Mah ? E' ovvio che se gli U.S.A. ordinano: "Salta", noi il massimo che possiamo rispondere è "Quanto in alto".
Ma se, come dice Marì, io avessi un figlio che mi viene a dire: "Papà, parto volontario in Afghanistan" gli spezzerei le gambine e le braccine. Cioè, non mi stà dicendo: "Parto volontario per difendere casa mia e la mia famiglia", lui stà andando ad esportare la democrazia con le bombe. Che poi degli stupri e delle carneficine delle zone più povere in Africa, tipo Ruanda, non frega una ceppa a nessuno; in quei posti non ci abbiamo mandato neanche un fantaccino armato di cerebottana. Ma in Aghanistan sì.
E poi, pure se fosse vero, pure se con un triplo carpiato riuscissi a convincermi che noi siamo lì per permettere alla democrazia di crescere, lo facciamo con le bombe ?
Ma quando in Italia, ad esempio, l'aborto era una chimera, il divorzio meno che mai, se beccavo mia moglie in altre faccende affacendata con un altro uomo e gli sparavo qualche giudice mi avrebbe detto pure bravo, quando il sciur padrone dalle belle braghe bianche aveva il potere di decidere del futuro di centinaia di donne....è forse venuto qualcuno con un fucile in mano sganciando bombe intelligenti a dirci: "Guardate, non è così' che ci si comporta".
Chi decide di partire in certi posti, stà decideno di andare in guerra, e chi decide di pagare il mutuo facendo un lavoro che prende in considerazione l'eventualità di sparare a un altro cristiano, non avra mai la mia solidarietà e comprensione.
E ora mi vado a vedere un bel film di menare
Alpino ucciso per errore, la verità che La Russa non può ammettere
Scritto da
Sirio Valent il 21 gennaio 2011

La Russa giura che il caporalmaggiore Luca
Sanna non è morto per fuoco amico: è stato vittima di un vile attentato talebano.
Un afghano in divisa dell’Afghan National Army gli ha sparato mentre puliva il fucile, ma chiaramente – per il ministro – si tratta di un “infiltrato” nemico nell’esercito afghano.
La ricostruzione dei fatti parla di un incidente per negligenza, ma La Russa preferisce la tesi dell’infiltrato-traditore. Forse perché
ammettere il fallimento del programma di addestramento dei “buoni afghani” è troppo scomodo?
I fatti salienti li conosce anche il ministro, che ieri ha presentato alla Camera il resoconto della dinamica dell’attacco di martedì a Bala Murghab. Alle 15.30 circa locali, Sanna e due commilitoni si trovavano all’aperto protetti sul lato Ovest dell’avamposto, vicino al dormitorio. Erano al coperto e stavano pulendo alcuni fucili automatici con il compressore di un Lince. Altri militari, tra cui anche il maresciallo Davide Severini, comandante della base, facevano altre riparazioni a bordo del mezzo. A cinquanta metri dal blindato Lince c’è la postazione dell’Afghan National Army (ANA), 8 uomini appena usciti da un addestramento di tre mesi: ne esce un uomo in divisa, con in braccio un fucile M-16. E’ incuriosito dal compressore e chiede agli alpini, esprimendosi a gesti, che gli piacerebbe provarlo sulla propria arma.
E il caricatore, burba?, pensano Sanna e Barisonzi: e tentano di spiegargli che prima di pulire l’arma bisogna rimuovere le cartucce – per ovvi motivi di sicurezza. Il fucile del soldato afghano, mentre i tre cercano invano di comunicare, lascia partire una raffica, che uccide Sanna e ferisce il commilitone.
Gullab Ali Noor – così è stato identificato l’uomo, nato nel villaggio di Sufi Zaman nel Kunduz –
“approfitta della confusione e della perfetta conoscenza dell’avamposto”
e scappa, non inseguito, lasciandosi dietro gli alpini (che non sparano), gli afghani e una marea di dubbi.
La ricostruzione è abbastanza chiara e riconosciuta dallo stesso ministero della Difesa. Cosa potrebbe far pensare ad un attentatore, un infiltrato?
L’ipotesi di La Russa – nessun testimone o “pizzino” prova l’intenzionalità del fatto –
è quantomeno azzardata. Un incidente sembra più probabile:
l’afghano non sapeva maneggiare il fucile e ha sparato per errore sugli italiani. Lo dimostra anche il fatto che
gli altri alpini non hanno aperto il fuoco in risposta, come sarebbe stato logico aspettarsi se fossero stati sotto attacco: ma
il maresciallo e gli altri uomini si sono disinteressati di Gullab per soccorrere i due feriti. E Gullab ha potuto eclissarsi.
Ultima nota di logica.
Chi addestrerebbe un infiltrato per tre mesi, col rischio di venire scoperti e giustiziati,
per uccidere un caporalmaggiore? E’ già successo che i talebani infiltrassero alcuni uomini in campo nemico, ma hanno colpito con un kamikaze la sede della Cia in Afghanistan: un attentato di tutt’altra rilevanza. Sarebbe stato molto più logico, per l’attentatore, sparare sul comandante dell’avamposto, o farsi trasferire nelle basi più grandi per colpire gradi gerarchici “veri”. L’idea dell’infiltrato ha davvero poco senso.
Perché non si può ammettere l’incidente per negligenza?
Perchè dimostra che l’addestramento di truppe autoctone, uno dei pilastri della exit strategy dall’Afghanistan,
è un fallimento.
I milioni di dollari usati per reclutare, vestire, armare e addestrare questi uomini
sono utilizzati male, se chi esce dall’addestramento si spara sui piedi mentre pulisce l’arma (anzi, purtroppo spara nei piedi altrui). O più semplicemente,
è utopia sperare che dei contadini analfabeti e denutriti, in fuga dalla miseria,
possano diventare soldati professionisti in tre mesi di corso. La Nato punta soprattutto al numero delle nuove reclute, come dimostrano le statistiche sventolate dai vari governi coinvolti, ma la qualità è quella che è – per forza, dal momento che chi si arruola non è “nato con il fucile in braccio” come ci fa comodo credere. I “guerriglieri nati” sono solo un pugno di afghani, 10-20mila talebani e forse qualcuno dei 300mila poliziotti: gli altri conoscono la zappa e la falce, e la fame di un paese allo stremo.
Ma ammettere tutto questo ci costringerebbe - noi italiani, europei, americani, comandanti Nato – a
riconoscere il sostanziale fallimento degli ultimi 10 anni di guerra in Afghanistan, e la nostra incapacità di salvare questo paese dal caos.
http://www.dirittodicritica.com/201...n=Feed:+Dirittodicritica+(Diritto+di+critica)
Capito? ... ed io dovrei mandare a morte sicura un figlio?

... ma io gli metto anche due dita negli occhi, oltre alla frattura di gambe e braccia :incazzato: