Il femminismo non ha liberato le donne

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La risposta che mi è piaciuta di più

La Tamaro è stata scorretta proprio nell'argomentare creando un legame di causa>effetto tra cose che non lo hanno.

La cosa della storia sul volto mi pare pura retorica, come se dovessimo tenerci i denti storti per ricordare la bisnonna coi denti storti...fino a 35 anni, poi li aveva persi...

La risposta che mi è piaciuta di più è stata pubblicata dallo sesso Corriere.

http://www.corriere.it/cultura/10_a...ro_a5512786-4bca-11df-b8c5-00144f02aabe.shtml
in risposta all'articolo di susanna Tamaro

La rimozione del femminismo

Bia Sarasini: «Il Movimento è stato estromesso dal racconto corrente della società e della politica italiana»

in risposta all'articolo di susanna Tamaro
La rimozione del femminismo
Bia Sarasini: «Il Movimento è stato estromesso dal racconto corrente della società e della politica italiana»
C’è un cortocircuito tra l’articolo di Susanna Tamaro dello scorso sabato, e il titolo scelto dal Corriere della Sera che l’ha ospitato: «Il femminismo non ha liberato le donne». Quando l’autrice di Và dove ti porta il cuore scrive: «Le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo avere portato le donne a essere soltanto oggetti in modo diverso», non nega le battaglie per la libertà delle donne, eppure ne rovescia l’esito. Non c’è stata liberazione, solo un cambiamento di forme, dice. La prova? Le sciagurate ragazze di oggi, che si propongono come puro apparire, praticano la promiscuità come se fosse bere un bicchiere d’acqua e si affidano alla chirurgia estetica. Non è ben chiaro se Susanna Tamaro pensi a una colpa originaria oppure a un fallimento di buone intenzioni. È curioso che nel suo articolo, che parte da ricordi di un passato a cui l’autrice ha partecipato, manchi il senso del tempo. Nell’eterno presente in cui si rispecchia l’angoscia – autentica, sembra – della conclusione: «siamo in mille, ma siamo sole», non c’è storia, non ci sono le voci, le fisionomie vere delle protagoniste di queste vicende. Che la tirannia del corpo e della bellezza sia propaganda, una potente campagna di immagine imposta alle donne, un’arma per bloccare, anzi meglio azzerare i risultati di quella liberazione è un pensiero che non sfiora la scrittrice, che pure parla della sensazione, provata negli anni Settanta « di trovarsi sulla prua di una nave e guardare un orizzonte nuovo, aperto, illuminato dal sole di un progresso foriero di ogni felicità».

Il tempo per Tamaro è puro succedersi di generazioni, non c’è il tempo del conflitto dei soggetti e dei desideri, del cambiamento e di chi si oppone al cambiamento, l’esperienza forse drammatica ma anche intensa e vitale in cui siamo immersi. Ecco allora il rovesciamento, l’accusa angosciosa e disperante. Sono le attiviste, «lo erano le mie amiche più care», le responsabili delle nuove schiavitù femminili? Perché non considerare che mettersi in mostra, esporsi, quella mistica della promiscuità che Susanna Tamaro con precisione mette a fuoco, insomma tutto quello che certe “bad girls” addirittura teorizzano, siano un aspetto della libertà conquistata? Il libero arbitrio non è anche la libertà di scegliere il “male”? Che libertà sarebbe, altrimenti? E come si potrebbe parlare di etica e responsabilità? Naturalmente sentirsi dentro una battaglia non significa considerare un “bene” il lavaggio del cervello a cui sono sottoposte le adolescenti, tantomeno le bravate identitarie di quelle che si mostrano nude su Youtube.

Eppure bisogna avere ben chiaro che è la libertà femminile l’oggetto della contesa, non altro, non si può lasciare che scivoli via in una capriola di parole, oplà, e la libertà non c’è più. Soprattutto non sui media, che di questa propaganda quotidiana dell’esibizione del corpo femminile sono artefici in prima linea. Per questo è interessante il mirabolante cortocircuito del titolo del Corriere della Sera. Rivela la rimozione completa del femminismo dal racconto corrente della società e della politica italiana. Nel più classico ritorno del rimosso, ciò che si tiene accuratamente fuori dalla scena, il femminismo, viene accusato di non avere liberato le donne. È come volere chiudere il cerchio all’insegna del “non c’è stato nulla”, e se qualcosa c’è stato, oggi è del tutto inutile e superfluo, in ogni caso è uno sbaglio, una colpa. Come se le femministe avessero mai diretto un quotidiano, o una tv. O si fossero mai viste femministe diventare presidente della Repubblica. Come invece è stato possibile, a proposito di marginalità, alternativa e culture politiche, per un comunista, come è stato in passato il nostro attuale presidente. E se l’accostamento, come spero, suscita un sobbalzo, proprio il sussulto spiega al meglio la natura e la profondità della rimozione delle femminismo dal discorso pubblico della società e della politica italiana. Come se il femminismo non avesse nulla da dire, di significativo per tutti, sulla società e la politica. Come se non facesse parte della storia del Paese. Come se l’oggetto del contendere portato sulla scena dal femminismo fosse sul serio la banale e pericolosa libertà sessuale di mettere in atto di qualunque pulsione. Come se in gioco non ci fosse la libertà delle donne – e degli uomini naturalmente. Anche la libertà di essere cattive. Oltre che presidenti.

Bia Sarasini
Giornalista, ex direttore «Noi donne»

19 aprile 2010
 

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A me e' piaciuta questa risposta ma anche quella della prof. di cui non ricordo il nome ma lo vado a cercare:carneval:
 

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Questa?

RISPOSTA ALL'ARTICOLO DI SUSANNA TAMARO

Le ragazze non sono un esercito di Barbie

Barbara Mapelli: «Brave studenti, progettano un futuro non solo di lavoro e famiglia. Grazie al Femminismo»

RISPOSTA ALL'ARTICOLO DI SUSANNA TAMARO
Le ragazze non sono un esercito di Barbie
Barbara Mapelli: «Brave studenti, progettano un futuro non solo di lavoro e famiglia. Grazie al Femminismo»
Non si può passare sotto silenzio l’articolo di Susanna Tamaro, pubblicato a pagina 56 del Corriere del 17 aprile Il femminismo non ha liberato le donne. Non si può passare sotto silenzio perché si tratta di uno scritto che, ad essere benevole, è semplicistico e superficiale, a non esserlo, è tendenzioso e manipolatorio. Ed è quasi augurabile che queste siano le intenzioni dell’autrice che, altrimenti, dimostrerebbe soltanto di essere molto ignorante su quello di cui va parlando. Ammette infatti la Tamaro di non aver partecipato al Movimento femminista, pur appartenendo alla generazione «ragazze negli anni ’70», e che non vi abbia partecipato è più che evidente, poiché sembra non saperne nulla e riduce il Movimento a una pratica di aborti casalinghi e voli per Londra con donne pronte ad abortire quasi al termine della gravidanza.

Non vale la pena di obiettare puntualmente a queste affermazioni, che creano in chi legge – senz’altro in me, che del Movimento ho fatto parte – un fastidio crescente e il sospetto, più che fondato, di malafede. A qual fine, poi, si può anche intuire. E il fastidio cresce con il proseguire della lettura: chi ha così sbrigativamente e colpevolmente archiviato il femminismo degli anni ’70, si muove verso un’analoga operazione – e credo altrettanto in malafede – nei confronti delle giovani donne contemporanee. Intente solo a rapporti sessuali frequenti e con altrettanto frequenti cambi di partner: rapporti naturalmente non protetti. E come mai sono così ignoranti queste ragazze, oltre ad essere incapaci di concepire l’affettività se non attraverso un esercizio assiduo, irriflesso di una sessualità fine a se stessa? Forse non sa l’autrice dell’articolo che la nostra scuola è l’unica in Europa a non avere mai avuto programmi che prevedano istituzionalmente l’educazione sessuale, fatta solo in poche scuole grazie all’iniziativa di alcune insegnanti, molto spesso, in realtà, le stesse donne che hanno partecipato negli anni ’70 al Movimento. Ma, nonostante questo e le altre carenze del nostro sistema educativo, non solo scolastico, che non aiuta le difficili crescite di ragazze e ragazzi nel contemporaneo, le giovani donne non sono certo solo quelle che descrive Tamaro. Un esercito di piccole Barbie tutte uguali.

Mi occupo di educazione, sono una pedagogista, incontro quotidianamente ragazze che frequentano la scuola e l’Università e la realtà che loro mi presentano di sé è ben diversa. Sono studiose, ben più dei loro coetanei maschi, hanno risultati scolastici ed accademici mediamente superiori e sono impegnate a progettarsi un futuro, nel quale prevedono non solo lavoro e famiglia, ma impegno nel sociale, volontariato, che spesso già esercitano contemporaneamente al percorso di studi. Certo ci sono anche le pseudo veline, le clienti precoci dei centri di chirurgia estetica, ma rappresentano una parte, molto visibile ma minoritaria, di quella pluralità che significa oggi essere una giovane donna. Una pluralità di scelte e destini che il Movimento femminista ha reso possibile, ora, per le generazioni più giovani, rispetto ai percorsi obbligati, univoci e minoritari che erano le vite delle donne fino a non molti decenni fa.

Barbara Mapelli
Pedagogista, Università Bicocca Milano

19 aprile 2010
 

Persa/Ritrovata

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Leggo la Mapelli e vedo che ha trattenuto a stento la rabbia che ho espresso in poche righe per la scorrettezza della Tamaro... :up:
 

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E' anche questa...

Noi donne, meno libere di vent'anni fa
Una società asfittica che guarda indietro, non accetta nuove figure femminili. E' vero: «Siamo sole»

Il movimento femminista non ha liberato le donne, scriveva sabato sul Corriere Susanna Tamaro. Ed è vero. Per essere libere bisogna avere opportunità, e diritti. E invece: dopo le prime, vitali (per molte donne sì, vitali) conquiste, come il diritto a interrompere una gravidanza, le femministe-guida d'Italia sono andate dove le portava l'ombelico. Invece di battersi per quote sul lavoro e asili nido, hanno passato svariati anni a discutere di «pensiero della differenza». Lasciandosi indietro milioni di donne che avrebbero appoggiato (avrebbero beneficiato di) battaglie liquidate come «emancipazioniste», come se fosse una parolaccia. Rimanendo in pochissime, fino a implodere. Attorcigliandosi a discutere di corpi ed embrioni fino a raggiungere (alcune) l'opposto estremismo: prima praticavano aborti, ora vogliono impedire ai corpi delle (altre) donne di concepire con la fecondazione assistita se non maritate, o di abortire.

E così, il femminismo italiano ha avuto durata breve, è stato marginale. E il suo ripiegamento riflessivo ha contribuito a danneggiare le donne lavoratrici, le donne madri, le donne omosessuali, le donne avventurose, e tutte le minoranze. Anche grazie allo scarso femminismo, in Italia non si è mai creata una vera cultura del politicamente corretto. Che non è (solo) una censura sui battutoni; è soprattutto rispetto per l'altro/a. Che altrove ha portato alle donne vita più facile e fatiche domestiche condivise; che (per dire) fa sì che negli Stati Uniti ci sia un presidente nero e un'icona dell'opposizione femmina e di estrema destra. Della cui assenza in Italia, tutte e tutti stiamo pagando il prezzo: razzismi multipli, misoginia e maschilismi fieri, insensibilità collettiva a comportamenti privati di persone pubbliche che altrove porterebbero crisi e dimissioni. L'assenza di political correctness femminista ha poi legittimato un sessismo ordinario capillare, negli uffici, nelle famiglie, nelle relazioni. Tanto comunemente tollerato e incoraggiato da far accettare che la liberazione sessuale venisse trattata come un grosso business.

Più redditizio che altrove, è noto. Perché non controbilanciato da movimenti di opinione femminili (e non) che criticassero l'onnipresenza di seni e glutei, la cooptazione in base all'età e all'aspetto, le continue discriminazioni. Anche per questo — Tamaro giustamente lo denuncia — siamo circondati da ragazzine e bambine aspiranti veline. Anche per questo non abbiamo modelli femminili validi, magari non attraenti, che non siano showgirls. Non per questo le ragazzine sono più promiscue, come lamenta Tamaro. Lo sono meno di tante adolescenti della sua generazione, e della mia. Sono meno libere di dieci o venti anni fa; non sono libere di sognare e sperare, soprattutto (specie le non-aspiranti veline). E non solo per colpa della recessione. Per colpa di una società asfittica, che tende a guardare indietro, che non conosce e non accetta nuove figure femminili. «Siamo sole», conclude Tamaro. Sì, lo siamo. Le ragazze precarie, le madri stanche, le donne che devono abortire e non trovano un ginecologo non obiettore, le sedicenni che non sanno dove andare a chiedere un contraccettivo e dipendono dal preservativo dei partner, le straniere abbandonate a se stesse, sono solissime. C'è bisogno di più femminismo, forse, casomai.

Maria Laura Rodotà
 

MK

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Non capisco però il riferimento al male. Se non il male inteso come il diventare oggetto e non soggetto della propria vita.
 

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A me son piaciute tutte le risposte anche se opposte come visione.
Tutte insieme danno una bella visione generale. La Tamaro almeno ha dato l'avvio:)
 

Persa/Ritrovata

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Però la Tamaro ha un merito: ha scatenato un dibattito e ha fatto trovare spazio allo stesso, cosa che non accade di frequente.
 

Iris

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Io trovo delirante il legame tra il femminismo e l'ossessione per la cura del corpo. Mi pare che anzi dover per forza piacere agli uomini ed uniformarsi ad un modello tutta tette culo e giovinezza, sia un rincorrere modelli maschilisti (e non maschili). Mi pare che di femminismo ce ne sia troppo poco, non troppo, se lo intendiamo come consapevolezza di sè e dignità femminile.
Poi, può darsi che io abbia capito un fico secco...
Ma mi chiedo, se la Tamaro, come era prevedibile, non ha più nulla da scrivere, non è che deve per forza buttar giù frescacce.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Io trovo delirante il legame tra il femminismo e l'ossessione per la cura del corpo. Mi pare che anzi dover per forza piacere agli uomini ed uniformarsi ad un modello tutta tette culo e giovinezza, sia un rincorrere modelli maschilisti (e non maschili). Mi pare che di femminismo ce ne sia troppo poco, non troppo, se lo intendiamo come consapevolezza di sè e dignità femminile.
Poi, può darsi che io abbia capito un fico secco...
Ma mi chiedo, se la Tamaro, come era prevedibile, non ha più nulla da scrivere, non è che deve per forza buttar giù frescacce.
Oppure che non capisca un fico secco la Tamaro?:rolleyes:
 

Nobody

Utente di lunga data
Io trovo delirante il legame tra il femminismo e l'ossessione per la cura del corpo. Mi pare che anzi dover per forza piacere agli uomini ed uniformarsi ad un modello tutta tette culo e giovinezza, sia un rincorrere modelli maschilisti (e non maschili). Mi pare che di femminismo ce ne sia troppo poco, non troppo, se lo intendiamo come consapevolezza di sè e dignità femminile.
Poi, può darsi che io abbia capito un fico secco...
Ma mi chiedo, se la Tamaro, come era prevedibile, non ha più nulla da scrivere, non è che deve per forza buttar giù frescacce.
Le buttava giù pure prima, eh... :carneval: tutto strettamente imho!
 

Lettrice

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Ha un nuovo libro in uscita? Il marketing editoriale ha le sue leggi.
Intanto ha aperto un dibattito... un suo libro non me lo cagherei neanche di striscio in ogni caso:rotfl:
 

Nobody

Utente di lunga data
Intanto ha aperto un dibattito... un suo libro non me lo cagherei neanche di striscio in ogni caso:rotfl:
io ho provato a leggere dove ti porta il c... che dire, prolissoscontatoretoricomieloso... a parte questo, un pessimo libro :rotfl:
 

Persa/Ritrovata

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Intanto ha aperto un dibattito... un suo libro non me lo cagherei neanche di striscio in ogni caso:rotfl:
E' comunque nella corrente degli "intellettuali" di destra, come Marcello Veneziani, che fanno una lettura del '68...nuova, con la stessa "correttezza".
 
Stato
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