CORAGGIO ED INCOSCIENZA....

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Fedifrago

Utente di lunga data
Per definire il coraggio, non bisogna infilarsi nel tunnel dell'etica o della morale...
Si può essere coraggiosi assassini e coraggiosi santi, coraggiosi amanti e coraggiosi monogami.
O viceversa... codardi in tutte queste azioni.
Su questo concordo appieno.

Quindi vi può solo esser soggettività nel definire un atto coraggioso o vile?


Ed è l'atto in sè a dover esser definito in un modo o nell'altro...o l'intento che lo determina?
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Per definire il coraggio, non bisogna infilarsi nel tunnel dell'etica o della morale...
Si può essere coraggiosi assassini e coraggiosi santi, coraggiosi amanti e coraggiosi monogami.
O viceversa... codardi in tutte queste azioni.
Io secondo la mia visione delle cose invece farei un distinguo:

Il coraggio di fare i propri comodi a prescindere dagli altri lo chiamo istinto di sopravvivenza, retaggio del tutto animale, mentre il coraggio di mettere davvero in gioco sé stessi fino al punto di accettare di annullarsi a favore di chi potrebbe essere innocentemente coinvolto lo chiamo spirito evoluto, retaggio della parte più elevata dell'essere umano (purtroppo la più piccola)
 

Nobody

Utente di lunga data
Su questo concordo appieno.

Quindi vi può solo esser soggettività nel definire un atto coraggioso o vile?


Ed è l'atto in sè a dover esser definito in un modo o nell'altro...o l'intento che lo determina?
Tu l'hai detto.
 

Mari'

Utente di lunga data

Mari'

Utente di lunga data

Iris

Utente di lunga data
Sinceramente il termine coraggio e le definizioni correlate ad esso, paiono anche a me condizionate dall'etica e dalla morale corrente.
Un soldato che andava al fronte era coraggioso nella misura in cui era pronto a sacrificare se stesso pur di sopprimere il maggior numero di nemici. Oggi lo definiremo un fanatico incosciente forse. Come definiamo fanatico incosciente un terrorista imbottito di tritolo.
L'unica forma di coraggio accettabile è quella di chi è disposto a sacrificare una vita per un altro.
 
O

Old Anna A

Guest
Sinceramente il termine coraggio e le definizioni correlate ad esso, paiono anche a me condizionate dall'etica e dalla morale corrente.
Un soldato che andava al fronte era coraggioso nella misura in cui era pronto a sacrificare se stesso pur di sopprimere il maggior numero di nemici. Oggi lo definiremo un fanatico incosciente forse. Come definiamo fanatico incosciente un terrorista imbottito di tritolo.
L'unica forma di coraggio accettabile è quella di chi è disposto a sacrificare una vita per un altro.
i bimbi quando cadono da piccoli non si fanno mai male. si dice dipenda dalle ossa ancora molto elastiche. qualcuno dice, però, che non si fanno male perché, non conoscendo la paura, non si irrigidiscono.
secondo alcuni studi specicifi, in assenza di coscienza il nostro corpo subisce meno traumi in caso di incidente.
 

Old Mr. Orange

Utente di lunga data
Il punto è definire cosa è il coraggio per ognuno di noi..!!Per me il coraggio è esser rimasto fedele a me stesso....!!!
o forse l'incoscienza di averlo fatto.....!!
Il punto è utilizzare il coraggio per qualcosa di meritorio.
Non in un'ottica soggettiva ma riconosciuta come positiva secondo il comune sentire.
Se io dopo varie titubanze faccio qualcosa di cattivo non sono coraggioso, perchè il disvalore insito in quel gesto negativo assorbe in sé, annullandola, la valenza positiva del coraggio raccolto per compierla.
Insomma, l'errore maggiore è sprecare il coraggio per fare cose indegne.
Come tradire, ad esempio.
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
i bimbi quando cadono da piccoli non si fanno mai male. si dice dipenda dalle ossa ancora molto elastiche. qualcuno dice, però, che non si fanno male perché, non conoscendo la paura, non si irrigidiscono.
secondo alcuni studi specicifi, in assenza di coscienza il nostro corpo subisce meno traumi in caso di incidente.
Questo fa parte anche di molte teorie alla base delle arti marziali "interne". Ed in questi casi non ci si riferisce solo alla vulnerabilità fisica.....
Il coraggio di origine istintiva è più facile da applicare, in quanto a comandare (spesso a volte contro l'individuo stesso, per assurdo che appaia) è la componente più "naturale", semplice della persona.
Il coraggio morale, invece, quello che coscientemente relega i propri istinti in un angolo, li sopisce e li controlla in favore di azioni volte a tutelare non sè stessi ed i propri confessi e non confessi egoismi, ma dei princìpi riconosciuti come umanamente più forti, è difficile da possedere e da applicare, ed a volte cade, proprio per la sua natura "discreta" ignorato e dimenticato, quando non fatto passare da viltà.
Molti eroi di guerra furono convinti dalla propaganda e dall'indottrinamento militarista che il loro sacrificio sarebbe stato necessario, per questo non sono considerabili meno coraggiosi, anche se il loro coraggio a volte, anzi, molto spesso, fu inutile.
Purtroppo molti altri "eroi" lo furono sulla pelle di altri, e furono mossi solo dal desiderio di affermazione personale, avidità, sete di potere, presunzione. Alcuni divennero personaggi storici, altri i soliti eroi morti, perchè gli era andata male, altri divennero annoverati tra i "cattivi" della storia in quanto ebbero la sfortuna di perdere le battaglie.
La storia la scrivono i vincitori, e non tutti per diritto dettato dal coraggio.
 

Nobody

Utente di lunga data
Il punto è utilizzare il coraggio per qualcosa di meritorio.
Non in un'ottica soggettiva ma riconosciuta come positiva secondo il comune sentire.
Se io dopo varie titubanze faccio qualcosa di cattivo non sono coraggioso, perchè il disvalore insito in quel gesto negativo assorbe in sé, annullandola, la valenza positiva del coraggio raccolto per compierla.
Insomma, l'errore maggiore è sprecare il coraggio per fare cose indegne.
Come tradire, ad esempio.
Un pilota giapponese che volontariamente si lanciava col suo aereo su una nave americana, era coraggioso secondo te? Oppure Mishima, o Socrate... ci sono differenze, chiaramente.
 
O

Old Anna A

Guest
Questo fa parte anche di molte teorie alla base delle arti marziali "interne". Ed in questi casi non ci si riferisce solo alla vulnerabilità fisica.....
Il coraggio di origine istintiva è più facile da applicare, in quanto a comandare (spesso a volte contro l'individuo stesso, per assurdo che appaia) è la componente più "naturale", semplice della persona.
Il coraggio morale, invece, quello che coscientemente relega i propri istinti in un angolo, li sopisce e li controlla in favore di azioni volte a tutelare non sè stessi ed i propri confessi e non confessi egoismi, ma dei princìpi riconosciuti come umanamente più forti, è difficile da possedere e da applicare, ed a volte cade, proprio per la sua natura "discreta" ignorato e dimenticato, quando non fatto passare da viltà.
Molti eroi di guerra furono convinti dalla propaganda e dall'indottrinamento militarista che il loro sacrificio sarebbe stato necessario, per questo non sono considerabili meno coraggiosi, anche se il loro coraggio a volte, anzi, molto spesso, fu inutile.
Purtroppo molti altri "eroi" lo furono sulla pelle di altri, e furono mossi solo dal desiderio di affermazione personale, avidità, sete di potere, presunzione. Alcuni divennero personaggi storici, altri i soliti eroi morti, perchè gli era andata male, altri divennero annoverati tra i "cattivi" della storia in quanto ebbero la sfortuna di perdere le battaglie.
La storia la scrivono i vincitori, e non tutti per diritto dettato dal coraggio.
subito dopo la nascita di mio figlio sviluppai una serie di paure che prima mi erano sconosciute. per anni non riuscivo a prendere un ascensore o una funivia... mentre prima erano cose che facevo senza nemmeno un fastidio.
per superare dette paure mi dissi che le mie paure erano meno importanti di me e che io ero più forte delle mie paure.
l'incosciente non conosce la paura ma il coraggioso sì, e sa che la paura la può controllare se è il caso di farlo. così, un giorno, decisi che era il momento di attraversare un ponte tibetano su di un orrido. per chi non soffre di vertigini o paura del vuoto è niente... ma per me in quel momento era tutto. mi dissi: tu sei più forte della tua paura. vai. e sono andata.
cappii solo dopo.
 
O

Old Zyp

Guest
a me l'incoscienza ha permesso di imparare, il coraggio ha permesso di capire
 

Old Mr. Orange

Utente di lunga data
Si

Sono coraggiosi.
Il primo e il terzo sono però figli del Bushido ...... ed hanno una percezione bene/male come valore assoluto differente da quella cristiana ed ellenica.
Hanno però tutti un alto ideale da pereseguire, anche il kamikaze, in un contesto bellico dove il senso del dovere impone di affrontare la morte. Il tutto potenziato con il senso dell'onore nipponico.
Non sono viceversa coraggiosi l'einstazgruppen che spara alla nuca agli ebrei inginocchiati, lo strozetto che tira con la macchina del papà sulla strada e fa un macello, quello che si è liberato del senso di colpa per aver appena trovato la determinazione di andare a letto con la moglie del suo migliore amico.
Anche qui con diversa gradazione
 

Old alisea

Utente di lunga data
Son sempre stato una testa matta....fin da piccolo...la pecora nera della famiglia....la strada sempre in salita....la disapprovazione dei miei genitori....non ero e non facevo ciò che desideravano....insomma son cresciuto a pane e coraggio....credevo....!!Così la prima moto da cross...poi quella da strada...le corse clandestine....dovo sfogavo la mia rabbia per il primo amore finito tumultuosamente.....le lliti...e ancora le corse....!Mi chiamavano"IL MATTO"....da quando dopo un goal segnato invece di correre verso il mio allenatore...per festeggiare...andai verso l'allenatore avversario con la banderiena del calcio d'angolo scatenando una rissa.....!!Ero"IL MATTO"..perchè correvo sempre...nessuna paura...nessuna percezione del pericolo....non c'era la morte fin quando non morirono due miei amici...uno in moto...l'altro di overdose....!Coraggio...credevo di essere coraggioso....invece ero semplicemente INCOSCIENTE.....!Stabilirne la differenza ancora oggi per me è un grande problema...mi piace pensarte...che avessi l'incoscienza del coraggio....o il coraggio dell'incoscienza....o forse semplicemente non avevo esperienza e maturità...!Dove è per voi il limite fra coraggio ed incoscienza???
Il coraggio finisce dove comincia l'incoscenza.
Però prossimamente non copiare gli argomenti dagli altri forum, per piacere.
http://www.riflessioni.it/forum/psicologia/7070-il-coraggio-e-incoscenza.html
 

Mari'

Utente di lunga data
a me l'incoscienza ha permesso di imparare, il coraggio ha permesso di capire
... e la "paura" servono per "tutelarsi/preservarsi" ... guai a non avere/provare paura ... la paura e' un campanello d'allarme, ci avverte di qualcosa, il pericolo ... pero' ci vuole coraggio ad ammetterlo
.
 

Nobody

Utente di lunga data
Sono coraggiosi.
Il primo e il terzo sono però figli del Bushido ...... ed hanno una percezione bene/male come valore assoluto differente da quella cristiana ed ellenica.
Hanno però tutti un alto ideale da pereseguire, anche il kamikaze, in un contesto bellico dove il senso del dovere impone di affrontare la morte. Il tutto potenziato con il senso dell'onore nipponico.
Non sono viceversa coraggiosi l'einstazgruppen che spara alla nuca agli ebrei inginocchiati, lo strozetto che tira con la macchina del papà sulla strada e fa un macello, quello che si è liberato del senso di colpa per aver appena trovato la determinazione di andare a letto con la moglie del suo migliore amico.
Anche qui con diversa gradazione
Concordo su ogni parola.
 
Stato
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