M'infilo per qualche considerazione assolutamente inutile e superflua almeno quanto certi peli che crescono sempre troppo rigogliosi in zone indesiderabili.
Diciamo di aver assistito ad una discussione tra Catone il Censore e il Marchese de Sade.
Ora, il patrizio romano ha a cuore la correttezza dei costumi e la loro conservazione, ritiene che siano tanto migliori le tradizioni delle innovazioni perchè, essendo ben rodate, non costituiscono una minaccia al sistema di vita e valori nel quale è cresciuto e che lo rende tranquillo e sicuro all'interno delle robuste mura della sua città.
Il nobile francese, invece, sperimenta gli eccessi, si corconda di donne lascive e sguaiate e si intrattiene con costoro nelle vie buie e nelle ritirate dei postriboli punici.
Egli è un viveur dai tristi trascorsi che si pasce del nettare di arte e seni scoperti per curare il tormento che desideri troppo grandi provocano in chi ha mezzi troppo limitatamente umani per soddisfarli.
Egli è Cartagine.
Ac Carthago delenda esse.
E' un'opposizione di necessità presunte più che di visioni o sensibilità dissonanti.
La minaccia giunge dall'immaginazione di una futuribile generalizzazione dell'altrui manifestazione, più che dalla limitata sostanza della persona.
E se un fico può giungere ancora fresco da Cartagine, allora domani mia figlia sarà libertina e si faranno i baccanali tre volte alla settimana.
E se Cartagine venisse distrutta, dove finirebbero i miei bordelli felici e le carezze laide che surrogano quelle tenere che certi genitori non hanno saputo dare al bambino che ne aveva bisogno?
Carthago praesidianda esse.
Ma questo non è un senato, nessuna orazione, per quanto ben esposta, farà mai partire una flotta da guerra, nè si decreteranno finanziamenti per rafforzare i bastioni.
Ed allora la disputa diviene altro segno, fantastico per chi ne è coinvolto, colla sua affermazione di testosteronica volontà di affermazione, quasi un soffio di vita nelle narici, un luccichìo di pupille frementi e uno sfrigolìo di muscoli in tensione, ma tristissimo per chi lo vede, col suo spreco di forze, l'avvilimento della ragione e le budella sparpagliate qua e là tra urla di donne e pianti di bambini.
Come è pure utilissimo per gli spettatori che, vedendo il tristo spettacolo e cogliendone la dissennatezza, ne traggono insegnamento per le loro proprie vite ed azioni, mentre è dannosissimo per i pugilatori che, non curando di proteggere le loro parti molli, ricevono altrettanto danno quanto ne infliggino, in una frenesia di impeti nella quale la propria prostrazione è ben giustificata dall'annichilimento altrui.
Ed ora mi ritiro in buon ordine.