Andrea Lila
Utente di lunga data
Ieri sera a cena con una coppia anche lei reduce dal percorso obbligato che un tradimento comporta, se ne parlava. Non di noi nello specifico, chè sono ormai cinque anni, prima loro poi noi, che svisceriamo la questione, ma di altri.
Le due storie che sono arrivate nel piatto della discussione, tra un sautè di cozze, uno spaghetto allo scoglio e qualche bottiglia di traminer (ciao Ross
) , hanno in comune il prologo e l'epilogo. In mezzo trent'anni di vita di due famiglie sfasciate ognuna a modo suo.
Ve le racconto per puro piacere di condivisione e perchè sono certa che oltre agli spunti personali che ognuno dei commensali ha tratto, ne verranno fuori altri dalle vostre menti allenate (ah ah).
Dunque mettiamo due famiglie con bambini piccoli, trent'anni fa circa, entrambe agiate. Mettiamo che la similitudine iniziale consista nel fatto che nelle due coppie tradisca il marito e che si tratti di due classici della letteratura di sempre: primario/infermiera e imprenditore/segretaria. Nel primo caso il tipo sbarella e comunica alla moglie l'intenzione di andare a vivere con la donna di cui si è innamorato che a sua volta lascia il coniuge. Nel secondo caso è un incidente di percorso, lui ammette l'errore e vuole restare con la sua famiglia. La prima coppia si separa dando luogo ad un nuovo nucleo, la seconda rimane unita (per modo di dire).
Ciò che che succede in mezzo a questi trent'anni, purtroppo, in entrambi i casi è la distruzione di molte vite: entrambe le mogli non superano affatto l'onta. La prima, quella lasciata, usa i figli per vendicarsi del marito; tecnicamente glieli lascia pur di non concedergli che goda del suo nuovo status. Quando le tocca di tenerli non li va a prendere se non di rado oppure se le vengono portati a casa capita che non si faccia trovare. I bambini si sentono comunque abbandonati da una figura fondamentale; il piccolo sembra non risentirne moltissimo e vive più o meno serenamente legandosi alla donna che considera sua madre (l'infermiera) mentre il più grandicello invece cresce con problemi sotterranei ben celati pur eccellendo negli sport, essendo uno studente brillante e pur riscuotendo molto successo con le ragazze. Anche nella seconda famiglia la moglie non se ne fa assolutamente una ragione; inizia un percorso di depressione nel quale coinvolge i bambini parlando loro costantemente malissimo del padre. Comincia ad abbuffarsi e ingrassa a vista d'occhio. Ad oggi non riesce nemmeno a camminare in autonomia e ha una serie di problemi di salute uno più grave dell'altro (diabete, cecità).
Nella prima storia il maggiore dei figli manifesta appieno l'enormità del suo malessere negli anni universitari; cerca una terapeuta nella città in cui studia e inizia un percorso con tanto di transfert (viveva la tipa come fosse sua madre-scusate l'ignoranza abissale ma questa cosa a grandi linee mi è stata raccontata dal papà-); prosegue per cinque anni mentre il percorso di studi perfetto e brillantissimo assolutamente non faceva presagire quanto sarebbe poi accaduto. Il ragazzo si è tolto la vita a 25 anni mentre sembrava che tutto gli brillasse intorno.
Nella seconda famiglia, oltre ai danni che la moglie causa a se stessa, anche ai figli non va granchè bene: uno diventa eroinomane, la femmina barcolla da sempre fra anoressia e bulimia e l'ultimo, il piccolo che poi sarebbe un mio amico, invece ha consacrato la sua vita allo sport, al salutismo. Il talebano, io lo chiamo, il fondamentalista. Chè manco va bene perchè ci vuole misura in tutto, anche nelle cose che fanno bene.
Ieri sera ho visualizzato l'immagine di persone che allegramente, a suon di samba, portano tutto un pacchetto di vite che le riguardano sull'orlo di un precipizio. E da lì mi è sembrato che quasi quasi non fosse più affar loro. E' in quel momento preciso, proprio quando il pacchetto ondeggia sul baratro in balia dei venti e delle intemperie, che chi è tradito SCEGLIE realmente per tutti. Le due donne di cui ho raccontato in maniera sommaria hanno scelto di spingere tutta la confezione nel precipizio, loro comprese. E questa semplice consapevolezza mi ha fatto rabbrividire; mi ha portata a chiedermi quanto il tradimento abbia in sè la potenza di scoperchiare ogni debolezza tenuta a bada fino ad allora (soprattutto nel tradito) e quanto possa essere devastante l'invasione di luce che ne consegue. A seguire ho pensato a quanto tutto ciò sia assolutamente bypassato da quasi tutti, a quanto si è leggeri nel ritenersi degni di quella cura di sè malata che prevede che tutto ci spetti: ogni emozione, ogni novità, ogni sussulto che riesca a smuovere il piattume emotivo della nostra vita va acciuffato senza chiedersi cosa accadrà..
Ne abbiamo parlato tante volte qui, e anche in termini sicuramente più eloquenti e approfonditi dei miei, ma non so se capita anche a voi che a volte cose di cui magari ci si è riempiti la bocca in tante occasioni all'improvviso appaiano con una forza diversa, come se per la prima volta entrassero davvero e si radicassero nel campo della consapevolezza. Mi è capitata una cosa del genere. Volevo dirvelo e leggervi a riguardo, qualsiasi cosa vi evochi quello che ho raccontato.
Le due storie che sono arrivate nel piatto della discussione, tra un sautè di cozze, uno spaghetto allo scoglio e qualche bottiglia di traminer (ciao Ross
Ve le racconto per puro piacere di condivisione e perchè sono certa che oltre agli spunti personali che ognuno dei commensali ha tratto, ne verranno fuori altri dalle vostre menti allenate (ah ah).
Dunque mettiamo due famiglie con bambini piccoli, trent'anni fa circa, entrambe agiate. Mettiamo che la similitudine iniziale consista nel fatto che nelle due coppie tradisca il marito e che si tratti di due classici della letteratura di sempre: primario/infermiera e imprenditore/segretaria. Nel primo caso il tipo sbarella e comunica alla moglie l'intenzione di andare a vivere con la donna di cui si è innamorato che a sua volta lascia il coniuge. Nel secondo caso è un incidente di percorso, lui ammette l'errore e vuole restare con la sua famiglia. La prima coppia si separa dando luogo ad un nuovo nucleo, la seconda rimane unita (per modo di dire).
Ciò che che succede in mezzo a questi trent'anni, purtroppo, in entrambi i casi è la distruzione di molte vite: entrambe le mogli non superano affatto l'onta. La prima, quella lasciata, usa i figli per vendicarsi del marito; tecnicamente glieli lascia pur di non concedergli che goda del suo nuovo status. Quando le tocca di tenerli non li va a prendere se non di rado oppure se le vengono portati a casa capita che non si faccia trovare. I bambini si sentono comunque abbandonati da una figura fondamentale; il piccolo sembra non risentirne moltissimo e vive più o meno serenamente legandosi alla donna che considera sua madre (l'infermiera) mentre il più grandicello invece cresce con problemi sotterranei ben celati pur eccellendo negli sport, essendo uno studente brillante e pur riscuotendo molto successo con le ragazze. Anche nella seconda famiglia la moglie non se ne fa assolutamente una ragione; inizia un percorso di depressione nel quale coinvolge i bambini parlando loro costantemente malissimo del padre. Comincia ad abbuffarsi e ingrassa a vista d'occhio. Ad oggi non riesce nemmeno a camminare in autonomia e ha una serie di problemi di salute uno più grave dell'altro (diabete, cecità).
Nella prima storia il maggiore dei figli manifesta appieno l'enormità del suo malessere negli anni universitari; cerca una terapeuta nella città in cui studia e inizia un percorso con tanto di transfert (viveva la tipa come fosse sua madre-scusate l'ignoranza abissale ma questa cosa a grandi linee mi è stata raccontata dal papà-); prosegue per cinque anni mentre il percorso di studi perfetto e brillantissimo assolutamente non faceva presagire quanto sarebbe poi accaduto. Il ragazzo si è tolto la vita a 25 anni mentre sembrava che tutto gli brillasse intorno.
Nella seconda famiglia, oltre ai danni che la moglie causa a se stessa, anche ai figli non va granchè bene: uno diventa eroinomane, la femmina barcolla da sempre fra anoressia e bulimia e l'ultimo, il piccolo che poi sarebbe un mio amico, invece ha consacrato la sua vita allo sport, al salutismo. Il talebano, io lo chiamo, il fondamentalista. Chè manco va bene perchè ci vuole misura in tutto, anche nelle cose che fanno bene.
Ieri sera ho visualizzato l'immagine di persone che allegramente, a suon di samba, portano tutto un pacchetto di vite che le riguardano sull'orlo di un precipizio. E da lì mi è sembrato che quasi quasi non fosse più affar loro. E' in quel momento preciso, proprio quando il pacchetto ondeggia sul baratro in balia dei venti e delle intemperie, che chi è tradito SCEGLIE realmente per tutti. Le due donne di cui ho raccontato in maniera sommaria hanno scelto di spingere tutta la confezione nel precipizio, loro comprese. E questa semplice consapevolezza mi ha fatto rabbrividire; mi ha portata a chiedermi quanto il tradimento abbia in sè la potenza di scoperchiare ogni debolezza tenuta a bada fino ad allora (soprattutto nel tradito) e quanto possa essere devastante l'invasione di luce che ne consegue. A seguire ho pensato a quanto tutto ciò sia assolutamente bypassato da quasi tutti, a quanto si è leggeri nel ritenersi degni di quella cura di sè malata che prevede che tutto ci spetti: ogni emozione, ogni novità, ogni sussulto che riesca a smuovere il piattume emotivo della nostra vita va acciuffato senza chiedersi cosa accadrà..
Ne abbiamo parlato tante volte qui, e anche in termini sicuramente più eloquenti e approfonditi dei miei, ma non so se capita anche a voi che a volte cose di cui magari ci si è riempiti la bocca in tante occasioni all'improvviso appaiano con una forza diversa, come se per la prima volta entrassero davvero e si radicassero nel campo della consapevolezza. Mi è capitata una cosa del genere. Volevo dirvelo e leggervi a riguardo, qualsiasi cosa vi evochi quello che ho raccontato.