Il bisogno di riconoscere la nostra fragilità

spleen

utente ?
Il bisogno di riconoscere la nostra fragilità

Nel passato recente, negli anni 60 ad esempio, si stigmatizzava il consumismo come atteggiamento negativo, era considerato non etico buttare gli oggetti perché la pubblicità ci induceva a cambiarli, magari solo perché non erano più di moda. Oggi siamo arrivati a rottamare e buttare i nostri rapporti interpersonali con la stessa noncuranza con cui buttiamo gli oggetti vecchi. E’ una sorta di consumismo il nostro, una sorta di consumismo dei sentimenti. Comprensione, delicatezza, impegno a capire, tutto scompare di fronte al nostro smisurato ego.

Imperativo assoluto è disconoscere la nostra fragilità, scambiandola per debolezza, senza capire che è la cosa che ci accomuna e unisce agli altri e il suo riconoscimento l'unico metodo per sfuggire al nostro tirannico egocentrismo.


Vittorino Andreoli, conferenza a “Aria di Festa” San Daniele del Friuli, oggi pomeriggio.
 
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sienne

lucida-confusa
Nel passato recente, negli anni 60 ad esempio, si stigmatizzava il consumismo come atteggiamento negativo, era considerato non etico buttare gli oggetti perché la pubblicità ci induceva a cambiarli, magari solo perché non erano più di moda. Oggi siamo arrivati a rottamare e buttare i nostri rapporti interpersonali con la stessa noncuranza con cui buttiamo gli oggetti vecchi. E’ una sorta di consumismo il nostro, una sorta di consumismo dei sentimenti. Comprensione, delicatezza, impegno a capire, tutto scompare di fronte al nostro smisurato ego.

Imperativo assoluto è disconoscere la nostra fragilità, scambiandola per debolezza, senza capire che è la cosa che ci accomuna e unisce agli altri e il suo riconoscimento l'unico metodo per sfuggire al nostro tirannico egocentrismo.


Vittorino Andreoli, conferenza a “Aria di Festa” San Daniele del Friuli, oggi pomeriggio.

Ciao

non ho ben capito. Fragilità in che senso?

È vero che ho difficoltà ad entrare in rapporti più ravvicinati. Ma non per un ego smisurato. Bensì per timore ... timore che mi faccia del male.


sienne
 

spleen

utente ?
Ciao

non ho ben capito. Fragilità in che senso?

È vero che ho difficoltà ad entrare in rapporti più ravvicinati. Ma non per un ego smisurato. Bensì per timore ... timore che mi faccia del male.


sienne
Ciao Sienne, Andreoli parlava di fragilità affettiva, se ho ben compreso è proprio la paura a riconoscere la nostra fragilità e quella degli altri che ci isola, l'incapacità di riconoscere il bisogno che abbiamo gli uni degli altri.
Per contro la nostra società considera una valore il contrario, alimentando l'individualismo. E finiamo in questo modo per isolarci sempre più, nel tentativo di "bastare a noi stessi".

Mi sembra di aver capito che questa è la sua posizione, che in parte condivido.:)
 
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Nobody

Utente di lunga data
Nel passato recente, negli anni 60 ad esempio, si stigmatizzava il consumismo come atteggiamento negativo, era considerato non etico buttare gli oggetti perché la pubblicità ci induceva a cambiarli, magari solo perché non erano più di moda. Oggi siamo arrivati a rottamare e buttare i nostri rapporti interpersonali con la stessa noncuranza con cui buttiamo gli oggetti vecchi. E’ una sorta di consumismo il nostro, una sorta di consumismo dei sentimenti. Comprensione, delicatezza, impegno a capire, tutto scompare di fronte al nostro smisurato ego.

Imperativo assoluto è disconoscere la nostra fragilità, scambiandola per debolezza, senza capire che è la cosa che ci accomuna e unisce agli altri e il suo riconoscimento l'unico metodo per sfuggire al nostro tirannico egocentrismo.


Vittorino Andreoli, conferenza a “Aria di Festa” San Daniele del Friuli, oggi pomeriggio.
Sintetizzerei il tutto come una generale mancanza di amore... per le persone, per le cose. Si da scarso valore a quello che entra nella nostra vita. Da lì poi nasce, secondo me, un sentimento generalizzato di tristezza e insoddisfazione, che subdolamente spinge a continuare sempre di più la ricerca e la successiva rapida rottamazione di ogni cosa.
 

drusilla

Drama Queen
e se fosse al contrario? negli anni 60 gli oggetti erano fatti per durare. Oggi si fanno a posta per non durare, e di una qualità media scarsa, a un certo punto è logico buttarli, magari si sono anche rotti o non sono più funzionali.
I rapporti prima avevano altri scopi: unità famigliare, riproduzione (mio padre cercava addirittura il maschio, "l'erede" :sonar:)... Adesso si cerca altro, ma ci si prova ancora a farlo incastrare in quel modello che forse non è più attuale.
 

Alessandra

πιθηκάκι
Siamo in una societa' diversa rispetto a quella degli anni '60. Abbiamo più liberta' di assecondare I nostri sentimenti e di esprimere quello che crediamo meglio per noi. Questo porta forse più complessita'.
Negli anni '60 c'era una societa' diversa in cui in qualche modo ci si doveva sposare.
Oggi non sei più "zitella" se non ti sposi, sei "single".
E sia uomini che donne possono provare diverse esperienze e diversi partner senza doversi per forza accontentare pur di "sistemarsi".
Più libertà ma anche più complessita'.
 

brenin

Utente
Staff Forum
Sintetizzerei il tutto come una generale mancanza di amore... per le persone, per le cose. Si da scarso valore a quello che entra nella nostra vita. Da lì poi nasce, secondo me, un sentimento generalizzato di tristezza e insoddisfazione, che subdolamente spinge a continuare sempre di più la ricerca e la successiva rapida rottamazione di ogni cosa.
E sono d'accordo.... penso siano cambiati i "parametri" e le condizioni di vita.... quando si antepongono i likes sui socials ai rapporti interpersonali ( al punto tale da modificare anche i comportamenti ),quando si privilegiano le relazioni virtuali in rete, quando si messaggia continuamente con App dedicate e gratuite anzichè incontrare gli amici... si è sulla buona strada per l'alienazione e l'inaridimento dei sentimenti, qualunque essi possano essere.... con tutte le conseguenze del caso.

Mi viene in mente " Luci a San Siro " di Vecchioni....
 
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danny

Utente di lunga data
Negli anni 60 pochi, pochissimi erano gli oggetti, e tutti più che ambiti, funzionali, necessari.
Un'auto ti cambiava la vita se prima non ce l'avevi.
La tv entrava con pochissime ore di programmi ogni giorno, ma era qualcosa che era desiderabilissimo comunque.
La radio.
Le canzoni.
Poche, pochissime, tutte importanti, spesso solo ascoltate ai juke-box o suonate alla chitarra comprando gli spartiti, ma segnavano momenti importanti, si ricordavano, si canticchiavano sotto la doccia.
Anche le fotocamere concedevano pochi scatti.
Con il rullino 120 solo 12.

Oggi c'è l'opulenza.
E l'opulenza rende viziati e incapaci di godere e apprezzare quel che si ha, ma sempre tesi a desiderare sempre quello che manca
Io ho 50 giga di musica che ascolto frettolosamente con lo smartphone.
Faccio decine di scatti per volta con la fotocamera digitale.
Ricevo mail e spam per decine di messaggi al giorno, contro le poche e importanti e conservate lettere e cartoline di un tempo.
Fortunatamente ho avuto pochi amori e il cuore mi batte ancora.
 
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Nobody

Utente di lunga data
E sono d'accordo.... penso siano cambiati i "parametri" e le condizioni di vita.... quando si antepongono i likes sui socials ai rapporti interpersonali ( al punto tale da modificare anche i comportamenti ),quando si privilegiano le relazioni virtuali in rete, quando si messaggia continuamente con App dedicate e gratuite anzichè incontrare gli amici... si è sulla buona strada per l'alienazione e l'inaridimento dei sentimenti, qualunque essi possano essere.... con tutte le conseguenze del caso.

Mi viene in mente " Luci a San Siro " di Vecchioni....
totalmente d'accordo... ad istinto mi sono sempre tenuto lontano dai social e da wathsapp! Se fossi credente li considererei trabocchetti del diavolo :D Da agnostico mi limito a vederli alla stregua del videopoker, trappole per rincoglionire le persone guadagnandoci su.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Un trentenne ha visto cambiamenti tecnologici, sociali e politici mondiali e locali che in altri tempi neanche a causa di una guerra mondiale.
Ma i bisogni affettivi e sentimentali restano gli stessi.
La cultura consumistica delle relazioni acquisita inconsapevolmente ha fatto credere che i problemi si superino in uno o due episodi di un serial. Poi si scopre che non è così e che non ci basta fare sesso con chi capita e che per vivere una relazione ci vuole impegno. E scopriamo esterrefatti che quando una storia finisce o veniamo traditi soffriamo da morire.
E allora cerchiamo nuove relazioni con molta prudenza tenendo le distanze. E ci sentiamo soli.
 

LDS

Utente di lunga data
Un trentenne ha visto cambiamenti tecnologici, sociali e politici mondiali e locali che in altri tempi neanche a causa di una guerra mondiale.
Ma i bisogni affettivi e sentimentali restano gli stessi.
La cultura consumistica delle relazioni acquisita inconsapevolmente ha fatto credere che i problemi si superino in uno o due episodi di un serial. Poi si scopre che non è così e che non ci basta fare sesso con chi capita e che per vivere una relazione ci vuole impegno. E scopriamo esterrefatti che quando una storia finisce o veniamo traditi soffriamo da morire.
E allora cerchiamo nuove relazioni con molta prudenza tenendo le distanze. E ci sentiamo soli.
quando non sei acida, sei anche molto piacevole da leggere.
 

brenin

Utente
Staff Forum
Un trentenne ha visto cambiamenti tecnologici, sociali e politici mondiali e locali che in altri tempi neanche a causa di una guerra mondiale.
Ma i bisogni affettivi e sentimentali restano gli stessi.
La cultura consumistica delle relazioni acquisita inconsapevolmente ha fatto credere che i problemi si superino in uno o due episodi di un serial. Poi si scopre che non è così e che non ci basta fare sesso con chi capita e che per vivere una relazione ci vuole impegno. E scopriamo esterrefatti che quando una storia finisce o veniamo traditi soffriamo da morire.
E allora cerchiamo nuove relazioni con molta prudenza tenendo le distanze. E ci sentiamo soli.
Quoto.
 

brenin

Utente
Staff Forum
totalmente d'accordo... ad istinto mi sono sempre tenuto lontano dai social e da wathsapp! Se fossi credente li considererei trabocchetti del diavolo :D Da agnostico mi limito a vederli alla stregua del videopoker, trappole per rincoglionire le persone guadagnandoci su.
Oltre a quello vedo molto pericolosa la dipendenza he creano ad alcuni ( per me troppi ).
 

spleen

utente ?
Un trentenne ha visto cambiamenti tecnologici, sociali e politici mondiali e locali che in altri tempi neanche a causa di una guerra mondiale.
Ma i bisogni affettivi e sentimentali restano gli stessi.
La cultura consumistica delle relazioni acquisita inconsapevolmente ha fatto credere che i problemi si superino in uno o due episodi di un serial. Poi si scopre che non è così e che non ci basta fare sesso con chi capita e che per vivere una relazione ci vuole impegno. E scopriamo esterrefatti che quando una storia finisce o veniamo traditi soffriamo da morire.
E allora cerchiamo nuove relazioni con molta prudenza tenendo le distanze. E ci sentiamo soli.
Perfetto Bruni.:)

Aggiungo che essere consapevoli della nostra fragilità ci restituisce una immagine più veritiera di noi stessi e ci fa capire di aver bisogno degli altri, del loro aiuto. (Il riconoscimento di due fragilità sommate dà una forza).

Un' altra afffermazione che mi ha colpito è la ricerca di un po' di saggezza.
Oggi si cerca il successo, si anela al riconoscimento, si -è- se ci si rende visibili, il resto non conta, e forse non si comprende che affrontare la vita "con filosofia", maturando nel tempo saggezza, ci consente invece di vivere una esistenza più piena e più serena.

Perdonate la banalità
 
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