Divì
Utente senza meta
Stavo pulendo lo smartphone e mi è partito un colpo [emoji1]Qual è il problema?
Stavo pulendo lo smartphone e mi è partito un colpo [emoji1]Qual è il problema?
Io sono stata amante di un ex fidanzato .....Chi si è fidanzato con la vostra/o amante? La storia com'è andata?
Io mi sono fidanzata con una persona che ho frequentato per un mese quando sono stata fidanzata con un altro
Mi rinfacciava spesso quel mese che mi ha fatto d'amante, aveva paura che lo tradivo anche se non ne avevo nessuna intenzione e cose del genere
sono stata amnte per poco tempo di un ragazzo parecchio più grande di me. ero givane giovane e mi sono presa una scuffia da pauraChi si è fidanzato con la vostra/o amante? La storia com'è andata?
Io mi sono fidanzata con una persona che ho frequentato per un mese quando sono stata fidanzata con un altro
Mi rinfacciava spesso quel mese che mi ha fatto d'amante, aveva paura che lo tradivo anche se non ne avevo nessuna intenzione e cose del genere
Chi si è fidanzato con la vostra/o amante? La storia com'è andata?
La faccenda dei principi fragili, dei ruoli inutili e delle prospettive noiose puzza tanto di pensiero debole. Il pensiero debole che ci ha accompagnato culturalmente per tanti anni. Posto che l'uomo non è così complesso come si vuole far credere, vincolato com'è alla vacuitá, non si può nemmeno intervenire con scetticismo contro i principi, l'unica difesa che abbiamo contro il tempo. Abbandonarsi alla propria illusoria evoluzione è la scelta più fallimentare di cui disponiamo.
Interessante.
Hai usato parole interessanti.
Debole. Vacuità. Non complessità. Difesa. Illusoria. Fallimentare.
Come mai così tante parole che indicano decadenza? E disilusione? (a me almeno suscitano queste sensazioni)
E perchè mai bisognerebbe difendersi dal tempo?
Tu pensi sia possibile, ma prima ancora, pensi sia necessario?
E come mai consideri illusoria la propria evoluzione?
E sei davvero convinto(a?) che sia una scelta?
Dove sei in cerca invece di un pensiero forte?![]()
'Na massa di pecoroni che seguono il il flusso della vita, senza che possano inventarsi alcunché. L'unica soddisfazione è travestirsi da lupi piuttosto che da agnelli.Cerco di rispondere con ordine. Non sono termini che evocano strettamente decadenza e disillusione, partendo dal presupposto che confrontiamo concetti che fanno parte di noi. Il tempo e il mutamento sono un'imposizione della realtá, che è il nostro carcere. La definizione di individuo può articolarsi soltanto in relazione al sistema in cui siamo immersi e da cui siamo vincolati. Essere o non essere, ma c'è solo l'essere e viviamo in virtù della sua organizzazione. Quanto alla nostra finitezza, possiamo parlare di complessitá o significato dell'azione? Le combinazioni di possibilità che ci sono fornite sono limitate, ne segue che la complessità è percepita alla luce della speranza che ci sia qualcosa che non conosciamo. Però non conosciamo ciò che c'è giá, non ciò che non c'è. Possiamo affermare che le nostre azioni siano determinative? No, sono contingenti ed evanescenti. La dimensione morale, invece, è l'unica sovrastruttura che riesce ad eludere l'essere, rimanere dentro i suoi confini ed attraversarli. La moralitá si compone di principi, che per costituzione sono statici e inflessibili. Non sto facendo riferimento a norme pratiche e massime soggettive, o anche a tutto questo, ma in modo trasversale. Quindi sì, penso che la staticitá sia una virtù, che si scelga di abbandonarsi al mutamento assecondando il gioco muto del carceriere. Che la ribellione sia, nelle conclusioni, altrettanto vana? Ovvio, ma credo sia più soddisfacente essere ostili piuttosto che ignavi. I cambiamenti di cui si parla sempre, poi, non sono altro che la riproposizione di se stessi, per il discorso di prima e per l'evidente impronta che ci caratterizza. Un melo non porterá mai pesche e se ci stupiamo di un cambiamento che ci travolge è perchè non abbiamo capito che siamo sempre stati così.
Io sono amante di un ex fidanzatoIo sono stata amante di un ex fidanzato .....
Chi si è fidanzato con la vostra/o amante? La storia com'è andata?
Io mi sono fidanzata con una persona che ho frequentato per un mese quando sono stata fidanzata con un altro
Mi rinfacciava spesso quel mese che mi ha fatto d'amante, aveva paura che lo tradivo anche se non ne avevo nessuna intenzione e cose del genere
Quoto sulla sincerità maggiore, è anche la mia esperienza. D'altra parte, quando condividi con l'amante il segreto più pesante, cioè che tradisci, che altri veli vuoi avere o tenere?Quando il mio amante si è separato, e ci siamo trovati per la prima volta ad essere liberi contemporaneamente, ho provato a capire se mi interessava frequentarlo e se ora era possibile avere questa fantomatica relazione a cui avevo tanto anelato in passato. La risposta è stata immediatamente no: non solo perchè nel frattempo ero cambiata un po' troppo, e lui non mi attraeva più sufficientemente come uomo, ma anche perchè non mi fidavo e mai mi fiderò. Non delle infedeltà fisiche, visto che paradossalmente è una delle persone più monogame e fedeli in cui sia mai incappata, ma della sua incoerenza emozionale e della sua scarsissima capacità di lasciarsi andare, fidarsi ed innamorarsi senza creare ottocento drammi e dubbi al secondo.
La cosa interessante dell'essere stati prima amanti è che spesso si incontrano immediatamente i lati più 'faticosi', nascosti ed eventualmente nocivi di una persona, (che in un frequentarsi normale si scoprirebbero molto tempo dopo, a volte persino mai), e che in genere - ma non sempre - ci si trova davanti ad una sincerità maggiore. O almeno io ho notato questo.
Quindi se si è in grado di amare l'amante nonostante tutte le zozzerie che si sanno, e quando l'amante è libero e non ci sono più drammi a creare un attaccamento a volte fittizio...forse ci sono dei presupposti di durata e solidità particolari. Ma ovvio dipende da caso a caso :singleeye:
Umh...capisco quello intendi.Cerco di rispondere con ordine. Non sono termini che evocano strettamente decadenza e disillusione, partendo dal presupposto che confrontiamo concetti che fanno parte di noi. Il tempo e il mutamento sono un'imposizione della realtá, che è il nostro carcere. La definizione di individuo può articolarsi soltanto in relazione al sistema in cui siamo immersi e da cui siamo vincolati. Essere o non essere, ma c'è solo l'essere e viviamo in virtù della sua organizzazione. Quanto alla nostra finitezza, possiamo parlare di complessitá o significato dell'azione? Le combinazioni di possibilità che ci sono fornite sono limitate, ne segue che la complessità è percepita alla luce della speranza che ci sia qualcosa che non conosciamo. Però non conosciamo ciò che c'è giá, non ciò che non c'è. Possiamo affermare che le nostre azioni siano determinative? No, sono contingenti ed evanescenti. La dimensione morale, invece, è l'unica sovrastruttura che riesce ad eludere l'essere, rimanere dentro i suoi confini ed attraversarli. La moralitá si compone di principi, che per costituzione sono statici e inflessibili. Non sto facendo riferimento a norme pratiche e massime soggettive, o anche a tutto questo, ma in modo trasversale. Quindi sì, penso che la staticitá sia una virtù, che si scelga di abbandonarsi al mutamento assecondando il gioco muto del carceriere. Che la ribellione sia, nelle conclusioni, altrettanto vana? Ovvio, ma credo sia più soddisfacente essere ostili piuttosto che ignavi. I cambiamenti di cui si parla sempre, poi, non sono altro che la riproposizione di se stessi, per il discorso di prima e per l'evidente impronta che ci caratterizza. Un melo non porterá mai pesche e se ci stupiamo di un cambiamento che ci travolge è perchè non abbiamo capito che siamo sempre stati così.
A dirti il vero, no, non avevo capito chiaramente la questione della Conoscenza di sè.Ma sulla conoscenza di sè siamo d'accordo, non so se sia emerso chiaramente. Avevo inteso, dai tuoi post precedenti, che interpretassi i cambiamenti in senso positivistico. La certezza che la realtá sia un carcere non deriva dalla speculazione negativa che lo sconfitto promuove, ma dalla presa di coscienza di un dato di fatto. Il sistema non muta, al pedone sono concesse poche mosse e non potrá mai fuggire dalla scacchiera o riscrivere le regole degli scacchi. Per questo parlo di libertá della dimensione morale, libertá di rendersi statici sulla difesa dei principi. Sostenevi di essere scettica di fronte ad un fedele dichiarato. Credo che, a parte nei casi diffusi di inconsapevolezza cosmica, un principio sia più forte dell'ormone impazzito casualmente (e anche qui, penso si scelga di lasciarsi trasportare dagli ormoni, come dal tempo). Per il resto, subiamo tutti la vita e i suoi fenomeni. La posizione di forza si occupa resistendo. L'asceta conosce se stesso nell'immobilismo, è seduto e percepisce se stesso e il sistema nella loro commistione immobile. Non esalto la vita pratica dell'asceta, ovviamente, vi sono vari gradi di edonismo da scalare!
Come fate a fidanzarvi con il vostro amante? È come appendersi le corna ancor prima di iniziare. Io non mi metterei mai e poi mai con mia amante. Il karma esiste, non è una cazzata. Quindi quello che ha fatto con te lo può benissimo rifare alle tue spalle.Chi si è fidanzato con la vostra/o amante? La storia com'è andata?
Io mi sono fidanzata con una persona che ho frequentato per un mese quando sono stata fidanzata con un altro
Mi rinfacciava spesso quel mese che mi ha fatto d'amante, aveva paura che lo tradivo anche se non ne avevo nessuna intenzione e cose del genere
L'ingenua sono io: mi stupisco ancora che si possano scrivere cose del genere (cit. Brunetta)Come fate a fidanzarvi con il vostro amante? È come appendersi le corna ancor prima di iniziare. Io non mi metterei mai e poi mai con mia amante. Il karma esiste, non è una cazzata. Quindi quello che ha fatto con te lo può benissimo rifare alle tue spalle.
Ma il bello e il brutto, il buono e il cattivo non hanno come riferimento solo noi stessi e il nostro benessere. La filosofia non la inventiamo noi e secoli di riflessione ci hanno costruito e quei limiti riferimenti non sono gabbie sono limiti che ci rendono umani. Se siamo noi il nostro riferimento non siamo diversi dagli psicopatici serial killer se non per il fatto che ci danno piacere cose diverse dalla violenza e l'omicidio.A dirti il vero, no, non avevo capito chiaramente la questione della Conoscenza di sè.
Conoscenza di sè, è, dal mio punto di vista, Conoscenza "ripulentesi" (e non so se si possa scrivere ma rende il fieri) dal conosciuto, innanziutto. E il conosciuto è ANCHE dogmi e principi inculcati, più o meno forzatamente.
(Ma il semplice fatto di essere immersi in un determinato contesto storico-sociale e culturale è già una sorta di forzatura.)
Ripulire non significa rifiutare. E non so se è corretto in termini logici. La mia esperienza mi ha insegnato che il rifiuto porta a re-azione. E la re-azione allontana da sè. Quindi adesso, sperimento altre vie.
Ossia, forzatura per forzatura, accetto vago e ripulisco. Tengo quello che mi funziona per assonanza interna e lascio quello che sento guinzaglio. Al mio spazio di ricerca.
Quindi il modo di relazionarmi con i principi non è affidamento (che sia a favore o contro) ma è comunicazione. Per quello che riesco. Che sono consapevole di essere profondamente condizionata.
E sto lentamente imparando ad accettare per poter vedere. E abbandonare.
Quindi il discorso sui dogmi, non mi torna rispetto all'idea di Conoscenza che ho in questo momento. L'affidamento, in particolare.
Conoscenza di sè è per me affidamento a me. Anche quando questo significa discutere con i principi che mi fondano.
Per quanto riguarda la gabbia...forse ho capito meglio.
Ma io più che carcere e carceriere, penso che la realtà conosciuta sia un piccolo piccolissimo spazio recintato. Di cui i principi e i dogmi sono i paletti e i difensori.
Fuori dal recinto non c'è il nulla. Assoluto.
Fuori dal recinto c'è quello che non so. Quello che non si conosce. Perchè non lo si vede, perchè non lo si spiegare, perchè non ci si sa collocare.
La realtà è quella che creo con le mie conoscenze. Ed è su misura per me. Tanto che i principi assoluti valgono nel mondo delle idee. Nel mondo umano valgono le traduzioni che ognuno si fa. Più o meno vicine al mondo delle idee.
A secondo del grado di affidamento. A quel piccolo recinto.
Quindi per me non è la realtà a essere carcere e/o carceriere. Ma sono io, semmai, a mettermi in gabbia. E a tenere chiuso il recinto.
Questo per me significa che quel recinto lo posso anche aprire.
Il ripulire e ripulirmi, togliere strati e croste, è esattamente quello. Aprire il cancello del recinto. E uscire. Dalla realtà conosciuta fino ad ora.
Troverò quello che ho lasciato? Boh. Sicuramente non posso prescindere da me stessa. E non mi illudo di poter essere diversa da quello che sono. Ma è proprio il non volermi cambiare. L'accettare. Che mi mette in mano la chiave di quel cancello.
Abbandonare la resistenza, illusoria dal mio punto di vista e per la mia esperienza, allo scorrere del tempo e lasciarmi ci fluire dentro è parte del nutrimento. E della meraviglia.
La staticità ha senso nel movimento e, viceversa, il movimento ha senso nella staticità.
Presi in termini assoluti definiscono semplicemente se stessi.
Ecco perchè credo non abbia senso.
Il giochetto dei principi, è trovare una buona strada per rimanerci dentro facendosi concessioni. Ecco perchè a fatica mi fiderei di un dichiaratamente fedele. Per principio e per vincolo.
E non per lui/lei.
Per me.
Sarebbe un vincolo che viene trasferito su di me. E non perchè mi potrebbe essere fatta la stessa richiesta.
Ma perchè io diventerei la rappresentazione di quel vincolo. Rappresentazione di un'idea, vincolante, nel mondo fisico.
E io non sono la rappresentazione dell'idea di nessuno. SE non della mia.
E non voglio e non permetto di essere questo per nessuno.
In questo sta la mia non fiducia. Non tanto nel mantenimento di quel vincolo. Che è molto relativo. Che anche rispettarlo a volte può essere tradire.
L'ormone impazzito è una scusa. E' l'alibi per una scelta. E si sceglie nella confusione.
Non credo all'innamoramento. Anzi, mi innervosisce anche il concetto stesso di innamoramento e amore. Trovo siano scatole vuote. Dal punto di vista del sentire. E non penso possano essere motore di nulla. Se non di aggiustamenti. E uscite di sicurezza proprio dalla assolutezza dei principi. Forse proprio per confermare la loro assolutezza negandola.
Sono bisogni di conferma del sè.
Ah...non mi piace il positivismo. E neanche le dicotomie. Che sostengono antropocentrismo attraverso l'assolutezza della dicotomia stessa.
E resto dell'idea che resistere al tempo, con creazioni ideali e illusorie, solide e durevoli quanto un battito di ciglia sia un'idea. Rassicuratoria. Della propria eternità umana. Non individuale.
Non mi interessa l'eternità. Nè la mia nè quella umana.
Il tempo, così come lo intendiamo umanamente, è uno strumento di orientamento.
Credo che pensare di poterlo governare misurandolo, sia un'illusione puramente umana. E frutto della paura.
Volenti o nolenti, scorriamo nel tempo. Anche resistendo.
In realtà io penso che per il tempo e per i cicli di Vita/Morte/Vita, non esistiamo. In quanto individui.
Il Sistema (non quello umano) esiste a prescindere dal fatto che noi esistiamo o meno, che noi lo sappiamo o meno, che noi ne cerchiamo definizione o meno.
Siamo noi che abbiamo bisogno di tranquillizzarci. Di fronte al dolore e alla paura.
E possiamo anche farlo. Io non ci vedo nulla di male.
Però, in questo momento, sono più interessata al panorama. E all'orrifico della bellezza.![]()
L'ingenua sono io: mi stupisco ancora che si possano scrivere cose del genere (cit. Brunetta)
QuotoMa il bello e il brutto, il buono e il cattivo non hanno come riferimento solo noi stessi e il nostro benessere. La filosofia non la inventiamo noi e secoli di riflessione ci hanno costruito e quei limiti riferimenti non sono gabbie sono limiti che ci rendono umani. Se siamo noi il nostro riferimento non siamo diversi dagli psicopatici serial killer se non per il fatto che ci danno piacere cose diverse dalla violenza e l'omicidio.
Le cose sono due.L'ingenua sono io: mi stupisco ancora che si possano scrivere cose del genere (cit. Brunetta)