Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
C'è spesso la paura di accogliere e contenere e, a volte di sdrammatizzare le emozioni.
I genitori non educano alle emozioni e ai sentimenti e il contesto culturale non aiuta.
Io vedo che per qualsiasi emozione si cerca di trovarne la causa, anzi di individuare un colpevole su cui scaricare la responsabilità di aver fatto provare un'emozione.
E' difficile vedere affrontare l'emozione, viverla, attraversarla e uscirne fortificati.
Sembra quasi che la ricerca della felicità sia diventata la ricerca di un perenne stato di quiete o, ancor meglio, emozione esaltante.
La quiete viene confusa con la noia e ...guai annoiarsi! La noia non è uno spazio per elaborare il vissuto, è qualcosa da cui fuggire.
E' chiaro che questo è funzionale a una cultura consumista che deve riempire gli spazi e stimolare per far consumare appunto.
Un anno avevamo fatto un grosso lavoro a scuola per vedere l'impatto dei mass media sui bambini e sui genitori.
I genitori erano stupiti delle cose che avevano scritto i bambini, perché non immaginavano il potere di quello strumento davanti a cui lasciavano i figli, mentre sbrigavano le faccende.
Alcuni bambini avevano scritto eslicitamente che avrebbero voluto "Genitori in blue jeans" come genitori.
I bambini prendevano a modello le sit comedy per le relazioni e, si sa, i tempi televisivi son quelli che sono e ogni problema si risolve in una o due puntate e poi, via si va oltre ad un altro problema che di nuovo si risolve.
Ricordo che allora seguii, da adulta e con attenzione, qualche puntata di Beverly hills o forse Melrose Places, e in una si scopriva che la madre di una delle protagoniste beveva troppo e nella puntata successiva il problema era risolto.
Quella era la generazione che è oggi vicina ai trentanni.
Non credo che tutti siano stati influenzati da quella cultura (è chiaro che ho fatto solo un esempio), ma è un fatto questa paura delle emozioni e questo negarle. Quando poi esplodono non si sa come gestirle.
Come reagiamo di fronte a un bambino o a un amico che piange?
I genitori non educano alle emozioni e ai sentimenti e il contesto culturale non aiuta.
Io vedo che per qualsiasi emozione si cerca di trovarne la causa, anzi di individuare un colpevole su cui scaricare la responsabilità di aver fatto provare un'emozione.
E' difficile vedere affrontare l'emozione, viverla, attraversarla e uscirne fortificati.
Sembra quasi che la ricerca della felicità sia diventata la ricerca di un perenne stato di quiete o, ancor meglio, emozione esaltante.
La quiete viene confusa con la noia e ...guai annoiarsi! La noia non è uno spazio per elaborare il vissuto, è qualcosa da cui fuggire.
E' chiaro che questo è funzionale a una cultura consumista che deve riempire gli spazi e stimolare per far consumare appunto.
Un anno avevamo fatto un grosso lavoro a scuola per vedere l'impatto dei mass media sui bambini e sui genitori.
I genitori erano stupiti delle cose che avevano scritto i bambini, perché non immaginavano il potere di quello strumento davanti a cui lasciavano i figli, mentre sbrigavano le faccende.
Alcuni bambini avevano scritto eslicitamente che avrebbero voluto "Genitori in blue jeans" come genitori.
I bambini prendevano a modello le sit comedy per le relazioni e, si sa, i tempi televisivi son quelli che sono e ogni problema si risolve in una o due puntate e poi, via si va oltre ad un altro problema che di nuovo si risolve.
Ricordo che allora seguii, da adulta e con attenzione, qualche puntata di Beverly hills o forse Melrose Places, e in una si scopriva che la madre di una delle protagoniste beveva troppo e nella puntata successiva il problema era risolto.
Quella era la generazione che è oggi vicina ai trentanni.
Non credo che tutti siano stati influenzati da quella cultura (è chiaro che ho fatto solo un esempio), ma è un fatto questa paura delle emozioni e questo negarle. Quando poi esplodono non si sa come gestirle.
Come reagiamo di fronte a un bambino o a un amico che piange?