Le mie crisi hanno sempre un nome.
Questa si chiama Lorenzo.
La crisi sale e io scendo fino in fondo al buco.
Forse era già nell'aria ed io non me ne sono accorto. Troppo occupato a riflettere sulle mie ossessioni e quelle degli altri.
Quando Loretta usci dalla porta del mio studio Alessandra mi guardò con aria preoccupata.
“Posso fare qualcosa per te?” mi disse con un filo di voce, o forse ero così incazzato che mi sembrò parlasse con un filo di voce.
Per un breve periodo la accantonai. La crisi, intendo.
Guardai Alessandra negli occhi e le dissi di pensare solo a curare i rapporti con la Arkham. Solo per un po’.
Poi è ovvio, la crisi non perdona. Arrivò e mi annientò.
Tornai a casa solo per lasciare un biglietto ad Anna.
Non mi cercare.
Poi chiamai Giulia, le dissi la stessa cosa.
Tanto tornerai….
Rispose con la sua solita aria di sufficienza.
Infine sparii.
Intendiamoci, non è che voglio stare da solo ogni volta che ho un problema, anzi, ma le circostanze nella mia vita sono state sempre talmente gravi che alla fine mi sono dovuto adattare.
“Mi ha fregato”.
Dovevo dirlo. Dovevo urlare e sfogarmi, piangere e dire parolacce.
Dovevo litigare, ma non con loro. Ne tantomeno con Lorenzo.
Così ho trovato uno che non conosco, il primo che capita.
Ho passato le notti fuori con lui, dormendo per strada dove capitava, cercando di farmi un’idea di come si potrebbe stare una volta perso tutto, forse per abituarmi all’ipotesi prima che accada davvero.
Poi una notte, senza motivo, l’ho tirato dietro un vicolo ed ho iniziato a picchiarlo e insultarlo, ma non tanto. Solo fino a quando non ho letto la paura vera sul suo volto.
Ho dato qualche pugno in giro, ho pianto, sono stato male, ho detto 4 o 5 volte vaffanculo e qualche volta cazzo. Ed ora sono qui.
Davanti la porta del B&B, a due passi da Anna e a molti di meno dalle mie cattive intenzioni
Questa si chiama Lorenzo.
La crisi sale e io scendo fino in fondo al buco.
Forse era già nell'aria ed io non me ne sono accorto. Troppo occupato a riflettere sulle mie ossessioni e quelle degli altri.
Quando Loretta usci dalla porta del mio studio Alessandra mi guardò con aria preoccupata.
“Posso fare qualcosa per te?” mi disse con un filo di voce, o forse ero così incazzato che mi sembrò parlasse con un filo di voce.
Per un breve periodo la accantonai. La crisi, intendo.
Guardai Alessandra negli occhi e le dissi di pensare solo a curare i rapporti con la Arkham. Solo per un po’.
Poi è ovvio, la crisi non perdona. Arrivò e mi annientò.
Tornai a casa solo per lasciare un biglietto ad Anna.
Non mi cercare.
Poi chiamai Giulia, le dissi la stessa cosa.
Tanto tornerai….
Rispose con la sua solita aria di sufficienza.
Infine sparii.
Intendiamoci, non è che voglio stare da solo ogni volta che ho un problema, anzi, ma le circostanze nella mia vita sono state sempre talmente gravi che alla fine mi sono dovuto adattare.
“Mi ha fregato”.
Dovevo dirlo. Dovevo urlare e sfogarmi, piangere e dire parolacce.
Dovevo litigare, ma non con loro. Ne tantomeno con Lorenzo.
Così ho trovato uno che non conosco, il primo che capita.
Ho passato le notti fuori con lui, dormendo per strada dove capitava, cercando di farmi un’idea di come si potrebbe stare una volta perso tutto, forse per abituarmi all’ipotesi prima che accada davvero.
Poi una notte, senza motivo, l’ho tirato dietro un vicolo ed ho iniziato a picchiarlo e insultarlo, ma non tanto. Solo fino a quando non ho letto la paura vera sul suo volto.
Ho dato qualche pugno in giro, ho pianto, sono stato male, ho detto 4 o 5 volte vaffanculo e qualche volta cazzo. Ed ora sono qui.
Davanti la porta del B&B, a due passi da Anna e a molti di meno dalle mie cattive intenzioni