l’uomo a rimetterci.
Per quanto riguarda il Primo Problema, la tua ragazza appena diventa “moglie” viene automaticamente investita di un potere che prima, durante la relazione normale, non aveva.
E’ il potere di ricattarti usando come arma lo Stato (Femminista), cioè minacciando la separazione con tutto ciò che ne consegue (il Secondo Problema). Tutte le grane del Primo Problema possono manifestarsi in un’infinità di modi. Un esempio: avete dei figli, tu vuoi mandarli alla scuola privata, tua moglie alla scuola pubblica. Discutete, litigate, e non arrivate ad un compromesso. La sera, o le sere, dopo il litigio, tua moglie decide di “ammorbidirti” un pò: non te la dà. E non te la dà nemmeno il giorno dopo, quello dopo ancora, e magari non si concede per settimane o addirittura mesi. Quest’arma, quella cioè del ricatto sessuale, l’aveva anche prima del matrimonio, ma era spuntata, perchè tu le potevi opporre altre armi: ti lascio, vado con un’altra, vado a prostitute, etc.etc. Tutte queste armi, adesso, non le hai più. O meglio, le hai ma potenzialmente ti si possono ritorcere contro: se la lasci, vai con un’altra, vai a prostitute o altro tua moglie potrà utilizzare il suo Nuovo Potere, che prima non aveva, e invocare lo Stato (Femminista) per chiedere la separazione e punirti con tutto ciò che ne consegue.
Durante la vita coniugale tua moglie può fare il bello e il cattivo tempo, e dovrai sempre aver presente che per quanto “terreno” tu possa guadagnare, lei avrà sempre e comunque il controllo dell’intero campo di gioco. E’ questa una di quelle situazioni in cui, l’unico modo per non perdere, è non giocare. Non sposarsi. Non si può e non si deve affidare il proprio destino esclusivamente al “buon cuore” della persona con cui si sta insieme. Per gli uomini mancano tutta una serie di garanzie che rendono il matrimonio l’equivalente della roulette russa.
Una volta che si prende coscienza di questo, bisogna valutare il problema a monte, e prima di chiedersi “mi conviene sposarmi ?“, sarebbe meglio chiedersi “perchè voglio sposarmi ?“.
Per i credenti, potrebbe sorgere il bisogno di realizzare il sacramento del matrimonio. Ma ha senso realizzare questo sacramento in una società corrotta, in cui il matrimonio sembra esser diventato una scusa per fare baldoria in chiesa per un giorno, e poi spassarsela per una settimana nella “luna di miele” alle Maldive, salvo poi dissolvere questo “legame sacro” quando Lei decide che è tempo di “liberarsi dalle catene del marito” (ma non dal suo conto in banca) ? Non è forse questa, per i credenti, una grave offesa al sacramento del matrimonio ?
Così come in una chiesa adibita per le messe nere e l’adorazione del demonio non si dovrebbe celebrar messa, così in una società corrotta dal tumore femminista non si dovrebbe far uso di tradizioni che di pulito gli è rimasto solo il guscio, ma il cui interno è in putrefazione.
Chi compra una mela perchè attratto dalla buccia lucente e apparentemente sana, per poi scoprire che al suo interno è marcia e con i vermi, non ha certo colpa. E’ stato ingannato. Ma chi ha capito, sa, e ha visto che la mela è marcia, e nonostante ciò decide ugualmente di comprarla, ha solo se stesso da biasimare quando poi verificherà quel che già sapeva prima.
Per i non credenti, invece, la questione è molto più semplice, e decidere di non sposarsi prende un significato di indipendenza dal potere sempre più oppressivo dello Stato.
Perchè regalare allo Stato ulteriori libertà di entrare fin dentro le nostre stanze da letto, dandogli in mano ancora più strumenti per punirci nel caso in cui Lei decidesse che è giusto così ?
Questo potere, che lo Stato ha usato e continua ad usare per trasferire soldi dalle tasche degli uomini alle tasche delle donne, e per allargare a dismisura la libertà delle donne a discapito di quella degli uomini, vede oggi la sua più grande espressione proprio nel Matrimonio. Ed è per questo che, proprio mentre si ha il crollo del numero dei matrimoni [1], cioè mentre si va ad indebolire uno degli strumenti che lo Stato usa per allargare il proprio potere sui cittadini, si inizia a parlare di “nuove soluzioni” per sostituire questa tradizione ormai marcescente. Ecco dunque l’entrata in scena di “matrimoni moderni”, cioè i DICO, i PACS, e altre diavolerie simili, che vorrebbero -con la scusa dei diritti degli omosessuali- far cadere nel calderone femminista proprio quegli uomini eterosessuali che iniziano a guardare con diffidenza il matrimonio tradizionale [2].
Se questi uomini non si sposano, come farà poi lo Stato a trasferire parte dei loro soldi ad altrettante donne ? E come farà a restringere ulteriormente le loro libertà, impoverendoli, se questi non sposandosi hanno deciso di privare lo Stato di quest’arma ?
L’unica soluzione è non sposarsi. Se si vuole vivere l’esperienza della vita coniugale, si può sempre sperimentare con delle convivenze più o meno lunghe [3], sempre a patto che non vengano fatte leggi insidiose e ingannevoli per equiparare la convivenza al matrimonio.
Una cosa, infine, va detta con grande chiarezza: chi compera una mela avvelenata, sapendo che è avvelenata, non si aspetti poi alcuna “solidarietà” da parte dei suoi simili quando l’effetto letale del veleno inizierà a farsi sentire.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Quasi quasi scrivo qualcosa contro la filosofia del cricket nel Bangladesh ...tanto ne sono informata come tanti che vogliono dire la loro del femminismo.
 
Il femminismo ha rovinato " la donna".
Mah, sai lo penso anch'io.
Hanno perso tanto della femminilità.
Ma vediamo questa prospettiva: prima del femminismo, alle donne veniva cucita su misura un concetto di "femminilità", il quale era abbastanza viziato. Abbiamo avuto due reazioni: quelle a cui questi pantaloni stavano stretti, e si sono ribellate, con scenette da macchietta, e quelle che hanno agito con intelligenza. Ossia il femminismo, per me è stato qualcosa, come certe lotte sindacali, che hanno fatto si, che la figura dell'operaio oggi, sia più tutelata che non negli anni 50.

Non possiamo negare, che molte donne intelligenti, hanno sfruttato il femminismo come possibilità, per dire in certi ambiti maschili: ci siamo anche noi, e possiamo ricoprire lo stesso posto, non facendo le stesse cose che voi fate ( competizione), ma alla nostra maniera (alternativa).

Penso comunque che oggi le donne debbano riappropiarsi della loro femminilità. Sono veramente troppo aggressive ed esigenti.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Mah, sai lo penso anch'io.
Hanno perso tanto della femminilità.
Ma vediamo questa prospettiva: prima del femminismo, alle donne veniva cucita su misura un concetto di "femminilità", il quale era abbastanza viziato. Abbiamo avuto due reazioni: quelle a cui questi pantaloni stavano stretti, e si sono ribellate, con scenette da macchietta, e quelle che hanno agito con intelligenza. Ossia il femminismo, per me è stato qualcosa, come certe lotte sindacali, che hanno fatto si, che la figura dell'operaio oggi, sia più tutelata che non negli anni 50.

Non possiamo negare, che molte donne intelligenti, hanno sfruttato il femminismo come possibilità, per dire in certi ambiti maschili: ci siamo anche noi, e possiamo ricoprire lo stesso posto, non facendo le stesse cose che voi fate ( competizione), ma alla nostra maniera (alternativa).

Penso comunque che oggi le donne debbano riappropiarsi della loro femminilità. Sono veramente troppo aggressive ed esigenti.
Me lo spieghi in cosa consiste quella parte di femminilità che deve recuperare la donna?

P.S. Sul resto non sono in contrasto.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
Top