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Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono “una volizione (ordine, preghiera, permesso), un’aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un’opinione o una persuasione”, tra cui:
accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare (ma all’imperativo negativo può richiedere l’indicativo: “non dubitare che faremo i nostri conti”, C. Collodi,
Le avventure di Pinocchio),
esigere, fingere, illudersi, immaginare, lasciare, negare, ordinare, permettere, preferire, pregare, pretendere, raccomandare, rallegrarsi, ritenere, sospettare, sperare, supporre, temere, volere. Alcuni esempi letterari: “né ella stessa poteva accettare che per cinque anni il fratello l’avesse mantenuta” (De Roberto,
I Viceré); “egli era padrone d’ordinare che non si dessero affatto degli estratti dai suoi libri” (Svevo,
La coscienza di Zeno); “avrebbe fatto fingere che la ragazza avesse almeno una dote piccola” (Tozzi,
Tre croci); “Non potete supporre che io ignori l’oltraggio fatto da voi al mio amico” (Fogazzaro,
Malombra).
Richiedono l’indicativo,
solitamente, i verbi che esprimono giudizio o percezione, tra cui
accorgersi, affermare, confermare, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, giurare, insegnare, intuire, notare, percepire, promettere, ricordare, riflettere, rispondere, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, spiegare, udire, vedere. Ancora alcuni esempi: “possiamo affermare che per imporsi all’adorazione è sempre lui che si rivela” (Zena,
Confessione postuma); “posso anche giurare che poche contesse hanno due spalle e due braccia più ben fatte” (De Marchi,
Demetrio Pianelli); “Niccolò seguitò, per un pezzo, a sostenere che aveva torto” (Tozzi,
Tre croci); “Non le faccia stupore di udire che una parola viene usata in varj sensi” ("Il Conciliatore").
Infine, alcuni verbi possono avere l’indicativo o il congiuntivo, con sfumature diverse di significato (su cui cfr. SERIANNI 1989: XIV 51).
ammettere, ind. ‘riconoscere’:
ammisi davanti al professore che non avevo studiato bene; cong. ‘supporre, permettere’:
ammettendo che tu abbia ragione, cosa dovrei fare?;
badare, ind. ‘osservare’:
cercò di non badare all’effetto che gli faceva quella strana voce; cong. ‘aver cura’:
mi consigliava di badare che non cadessi;
capire, comprendere, ind. ‘rendersi conto’:
non vuole capire che io non sono un suo dipendente; cong. ‘trovare naturale’:
capisco che tu voglia andartene;
considerare, ind. ‘tener conto’:
non considerava che nessuno voleva seguirlo; cong. ‘supporre’:
arrivò a considerare che non ci fossero altre possibilità;
pensare, ind. ‘essere convinto’:
penso anch’io che tu sei stanco; cong. ‘supporre’:
penso che tu sia stanco.
Alcune più recenti descrizioni grammaticali, anche in base a osservazioni su casi come quelli appena descritti, propongono di abbandonare il riferimento al congiuntivo come modo dell’irrealtà e di studiare più semplicemente la presenza di questo modo verbale in una subordinata secondo due possibilità:
1) in una subordinata completiva se richiesto dal verbo reggente (come nei casi suddetti in cui il verbo principale vuole necessariamente il congiuntivo);
2) in una subordinata non completiva in cui: (a) la spinta non venga dunque più dal verbo reggente ma dalla congiunzione che introduce la subordinata; (b) il congiuntivo sia in libera alternanza coll’indicativo (cfr. PRANDI 2002).
Per approfondimenti
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