E dire che quasi nessun uomo meriterebbe le fatiche che una qualsiasi donna fa per carpirlo, trattenerlo e difenderlo.
Sarebbe un po' come difendere una piccola tenia che si annida nel tenue.
Ma, come nella calca davanti al cestone delle ghette in saldo, le fanciulle si affollano e si spintonano cercando di ghermire l'inutile prima che lo faccia qualcun'altra.
E lo sforzo va a cercare la sottrazione atrui piuttosto che il proprio soddisfacimento.
La transustanziazione del superfluo ha un che di miserabile se inflitta al consorzio umano in qualità di merce piuttosto che di servitù.
Foss'anche per il piacere dell'infibulata, la falloppia si sgronda il virile colla renga in deliquio per friggere in olio di carrube il suo bucranio incartepecorito e farne frappole ardenti da presentare, après avoir fait jeûner les escargots quelques jours, su d'una fine porcellana Ming.
E l'omunculus, il quale è davvero meno che un oggetto, si colloca colle altre passamenerie vezzose fra le trine ed i merletti che ornano i corsetti delle muliebri froge che si scannano a vicenda per bavosi cromosomi plastificati e aspri.
Vanno pure esse all'immoral church a sbrodolare alla stola di turno i loro trascorsi all'immoral hotel cercando di spiegare come siano inutili panty e stocking se non vi è un afro gater belt a sostenerle.
E il cerchio sterile del loro sabba scabro come la rena che secca anche senza natrum la sorpresa dei sarcofagi più economici, si lede fin nell'intimo e non coglie il roteare sempre più largo del falcone ormai sordo.
Gli amori scurrili che fanno sciogliere le carni gentili dei soffici petti scatarrano e loffiano, come gobbetti rossicci, stridendo i timpani degli avversi e gommando gli asfalti più glabri.
Nel tantra della mano destra si leggono i segni del dharma che non si piega alla floscia sequenza di mantra taciuti da erpici stolti per terre incognite ove poggiano, nelle mappe dei pirati guerci, le chiare parole "hic sunt leones", parimenti non vige regime aristocratico nel seno femmineo, ove invece trenta terribili tiranno van cozzando i loro orci per far cocci su cui scrivere l'ostracizzato di turno!
E non si dica che le mentule schiave di sequenze di imparisillabi si infilano negli ascosi pertugi, come murene nelle calotte craniche dei naufraghi affondati mille anni prima, per sfatare il mito dell'anima mundi che relega al sogno prima ancora che all'incubo la vis ignobile che fa annegare nello sperma gli scafandri in ottone ammiragliato che celano il loro estro per sanguinare e puteare mensilmente fino alla ancor più laida vecchiezza!
Dove si relega la bontà del castrato che invoglia chi raglia e chi s'attorciglia allorchè le mammelle s'esuberano di colostro che immola le menti e svoglia i virgulti?
Tutto tace al ricordo dei trequarti d'anno che hanno racchiuso il feto di scimmia nella veloce ricapitolazione filogenetica che c'ha fatto smettere branchie e coda e invece ci ha lasciato fregola e priapismo saltuario.
E non è l'invidia che immola l'etica d'una seele che trifola il gehirn mentre instilla gocce di mandragola amara e scura negli alvei dei fiumi ghiacciati che consentirono il passaggio a norest.
Nel fluttuare delle forme che ammirano i cumulonembi prima ancora dei cirripedi, come balani attaccati alle ginocchia del vecchio pescatore, si riconossce il fertile odio delle fanciulle per gl'inseminatori di stalattiti di guano.
Esse odiano il testicolo umano come il purista audiofilo schernisce il tetrodo a fascio, eppure ne godono e ne vengono concimate e striate come con la fuliggine che si raccoglie sui paioli di rame che fumano sui camini spenti, ma lo detestano meno delle altre femmine che possono averlo al posto loro.
Ed ecco che tutto appare chiaro.
Oppure no?
Ciao!