Ma te la racconti, perché obiettivamente pensi di essere stato un pessimo marito, (e cosa avrai fatto mai per meritarti il 50 % della colpa), o è una cosa che ti dici e ripeti come una nenia per poter trovare”l’equilibrio” che tutti (me compreso) qui ammirano?
Mi piacerebbe sapere dove e come sei mancato, o è stata lei a cercare tra i tuoi difetti e te li ha sbattuti in faccia, marcandoli pesantemente e prendendoli a giustificazione per averti tradito?
Scusa ma sono un sostenitore del: chi tradisce lo fa per egoismo, per potersi prendere quello che una relazione clandestina dà, salvo poi trovarsi delle giustificazioni scaricandosi la coscienza addossando la colpa almeno del 50% al tradito, e penso che nemmeno se la menavi ogni volta che tornavi a casa fosse un valido motivo per tradire, ci sono i Carabinieri per quello, e per altre ragioni ci si può separare, senza farsi entrare nelle mutande qualcuno, e solo dopo sostenere tesi che diventano inaccettabili.
Ciao Illuso, è difficile da spiegare.
Quanto ho espresso è soltanto il frutto del mio pensare, ed è frutto di un'esperienza che, obiettivamente, definirei negativa (tralasciando i tre figli). Per te, sicuramente, sarà stato diverso e sicuramente la tua esperienza ti avrà insegnato altre cose, o le stesse in modo diverso.
Quello che cerco di esprimere è un concetto molto semplice: io ho la mia dose di colpe per quanto è accaduto, anche se questa non è allo stesso livello della colpa di mia moglie. Mia moglie mi aveva già messo in guardia della sua situazione di scontentezza. Non capiva inizialmente perché, ma, piano piano, aveva capito che ero io. Poi che lei sia passata dall'altra parte della barricata, le affibbia quella colpa di cui si è macchiata e che, purtroppo, ha soltanto portato il nostro rapporto oltre il punto di non ritorno. Però, mi sono domandato spesso, se non avesse mai passato quella barricata, è possibile che la fine del nostro rapporto sarebbe stata simile a quella attuale, se non peggiore?
Se leggi nel mio thread, avevo spiegato il perché delle, e quali erano state, le mie colpe. Non voglio stare lì a rielencarle, ma sappi che ci sono, e grazie a quelle ho capito dove avevo sbagliato io. Non voglio sindacare su come e quanto ha sbagliato lei ora, sono al momento problemi suoi. Io so dove sono arrivato, io so che cosa è successo, e so anche cosa ho fatto / sto facendo per riprendere in mano la mia vita, senza mai dimenticarmi delle creature che ho messo al mondo. Solo i posteri potranno sentenziare se ciò che ho fatto sarà stato giusto oppure no.
E' vero che, a suo tempo, mia moglie mi ha addossato delle colpe per lo stato del nostro rapporto. Alcune erano vere, alcune no (e glie le ho fatte presente). Ma quando obiettivamente, una ti fa presente degli esempi con i quali ti dimostra quelle colpe, tu che fai? Se non hai di che controbattere, incassi e porti a casa, non fai il sostenuto cercando di arrampicarti sugli specchi, perché sennò rischi di fare la parte del coglione.
In sintesi: quando non ti senti a posto con te stesso, quando hai quella sensazione in cui non ti senti né carne né pesce, ovvero non capisci o non fai capire qual è il tuoi posto nel mondo ("sei con me o contro di me?"), hai un problema. E quello è il mio problema: non avere un ruolo chiaro e definito nella propria vita.
Queste parole te le dico con il cuore, perché so che mi puoi capire. Non sono parole al vento e non ho nulla da perdere se mi metto così a nudo di fronte a te, o a chiunque altro. Preferisco, a questo punto, chiarezza, piuttosto che vantarmi di chi in realtà non sono. Non cerco compassione, con quella non si va tanto lontani nella costruzione di se stessi. La verità è la mia forza.
Io ho sbagliato, lei ha sbagliato, ed è inutile stare lì ora a tirarsi i capelli per accusarsi a vicenda sul chi ha sbagliato di più.
In bocca al lupo (tanto quanto me...).