“Le attenzioni offerte in modo disinteressato e spontaneo da un partner affettuoso e attento verranno giudicate come banali, insipide, poco eccitanti, miserevoli e inadeguate perché non arriveranno a quel livello di simbiosi ricercato.
L’amore equilibrato, per la persona dipendente affettiva, corrisponde a un amore scarso, scarno, non gratificante.
Uno dei nuclei di sofferenza del dipendente affettivo è relativo ai vissuti di perdita e di
angoscia di essere abbandonato. L’abbandono è uno spettro terrificante di fronte al quale il dipendente affettivo non vuole, o non vuole nuovamente trovarsi e, per evitarlo, fa di tutto.
Cerca di creare gratitudine nell’altro, cerca di essere indispensabile, affidabile, comprensivo, accondiscendente a tal punto che i propri bisogni si stagliano sfocati sullo sfondo della relazione. Come si comporta un dipendente affettivo quando viene lasciato?
Quando accade che il partner decide di interrompere il legame, il dipendente affettivo vive lo stesso copione a cui è abituato, rinforzando le
credenze di non amabilità e disvalore personale. L’abbandono lacera la ferita del dipendente affettivo, una ferita già aperta e sanguinante.
E il dipendente affettivo viene risucchiato in una spirale di
negatività e senso di colpa dalla quale crede di poter uscire solo attraverso un nuovo specchio esterno (uomo o donna) da cui poter ricevere feedback positivi (temporanei ed effimeri) sul proprio sé.”
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