Bella domanda! La risposta può essere solo nel giusto equilibrio.
L'altro giorno tu facevi anche il riferimento al mondo del lavoro, che può essere in qualche modo parallelo.
Le lotte che si sono fatte negli anni partivano dall'assunto che bisognava lavorare per vivere, che i ragazzi avevano bisogno di un istruzione solida prima di divenire uomini che lavorano e che sotto certi margini il lavoro diventava sfruttamento. Valori sacrosanti che abbiamo tramandato, almeno credo, ai nostri figli. Però poi socialmente c'è chi sostiene e fa politiche esattamente all'opposto, il termine bamboccione, i lavori sottopagati, la scuola intesa come formazione lavorativa e frasi populiste con i giovani sono tutti degli stupidi superficiali, sono all'ordine del giorno.
Ecco questo lo trovo ingiusto, invece che stigmatizzare il cameriere a 3 euro l'ora (soprattutto in posti in cui è evidente che il margine di profitto è più che abbondante), si finisce per insultare chi quel lavoro per 3 euro non lo fa.
Nel parallelismo può essere visto come, c'è una relazione che non funziona, che mi rende frustrato e preferisco niente a quel poco che ho, magari trovo anche di meglio, per le mie caratteristiche e attitudini, perché dovrei rimanere in quell'impegno tutto a vantaggio dell'altra parte?
E' evidente che il discorso è complesso, fatto di gente che in quella libertà ci sguazza. ma tu preferiresti togliere quella libertà?