Alce Veloce
Utente di lunga data
La peggiore delle mie paure si è materializzata in questo periodo. L'ignavia
Cacchio, "meno male che non me ne sono andato fuori casa" è la frase che identifica appieno la situazione attuale. Un limbo, una situazione assurda, ipocrita, finta.
Gentilezze ed affettuosità solo perchè a me piacciono, e poi perchè evitano i conflitti. In sottofondo ogni frase, ogni situazione, pure qualche immagine in tv bastano per farmi scatenare pensieri negativi, per farmi sentire ancora il morso doloroso del suo abbandono, la stupida, istintiva ma assurdamente invevitabile gelosia che mi fa venire voglia di dirle frasi cattive, di rinfacciarle tutto di continuo. Invece no: sorrisi, bacetti a fior di labbra, battute.........
A casa senza lavoro, e pure senza reali prospettive. Lei che spera che io trovi un lavoro in svizzera, un lavoro "normale", e poi le mie "balle orientali" me le lascia come contentino (si vede lontano un miglio che mi da corda solo per quello, con scocciata indifferenza).
Io invece a 50 anni non ho più voglia di fare l'operaio. Certo, cacchio, devo trovare il modo di portare a casa la pagnotta, e certo pure che con il taichi è ben difficile riuscirci.
Leggo tutti i giorni decine e decine di annunci di lavoro in Italia ed in Svizzera. Tutti lontanissimi, minimo 60 km su statali strettissime, tortuose e trafficate. Il mio paese è dimenticato da tutti.
Non posso neppure pensare di allontanarmi, di andare a prendere il lavoro dove c'è: troppi casini a casa, troppo costoso, troppo complicato.
Mando di continuo CV a destra e a manca, e nello stesso tempo, per assurdo, spero che non mi rispondano.
Ignavia. Il poter dire: ho comunque un tetto sulla testa ed il piatto pieno tutti i giorni. Mi disfo di lavoro, faccio tutto in casa, dai mestieri a quei lavori che non avrei mai potuto fare in altre condizioni. Arrivo a sera a pezzi, ma sempre con la sensazione di essere quello che in definitiva "è a casa tutto il giorno". Accendo il pc solo per leggere gli annunci e dare un'occhiata furtiva a FB, ma senza intervenire, senza fare nulla.
Non rispondo agli amici: non so cosa dire loro, se non frasi fatte, ed io le odio le frasi fatte.
Ignavia.
Un rapporto basato su gesti automatici, su sorrisi pretesi, su piccoli ricatti: "dammi un bacio" (cristo, dammelo tu, no?!) "abbracciami", "toccami", "prendimi". E se non lo faccio "certo che ormai di me non ti frega davvero più nulla".
Il suo assurdo rifiuto di accettare il fatto che le cose non possono essere come lei le vuole semplicemente fingendo che lo siano. Il rifiuto di accettare che io stia ancora soffrendo per averla persa, il rifiuto di capire che la sua presenza attuale puzza come pesce marcio, il rifiuto di capire che per non torturarmi ogni istante per ogni cosa, come per mia natura, servirebbe che lei si mostrasse capace di accettare le cose come stanno: conviviamo, ma siamo incompatibili. Invece no: lei che insiste a fare la parte della mogliettina, e se io non faccio la parte del maritino ci resta male, e spesso viene a galla la stronza incazzosa e sprezzante.
Mi parla tutta orgogliosa dei commenti delle sue colleghe: "tuo marito è adorabile", "Che tipo interessante", perfino "Che bell'uomo" (scarse diottrie e marito cessissimo). Lo fa forse pensando di farmi piacere, ed invece l'unico mio pensiero è "Peccato che a te non freghi nulla, peccato che io ti ispiri tanta passione quanto una cassetta della posta. Peccato che per quanto io possa essere eccezzionale, te ne sei andata a cercare qualcun altro. Peccato che non ti freghi assolutamente nulla di tutte le cose che appassionano me, peccato che io, con tutte 'ste qualità che a parole mi riconosci e che mi riconfermi con i commenti di altre donne, io ti serva unicamente per salvare la faccia. Peccato che io non riesca a condividere con te nulla, ma proprio nulla della mia vita".
So che non le frega nulla delle mie cose, ma ogni tanto tento di farla partecipe raccontando piccole cose, le più generiche e quindi per lei più comprensibili. Fa uno sguardo strano, intanto che parlo, le chiedo che c'è, e lei mi risponde che si, mi stava ascoltando, ma nello stesso tempo tentava di sentire cosa dicevano in tv.........
Ogni tanto si fa scopare. Poi passa il giorno successivo a lamentarsi per il mal di schiena che le ho fatto venire a forza di sbatterla. Fanculo.
Scusate il lungo sfogo, ho già perso troppo tempo, me ne torno nel mio limbo, ho parecchio da fare.
Cacchio, "meno male che non me ne sono andato fuori casa" è la frase che identifica appieno la situazione attuale. Un limbo, una situazione assurda, ipocrita, finta.
Gentilezze ed affettuosità solo perchè a me piacciono, e poi perchè evitano i conflitti. In sottofondo ogni frase, ogni situazione, pure qualche immagine in tv bastano per farmi scatenare pensieri negativi, per farmi sentire ancora il morso doloroso del suo abbandono, la stupida, istintiva ma assurdamente invevitabile gelosia che mi fa venire voglia di dirle frasi cattive, di rinfacciarle tutto di continuo. Invece no: sorrisi, bacetti a fior di labbra, battute.........
A casa senza lavoro, e pure senza reali prospettive. Lei che spera che io trovi un lavoro in svizzera, un lavoro "normale", e poi le mie "balle orientali" me le lascia come contentino (si vede lontano un miglio che mi da corda solo per quello, con scocciata indifferenza).
Io invece a 50 anni non ho più voglia di fare l'operaio. Certo, cacchio, devo trovare il modo di portare a casa la pagnotta, e certo pure che con il taichi è ben difficile riuscirci.
Leggo tutti i giorni decine e decine di annunci di lavoro in Italia ed in Svizzera. Tutti lontanissimi, minimo 60 km su statali strettissime, tortuose e trafficate. Il mio paese è dimenticato da tutti.
Non posso neppure pensare di allontanarmi, di andare a prendere il lavoro dove c'è: troppi casini a casa, troppo costoso, troppo complicato.
Mando di continuo CV a destra e a manca, e nello stesso tempo, per assurdo, spero che non mi rispondano.
Ignavia. Il poter dire: ho comunque un tetto sulla testa ed il piatto pieno tutti i giorni. Mi disfo di lavoro, faccio tutto in casa, dai mestieri a quei lavori che non avrei mai potuto fare in altre condizioni. Arrivo a sera a pezzi, ma sempre con la sensazione di essere quello che in definitiva "è a casa tutto il giorno". Accendo il pc solo per leggere gli annunci e dare un'occhiata furtiva a FB, ma senza intervenire, senza fare nulla.
Non rispondo agli amici: non so cosa dire loro, se non frasi fatte, ed io le odio le frasi fatte.
Ignavia.
Un rapporto basato su gesti automatici, su sorrisi pretesi, su piccoli ricatti: "dammi un bacio" (cristo, dammelo tu, no?!) "abbracciami", "toccami", "prendimi". E se non lo faccio "certo che ormai di me non ti frega davvero più nulla".
Il suo assurdo rifiuto di accettare il fatto che le cose non possono essere come lei le vuole semplicemente fingendo che lo siano. Il rifiuto di accettare che io stia ancora soffrendo per averla persa, il rifiuto di capire che la sua presenza attuale puzza come pesce marcio, il rifiuto di capire che per non torturarmi ogni istante per ogni cosa, come per mia natura, servirebbe che lei si mostrasse capace di accettare le cose come stanno: conviviamo, ma siamo incompatibili. Invece no: lei che insiste a fare la parte della mogliettina, e se io non faccio la parte del maritino ci resta male, e spesso viene a galla la stronza incazzosa e sprezzante.
Mi parla tutta orgogliosa dei commenti delle sue colleghe: "tuo marito è adorabile", "Che tipo interessante", perfino "Che bell'uomo" (scarse diottrie e marito cessissimo). Lo fa forse pensando di farmi piacere, ed invece l'unico mio pensiero è "Peccato che a te non freghi nulla, peccato che io ti ispiri tanta passione quanto una cassetta della posta. Peccato che per quanto io possa essere eccezzionale, te ne sei andata a cercare qualcun altro. Peccato che non ti freghi assolutamente nulla di tutte le cose che appassionano me, peccato che io, con tutte 'ste qualità che a parole mi riconosci e che mi riconfermi con i commenti di altre donne, io ti serva unicamente per salvare la faccia. Peccato che io non riesca a condividere con te nulla, ma proprio nulla della mia vita".
So che non le frega nulla delle mie cose, ma ogni tanto tento di farla partecipe raccontando piccole cose, le più generiche e quindi per lei più comprensibili. Fa uno sguardo strano, intanto che parlo, le chiedo che c'è, e lei mi risponde che si, mi stava ascoltando, ma nello stesso tempo tentava di sentire cosa dicevano in tv.........
Ogni tanto si fa scopare. Poi passa il giorno successivo a lamentarsi per il mal di schiena che le ho fatto venire a forza di sbatterla. Fanculo.
Scusate il lungo sfogo, ho già perso troppo tempo, me ne torno nel mio limbo, ho parecchio da fare.